L’assalto alla Torre di Longosardo il 13 giugno 1802

Tra il marzo e il maggio del 1802 Francesco Cilocco prese accordi con gruppi di pastori galluresi per impadronirsi di Tempio, dove l’esigua guarnigione di truppe regie difficilmente avrebbero potuto resistere. L’assalto alla cittadina non aveva poi avuto luogo per il mancato appoggio del capo dei pastori, il temuto bandito e contrabbandiere Pietro Mamia, che già si preparava a consumare il tradimento.
Malgrado l’insuccesso di questo tentativo, Sanna Corda partì da Ajaccio l’11 giugno con alcuni compagni: Francesco Cilocco, Luigi Martinetti, Salvatore Loriga, tutti emigrati sardi, e il corso Biagio Fouché. Nella mattina del 13 giugno sbarcarono sulla spiaggia della Crucitta nel territorio di Aggius.
Punto d’appoggio fu lo stazzo del pastore Matteo Codimuzzu, dove emissari dei fuorusciti si erano già incontrati in precedenza con pastori galluresi per popolarizzare la spedizione e cercare proseliti.
Dallo stazzo, che divenne il comando generale della spedizione, il Sanna Corda inviò messaggi e patenti a Bonorva, a Torralba ed ad Aggius dove si trovavano uomini disponibili per un’azione rivoluzionaria. Le patenti dovevano attribuire gradi di comando agli uomini che avrebbero partecipato all’impresa.
Avviato il lavoro per la mobilitazione di tutte le forze disponibili, il Sanna Corda con pochi uomini, tra cui due pastori di Aggius Giovanni Battino e Francesco Frau, che nel frattempo si erano uniti a lui, diede l’assalto, il 16 giugno, alla torre dell’Isola Rossa difesa da tre miliziani che non opposero resistenza e furono fatti prigionieri.
La torre fu poi affidata in custodia a due disertori del Reggimento Sardegna: Fancello e Amistà.
Successivamente, accompagnato da Giò Batta Vian di La Maddalena, Luigi Martinetti e Salvatore Loriga, fu occupata la torre di Vignola che di fatto non disponeva di una guarnigione.
Subito dopo, con uno stratagemma, quella di Longon Sardo e fu fatto prigioniero il luogotenente Giovanni Maria Taras insieme alla sua famiglia..
In un sol giorno, e senza che venisse sparato un sol colpo di fucile, furono conquistate tutte le difese di cui disponeva quella parte del litorale gallurese dove sarebbe stato possibile uno sbarco di contingenti militari più consistenti.
Nella torre di Longone Sanna Corda fissa il suo quartier generale e detta al suo segretario i proclami invitanti il popolo sardo alla riscossa.
Nella notte del 17 giugno, il veliero “San Carlo” partito da Porto Torres e diretto a Livorno con i dispacci regi, approdò a Longon Sardo per sfuggire agli attacchi dei corsari barbareschi e attendere che facesse giorno per riprendere il viaggio. La mattina seguente, mentre erano in corso i preparativi per la partenza, il Sanna Corda fece chiamare il Capitano del San Carlo Nicolò Aniello Guarnieri che, ignaro dell’accaduto, vi si recò e fu fatto prigioniero. I rivoltosi, armati di schioppi e pistole, si impadronirono della feluca facendo prigionieri i sette membri dell’equipaggio.
Nessun documento attesta una partecipazione o un interessamento all’impresa sarda da parte di Giovanni Maria Angioy, inoltre nessun rinforzo giunse dalla Corsica, infatti il governo francese ne era sicuramente al corrente ma non aveva alcun interesse ad impedirlo.
Furono, invece, le truppe del governo viceregio a passare al contrattacco, infatti sia il giudice della Reale Udienza Giuseppe Lomellini, sia il governatore di Sassari, sia la Reale Udienza di Cagliari erano perfettamente al corrente dello sbarco poiché ragguagliati da informatori fidati, tra cui il bandito Mamia, il quale voleva ottenere il perdono dei delitti commessi.
Ad una settimana dallo sbarco dei rivoltosi nell’isola il destino del moto rivoluzionario era segnato; infatti il Cavalier Vittorio Porcile, comandante della piazza di La Maddalena, aveva inviato il luogotenente Giovanni Ornano col Regio Sciabecco e settanta uomini a riprendere le torri occupate.
Il giorno 19 giugno le truppe governative sorpresero Fouché, Battino e Frau che erano usciti per recarsi a Vignola e li arrestarono.
Il teologo rivoluzionario, dopo aver sparato parecchi colpi, cadde ucciso da numerose ferite e per ordine dell’Ornano fu seppellito ai piedi della torre di Longon Sardo.
Gli uomini dello Sciabecco Regio arrestarono Antonio Tiodoro e Luigi Martinetti e ripresero la torre di Longon Sardo issando la bandiera del Re. Gli stessi rioccuparono, subito dopo, quella di Vignola, che era stata peraltro già abbandonata dagli insorti e il 21 anche la torre dell’Isola Rossa.
In poche ore l’ordine fu ristabilito nei litorali della Gallura e i rivoltosi Martinetti, Fouché, Tiodoro, Battino e Frau furono rinchiusi nelle Regie Carceri di Sassari.

Parzialmente tratto da “Le vicende Sanna Corda e l’assalto alla torre di Longonsardo”