La Statua della Libertà – tra mito e realtà

La Statua della Libertà è forse il monumento più conosciuto degli Stati Uniti d’America e uno dei simboli più efficaci della concezione americana della libertà.

La gigantesca statua femminile – ribattezzata dagli americani “Miss Liberty” – consiste in un’armatura di acciaio rivestita di lastre di rame modellate a martello e assemblate con rivetti. Fu donata dalla Francia agli Stati Uniti in occasione del centenario della Dichiarazione d’Indipendenza, ma venne inaugurata soltanto dieci anni dopo, il 28 ottobre 1886.

L’idea di realizzare un monumento che celebrasse l’amicizia tra i due Paesi nata all’epoca della rivoluzione americana si concretizzò nel 1865, durante una cena a casa dello storico francese Edouard de Laboulaye. Fra gli ospiti, tutti liberali, repubblicani e ammiratori della storia e delle istituzioni statunitensi, c’era lo scultore Frédéric Auguste Bartholdi, che accettò con entusiasmo di progettarlo.

Nel 1884 la scultura era compiuta e si poteva ammirare in tutta la sua imponenza nell’atelier dello scultore Bartholdi a Parigi.

La Statua nell’atelier dello scultore F. Bartoldi a Parigi La Statua della Libertà Nei mesi seguenti iniziarono i preparativi per la partenza: fu Eiffel ad organizzare il trasporto dell’opera che venne smontata e imballata in 214 casse e caricata a bordo dell’Isère, nave militare della marina francese. La partenza avvenne da un porto della Normandia il 21 maggio 1885 la nave Isère fu scortata dall’incrociatore americano USS Flore e l’arrivo avvenne il 17 giugno dello stesso anno.

Il successivo assemblaggio di questa grandissima opera avvenne a New York e collocata su un basamento in granito progettato e compiuto nel 1886 dall’architetto americano Richard Morris Hunt.

Il piedistallo in granito venne progettato in stile neoclassico, delle dimensioni imponenti, con un’anima di cemento e acciaio rivestita di granito liscio e fu posizionato sulla piattaforma a stella del vecchio Fort Wood antica fortezza ottocentesca. Un fregio di 40 scudi (10 per lato) simboleggiava i 40 stati allora membri dell’unione.

Il piedistallo in granito venne progettato in stile neoclassico, delle dimensioni imponenti, con un’anima di cemento e acciaio rivestita di granito liscio e fu posizionato sulla piattaforma a stella del vecchio Fort Wood antica fortezza ottocentesca. Un fregio di 40 scudi (10 per lato) simboleggiava i 40 stati allora membri dell’unione. Questo basamento da moltissimi anni viene accostato all’isola di La Maddalena e precisamente alle cave granitiche di Cala Francese, da dove si dice sia stato estratto “il granito su cui posa la statua della Libertà”.

Troviamo su internet moltissimi portali e siti privati che ne parlano e che ribadiscono la qualità del materiale estratto e l’avvenuta fornitura.

Nel 1986 ne hanno parlato tantissimi quotidiani nazionali, era l’anno del centenario e commemorazione del monumento, indicando con dovizia di particolari dimensioni e quantitativi di materiale partito dalla Maddalena per l’America passando per il porto di Marsiglia.

Nello stesso anno Pasqualino Serra, proprietario delle cave di Santo Stefano, prima di organizzare i festeggiamenti, con l’aiuto di Francesco Cossiga, si reca a New York per controllare l’effettiva provenienza del granito. La sua ricerca si ferma all’esterno del piedistallo, e prima ancora di cercare una testimonianza, o meglio ancora di trovarla, si rende conto che quel granito, per il colore che ha e per la tipologia, non può essere sardo e, tanto meno maddalenino.

