Le leccete

Le leccete

Anche le leccete sono di impianto artificiale, frutto di diversi interventi di rimboschimento operati, soprattutto a Caprera, a partire dal 1950. Ma ai piedi di Tejalone, nella fascia pianeggiante abitata dai primi popolatori corsi dell’Arcipelago, si possono notare lecci antichi spontanei, facilmente distinguibili da quelli piantati in epoca successiva perché non rispettano gli allineamenti propri dell’impianto artificiale.

Là dove pini e lecci si incontrano danno vita ad una formazione mista nella quale pare non ci sia competizione o predominio di una specie sull’altra.

Il leccio è una quercia sempreverde che può raggiungere i 20 metri di altezza, ma nelle stazioni costiere o sulle cime rocciose assume una forma di crescita ad arbusto o alberello comparabile con quella di altre piante legnose mediterranee. Gli adattamenti all’aridità estiva coinvolgono sopratutto l’apparato fogliare; le foglie sono infatti dure e coriacee, persistenti e funzionali anche durante la stagione invernale.

Anche altre piante mediterranee come la sughera e il corbezzolo possiedono questa caratteristica che prende il nome di sclerofillia (dal greco skleròs: duro; phyllon: foglie). Le foglie hanno il margine intero, escluse quelle dei rami più bassi che invece hanno il margine dentato, probabilmente una difesa contro gli erbivori.

La fioritura avviene durante la primavera e sullo stesso individui si possono scorgere fiori maschili e femminili (la specie è monoica). I fiori non sono molto appariscenti mentre lo sono i frutti (ghiande), i quali completano la maturazione durante l’autunno dello stesso anno della fioritura.

Trattandosi di una pianta mediterranea è ben adattata alla siccità; è inoltre indifferente al substrato dato che può vivere sia su quelli di natura calcarea che silicea. Lo sviluppo delle plantule avviene esclusivamente nell’oscurità del sottobosco mentre le piante adulte tollerano l’ombra. Oltre ai fattori stazionali come la rocciosità e il vento anche il passaggio del fuoco ne limita lo sviluppo; il leccio comunque possiede una buona capacità ricenerativa attraverso l’emissione di polloni.