Le prime esperienze patriottiche di Tarantini

Le prime esperienze militari, se non patriottiche, del nostro garibaldino, in base all’orazione funebre, pronunciata durante i funerali di Tarantini, da tale Gavino Oggiano, operaio nel Regio Cantiere militare maddalenino, si riferiscono all’età di diciotto anni; ciò indurrebbe a pensare ad una sua partecipazione ai fatti d’armi di quel periodo, in particolare alla spedizione sabauda in Crimea nel maggio del 1855, forse arruolato nella Regia Marina Sarda.
Tale ipotesi viene però smentita da ricerche effettuate presso l’Archivio di Stato di Sassari; infatti, nelle Liste di Leva della Comunità della Maddalena (Mandamento della Maddalena), emerge che Angelo Tarantini fece domanda di esenzione alla chiamata alla leva con la motivazione « per essere figlio unico di madre vedova »; la formazione di detta lista venne “chiusa” dall’allora Sindaco Nicolao Susini, fratello del citato Francesco, in data 26 febbraio 1855. Tale domanda ebbe esito favorevole, come risulta dalla successiva Lista di Estrazione del Mandamento della Maddalena, per la leva dell’anno 1857, nel cui registro Tarantini figura « esentato per esser figlio unico di madre vedova a senso dell’art. 86 della Legge sul Reclutamento ».
La riprova che Angelo Tarantini non fece parte della Regia Marina perviene inoltre sia da un controllo effettuato presso l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore Marina Militare, nei cui archivi non risulta alcun Angelo Tarantini con i dati anagrafici ascrivibili al nostro garibaldino, sia dalla verifica effettuata presso l’Archivio di Stato di Torino, l’allora capitale del Regno di Sardegna, circa un suo arruolamento, come quello di gran parte dei giovani maddalenini di quel periodo, nella Marina preunitaria. Un’ulteriore documentazione presente nelle Civiche Raccolte Storiche di Milano, inerente i partecipanti alle vicende risorgimentali provenienti dall’isola di Maddalena, attesta ben quattro Tarantini, fra i quali il nostro garibaldino, per il quale è indicata la sola partecipazione all’impresa dei Mille.
Nel dettaglio la documentazione presenta:
Antonio Tarantini di Salvatore, capo cannoniere Regia Marina, campagne di guerra 1855/1856, 1860/1861 e 1866;
Raimondo Tarantini di Salvatore, marinaro di seconda classe Regia Marina, campagne di guerra 1848 e 1849 (in un censimento del 1856 del comune di Genova risulta già deceduto e padre di un figlio nato nel 1850);
Salvatore Tarantini di Antonio, nocchiere di seconda classe Regia Marina, campagne di guerra 1866 (sempre nel censimento genovese del 1856 risulta celibe);
Angelo Tarantini di Giuseppe, dei Mille, campagne di guerra 1860.
Ad essi va aggiunto infine il già citato Domenico Tarantini, maresciallo veliere, figlio di Antonio. Da questo quadro emerge come ben quattro cugini di Angelo Tarantini, provenienti dagli altri due rami maschili presenti a La Maddalena, si arruolarono nella Regia Marina Sarda, proseguendo poi la loro carriera in quella italiana, a conferma di una scelta militare che all’epoca coinvolse anche gruppi sociali, quali i pescatori, in origine ben lontani da quel mondo; di riscontro si palesa come il nostro garibaldino non abbia seguito tali orme.
Appurata la scelta di vita “civile” di Angelo Tarantini, le succitate liste di leva risultano importantissime anche per un altro aspetto; esse, infatti, ci attestano la sua professione, ossia quella di marinaio mercantile; inoltre, nel primo registro, quello del 1855, viene indicata come residenza l’America, seppure genericamente, mentre nel secondo, quello del 1857, la residenza è riportata alla Maddalena.
