La carriera di Domenico Millelire

7 gennaio 1794 si decreta di concedere a Domenico Millelire un soprassoldo di 200 lire oltre alla Medaglia d’Oro già data in precedenza.

Una corrispondenza intercorsa nel 1820 tra il viceré di Sardegna Thaone Revel e l’allora comandante del porto di La Maddalena Domenico Millelire, ci offre l’opportunità di ricostruire dalla stessa penna dell’eroe maddalenino le vicende della sua carriera militare (talvolta riportate nei testi in maniera inesatta o distorta) e di fare il punto sull’equivoco occorso all’atto del conferimento della prima medaglia d’oro d’Italia, di cui si è tanto scritto e tanto discusso.

Erano gli anni in cui la Marina Sarda, che aveva avuto sede a La Maddalena dal 1799 al 1814, cercava di ricostruire la carriera dei militari in servizio nell’isola le cui matricole, dopo la restaurazione del regno ed il trasferimento della capitale a Torino e dell’ammiragliato a Genova, erano andate evidentemente disperse o apparivano incomplete.

Il 16 maggio 1820, Tahone Revel scriveva al Millelire:
Dovendosi dal Ministero di Marina addivenire alla formazione della matricola per gli ufficiali dello Stato Maggiore de’ porti col mezzo dei ruoli, e mancando in essi ad alcuni impiegati di quella amministrazione le date delle loro nomine, e dei loro precedenti servigi, si rende perciò necessaria la rimessa al detto Ministero di uno stato in cui vi siano descritti i di Lei Servigi Militari, e con esso le copie dei diversi ordini, Brevetti, e patenti che avesse a tempo riportati. Si compiacerà ella pertanto inviarmi a tale effetto, al più presto che sarà possibile, il suddetto stato e le copie delle Regie Provvisioni. E quì incaricandola di procurarmi pure lo stato dei servigi colle copie delle diverse provvisioni del fungente le veci di Tenente di Porto e del Ricevidore dei diritti di ancoraggio, prego il Signore la conservi per molti anni”.
Il 20 maggio successivo Domenico Millelire inviò a Cagliari lo “Stato” richiesto e ne conservò una copia (quella giunta a noi) con l’annotazione “copia simile spedita a S.E. il Signor Viceré”.

Nel suo “Stato delli individui componenti lo Stato Maggiore dell’Isola Maddalena con indicazione dei servigi prestati come sotto per copie conformi all’originali delle diverse provvisioni di Brevetti e Patenti”, il Millelire forniva le seguenti notizie:
Capitano di Porto Cav. Domenico Millelire:

– 7 gennaio 1794, in allora nocchiere, Brevetto di Medaglia d’Oro;
– 20 giugno 1799, Brevetto di primo nocchiere col titolo e grado di Piloto;
– 10 febbraio 1804, Patente di Sottotenente di Fanteria;
– 16 agosto 1810, Patente di Sottotenente di bordo effettivo;
– 18 novembre 1915, Patente di Capitano di Porto col grado di Luogotenente di Vascello;
– 4 maggio 1816, Patente di Cavaliere.
Fungente le veci di Tenente di Porto Cav. Cesare Zonza:

– 25 aprile 1793, in allora timoniere, condecorato della Medaglia d’Argento;
– 6 dicembre 1809, decorato della Medaglia d’Oro, col grado e titolo di Piloto;
– 6 settembre 1813, Patente di Cavaliere.
Depulato di Sanità e Ricevitore dei dritti d’ancoraggio Giò Maria Ornano:

– 9 luglio 1812, Brevetto di Deputato di Sanità per i suoi servigi prestati;
– 16 settembre 1818, Brevetto di Ricevitore Principale d’ancoraggio del Circondario.

Il 27 marzo 1820, a stretto giro di corriere, Thaone Revel assicurò il Millelire di aver “…ricevuto il chiestole Stato dei servigi prestati da Lei, dal fungente le veci di Tenente, e dal ricevitore dei dritti d’ancoraggio, con copia delle rispettive Regie Provvisioni”.

