La scuola dei fari – Spargi

“L’isola di Spargi è La più grande tra il gruppo di quelle isole che sono situate a nordovest dell’isola di La Maddalena. Vista dal mare da l’impressione che sia completamente montuosa. E’ questa una caratteristica fasulla perché l’isola nella parte centrale forma un altopiano dove vi si trovano lunghe distese di terreno pianeggiante”. Altra “buona caratteristica di quest’isola è quella di avere molta acqua, cosa molto rara da queste parti”. Così la descrive Titti Ugazzi, supplente, al suo primo anno di insegnamento: è l’anno scolastico 1960-’61. Sono appunto queste due peculiarità morfologiche dell’isola a determinare la profonda differenza della vita che qui si conduce, rispetto a Santa Maria, e quindi del metodo didattico adottato per i ragazzi che la abitano. I maestri “volanti”, in realtà, in molti mesi dell’anno non riescono neanche a navigare o ad attraccare, qui come nelle altre isole; lasciamo stare poi, quando oltre al mare ci si mette pure il tempo cattivo: allora bisogna arrendersi, per forza. E i passaggi dei pescatori sono sempre un’impresa: “18 marzo. In questa giornata mi è andata proprio bene infatti mentre venivo a La Maddalena con la barca di un pescatore chiamato il Cinghiale si è messo all’improvviso un fortunale. Le onde del mare venute ad un tratto altissime molte volte si sono imbarcate e solamente dopo una lunga lotta con il mare siamo riusciti a raggiungere La Maddalena bagnati come pulcini”. Però bisogna fare scuola lo stesso, e di bagnate come questa, troppe ce ne saranno! Qui all’isola c’è solo una famiglia, nove persone: Giovanni Fancello, pastore a mezzadria, e il pater familias. Ruvido e di poche parole, come tutti quanti i sardi dell’interno, sa bene quant’è dura la vita dei pascoli e dei campi, e c’è poco spazio per sbagliare, meno ancora per sognare, nessuno per oziare. “Sa fare di tutto oltre che il suo mestiere di pastore è contadino, è infatti a volta delle necessita fabbro, maniscalco, falegname e pescatore, è molto bravo nella caccia. In questo campo mi ha insegnato molte cose”, annota il maestro, e aggiunge “con quest’uomo ho fatto tesoro dl tutte le nozioni che avevo imparato durante il corso di agricoltura, e varie volte ho ringraziato il fatto di averlo seguito”: di nuovo si trova a imparare anche lui. Egli e un uomo lucido e dignitoso: conosce la sua sapienza, ma avverte tutti l limiti del suo sapere, e perciò e pronto ad ascoltare. Allora per lui il maestro ritaglia un metodo su misura, ad personam, mai codificato in alcuna programmazione. didattica ufficiale, “per fargli intavolare un argomento qualsiasi e da questo lo trascinavo ad interessarsi di qualche cosa ed egli stesso mi chiedeva notizie ed io cosi potevo fargli lezione di storia, geografia, matematica, italiano ecc. senza che lui nemmeno se ne accorgesse”. E’ la sera, dopo cena, che maestro e pastore si parlano, e si raccontano storie, due amici che si stimano e si aiutano nel reciproci bisogni, scambiandosi informazioni sui rispettivi saperi, tanto diversi. Pure di Yuri Gagarin si mettono a chiacchierare, e poi delle meraviglie della scienza e della tecnica dl questi incantati anni ’60, ora che si apre qualsiasi traguardo a tutta quanta l’umanità e a ognuno di noi, tutto è possibile, adesso! E mica s’accorgono delle illusorie, velenose promesse che nasconde questa “civiltà”, che di là tenta la scalata alla luna e di qua non riesce a darti un mezzo per tornartene da Spargi a Maddalena, se ci pensi bene! E che ti lascia quattro poveri disgraziati dimenticati alle isole, e alla sera s’accendono il lume a petrolio, che manco la luce elettrica c’è, e stanno pure quindici giorni buoni senza che gli arriva niente da mangiare. Ah, i favolosi anni del boom! Che Albertina la sogna e lo dice nei temi, la luce elettrica, povera figlia!, e Vittorio G. Rossi poi ci fa un bel pezzo di colore, parlando di Razzoli sul Corrierone di via Solferino (Piccolo mondo antico e moderno. Sogna la luce elettrica Albertina, fanciulla sarda. Vita primitiva, modeste fantasie, commoventi speranze degli abitanti dello sperduto isolotto di Razzoli) ci fà, e se n’esce con “La stanza del maestrino” Ma va’ va’, qui pure andare a scuola è un lusso altroché: c’è da guardare le bestie, da zappettare l’orto, da lavare i piatti, da dare sempre una mano in casa, altro che sillabario! E a voglia a lamentarsi il maestro, lui fa il maestro, ma la vita di qua già la conosce bene, la sa eccome, anche se ne parla poco nel registro. Ma la relazione del maestro è una fotografia che manco Pensiero Bini! tutto c’è: e l’isola, è la casa del pastore, con mobili e pignatte, e attrezzi di lavoro lampati qua e là, e tutta la famiglia di Fancello Giovanni, di Dorgali, pastore a mezzadria dei Berretta, e di sua moglie Pasella Mariangela in Fancello, nativa di Arzachena, e di tutti quanti i figli, Agostina, Cipriana, Giovanna Maria, Michelangela, Salvatore, senza contare quegli altri due che non hanno ancora l’età per la scuola: non manca proprio niente.

Andrea Mulas

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