Queste notizie convengono con i ricordi familiari ed in particolare con una testimonianza fotografica fornitaci dagli eredi Tarantini: è infatti in loro possesso un’immagine, in verità una lastra, che mostra un giovane Angelo Tarantini (parrebbe ventenne), con indosso una divisa della marineria mercantile; tale fotografia è attestata nei ricordi dei discendenti come eseguita a Montevideo in Uruguay, ulteriore conferma di quanto riportato nei registri della leva.
Tarantini quindi, intorno ai vent’anni, trascorse un periodo sudamericano; è d’uopo ricordare che nel 1854/1855, gli anni in cui egli era “diciottenne”, il quadro storico dell’America Latina vedeva la Repubblica uruguayana liberata nel 1851 dal lungo assedio della sua capitale portatogli dal dittatore argentino Juan Manuel de Rosas; in quell’assedio determinante era stato il contributo della Legione Italiana, costituitasi a Montevideo e guidata da Garibaldi sino al 1848 e poi, dietro suo incarico, dal colonnello maddalenino Antonio Susini Millelire, figura quest’ultima di rilievo negli ambienti politico-militari del paese, caratterizzati da una situazione di perenni lotte interne.
Tarantini conosceva sicuramente l’influente famiglia maddalenina dei Susini; l’importante posizione rivestita dal colonnello Antonio Susini al servizio dell’Uruguay sin verso il 1855 e dal 1856 in Argentina, chiamatovi dal Governatore di Buenos Aires al comando della Legion Valiente (composta sempre da italiani e guidata in precedenza dal mazziniano Silvino Olivieri), in una guerra civile che vedeva l’autonomia ed il separatismo della capitale, minacciata dalle forze confederate del generale Justo José Urquiza (espressione delle province argentine e dei suoi grandi proprietari agrari), potrebbe aver avuto un ruolo negli accadimenti della vita colà svolti dal nostro garibaldino. A tale riguardo un contributo fornitoci dall’Asociación Cultural Garibaldina de Montevideo, inerente la ricerca effettuata presso l’Archivio General de la Nación (Archivio di Stato) della capitale uruguayana, a causa della ristrettezza dei documenti correlati al censimento della popolazione circa tale periodo, non ha conseguito alcun dato ufficiale sulla presenza di Tarantini a Montevideo.
Come riferito dai registri della leva, nell’arco del 1857, se non l’anno prima, Tarantini riportò la residenza alla Maddalena continuando a svolgere la professione di marinaio mercantile e, nell’approssimarsi al momento cruciale della sua vita, cioè la partenza della Spedizione dei Mille, è verosimile che possa essersi trovato per motivi di lavoro nel maggio del 1860, in Liguria a Genova principale centro commerciale e navale del regno, o nei pressi di Quarto, e quindi aver preso la decisione, spinto da motivi contingenti se non ideali o patriottici, di partire al seguito di Garibaldi.
Tale versione iniziale, che citiamo per dovere di cronaca, è stata confutata, da quella riportataci dalla famiglia degli attuali eredi Tarantini.
Come già detto Garibaldi, ritornato dall’esilio sudamericano, con i suoi risparmi e con i denari ereditati dal fratello Felice, morto nel 1855, aveva acquistato con contratto in data 29 dicembre 1855 circa la metà dell’isola di Caprera, dimorandovi per circa tre anni, dal 1856 sino al febbraio del 1859, impegnandosi nella costruzione della sua dimora e dedicandosi alla coltivazione di parte del proprio terreno; in tale periodo tenne comunque rapporti con il movimento patriottico e contatti con la vicina isola della Maddalena, ove aveva numerosi amici su cui poter contare, primi fra tutti la famiglia Susini, in quegli anni Garibaldi maturò il convincimento dell’imprescindibilità dell’alleanza con Casa Savoia al fine di raggiungere l’unità nazionale degli Stati italiani, mentre la sua adesione alla Società Nazionale attesta il suo atteggiamento nei confronti dell’allora unica monarchia istituzionale presente nella penisola.