Dall’esame dell’elenco dei brevetti stilato dal Millelire emerge subito una discordanza che fornisce la conferma del disguido verificatosi all’atto del conferimento al nocchiero maddalenino della Medaglia d’Oro. Sappiamo infatti che a seguito dell’impresa del febbraio del 1793, quando vennero respinte le truppe gallo-corse che tentavano di impadronirsi dell’arcipelago, a Domenico Millelire e a Cesare Zonza furono conferite, rispettivamente, la medaglia d’oro e quella d’argento, ma mentre il decreto che assegna la decorazione a Cesare porta la data del 25 aprile 1793 (appena due mesi dopo la gloriosa impresa), quello del Millelire fu stilato il 7 gennaio 1794, cioè otto mesi dopo la data del 6 aprile 1793 che tutti gli autori citano come quella del decreto che conferiva la medaglia d’oro a Domenico.

Le due medaglie, prima ancora che Vittorio Emanuele, il 6 aprile apponesse la sua firma sul decreto di conferimento con annesso il “sovrassoldo”, erano giunte da Torino al viceré Balbiano con una lettera del segretario di stato per gli affari di guerra e marina del 3 aprile 1793, che nell’annunciare le sovrane decisioni relativamente alle ricompense accordate a tutti coloro che si erano distinti nella difesa delle isole, comunicava a proposito dei protagonisti dell’impresa:
Aggiunsero merito ai passati loro servigi il sottotenente Bistolfo, comandante la galeotta il Serpente, il fungente le veci di piloto Rossetti ed il bravo nocchiere Millelire, onde volendo S.M. compartir loro le sue beneficenze si è degnata di accordare al primo il grado di luogotenente di fanteria con un trattamento di lire annue duecento, al Rossetti il grado di piloto di fregata oltre pure ad un trattamento annuo di lire cento cinquanta, ed al suddetto nocchiere una medaglia d’oro con avergli pure S.M. aggiunto un trattenimento di lire trecento annue.
Furono anche compresi in queste grazie il timoniere Zonza, il capocannoniere Mauran e il marinaro Alibertini, unico questi occupato a stabilire la forgia ed a far arroventare le palle, ed ha la M.S. accordata a ciascuno d’essi una medaglia d’argento accompagnata da un trattenimento di annue lire cento cinquanta.
Le compiego quì unite quelle tre d’argento unitamente a quella d’oro suddivisate col nastro uniforme per le medesime stabilito, affinché si compiaccia ella di farne seguire la distribuzione con quelle pubbliche testimonianze che crederà più atte ad eccitare negli isolani e negli equipaggi l’idea di emulare lo zelo dei soggetti che se ne meritarono la decorazione”.
La medaglia d’oro fu assegnata a Domenico con questa semplice motivazione:
Per avere ripreso al nemico l’Isola di Santo Stefano e per la valorosa difesa della Maddalena contro gli attacchi della squadra navale della Repubblica francese”.

Senonché, come hanno scritto i primi storici che si sono occupati di quegli avvenimenti e come, per inevitabile trascinamento, hanno poi ripetuto tutti gli altri, non ultimo lo storico madalenino Giancarlo Tusceri in un recente lavoro edito in occasione della ricorrenza bicentenaria, al suo giungere nell’isola la medaglia destinata a Domenico fu consegnata al fratello Agostino e successivamente, scoperto l’errore, si dovette correre ai ripari con un nuovo decreto. Le cose, però, come si apprende dai documenti rintracciati con meticolosità certosina da Salvatore Sanna e provvidamente pubblicati dall’amministrazione comunale di La Maddalena, andarono diversamente.

La favola della medaglia destinata a Domenico e pervenuta ad Agostino e dal primo successivamente rivendicata deve essere smentita e, lungi dal voler sminuire le figure dei nostri eroi, va subito detto che la diatriba fra i due fratelli non si accese per la disputa del contrassegno di eroismo, ma per altre più prosaiche ragioni. Domenico non abbe a dolersi di non aver ricevuto la medaglia della quale era inconfutabilmente destinatario e che certamente, come prescritto dal viceré, gli fu consegnata nel corso di una solenne manifestazione pubblica, ma di non aver ricevuto il provvedimento di assegnazione delle trecento lire annue ad essa annesse, mentre era stato consegnato al fratello Agostino un “regio viglietto” con il quale gli venivano assegnate duecento lire annue. Sul pronto reclamo di Domenico, pertanto, il viceré Balbiano, con una comunicazione alla segreteria per gli affari di guerra e marina spedita da Cagliari il 16 luglio 1793, faceva notare che, essendo pervenute dall’ufficio del soldo le provvidenze per il cappellano Marchi e per il cavalier Bruschetti, era da auspicare “…che per la stessa via perverranno le regie provvisioni a favore del nocchiere della Santa Barbara, Domenico Millelire, cui S.M. ha accordato il trattenimento di £. 300 oltre la medaglia in oro, mentre il commissario di guerra ha soltanto ricevuto quello che riguarda il piloto Millelire, di lui fratello, cui sento che S.M. ha pure accordate £. 200 annue, delle quali è certamente meritevole”.

