Mauro Morandi, il custode di Budelli

Nel luglio del 1999, quando iniziammo a lavorare come guide ambientali del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena presso la Spiaggia Rosa, sapevamo che la vecchia casa dietro la spiaggia era abitata da un custode di nome Mauro, che si occupava dell’isola per conto della società proprietaria. Di lui si diceva che avesse deciso, improvvisamente, di abbandonare Modena, ed il suo lavoro da insegnante, per vivere da eremita su un’isola deserta. Ma l’impressione era che nessuno, al tempo, conoscesse realmente la storia di quell’unico abitante di Budelli.

Dopo cinque anni a stretto contatto con Mauro, nel momento stesso in cui abbiamo deciso di scrivere questo libro, ci è parso scontato rivolgerci a lui non solo in qualità di profondo conoscitore dell’isola, ma anche, e soprattutto, in qualità di protagonista di un’esistenza singolare.

Durante una serie di incontri avvenuti a Budelli alla fine dell’estate 2003, Mauro ci ha rilasciato una lunga intervista in cui si racconta e, indirettamente, offre un’immagine semplice e autentica della “sua” isola.

Mauro, vivi qui da quattordici anni, raccontaci come sei arrivato.

In catamarano. Era il 1989 e con me c’erano Silvana, la mia compagna che adesso vive a Modena, ed altri tre amici, tra i quali Federico, uno skipper come me. Dovevamo raggiungere l’Arcipelago per effettuare un charter tra le isole e, appena arrivati, siamo venuti qui a Budelli per fare un sopralluogo e portare a Giorgio, l’ex custode di Budelli, i saluti di un suo vecchio amico che avevamo conosciuto la settimana prima della partenza. Tutto fu molto casuale! Giorgio, dopo averci mostrato la casa, si fece improvvisamente serio e disse: devo andare via subito di qui. Ragioni sentimentali!

Qualcuno di voi se la sente di sostituirmi? Uno stipendio da operaio in cambio di un’isola deserta. Accettammo tutti e cinque nel giro di poche ore. Da quel giorno sono trascorsi appunto quattordici anni e sono tornato a Modena per non più di un paio di volte l’anno.

E Silvana? E il resto della compagnia?

Purtroppo le cose andarono subito male. Tra il 6 e il 7 di luglio del 1989 siamo stati sorpresi da una burrasca, il catamarano riportò gravi danni allo scafo e la crociera fu annullata. Finita l’estate, due della compagnia tornarono in città, Silvana restò qui fino a novembre mentre io e Federico decidemmo di vendere il catamarano e trascorrere tutto l’inverno sull’isola.

Federico non lo abbiamo conosciuto, chi era?

Non lo avete conosciuto perché è molto dieci anni fa, prima che iniziaste a lavorare sull’isola. Era un giovane innamorato di Budelli, un formidabile osservatore: conosceva 1’isola palmo a palmo. Trascorreva intere giornate esplorando le isole o sulla tavola da surf. Quando c’erano ospiti, passava la notte su un’amaca dentro la vedetta di Monte Budello: era un solitario, un introverso, un ragazzo buono. Un ictus lo ha colto inspiegabilmente una notte d’agosto al1’età di 33 anni.

Prima di fare lo skipper, insegnavi ginnastica a Modena; cosa ti ha spinto, e cosa ti spinge, ancora, a vivere da solo su un’isola deserta?

Vivo qui perché ci sto bene! Dopo la morte di Federico, ho attraversato una brutto periodo; Silvana insisteva perché tornassi a Modena, e non nascondo di essere stato, più volte, sul punto di mollare tutto e tornare in città. Mi ha trattenuto il fatto che, ai dubbi e alle paure di quel primo anno da solo, si contrapponeva uno stato d’animo inspiegabilmente sereno. Questo è il vero motivo che mi trattiene qui.

Raccontaci come trascorri il tempo.

Mi sveglio alle 8.30 e vado a dormire prima di mezzanotte. Come sapete, devo occuparmi delle manutenzioni alla casa, fare i sopralluoghi anche per controllare chi arriva sull’isola e con quali intenzioni, e devo tenere in buono stato i sentieri dell’isola. Quindi, per tutto il giorno, svolgo il mio lavoro di custode contemporaneamente a tutta una serie di piccole attività legate alla vita quotidiana e alla organizzazione stagionale. Riesco comunque ad avere molto tempo libero, durante il quale leggo, seguo la televisione, ascolto musica, passeggio, raccolgo funghi, vado a pesca, mi dedico alla cucina…

Una vita di semplice sopravvivenza insomma, ma colma di piccoli e grandi piaceri. Ma la cosa più importante, ciò che fa la differenza, è che qui ho un rapporto sereno con il tempo, con l’ambiente, con il lavoro. Leggo con gusto, cucino volentieri, mi concentro senza sforzo. È per questi sentimenti e queste certezze che sono convinto di aver fatto la scelta migliore!

Quale stagione preferisci?

Durante l’estate c’è un tale caos in tutto l’Arcipelago che i riflessi si avvertono anche qui sulla Spiaggia Rosa. In primavera e in autunno il clima mite mi permette lunghe passeggiate e qualche escursione nelle isole vicine. Però e l’inverno, nonostante la vita si svolga necessariamente nei pressi della casa, che offre gli spettacoli più emozionanti. Durante le burrasche di grecale, il mare arriva fino alla veranda di casa e l’isola diventa come una grande nave. Il giorno dopo, al risveglio, trovo la spiaggia senza sabbia e ricoperta di sassi.

Un ricordo particolare legato al brutto tempo?

