La Spiaggia rosa o Cala di roto

Buona parte della sabbia della Spiaggia rosa dell’isola di Budelli è composta da frammenti di gusci scheletrici di organismi marini di piccole dimensioni.  Questi frammenti di conchiglie e di altre strutture calcaree annidiate nei fondali, essendo più leggeri dei granelli di granito che pure compongono parte della sabbia della spiaggia, vanno a depositarsi per effetto delle correnti di fondo nella parte superficiale del sedimento dell’arenile. Le sfumature rosa, immortalate cinquant’anni fa da Michelangelo Antonioni nel film Deserto rosso, sono dovute in particolar modo alla Miniacina miniacea, un foraminifero che vive principalmente sulla Posidonia oceanica e passa la giovinezza a costruire la propria casetta di color rosso-rosa sulla prateria. Col passare del tempo le casette di calcaree cadranno sul fondo, si frantumeranno e verranno sballottate dalle correnti. La particolare conformazione di Cala del Roto farà sì che, con i venti di ponente, una quantità rilevante di questi piccolissimi frammenti colorati rotolino sul fondale per alcune centinaia di metri fino a raggiungere l’arenile della spiaggia. L’esposizione alla luce del sole e agli agenti atmosferici li farà ben presto sbiadire ma altri pezzetti continueranno a depositarsi sulla battigia per mantenere quel tocco di smalto rosa che caratterizza la spiaggia più protetta e famosa dell’arcipelago.

La Spiaggia rosa di Budelli sorge all’interno di una cala denominata Cala du Rotu o del Roto di Roto. Il toponimo è dovuto in ogni caso alla presenza del ‘roto’: una superficie circolare di terreno, pavimentata in terra argillosa o in granito, che veniva utilizzata per separare i chicchi dalla paglia e dalla pula. Durante le operazioni festose della trebbiatura, si distendevano le piante di grano sul roto e le si faceva calpestare dagli zoccoli di animali legati intorno ad un palo centrale. Nei giorni ventosi, una volta terminato il lavoro degli animali (buoi, asini o cavalli), le spighe venivano lanciate con i forconi per aria in modo che il vento potesse iniziare a separare grezzamente la paglia dai chicchi. Sull’isola di Santo Stefano è presente un bellissimo roto pavimentato con lastre di granito. Altri, di minor pregio, si possono osservare a Spargi e a Caprera. Nel resto della Gallura la maggior parte sono stati inghiottiti dalla vegetazione o sono stati smontati per riutilizzarne le pietre. Sull’isola di Santa Maria, ma anche su quelle meno fertili di Razzoli e Budelli, la trebbiatura su roto veniva sicuramente effettuata negli anni in cui le isole minori dell’arcipelago erano coltivate a turno in base alla rotazione agraria dei terreni.

Marco Leoni