Il riscontro da Torino non si fece attendere ed il 7 agosto successivo il segretario di stato così rispondeva:
Ignorandosi quì che esistessero due fratelli Millelire, si è tanto più facilmente quì preso per sbaglio nel spedire al piloto il biglietto per la pensione di lire duecento che deve essere accordata al nocchiero Millelire, in quantoché, interpellatosi il cavaliere di Foncenex a dar notizie di tutti i soggetti de’ regi legni fattisi presenti dal cavaliere Di Costantin per essere ricompensati assicurò egli che il Millelire era il piloto già molto cognito a questa segreteria, e non può essere quindi che per altro sbaglio di semplice scritturazione se si è indicato a V.E. le £. 300 invece di 200. Or non dovendo cadere fuor di proposito a carico della regia cassa, si compiacerà V.E. di farsi rimettere e rimandarmi il suddetto biglietto onde venga rifatto in capo al nocchiere Millelire, tanto più che dal contesto del medesimo potrà ella facilmente rilevare essere tanto rispetto al merito de’ recenti servizi quanto anche alla collazione della medaglia d’oro tutto relativo al nocchiere e non al piloto. E riguardo a quest’ultimo il quale trovasi già altronde assai ben provvisto, potrà V.E. qualora ne lo giudichi meritevole, accordargli una gratificazione anche per scemargli il dispiacere di veder sparire l’illusione che forse erasi già fatta di essere a parte di nuove grazie”.

Nessun dubbio quindi sull’effettivo destinatario della medaglia e dell’annessa provvidenza poiché dalla motivazione del decreto, come sottolinea la segreteria di stato, era facile capire che si trattava di Domenico (nocchiere), che in quell’occasione aveva “..ripreso al nemico l’Isola di Santo Stefano”, e non di Agostino (piloto) che non mise piede a Santo Stefano e che invece, come raccontano le cronache di quei giorni, si era prodigato a sottrarre il naviglio al cannoneggiamento francese conducendolo in salvo a Caprera attraverso il canale della Moneta. Agostino, peraltro, come si rileva dallo stesso documento, risultava “…già altronde ben provvisto”, avendo ricevuto la medaglia d’oro nel 1787 con annesse 50 lire di piemonte. Il disguido pertanto occorse solo nell’intestazione del regio viglietto che assegnava ad Agostino la pensione annua di 200 lire spettante a Domenico che, dal canto suo, ne attendeva invece una di 300 lire. Il doppio errore deludeva evidentemente entrambi i fratelli, l’uno privato in toto di un appannaggio che già credeva suo e l’altro che vedeva ridotta di un terzo la pensione accordatagli.

A comunicare loro la notizia fu certamente il comandante De Costantin al quale il viceré, il 23 agosto 1793, indirizzava la seguente lettera:
Essendo occorsi due equivoci, uno sulla spedizione di un regio viglietto a favore del piloto Millelire quando esso era destinato pel di lui fratello il nocchiere, e l’altro nella somma che invece di duecento lire io ho significato esser di trecento accordate a titolo di trattenimento a favore dello stesso nocchiere, come m’era stato indicato chiaramente nel dispaccio del 3 aprile scorso, mi trovo col rincrescimento di dover far ritirare esso viglietto e prevenire dei suddetti sbagli ch’ella rileverà da’ quì uniti articoli di dispaccio. Resti pertanto servita di procurarmi la restituzione del medesimo, e se come prevedo la cosa sarà per disgustare i due classici, lascio ch’ella mi faccia le rappresentanze che stimerà, mentre io non avrò che consegnarle alla corte che non so se vorrà declinare le sue determinazioni”.

