Maddalenini, oziosi e indolenti

Maddalenini, oziosi e indolenti

Dire che i maddalenini fossero, nel passato, in grande maggioranza marinai è un assunto facilmente verificabile nei documenti d’archivio così come nella memoria degli isolani, Non si può certo contestare la loro preferenza per il mare, testimoniata dalle prove di ottimo servizio sulle navi del Re, dall’entusiasmo nell’accorrere volontari per rintuzzare gli attacchi dei barbareschi, da tanti atti di valore, dalla presenza di Cala Gavetta di una miriade di gondole, tartane, buoi usati per il commercio da piccoli padroni marittimi locali.

Ma dire che essi preferirono patire la fame, vivere in misere condizioni, incrociare le braccia in attesa di potersi imbarcare piuttosto che “abbassarsi” a esercitare altri mestieri per guadagnarsi da vivere, lascia un po’ sconcertati soprattutto per il giudizio negativo che ne consegue. Se poi tale affermazione viene da un protettore dei maddalenini, sempre pronto ad aiutarli in tutte le occasioni come l’ammiraglio Des Geneys, allora la cosa assume un’altro valore e vale la pena di approfondirla.

Per tutto il tempo in cui il Barone rimase alla Maddalena, ma anche in seguito, quando a Genova assunse cariche prestigiose, egli non smise di preoccuparsi del destino della popolazione isolana e di aiutarla in tutti i modi. Pensiamo solo all’interessamento per la concessione di nuovi terreni agricoli al Parau (Palau), agli interventi presso il Governo perché fossero concesse le paghe arretrate o le quote di spettanza derivanti dalla vendita di prede, alla soluzione dello spinoso problema rappresentato dal Corpo Franco, all’aiuto concreto e consistente per l’edificazione della Chiesa, al successivo invio dell’altare maggiore e delle lastre per il pavimento, alla creazione della cappella di San Giorgio, al lascito attraverso l’istituzione di di un censo sulle proprietà della Padula, per garantire la manutenzione della cappella e contribuire al sostentamento del Parroco.

Tutto ciò i maddalenini lo ricambiavano con manifestazioni di affetto e di fiducia, considerandolo un loro Padre, fieri di poterlo “chiamare con si dolce nome… ricorrendo come figlio a suo padre… al paterno consiglio”. E approfittando della benevola disposizione. ricorrendo un lui per ogni difficoltà seria o immaginaria che fosse. Nel 1831 la situazione della quale si lamentavano con il loro protettore era la solita, e solite erano anche le argomentazioni attraverso le quali chiedevano aiuto: povertà diffusa, terreno sterile che non garantiva frutti, inimicizia preconcetta da parte dei tempiesi che accusavano gli isolani di contrabbando e mettevano ostacoli alle loro “giuste” rivendicazioni, assenza degli uomini impiegati, assenza degli uomini impiegati nel servizio di Marina costretti a “pagare sino d’un soldo di patate che i figli e mariti che sono al Regio Servizio mandano ai loro poveri ed afflitti genitori e mogli” A nome della comunità il Sindaco chiedeva, un po’ sfacciatamente, l’aiuto di un Des Geneys per ottenere dal governo una misura eccezionale quale l’esenzione dei diritti di dogana.

La risposta de Barone, come al solito molto precisa, circostanziata e piena d’affetto, conteneva però anche considerazioni severe che sferzavano impietosamente gli isolani per i loro comportamenti. 

Dopo aver contestato la bontà delle richieste, aggiungeva infatti: “Ciò permesso rendesi necessario ad altri mezzi onde migliorale la situazione di codesti abitanti; ma io son di parere che l’indolenza da cui naturalmente son dominati sia la vera cagione della miseria in cui si trovano, mentre se non fosse così potrebbero dedicarsi alla pesca del corallo, che permettono venga fatta da esteri anche nei mari dell’isola, si potrebbero impiegare nelle tonnare, e specialmente nelle saline, tra partito dalla pesca del pesce per lo smercio dell’isola e infine procacciarsi in altri modi i mezzi di sussistenza invece di starsene oziosi e lasciare che anche i loro bastimenti vengano scaricati dai condannati e dai soldati, credendosi disonorarsi di esercitar altro mestiere che quello del marinaro esclusivamente. Queste sono le riflessioni che in tutta coscienza devo farle presente e che si dovrebbero insinuare negli abitanti di codesta isola, stando a cure e benessere e prosperità. Da canto mio si accerti che proverò sempre una grande soddisfazione ogni qualvolta potrò contribuire al vantaggio di codesta isola….” 

Ineccepibili anche se dure, le argomentazioni e il tono di Des Geneys: proprio come un padre riprendeva i maddalenini, per correggerli, come un padre dei figli un po’ viziati.