Le elezioni dell’8 marzo 1953. ‘Antò scopa di ferru’

Antonio Carbini in divisa fascista

A) Apparentamento di sinistra:

Indipendenti (‘Onestà e Fedeltà’)

279

5,53

(14,83)

Partito Comunista Italiano

559

11,08

(29,72)

Partito Socialista Italiano

1.043

20,68

(55,45)

TOTALE

1.881

37,3

(100)

B) Apparentamento di centro:

Coalizione di Centro (DC, Socialdemocratici, Indipendenti, ecc.)

2.995

59,4

(100)

TOTALE

2.995

59,4

(100)

C) Destra

Movimento Sociale + Part. Naz. Monarchico

166

3,3

Totale generale voti validi: 5.042.

Voti di preferenza individuali dei consiglieri eletti:

Indipendenti si sinistra (1):

Gavino DEMURO

154

Partito Comunista Italiano (3):

Augusto MORELLI

269

Salvatore MAGNASCO

166

Pietro BALZANO

131

Partito Socialista Italiano (5)

Salvatore VINCENTELLI

876

Luigi SCETTI

145

Anselmo CUNEO

109

Giovanni USAI

89

Manlio SORBA

72

 

Movimento Sociale Italiano (1):

Domenico BERTORINO

49

Democrazia Cristiana (20):

Aldo CHIRICO

975

Giovan Battista FABIO

800

Pietro ORNANO

405

Donato PEDRONI

391

Antonio CARBINI

246

Guido MURA

173

Cesiro IMPAGLIAZZO

156

Alessandro CONTI

139

Domenico ANTONETTI

135

Stefano CUNEO

134

Lina ZONZA

127

Giuseppe DELIGIA

125

Giovanni ACCIARO

120

Lorenzo MUZZU

107

Marcantonio BARGONE

106

Mario SANGAINO

97

Giovanni CAMPUS

82

Antonio CANOLINTAS

75

Costanza FARESE

60

Antonio PIRAS

58

E’ stato eletto sindaco Antò scopa di ferru”: la notizia corse di bocca in bocca, tra lo stupore generale. L’avvocato Antonio Carbini, insieme al medico Aldo Chirico, che gli aveva affibbiato il curioso e simpatico soprannome, era il prodotto più autentico del regime fascista a La Maddalena, nella sua quintessenza. Aveva la tempra del gerarca, quale era stato, era uomo tutto d’un pezzo, era un idealista fedele alla dottrina mussoliniana, al punto tale da auspicare, durante uno dei suoi infervorati discorsi da segretario politico del fascio, l’utilizzo di una gigantesca ramazza, dotata di punte di ferro, per fare piazza pulita dei dissidenti.

Con tutti i suoi difetti e il suo passato che non rinnegava, al neo sindaco, paradossalmente, andava riconosciuto l’indubbio pregio di essere riuscito a ricondurre ad unità le diverse anime, non tutte di estrazione cattolica, di cui si formava la lista vincente della Democrazia Cristiana. Con la sua elezione il cerchio si chiudeva. Finiva un ridotto periodo, foriero di illusioni e di speranze, durante il quale era stata spianata la strada agli ideali, a scapito della dura, assai prosaica, oggettività. La stessa cronaca della seduta del consiglio comunale, durante la quale Antonio Carbini fu scelto per fare il sindaco, esemplificava il mutamento radicale di posizioni che si era prodotto, nello spazio di meno di un anno, all’interno della politica isolana. L’avvenimento era stato seguito, con interesse, dalla cittadinanza, “al punto da stipare oltre ogni dire il salone municipale”. C’è di più. In apertura di seduta fu esaminata la condizione di ineleggibilità di Aldo Chirico e dello stesso Antonio Carbini, per avere, questi, ricoperto cariche politiche durante il periodo fascista Si batterono, per far emergere l’anomala condizione dei due ex gerarchi, il comunista Augusto Morelli, il socialista Anselmo Cuneo e l’indipendente di sinistra Gavino Demuro.

Le parole che pronunciarono, se le portò via il vento. Il vento nuovo che spirava adesso in favore dello scudocrociato e del ripristino dell’ordine sconvolto dall’interregno socialcomunista. Non solo Chirico e Carbini non si trovarono ad accusare un affronto simile a quello subito dal medico ex podestà quasi un anno prima, quando, nonostante il consenso ottenuto, gli fu vietato di far parte del consesso dei rappresentati del popolo, perché considerato indegno, ma trovarono, fra i sodali democristiani un sostegno energico ed efficace. “Sull’eleggibilità dei suddetti consiglieri sono intervenuti a lungo Stefano Cuneo e Giovan Battista Fabio, entrambi appartenenti alla lista DC [2] – scriveva l’anonimo estensore della nota di cronaca, che continuava: “Il dibattito è stato lungo ed è durato oltre un’ora e piuttosto animato. Messa in votazione la convalida della elezione di Chirico e di Carbini è stata approvata a grande maggioranza. Il consesso è quindi passato alla nomina del sindaco. Su 28 votanti 19 schede hanno riportato il nome dell’avvocato Antonio Carbini, una è andata a Pietro Ornano, otto sono risultate bianche. Fra gli applausi del pubblico, il dottor Chirico, che presiedeva la seduta per aver riportato, dopo la consultazione dello scorso 8 marzo il maggior numero di voti rispetto agli altri candidati, ha così proclamato sindaco l’avvocato Antonio Carbini” [3].

Il nuovo sindaco, appena ricevuto il mandato, rivolse un ringraziamento al commissario prefettizio Castellana, augurò per il futuro concordia e progresso, ricevette un mazzo di garofani bianchi da Lina Zonza, unica donna eletta nelle liste democristiane – e unica donna in consiglio comunale – e cominciò la sua avventura alla guida del comune.

Ad affiancarlo, nella giunta municipale, alcuni volti noti della scena politica locale, come Pietro Ornano (assessore anziano), Antonio Canolinatas, Cesiro Impagliazzo, Donato Pedroni e Giovannino Campus, e l’esordiente Domenico Antonetti.

Il cronista de La Nuova Sardegna chiudeva così il suo resoconto della giornata: “Tolta la seduta, fra i commenti più disparati il pubblico lascia l’aula. Gli avversari della lista DC, alla quale appartiene il neo-sindaco, attendono adesso la prossima crisi comunale, riponendo non poca fiducia nel provvedimento di legge che va prendendo il governo circa l’ineleggibilità degli ex gerarchi fascisti” [4].

Dulcis in fundo: “Alla rinnovata amministrazione noi porgiamo i nostri migliori auguri “ [5].

T. Abate e F. Nardini

NOTE:

[2] ‘La Nuova Sardegna’. A. 53 n. 57 del 10 marzo 1953.

[3] Ibidem.

[4] Ibidem.

[5] Ibidem.