Verosimilmente fu in tale momento che, secondo la famiglia degli attuali eredi, iniziò e si mantenne il collegamento con Garibaldi da parte di Tarantini, determinando le sue scelte politiche, l’adesione alla causa nazionale e più in generale gli avvenimenti della sua vita; non è inverosimile che l’iniziazione e la maturazione dei suoi sentimenti patriottici possa essere scaturita dalla vicina presenza e dal contatto con il grande italiano.
Sui tempi e sui modi della partecipazione di Angelo Tarantini alla causa nazionale è importante seguire il filo dei ricordi dei suoi eredi, con tutte le cautele che tali testimonianze richiedono: nella seconda metà degli anni ’50 e comunque a cavallo del 1860, secondo le parole dei discendenti, Angelo Tarantini si impegnò a promuovere nel territorio del comune di Thiesi, in modo cauto e con mille attenzioni, attività di proselitismo per la causa italiana.
Per esplicare meglio i fatti, è necessario osservare le scelte personali che Angelo Tarantini compì dopo la Spedizione dei Mille. Nella seconda metà del 1862, esattamente l’11 novembre, egli firmò una procura notarile a La Maddalena, per mano del notaio Gerolamo Sircana, con la quale nominò tale Antonio Lombardi fu Francesco, a rappresentarlo in sua vece per celebrare il matrimonio con la thiesina Antonina Fadda.
Uno zio materno di questa, Gavino Chighine, fratello della madre, si era sposato qualche anno prima con la maddalenina Adelaide Tarantini figlia di Antonio, fratello del padre di Angelo e quindi cugina del nostro garibaldino; da tale coppia risultano nati, presso i registri parrocchiali di Thiesi sei figli tra il 1856 e il 1872. Il personaggio di Gavino Chighine riveste una particolare importanza: egli era un funzionario dello Stato, delegato di Pubblica Sicurezza, (forse un carabiniere) e in questa veste probabilmente fu presente a La Maddalena ove conobbe la futura consorte.
Sulla presenza a La Maddalena di un distaccamento delle forze dell’ordine, e ancor più sull’esistenza di un controllo da parte dell’autorità politica su un personaggio quale Garibaldi e i garibaldini presenti nell’arcipelago, si ha conferma da un epistolario riguardante proprio l’Eroe nizzardo; in tale epistolario pubblicato sull’Archivio Storico Sardo è presente, in particolare, una lettera inviata da Cagliari dal Generale dei Carabinieri in Sardegna Antonio Massidda al Maggiore dei Carabinieri cav. Ignazio Sanjust di Teulada, Comandante la Divisione di Sassari, dalla quale si evince la decisione di potenziare la Suddivisione (così allora si identificava l’attuale Stazione dei Carabinieri) della Maddalena inviando quattro carabinieri, distaccati a Tempio ove erano in soprannumero, presso il presidio maddalenino, già al completo, arrivando con essi ad un totale di dieci uomini. A questa lettera, rispondeva il Maggiore Sanjust, comunicando che avrebbe dato le opportune istruzioni al Maresciallo Bachisio Tanchis incaricato della missione su Caprera.
Sulla probabile attività di delegato di Pubblica Sicurezza del Chighine, incarico sostanzialmente di controllo dell’ordine pubblico se non direttamente di repressione, si è riscontrata la presenza nel comune di Bonorva, distante circa una dozzina di chilometri da Thiesi, di un delegato di Pubblica Sicurezza di nome Chighini, menzionato in un atto deliberativo emanato dal Sindaco di Bonorva in data 13 aprile 1856, relativo all’ubicazione di un sito in cui far sorgere il nuovo cimitero comunale; sull’idoneità di tale sito e sugli aspetti di carattere generale connessi a tale intervento, veniva subordinato il parere positivo « al previo opportuno concerto del delegato di Pubblica Sicurezza Chighini e di quello dei medici esistenti »; la data del documento si accosta a quella della nascita del primogenito di Gavino Chighine avvenuta a Thiesi due mesi dopo, a conferma quindi di un suo possibile trasferimento di servizio dalla Maddalena all’area thiesina.