Pronta la risposta del De Costantin che il 5 settembre, appena tredici giorni dopo, rimetteva al viceré il malaugurato “regio viglietto” esternandogli, unitamente alle sue considerazioni, le lamentele di Agostino il quale, pur se dal primo momento aveva, o avrebbe potuto, certamente intuire di non essere il beneficiario dell’assegnazione in denaro, tuttavia aveva maldigerito il fatto di essere stato scavalcato nella progressione in carriera dal suo commilitone Rossetti al quale, come abbiamo visto, era stato conferito il grado di “piloto di fregata oltre pure ad un trattenimento annuo di lire cento cinquanta”.

E ecco come il De Costantin nel rispondere al viceré perorava la causa dello sconfortato Agostino:
Ho prevenuto il piloto Millelire ed il nocchiere di lui fratello dei due equivoci che V.E. col pregiatissimo foglio delli 23 ora andato agosto viene di significarmi essere occorsi sulla spedizione del regio viglietto a favore del primo e nella somma a riguardo dell’altro. Non ha potuto infatti se non lasciare li medesimi malcontenti: il primo per ritrovarsi a gioirne ormai da cinque mesi e vedersi ora svanire l’opinione di essere stato a parte di nuove reali grazie per la circostanza, ed il secondo per esserle state queste annunciate nella somma di £. 300 d’ordine di V.E. e confermategli per la nota autentica di cui si compiacque quindi di onorarmi. Quì allegata ho l’onore di rassegnare a V.E. una memoria rimessami dal piloto de’ suoi servigi, con cui la supplica di volersi ben interessare a suo favore.
Per scemare in qualche modo il dispiacere che ha potuto occarsionarli la fiducia nel conseguimento di dette reali grazie, sebbene appunto per il contesto del regio viglietto potesse comprendere non essere al medesimo analoghe, mi pregio di pregare l’E.V. ove non sia fattibile di ottenergli la conferma almeno in parte delle medesime, di potergli ben procurare il grado di piloto di fregata, perché siccome non evvi esempio nel nostro servizio che uno passi avanti dell’altro se non per qualche demerito, e non riconoscendone io alcuno nel piloto Millelire per la promozione del Rossetti che trovavasi di lui addietro, non possa effettivamente lasciar luogo a credere avere egli in tale contingenza demeritato.
In quanto al nocchiere, ossia comito Domenico Millelire, siccome le vennero annunziate le lire 300, e che egli era nella speranza di conseguirle, può V.E. giudicare della sensazione che ha ora potuto provare, tanto più che dopo il trascorso tratto di tempo sembragli che agli occhi del pubblico questa diminuzione possa ora marcargli qualche demerito. Io ho avuto l’onore di far presente a V.E. i suoi destinti servigi. Ha egli veramente meritato e non posso che richiamarlo alla protezione dell’E.V. perché voglia degnarsi di interessarsi a di lui favore per il conseguimento delle £. 300 che gli vennero significate.
Mi pregio di restituire a V.E. la copia del regio viglietto ritiratane dal piloto”.

Con lettera del 13 settembre diretta al De Costantin, fra gli altri argomenti, il vicerè assicurava: “…la ricevuta del regio viglietto emanato per equivoco a favor del piloto Millelire, significandole che avendo io preveduto il malcontento d’ambi i fratelli, non ho lasciato di farlo sentire alla corte, ed ora non ometterò di rassegnare le rappresentanze da lei fattemi a loro favore. Dal canto mio mi interesserò per i loro vantaggi, e può essere persuaso che mi sono dispiaciuti gli equivoci dei quali in altre circostanze forse si prescinderebbe”.

