Luca Ferrandico vicario perpetuo

Così, per non acuire i malumori, il Vescovo nominò, col titolo di vicario perpetuo dal 21 agosto 1824, Luca Ferrandico come avevano richiesto i maddalenini che lo avevano definito “stimato viceparroco, (che) ha servito gratis con pubblica e generale soddisfazione sì nell’amministrazione dei sacramenti che nell’assistenza degli infermi, insegnamento dei scolari e del catechismo, uomo di ottimi costumi di vita regolata ed esemplare“. Ferrandico non doveva essere giovanissimo visto che, prima di arrivare a La Maddalena come viceparroco nel 1810, aveva già trascorso circa 20 anni a Tempio. Nel 1813 aveva assunto il compito di precettore privato per 20 bambini (logicamente solo per i maschi, le femmine non godevano di tanta considerazione) con un impegno quotidiano mattina e sera, tranne i giovedì e le feste comandate. I sedici genitori contraenti si impegnavano a pagare, in totale, 133 scudi all’anno, a provvederlo di una abitazione decente per “fare la scuola” e “come alloggio di esso maestro”, e a fornirgli un pane una volta alla settimana. A giudicare dagli apprezzamenti successivi espressi su di lui dal Consiglio Comunitativo, le famiglie degli alunni erano soddisfatte del suo insegnamento.

Ferrandico, che abbiamo visto rivestire un ruolo importante nell’affare della cappella di Pietro Azara, morì improvvisamente nel luglio del 1829, lasciando un gran disordine nella gestione della parrocchia. Dal Capitolo di Tempio Giovanni Battista Biancareddu, a nome del fratello Vicario Generale, si preoccupava di porre riparo alle sue negligenze nominando subito un nuovo priore, nella persona del suo compare Giovanni Battista Millelire al quale affidava diversi compiti: da quello pratico immediato di far imbiancare la casa canonica rimasta “alquanto in disordine”, a quello molto più complicato di risolvere i rapporti con gli eredi del Parroco.

Con la morte di Ferrandico si ripresentava il problema della sua sostituzione, aggravato dal fatto che, in quel momento non vi erano a La Maddalena vice parroci in grado di assumere l’incarico. Il Consiglio Comunitativo fece un tentativo per ottenere il ritorno di Giovanni Battista Biancareddu, almeno provvisoriamente, ma da Tempio il Vicario generale Antonio Biancareddu rispondeva, con amabilità e affetto ma anche con fermezza, che malgrado i due fratelli fossero “nella buona volontà di far tutto il bene possibile ad un popolo che ci è tanto caro, tuttavia non posso trovare il modo di conciliare una provisione temporanea, e per alcuni mesi, con l’ufficio che ora cuopre il canonico Biancareddu che non li permette altra lontananza che quella portata dalle leggi”. Fin che Dio aveva voluto essi avevano servito in quella parrocchia, ma in quel momento dovevano ubbidire alla divina provvidenza “senza mai dimenticare da lontano quell’amato gregge”. Il periodo di incertezza durò due anni in cui la conduzione della parrocchia si legò a quella della scuola normale creando situazioni antipatiche, a volte paradossali.

Giovanna Sotgiu – Co.Ri.S.Ma