Sulla funzione pubblica da lui svolta, si trova conferma a Thiesi sia in una delibera di Consiglio Comunale del 1872, in cui si fa riferimento alle dimissioni del signor Gavino Chighine dalla carica di Tesoriere speciale di questo Comune, sia nel suo atto di morte, di cinque anni dopo, trascritto nell’Anagrafe comunale, ove risulta Pensionato dello Stato.
L’influenza del matrimonio di Chighine con Adelaide Tarantini, rappresenta un dato determinante nella scelta thiesina di Angelo Tarantini; esso infatti è l’unico anello di collegamento che possa giustificare il legame fra lui, il comune di Thiesi e l’attività patriottica che egli decise di svolgervi negli anni precedenti la Spedizione dei Mille; nel merito non è forse azzardato pensare che Tarantini, instauratasi una parentela col Chighine, persona comunque preposta ad una pubblica funzione, possa aver motivato così la sua decisione di indirizzare il proprio impegno patriottico in un territorio dove, oltre ad aver un collegamento di carattere parentale, poteva eventualmente confidare su un controllo non proprio stretto sulle sue missioni di proselitismo; è noto, infatti, come i volontari garibaldini fossero comunque tenuti sotto sorveglianza dalle autorità di polizia.
Sulla sua presenza a Thiesi nei periodi precedenti la Spedizione, un ulteriore riscontro viene da un diario, già citato nella presentazione di questo libro, tenuto dal predetto livornese Carlo Andrea Pacini, garibaldino dei Mille, imbarcatosi a Quarto con il gruppo dei volontari livornesi comandati da Giovanni Jacopo Sgarallino. Il Pacini, al momento della partenza da Genova, incaricato di tenere un archivio riportante le possibili notizie sui volontari, riferendosi ad Angelo Tarantini, precisava che egli, nativo dell’isola della Maddalena, risiedeva a Thiesi ove possedeva una bottega, la quale per le considerazioni sopra espresse, condotta da un giovane di ventiquattro anni ormai introdotto nel movimento patriottico, potrebbe considerarsi una comoda copertura della sua reale attività.
Una decisiva conferma dell’attività di proselitismo, viene dalla figura del volontario thiesino Francesco Fadda; questi era fratello della futura moglie di Angelo Tarantini e, secondo i racconti familiari, allorquando in tutto il regno piemontese fervevano i preparativi per la Seconda Guerra d’Indipendenza contro l’Impero Austriaco, partì con Tarantini per arruolarsi fra i volontari, senza fare più rientro nella propria città. Tale narrazione ha purtroppo avuto la sua tragica conferma: Francesco Fadda, infatti, inquadrato nel 14° reggimento fanteria come soldato semplice, perì il 24 giugno 1859 in combattimento nella nota battaglia di San Martino, l’epico scontro che si estese verso le località di Madonna della Scoperta e Solferino, comportando a fine giornata, fra gli schieramenti franco-piemontese ed austriaco, il triste bilancio di circa ventisettemila tra morti e feriti.
Nell’elenco dei combattenti, nella campagna di guerra del 1859, risultano presenti altri thiesini, ovvero: Giuseppe Musinu di Leonardo, soldato nel reggimento Novara Cavalleria e Francesco Musinu di Giacomo, soldato scelto nell’8° reggimento fanteria. Nella battaglia di San Martino compaiono altri soldati originari di Thiesi, inquadrati nello stesso reggimento di Francesco Fadda e, probabilmente, partiti insieme a lui e Tarantini: Salvatore Contini di Gavino, Pietro Peralta di Francesco e Antonio Dongu di Andrea (in effetti, la signora Pasqualina Tarantini, nipote del garibaldino, ha ribadito che da Thiesi, per arruolarsi nell’esercito, partirono in cinque); allo stesso combattimento, inquadrati nel corpo dei bersaglieri, parteciparono i thiesini Pietro Chessa Sanna di Giovanni, con il grado di sergente, il quale ottenne una menzione d’onore e la Medaglia commemorativa francese per la Campagna d’Italia e Salvatore Chessa Tanca di Antonio, soldato rimasto ferito durante i combattimenti; infine, sempre nel suddetto 14° Reggimento Fanteria, in qualità di maggiore, è presente il maddalenino Agostino Azara, figlio di Pietro, ferito orribilmente al volto nella battaglia di San Martino e che nel citato elenco nominativo dei partecipanti alle guerre d’indipendenza figura anche nelle precedenti campagne del 1848 e del 1849.