Di recente è stato possibile, grazie alla Famiglia Grondona proprietaria delle cave di Cala Francese, accedere all’archivio storico e verificare che non esistono dati, non si è trovato il benché minimo documento, foglio, carta, appunto o nota di inventario che accenni a trasporto di materiale verso l’America per realizzare il basamento. Niente. E d’altra parte perché tacere se fosse stato il contrario, visto che, tra le carte, si parla di altri importanti monumenti realizzati con il granito di Cava Francese? C’è anche da dire che nel 1886, anno della realizzazione di Miss Liberty, la cava dei Grondona non eseguiva grossi trasporti, anche perché era quasi agli inizi e non si era ancora costituita in società di trasporto. Occorre aspettare il 1901, quando la famiglia Grondona in società con i Marcenaro prende le redini e costituisce la Esportazioni Graniti Sardi. Le cave di granito di Nido D’Aquila Cala Francese, incominciano ad essere coltivate a partire dal 1860. Di attività estrattiva si parla già dal 1874, ma è solo a partire dal 1887 che nascono i rapporti con il Genio Militare Marittimo, per forniture di granito lavorato. Poi inizia l’era delle gradi costruzioni. È il 1901, e tante sono le strade e i palazzi di Genova e di altre città della penisola, realizzate con questo granito, fino ad andare verso opere più imponenti. Dal bacino di carenaggio di Malta, Venezia e Taranto, al porto di Alessandria D’Egitto a quello di Tripoli Italiana, di Porto Said e di Genova per arrivare a tutta una serie di monumenti commemorativi, come quello di Ismailia eretto per commemorare i caduti della Prima Guerra a difesa del Canale di Suez. Sono dello stesso granito, la Colonna Garibaldi, la tomba di Clelia e quella di Marsala a La Maddalena e il monumento dedicato a don Guzmao in Brasile.

Ma grazie soprattutto alla ricerca effettuata da parte degli autori, con testimonianze e materiale bibliografico, che si è arrivati a scoprire che tale fornitura non è stata mai fatta. In una pubblicazione rinvenuta a Memphis in Tennessee, si è trovata la prova che non lascia più alcun dubbio sul fatto che: il basamento della Statua della Libertà è stato interamente costruito con granito proveniente dallo stato del Connecticut e precisamente dalla località Stony Creek nelle cave di proprietà Beattie’s situate su un’isolotto denominato Leete’s.

Queste cave nel 1884 operavano già a pieno ritmo e la manodopera era principalmente attinta dal flusso di immigrati che arrivarono in America tra il 1880 e il 1890; principalmente si trattava di irlandesi, finlandesi, svedesi, scozzesi e italiani, questi lavorarono assieme per produrre altre strutture tra cui il basamento della S.d.L. Quattro dei più grandi massi del peso di oltre 7 tonnellate, vennero trasportati sulla terraferma dal vapore “Wasp” e lavorati per realizzare i pezzi speciali per la base; gli operai numerarono meticolosamente ogni blocco di granito, caricandoli poi sui carri per trasportarli a Hoadley’s Point, da dove potevano poi essere spediti per via mare fino a New York. Il piedistallo fu completato in tempo per l’inaugurazione del monumento. Viene a cadere quindi uno dei miti che avevano affascinato i Maddalenini e li avevano fatti sentire ancora una volta orgogliosi di essere tali.

Neppure un granello, neppure una particella proviene da Cava Francese di proprietà della famiglia Grondona. Grande colpo se fosse stato il contrario.

Tra le sue leggende, La Maddalena, oltre Nelson, Napoleone e Garibaldi, avrebbe potuto vantare anche una certa paternità sulla statua forse più famosa del mondo, se non almeno per il simbolo che rappresenta.

È la bella donna verso cui tutti quelli che arrivavano in America a bordo di navi colme di immigrati e di speranze, puntavano il dito; è la stessa statua che Alessandro Baricco in Novecento, e il regista di La leggenda del pianista sull’oceano, indicano come la prima cosa che ogni viaggiatore tentava di vedere per primo. Il fatto che anche La Maddalena potesse avere qualcosa a che fare anche solo per un momento con un pezzo importante di storia americana, aveva viaggiato per tanto tempo, per anni, nelle menti e nelle bocche degli isolani. Molti amavano crederci, altri volevano crederci, altri ancora sentivano che la verità era lontana.

Dove nasca e prenda forma questa legenda non si sa, di certo molte persone, tra mito e realtà, hanno portato nella memoria questo dato fino ai giorni nostri.

Tommaso Gamboni