Si, ricordo la notte in cui la nave Monte Stello andò ad incagliarsi sugli isolotti dei Barrettini. Ricordo soprattutto una cosa, con certezza: quando avvenne l’incidente non c’era vento; il vento si e alzato verso le quattro del mattino, un paio d’ore dopo l’impatto. Il frastuono metallico della scafo che sbatteva contro gli scogli mi ha svegliato. Ho seguito con il binocolo e il VHF, dalla collinetta dietro la casa, tutte le operazioni di soccorso della Capitaneria italiana e francese. Ci tenevo a dirlo, perché sia i giornali che le persone con le quali ho parlato dell’episodio sono convinte del contrario, e cioè che la nave sia finita sugli scogli a causa del vento: ripeto, il vento si e alzato un paio d’ore dopo. Sono convinto che su quella notte di Capodanno non sia stato detto tutto! Forse non c”e niente da nascondere, ma credo sarebbe interessante approfondire la questione.

E cosa sarebbe successo se ci fosse stata una petroliera?

Che tipo di rapporti hai con le altre isole dell’Arcipelago?

Quando il tempo e buono, navigo spesso tra le isole. La marmellata che state mangiando è fatta con i corbezzoli di Spargi: le “baghe baghe”, come le chiamate in dialetto, a Budelli non ci sono. In primavera spesso vado a passeggiare tra la macchia bassa di Razzoli o passo a trovare Pietro, il pastore di Santa Maria. Caprera non la conosco. La Maddalena la frequento poco: fino a qualche anno fa ci andavo spesso per fare la spesa, ma, da quando gli amici mi vengono a trovare con le sigarette e le provviste, ci metto piede solo il giorno prima della partenza per Modena. Non so se sia un bene o un male, ma non ho praticamente rapporti né con la comunità né con le istituzioni dell’Arcipelago.

Mauro, come vivi la solitudine?

Riesco a tenerla a bada! Per Silvana, la mia compagna, è inconcepibile che io viva su un’iso1a deserta. Non accetta 1’idea che si possa trascorrere l’inverno qui senza soccombere alla solitudine. Si preoccupa talmente di possibili depressioni che, a volte, prima di partire per Modena, mi lascia un elenco di libri che, secondo lei, dovrei evitare perché accentuano i pericoli dell’iso1amento. Non crede che io possa stare bene. Eppure sa benissimo che non vivo sempre solo. Due mesi l’anno torno a Modena e, quando sono qui a Budelli, lei viene a trovarmi prima e dopo l’estate, ci vediamo almeno quattro mesi l’anno. Inoltre, anche se troppo raramente, vengono a farmi visita le mie figlie e un caro amico di Modena. C’è da dire poi che, nei fine settimana di sole, ho la sicura compagnia degli amici maddalenini.

Sappiamo che hai qualche problema di salute: ritieni di correre rischi particolari vivendo qui da solo?

Il diabete, perché di questo si tratta, è per il momento sotto controllo. L’unica volta in cui ho rischiato seriamente e accaduto quando, raggiunta la vetta di Monte Budello, mi sono reso conto di non avere portato né viveri né medicinali. Fortunatamente sono riuscito a raggiungere la casa prima di essere colto dalla crisi. Ma a parte quest’unica disattenzione, ritengo di non correre rischi particolari, non più di quelli che correrei in città. Basti pensare che la motovedetta che ha soccorso Federico la notte della sua morte ha impiegato circa 40 minuti, lo stesso tempo che impiegherebbe un’ambulanza a raggiungere una casa nella campagna modenese.

Budelli, comunque sia, mi fa star meglio in termini complessivi ed ho tutta l’intenzione di restarci il più a lungo possibile.

Ti sei mai interessato di politica?

Non ho mai militato, se e questo che intendete. Ho frequentato in maniera piuttosto superficiale gli ambienti “rossi” del modenese, ma il mio interessamento è sempre finito prima di avere rapporti con istituzioni e partiti. L’unica volta che ho parlato di politica in pubblico e stato durante una festa dell’Unità e, per la verità, l’ho fatto in stato di semi-ubriachezza. Sono salito sul palco, ho raccolto il microfono da terra e ho detto a gran voce che le feste dell’Unità non servivano a niente. Dissi: i partiti non hanno più la capacità di rappresentare i bisogni della gente perché non conoscono i giovani, i loro problemi e i problemi delle loro famiglie. Ricordo ancora le parole, ma è passato molto tempo. Ora mi ritengo un “anarca”, un individualista, un cinico!

Un giorno ci hai detto: Se avessi soldi, comprerei Budelli… Cosa volevi dire esattamente?

Budelli, due anni fa, e stata sul punto di essere venduta all’asta e io avrei dovuto cambiare “padrone”. Ma questo, di per sé, non sarebbe stato un problema e non è per questo motivo che ho detto che comprerei Budelli. La verità è che sono convinto che un “ricco” non dovrebbe possedere un’isola e meno che mai una come questa! Ho maturato la mia idea quando è venuto a trovarmi il figlio di un imprenditore lombardo interessato all’acquisto di Budelli. Sembrava che il giovane si trovasse bene sull’isola, che ne apprezzasse le atmosfere e riuscisse persino a goderne i silenzi. Decantò per giorni e giorni la bellezza di Budelli ma poi, al momento della partenza, mi guardò e, cambiando tono di voce, disse: Caro Mauro, se mi fanno costruire tre mila metri cubi di cemento, ti prometto che la compro io quest’isola. Pensai: ma allora, non ha capito niente… Avete idea quale orrore sarebbero tremila metri cubi di cemento su queste dune, tra questi ginepri?

Parzialmente tratto da “La spiaggia rosa e l’isola di Budelli. Guida naturalistica e storica” di Marco Leoni, Fabio Presutti, Luca Bittau