Alle “rappresentanze” del viceré, che aveva sollecitato favori anche per coloro che si erano distinti durante l’assalto francese a Cagliari, il segretario di stato Di Cravanzana, ora che con il R.D. 21 maggio 1793, le decorazioni al valore, in precedenza coniate di volta in volta come semplice contrassegno di riconoscenza o come medaglie commemorative, erano state ora ufficialmente istituite e regolamentate, con lettera del 30 ottobre 1793, così rispondeva;
Nel dispensare particolari ricompense a chiunque possa anche aver distinto titolo per aspirarvi, non potendo S.M. a meno di calcolare lo stato delle attuali circostanze ed i conseguenti bisogni, non si è quindi trovato nel caso di disporsi ad accordare ai quattro iglesienti stati già per le date dimostrazioni di bravura decorati colla medaglia d’argento alcun trattenimento, ma ha bensì approvato che V.E. aggiunga loro a tale decorazione quella discreta gratificazione per ciascuno ch’ella giudicherà conciliabile colle esigenze della regia cassa, proporzionalmente al merito che essi si son fatto.
Questi stessi assai forti motivi militarono pure riguardo al piloto delle regie mezze galere Millelire, il quale trovasi per altro già assai graziosamente provvisto. E non avendo perciò S.M. stimato di accordargli veruna aggiunta di trattenimento, si compiacque bensì di decorarlo, come già fece nello scorso aprile per il Rossetti, del grado di piloto di fregata, con avere anche permesso che V.E. gli faccia pur corrispondere una gratificazione di cui la M.S. lascia a V.E. di fissare il quantitativo a di lei arbitrio colle sopra specificate precauzioni.
Le spedisco ora le necessarie commissioni per l’accennato nuovo di lui grado, e si rifà pure il viglietto per il trattenimento di £. 200 al nocchiere Millelire, di lui fratello, onde aggiustare lo sbaglio in cui si è incorso per l’uniforme duplicità de’ nomi quì ignorata.
Nel rifare esso viglietto si avrà attenzione di fargli cominciare il suddetto trattenimento dal primo dello scorso aprile onde nulla abbi a soffrire per l’accaduto equivoco, senzacchè nel resto debba far stato un semplice errore di scritturazione occorso nell’annuncio di tale grazia per dargli un appiglio onde aspirare ad un accrescimento alle lire duecento state espresse nel regio viglietto, che doveva bastare a sciogliere ogni dubbio. E si rimetteranno quindi all’ufficio del soldo tanto le commissioni quanto il nuovo biglietto suddivisati”.

Domenico, come abbiamo visto dal suo stato matricolare, dovrà attendere fino al 7 gennaio 1794 per avere finalmente il decreto di conferimento della medaglia e dell’assegno di 200 lire, con gli arretrati dall’aprile precedente, mese in cui era stato effettivamente emesso il decreto di conferimento della medaglia, e anche Agostino avrà la sospirata promozione con l’aggiunta di una gratificazione. La notizia perverrà loro il mese successivo dopo che il segretario di stato Di Cravanzana, con lettera spedita da Torino il 5 febbraio 1794, ponendo fine alla lunga vertenza, comunicava al viceré:
Trasmetto a V.E. quì compiegate per l’opportuno uso le commissioni per il grado di piloto di fregata delle mezze galere Giò Agostino Millelire, egualmente che la copia del regio biglietto per il trattenimento di £. 200 al di lui fratello nocchiere, onde resta corretto il noto sbaglio occorso per la duplicità de’ sovranomi”.

Sentore dell’avvenuta promozione era già comunque pervenuta ad Agostino alcuni mesi prima, tant’è che con una lettera del 22 novembre 1793 il comandante De Chevillard, successo al De Costantin, aveva comunicato al viceré:
Il piloto Millelire ha l’onore di mettere ai piedi di V.E. i sentimenti della sua riconoscenza per il grado di piloto di fregata che ella s’è degnata di procurargli, così come per le bontà che gli ho annunciato da parte vostra. Io approfitto di questa circostanza per rendere a questo buon soggetto la giustizia che merita la sua attività, il suo zelo ed il suo attaccamento al servizio del re”.

Piena giustizia quindi per l’orgoglioso Agostino che raggiungeva così nel grado il Rossetti che lo aveva scavalcato; delusione per lo schivo Domenico al quale, più che la medaglia, forse interessavano quelle cento lire annue che veniva a perdere.

In queste ultime lettere, comunque, sta secondo noi la chiave per capire come la decorazione del Millelire sia assurta a notorietà e sia stata considerata la prima medaglia d’oro d’Italia sebbene conferita per fatti antecedenti al 21 maggio 1793, data di pubblicazione del decreto istitutivo delle decorazioni al valor militare, rispetto a quelle attribuite nella stessa occasione agli eroi del “capo di sotto” e quelle conferite nel 1787 che sono state invece dimenticate. Lamenta infatti il Sanna che quasi tutti gli autori hanno scartato o ritenuto semplici medaglie commemorative quelle del 1787 e che nessuna notorietà hanno mai avuto i personaggi delle armi di terra che nel 1793 si distinsero per i fatti di Cagliari e del golfo di Palmas e che per tali fatti ricevettero la massima decorazione contemporaneamente al Millelire. Aggiunge che da ciò nasce il sospetto che “…la felice combinazione che ha dato forza e fortuna a Domenico Millelire è legata al fatto che le circostanze in cui questi si fece onore risultò, successivamente, che avevano coinvolto il giovane Napoleone” e che “…la storiografia della restaurazione, e poi quella produzione storica strumentale alla politica estera antifrancese di fine ’800, ed infine quella fascista, anch’essa di segno antifrancese, hanno esaltato l’episodio e il personaggio facendolo incolpevole strumento di un’inaccettabile operazione propagandistica”.

