La macchia mediterranea

La macchia mediterranea

Le formazioni vegetali più comuni nell’Arcipelago di La Maddalena sono in generale associazioni a macchia.

Di quelle che sembrano essere state delle vere e proprie foreste in miniatura di ginepri, così come ce le descrive il Gennari, uno dei primi studiosi che si sono interessati della flora di questo territorio, sono rimaste ormai solo poche e sparse testimonianze. Sarebbe interessante pero poter ricostruire anche solo in parte le cause della distruzione di questi boschi originari di Ajaccio.

Alcune vecchie travi che si possono ancora vedere in costruzioni del secolo scorso costituiscono, comunque, una valida testimonianza delle dimensioni che potevano raggiungere i ginepri secolari.
Quasi ovunque domina oggi la macchia bassa, che molto spesso si presenta anzi cosi aperta e rada da costituire una formazione più vicina alla gariga.

In molti casi la macchia bassa non e una formazione originaria, ma è solo il prodotto finale o temporaneo degli interventi operati dall’uomo. Interventi che sono sostanzialmente di tre tipi: incendi, trasformazioni dei suoli usati in agricoltura, taglio del bosco.

Un terreno in cui la copertura vegetale venga, per una qualsiasi causa, asportata, subisce un impoverimento, dovuto soprattutto al dilavamento delle acque superficiali che rende molto più lenta e difficile la ricomparsa della copertura originaria. In generale questo avviene solo dopo la ricostituzione di uno spessore anche minimo di humus, compito che la natura delle nostre zone sembra avere affidato al cisto, che si incarica, inoltre, di proteggere le piantine di ginepri, olivastri, lecci ecc. nelle prime e più difficili fasi di crescita.

Mentre la macchia bassa a cisto in pochi armi in genere subisce una netta trasformazione, la macchia ricca di specie come mirto, fillirea, euforbia, lentischio, erica ecc. costituisce una formazione più stabile, occupando tutti i tipi di terreno, anche quelli in cui le condizioni di vita sono estremamente difficili a causa della grande siccità, del vento o della mancanza di suolo fertile. Dove le condizioni del suolo, l’esposizione favorevole e una certa protezione dal vento lo permettono esse superano facilmente la quota della macchia bassa e formano il compatto intreccio di chiome (al quale concorre anche qualche rampicante) della macchia alta.

Anche questa formazione sembra essere di transizione perché nel suo interno, con il tempo, finisce per prevalere un’essenza: di volta in volta il ginepro, il leccio, l’olivastro, il corbezzolo, che formano, così, vere e proprie macchie-foreste. La scarsa presenza di queste ultime formazioni nell’arcipelago testimonia che quasi ovunque siamo lontani dalle condizioni finali della trasformazione del paesaggio vegetale. Le piante della macchia hanno dato il nome a numerose località che i vecchi maddalenini identificavano, di volta in volta, per il prevalere di una specie sulle altre: cosi Oddastrolu, Yunchiccia, Tarabucciulajjiu, Femminicci, Macchioni dei femmini, Arbiti, Arbitoni, Arbuticci, Suareddu, Ciaccarajjiu, Canneddi, Macchia di Mezzu, Mentajjiu, Murticciola.