Medaglie scomparse

Nel 1820 in una lettera intercorsa tra il viceré di Sardegna Thaon Revel e l’allora Comandante del Porto di La Maddalena Domenico Millelire venivano richieste precise notizie sulla carriera degli ufficiali in servizio nei porti ” …..dovendosi dal Ministero di Marina addivenire alla formazione della matricola per gli ufficiali dello Stato Maggiore de’ porti col mezzo dei ruoli, e mancando in essi ad alcuni impiegati di quella amministrazione le date delle loro nomine, e dei loro precedenti servigi.
Spiegava il viceré, nella richiesta inoltrata il 6 maggio 1820, che nel formare le matricole della restaurata Marina Sarda, stanziata a La Maddalena durante l’esilio dei reali piemontesi, molte carte si erano perse e che “….si rende perciò necessaria la rimessa al detto Ministero di uno stato in cui vi siano descritti i di Lei Servigi Militari, e con esso le copie dei diversi ordini, Brevetti, e patenti, che avesse a tempo riportati. – Si compiacerà Ella pertanto inviarmi a tale effetto, al più presto che sarà possibile, il suddetto Stato e le copie delle Regie Provvisioni. – E qua incaricandola di procurarmi pure lo Stato dei servigi colle copie delle diverse provvisioni del fungente le veci di Tenente di Porto e del Ricevitore dei diritti di ancoraggio, prego il Signore la conservi per molti anni.
Il 20 maggio successivo Domenico Millelire inviò a Cagliari lo “Stato” richiesto elencando le nomine ed i brevetti da lui riportati nonché quelli del “fungente le veci di tenente di porto Cav. Cesare Zonza” e del “deputato di sanità e ricevitore principale dei diritti di ancoraggio Giò Maria Ornano”. – Nel suo “Stato delli individui componenti lo Stato Maggiore dell’Isola Maddalena con indicazione dei servigi prestati come sotto per copie conformi all’originali delle diverse provvisioni di Brevetti e Patenti” Il Millelire forniva le seguenti notizie:

Capitano di Porto Cav. Domenico Millelire:
7 gennaio 1794, in allora nocchiere, Brevetto di Medaglia d’Oro;
20 giugno 1799, Brevetto di Primo Nocchiere col titolo e grado di Piloto;
10 febbraio 1804, Patente di Sottotenente fanteria;
28 giugno 1808, Patente di Sottotenente di bordo;
16 agosto 1810, Patente di Sottotenente di bordo effettivo;
18 novembre 1815, Patente di Capitano di Porto col grado di Lungotenente di Vascello;
4 maggio 1816, Patente di Cavaliere
Fungente le veci di Tenente di Porto Cav. Cesare Zonza:
25 aprile 1793, in allora timoniere, condecorato della Medaglia d’Argento;
6 dicembre 1809, in allora decorato della Medaglia d’Oro, col grado e titolo di Piloto;
6 settembre 1813, Patente di Cavaliere.