È giusto ricordare come le sanguinose battaglie di San Martino, Solferino e Madonna della Scoperta, portarono con loro una conseguenza positiva; in seguito a quell’immane macello, su iniziativa del filantropo svizzero Jean-Henri Dunant (1828/1910), ebbero inizio una serie di proposte che si concretizzarono nella Conferenza di Ginevra del 1864, da cui scaturì l’istituzione della benemerita Croce Rossa. Angelo Tarantini non figura presente nell’elenco predetto fra i combattenti del 1859.
E’ d’uopo rimarcare come i volontari che parteciparono ai fatti della Seconda Guerra d’Indipendenza furono migliaia, oltre cinquantamila giovani; essi vestirono spontaneamente la divisa, fornendo un personale contributo alla sconfitta dell’egemonia austriaca sulla penisola italiana, in quella che fu senza dubbio la più grande manifestazione di adesione popolare di tutto il Risorgimento Italiano.
L’afflusso dei volontari in Piemonte nei primi mesi del 1859 fu possibile grazie anche a quell’inscindibile legame fra l’aspirazione all’indipendenza ed alla libertà ed il desiderio di un mutamento di condizioni economiche, dipendente e strettamente collegato alle motivazioni ideali: il Piemonte in quel momento rappresentava il futuro, l’innovazione contro la conservazione e l’immobilismo del dominio austriaco; certamente non tutti quelli che partirono erano consapevolmente motivati, tanti lo diventarono per un progressivo coinvolgimento; del resto, la generale eccitazione che si riscontra negli scritti, nelle lettere e nelle canzoni popolari di quei mesi non rimase senza conseguenze e a tutti apparve evidente che si stesse attraversando un momento storico da vivere, non necessariamente con consapevolezza, ma comunque fondamentale per il contingente e per il futuro.
Francesco Fadda e, verosimilmente anche Angelo Tarantini, furono fra questi e come molti artigiani, operai, studenti vissero questo momento con una grande spinta emotiva che trovò il suo giusto premio nella vittoria sulle truppe austriache e la conseguente annessione della Lombardia al Regno sabaudo.
Non si son trovati riscontri neppure circa un’eventuale partecipazione di Angelo Tarantini nei volontari garibaldini del Corpo dei Cacciatori delle Alpi; sui componenti questo importante gruppo di volontari, infatti, non esistono elenchi minuziosi ma solo innumerevoli diari, piccoli studi di reduci, che spesso contengono i nomi degli appartenenti ad un battaglione o ad una compagnia; per quelli che perirono o rimasero feriti esistono delle annotazioni; di contro, per coloro che rimasero illesi, spesso non esiste alcun tipo di riferimento. La partecipazione del Tarantini a tali fatti d’arme è comunque presente nei ricordi degli eredi e, in particolare, della nipote vivente, Pasqualina Tarantini; è lei ad affermare che il nonno partecipò alla Seconda Guerra di Indipendenza con Francesco Fadda, fatto in ogni modo plausibile: coetanei, entrambi del 1836, erano legati da una sicura amicizia e di lì a tre anni sarebbero diventati cognati. Oltre questo però, nulla può essere aggiunto.

Anonello Tedde e Gianluca Moro