Non possiamo non essere d’accordo sul fatto che attorno al nome di Millelire, nei vari momenti politici che si sono succeduti da allora ai nostri giorni, si sia fatta della strumentalizzazione, ma alla luce dei documenti sopra esposti, che vedono rifatto “a sanatoria” il provvedimento del 6 aprile 1793 che concedeva al nocchiero isolano la decorazione, dobbiamo supporre che quella del 7 gennaio 1794 sia la data ultima effettivamente portata dal decreto di conferma della medaglia e della relativa “assegnazione” e quindi posteriore al Regolamento del 21 maggio 1793 ed in linea con esso.

Siamo quindi del parere che “…la combinazione che ha dato forza e fortuna a Domenico Millelire”, a prescindere dalle strumentalizzazioni successivamente operate, sia molto più realisticamente una combinazione meramente burocratica.

Ma l’altra notizia che emerge dall’elenco inviato al viceré dal Millelire e che costituisce il mistero da risolvere è la medaglia d’oro assegnata a Cesare Zonza nel 1809. Di questa decorazione, che precede di due anni quella conferita a Tommaso Zonza nel 1811 per le vicende di Capo Malfatano ne aveva finora accennato soltanto il Prasca nella sua biografia sul Desgeneys ma l’autore, sebbene storico attento e scrupoloso, avendo attinto esclusivamente agli archivi di Torino e non anche a quelli di Cagliari, non fornisce alcun particolare né accenna all’episodio a seguito del quale lo Zonza avrebbe meritato quella decorazione. Non è pertanto possibile sapere se il Prasca si riferisca alla decorazione del 1794, della quale, anche se non riconosciuta, si ha prova documentale, ovvero a questa decorazione del 1809 di cui non si ha alcuna notizia. Nei lavori editi dall’Ufficio Storico della Marina, pur potendosi riscontrare qualche accenno ad una decorazione conferita Cesare Zonza, si fanno una ridda di ipotesi che, come commenta il Sanna “…non solo non risolvono i dubbi, ma li aggravano con una serie di errori che fanno temere addirittura una regressione nella ricerca documentaria, e contribuiscono a far crescere la confusione”. Certi si è che, finora, il nostro Cesare Zonza non ha trovato collocazione fra coloro che sono stati insigniti della massima decorazione.

A dirimere il mistero sembrerebbe essere riuscito il Sanna col ritrovamento di un dispaccio di corte indirizzato da Torino il 18 marzo 1795 al viceré Filippo Vivalda e firmato dal segretario di stato per gli affari di guerra e Marina Di Cravanzana. Il documento, intestato “Ricompense da S.M. accordate agl’infrascritti individui di Marina che si sono distinti all’attacco di due sciabecchi barbareschi occorso il 3 gennaio 1794?, riporta un lungo elenco di premi in denaro e conferimenti di promozioni, nonchè una medaglia d’oro assegnata a Zonza, 2° comito comandante la Sultana, e due medaglie d’argento con trattenimento di £. 50 e £. 40, assegnate al 2° comito della Santa Barbara “La Fedeltà” (nome di guerra di Tomaso Zonza) ed al timoniere “La Speranza” (Ornano).

A questo dispaccio fece seguito un mese dopo l’invio delle decorazioni, spedite con lettera del viceré Vivalda del 10 aprile 1795 diretta al comandante Vittorio Porcile a La Maddalena.
Ho la soddisfazione – dice il viceré – di comunicarle le ricompense che S.M. si è degnato di accordare agli individui che si distinsero all’attacco dei due sciabecchi barbareschi occorso il 3 gennaio dello scaduto anno 1794. Come ravviserà dall’acchiusa nota che le trasmetto affinché si compiaccia di significar le sovrane beneficenze a quei che ne sono partecipi, e trovasi costì sotto il di lei comando, mentre ho prevenuto il sottotenente Millelire per farne altrettanto per gli altri che da lui dipendono.
Le trasmetto quì compiegate le due medaglie, una d’oro e l’altra d’argento, affinché si compiaccia di conferirle al solito ai soggetti per i quali nella summentovata nota sono state rispettivamente destinate: cioè al comito Zonza quella d’oro, e al timoniere La Speranza quella d’argento, riservandomi quì di far conferire l’altra pure d’argento destinata per il comito La Fedeltà, che sento trovasi quì sulla regia galeotta S.Filippo”.

