Le specializzazioni del lavoro, i trasportatori

Padroni di carri a buoi, caricavano e trasportavano i massi rifiniti dalle cavette e dai punti non serviti dai binari fino alla banchina per l’imbarco. Fra questi il più vecchio, arrivato prima del 1900 era Cerruti Giovanni, ligure; seguirono poi Cambedda Antonio, Chinelli Bastianino, Sorba Mattia, Ferrandicco [?], Marielli Antonio Fasgiulì.
Prima dell’acquisto della locomotiva, il granito era trasportato, all’interno del perimetro di cava, con i carrelli guidati a mano: un manovale, dopo aver caricato i conci, avviava il carrello che prendeva velocità nel percorso in discesa e che poteva essere frenato nelle curve; succedeva a volte che la velocità eccessiva o la non corretta curvatura dei binari facessero sbalzare fuori conducente e massi con conseguenze che però non furono mai mortali.
Il trasporto dalle cave esterne rimase sempre affidato ai carri matti, bassi e larghi, con strutture pesanti e ruote robuste, trainati da buoi e, raramente, da cavalli. Alla SEGIS appartenevano due cavalli: Balilla, un baio molto forte da tiro e Morello, irrequieto e vivace, attaccato normalmente al calesse del padrone. Dei due si interessava un dipendente della cava, Molinari Giovanni, sellaio piacentino che aveva precedente esperienza di cavalli alla Maddalena per essere stato alle dipendenze di de Mutti, proprietario di una avviata azienda di taxi-calesse con sede in piazza Renedda, nel chiosco attualmente occupato dalla tabaccheria Dini.

Giovanna Sotgiu – Co.Ri.S.Ma