La tomba di Domenico Millelire

Una lettera conservata nell’Archivio parrocchiale, datata 23 febbraio 1929, proveniente da Genova (via Cessarotti 42) firmata da un certo “Ing. Susini-Millelire”, e indirizzata al canonico don Antonio Vico, con la quale il primo chiede al parroco l’invio di alcuni atti di nascita e di morte di alcuni suoi avi isolani (tra i quali quello della bisavola Maria Ventura Guidacciolo moglie del comandante Domenico Millelire, e di Pietro Millelire morto nel 1808) ci fornisce alcune notizie non solo sulla famiglia in questione ma anche sul Cimitero Vecchio, quello demolito nel 1948. “La nostra tomba di famiglia – scriveva l’ing. Susini-Millelire – era una volta nel mezzo del cimitero vecchio di La Maddalena. Molti anni addietro fu demolita, non saprei per quali ragioni, e tutte le salme che vi si trovavano – delle quali ho l’elenco – e fra esse quelle dei miei bisavoli predetti, furono raccolte religiosamente, in presenza di mio zio Pietro Susini Millelire e della di lui figlia, e collocate in una sola cassa nella tomba che porta la scritta “Famiglia Susini Millelire”, sempre nello stesso Cimitero.

Forse ciò avvenne in occasione dell’ingrandimento dello stesso Cimitero (ma di ciò non sono sicuro) mentre pare certo che in tale occasione sia stata inclusa nel nuovo recinto del Cimitero, l’oratorio o cappella con altare, nella cui cripta trovasi la salma del comandante Agostino Millelire, fratello primogenito del mio bisavolo, nella quale cappella, prima dell’ingrandimento del Cimitero, si poteva accedere anche dall’esterno del recinto.

Da documenti originali che ho qui del 20 gennaio e dell’11 agosto 1812, firmati da S.E. “E. Stanislao vescovo d’Ampurias e Civita” (mons. Stanislao Paradiso, ndc) risulta che lo stesso, mentre autorizzava il Vicario Parrocchiale della Maddalena (don Giovanni Battista Biancareddu, ndc) per la benedizione, “secondo rito” della cappella di cui si tratta, concedeva a detto Comandante lo “jus seppellendi (sic), nella medesima, per sé, i suoi eredi e successori in perpetuo.

Ho pure qui una lettera del 22 novembre 1869 del “Rev. Cavalier Michele Mamia, Vicario Perpetuo”, che accenna a tale cappella ed alle celebrazioni ivi fatte da lui”.