Alla luce di questi preziosi documenti, il Sanna, nel controbattere quanto scritto dal capitano di corvetta Miozzi nel ,,Bollettino d’Archivio,, dell’Ufficio storico della Marina Militare a proposito di Tommaso Zonza, spesso confuso con Cesare, conclude dicendo che se l’autore avesse consultato questi documenti “…avrebbe …compilato un elenco esatto e documentato, la Marina avrebbe avuto una medaglia in più da onorare e la comunità maddalenina un altro proprio valoroso da annoverare fra i suoi figli migliori”.

Ma il mistero della medaglia d’oro che, come abbiamo premesso, “sembrerebbe” a questo punto risolto è invece destinato a infittirsi. Dal documento riportato in premessa, difatti, apprendiamo che al Cesare Zonza facente le veci di Tenente di Porto nel 1820 la medaglia d’oro (non sappiamo per quali fatti, ma certamente per una ennesima impresa contro i barbareschi) fu conferita il 6 dicembre 1809 e non v’è dubbio che si tratti dello stesso Cesare protagonista dei fatti del 1793 in quanto nell’elenco dei brevetti esposto in premessa compare la medaglia d’argento conferita in quell’occasione, ma non v’è traccia di una precedente medaglia d’oro. Sarebbero dunque due gli Zonza insigniti della decorazione e due le medaglie d’oro che la Marina potrebbe onorare e la comunità maddalenina annoverare fra i suoi eroi. In entrambi i documenti visitati dal Sanna il destinatario della medaglia compare col solo cognome di Zonza, il cui nome è senz’altro Cesare in quanto in altri documenti del maggio 1794 (quattro mesi dopo lo scontro con i barbareschi) troviamo lo stesso Cesare comandante della galeotta La Sultana. Ma in molti altri documenti che vanno dal 1820 al 1840, epoca in cui il nostro Cesare era Tenente di Porto, ricorre il nome di un “patron Cesare Zonza” comandante mercantile che viene citato (ed egli stesso si sottoscrive) senza alcun titolo, mentre a Cesare Zonza, come abbiamo visto, era stata conferita nel 1816 la Patente di Cavaliere, titolo che per l’importanza ed il prestigio che aveva allora, “…patron Zonza”, se fosse stato lo stesso Cesare, non avrebbe mancato di ostentare, così come farà poi Antonio, figlio del primo, che comparendo in un atto pubblico si generalizza “…del fu Cavalier Cesare”. D’altro canto il cognome Zonza era fra i più ricorrenti dell’isola, ne troviamo ben 18 iscritti nella matricola della Marina Sarda dopo la restaurazione fra i quali un altro Cesare (matricola 4467) nocchiere di prima classe col nome di guerra di Valente successivamente nominato Piloto di terza classe e assegnato al porto di La Maddalena il 18 luglio 1860.
A confermare poi la presenza a La Maddalena di due Cesare Zonza è la lettera del 19 luglio 1793 con la quale il comandante Riccio fornisce al viceré l’elenco degli isolani che avevano subito danni in occasione della tentata invasione gallo-corsa. Nel rapporto vengono appunto enumerati due Cesari: il primo lamenta una perdita di un maiale e diciassette pecore e il secondo un danno alla casa a seguito del bombardamento al quale Napoleone aveva sottoposto l’abitato. Altro elemento decisivo è dato poi dal fatto che, mentre il Cesare della battaglia del 1793 è indicato col grado di “timoniere”, il Cesare dell’impresa del 1794 ha il grado di “comito”, cioè di nocchiere.
Siamo certi che in futuro, se sarà possibile rintracciare il documento inviato dal Millelire alla corte viceregia o altri documenti dai quali trarre conferme, si potrà far luce su questa pagina mancante della storia isolana e poter così alla fine dare a Cesare (o ai Cesari) quel ch’è di Cesare.

Antonio Ciotta