Il 27 maggio 1820, a stretto giro di corriere, Thaone Revel assicurava il Millelire di aver “…ricevuto il chiestole Stato dei servigi prestati da Lei, dal fungente le veci di Tenente, e dal ricevitore dei diritti d’ancoraggio, con copia delle rispettive Regie Provvisioni“.
Dall’esame dell’elenco dei brevetti stilato dal Millelire emerge subito una discordanza che fornisce la prova del disguido verificatosi all’atto del conferimento all’Eroe maddalenino della Medaglia d’Oro. Sappiamo infatti che dopo l’impresa del febbraio 1793, a Domenico Millelire e a Cesare Zonza furono conferite, rispettivamente, la medaglia d’oro e quella d’argento: ma mentre il decreto che assegna la medaglia a Cesare Zonza porta la data del 25 aprile 1793, appena due mesi dopo la gloriosa impresa, quello del Millelire fu stilato il 7 gennaio 1794, ciò ben oltre dieci mesi dopo. Apprendiamo inoltre che anche a Zonza, nel 1809, fu assegnata una medaglia d’oro, medaglia citata dal Prasca nella biografia dell’Ammiraglio Des Geneys, ma mai apparsa negli elenchi ufficiali degli insigniti della massima decorazione al valore. Di questa decorazione, lo stesso Prasca, peraltro, fa menzione quasi occasionalmente e non fornisce alcuna indicazione né alcuna traccia che consenta di farci risalire a come, quando e perché essa sia stata assegnata al valoroso maddalenino.
Lo storico Salvatore Sanna , scavando da buon certosino negli archivi di Cagliari, ha rintracciato e pubblicato integralmente, nel recente volume “La ricerca dell’identità – 1792 – 1794”, edito a cura del Comune di La Maddalena, un Dispaccio di corte (doc. 384) indirizzato da Torino il 18 marzo 1795 al viceré Filippo Vivalda e firmato dal segretario di stato per gli affari di guerra e marina Di Cravanzana. Il documento, intestato “Ricompense da S.M. accordate agli infrascritti individui di Marina che si sono distinti all’attacco di due sciabecchi barbareschi occorso il 3 gennaio 1794” riporta un lungo elenco di premi in denaro e conferimenti di promozioni, nonché una medaglia d’oro assegnata a Zonza, 2° secondo comito comandante la Sultana, e due medaglie d’argento con trattenimento di £.50 e £.40, assegnate al secondo comìto della Santa Barbara “La Fedeltà” (nome di guerra di Tommaso Zonza) e al timoniere La Speranza.
Al dispaccio, come ci informa il prezioso volume del Sanna, fece seguito l’invio delle decorazioni, spedite con lettera dal viceré Vivalda del 10 aprile 1795 (doc 386) diretta al comandante Vittorio Porcile a La Maddalena.
…..ho la soddisfazione – dice il viceré – di annunciarle le ricompense che S.M. si è degnata di accordare agli individui che si distinsero all’attacco dei due sciabecchi barbareschi occorso lì 3 gennaio dello scaduto anno 1794. Come ravviserà dall’acchiusa nota che le trasmetto affinché si compiaccia di significar le sovrane beneficenze a quei che sono partecipi, e trovansi costà sotto il di lei comando, mentre ho prevenuto il sottotenente Millelire per farne altrettanto cogli altri che da lui dipendono. Le trasmetto parimenti qua compiegate le due medaglie, una d’oro e l’altra d’argento, affinché si compiaccia di conferirle al solito ai soggetti per i quali nella summentovata nota sono state rispettivamente destinate: cioè al comìto Zonza quella d’oro, e al timoniere La Speranza quella d’argento, riservandomi qua di far conferire l’altra pure d’argento destinata per il comìto La Fedeltà. Che sento trovasi qua sulla regia galeotta S. Filippo.
Alla luce di questi preziosi documenti, il Sanna, nel controbattere quanto scritto dal C.C. Miozzi nel <Bollettino d’Archivio> dell’Ufficio Storico della Marina Militare a proposito della biografia di Tomaso Zonza, spesso confuso con Cesare, conclude dicendo che se l’autore avesse consultato questi documenti “…..avrebbe… compilato un elenco esatto e documentato, la Marina avrebbe avuto una medaglia d’oro in più da onorare e la comunità maddalenina un altro proprio valoroso da annoverare fra i suoi figli migliori“.
Il Sanna, poi, rilevato che il Regolamento che istituiva le decorazioni al valor militare fu varato in data successiva ai fatti del 1793, sostiene, non a torto che “….la medaglia d’oro a Cesare Zonza e quella d’argento al 2° comìto “La Fedeltà” (alias Tommaso Zonza), a rigore dovrebbero essere considerate le prime vere medaglie d’oro al valor militare della Marina, se si vuol far riferimento al Regolamento varato il 21 dicembre 1793“. Difatti sostiene sempre il Sanna, che, mentre decorazioni del 1787 (una delle quali era stata conferita ad Agostino Millelire), quelle date per gli stessi fatti del 1793 agli eroi del “capo di sotto” per l’attacco dei francesi contro Cagliari e, infine, quella d’argento al soldato Asmard (doc. 180), non sono mai state tenute in alcuna considerazione, o considerate semplici medaglie commemorative, “….quella assegnata a Domenico Millelire” stata ritenuta “….la prima medaglia d’oro della Marina, senza rilevare la contraddizione secondo cui per lo stesso motivo neppure quella poteva dirsi in linea con il fatidico Regolamento…. varato successivamente e senza che prevedesse, esplicitamente od implicitamente, alcun valore di retroattività”. Ed il Sanna conclude dicendo che “….la felice combinazione che ha dato forza e fortuna a Domenico Millelire…. e legata al fatto che le circostanze in cui questi si fece onore risultò – successivamente – che avevano coinvolto il giovane Napoleone ” e che “…..la politica estera antifrancese di fine ‘800, ed infine quella fascista, anch’essa di segno antifrancese, hanno esaltato l’episodio ed il pesonaggio facendolo incolpevole strumento di un’inaccettabile operazione propagandistica“.
Pur non potendoci esimere dal dar ragione al Sanna che rivendica le altre medaglie “….scippate alla memoria ed al lustro della comunità isolana”, dobbiamo tuttavia rilevare, alla stregua del documento del 1820 esposto all’inizio, che, in conseguenza del noto “pasticciaccio” fra i due fratelli Millelire, il decreto che assegnava la medaglia a Domenico, rifatto totalmente, “a sanatoria”, porta la data del 7 gennaio 1794, successiva al fatidico Regolamento ed è forse per questo che la decorazione, a differenza delle altre, concesse con provvedimento di data anteriore, fu ufficialmente riconosciuta. Ed a dar maggior forza al nostro assunto è la lettera del 5 febbraio 1794 (doc. 337), con la quale il segretario di stato per gli affari di guerra e di marina Di Cravanzana (poco meno di un mese dopo la data esposta dal Millelire nell’elenco dei suoi brevetti), a conclusione della “vertenza”, comunicava al Viceré “….trasmetto qua compiegate per l’opportuno uso le commissioni per il grado di piloto di fregata a favore del piloto delle mezze galere Giò Agostino Millelire, egualmente che la copia del regio biglietto per il trattenimento di £.200 al di lui fratello nocchiere, onde resta corretto il noto sbaglio occorso per la duplicità de’ sovranomi”. Anche se non si fa specifico riferimento alla medaglia, poiché il “sovrassoldo”, in forza del Regolamento è ad essa connesso e conseguente, v’è proprio da supporre che l’intero provvedimento sia stato rifatto.
Siamo quindi del parere che, a prescindere dalla strumentalizzazione che nei vari momenti poitici è stata operata attorno al nostro personaggio, “….la felice combinazione che ha dato forza e fortuna a Domenico Millelire”, sia molto più realisticamente una combinazione di natura meramente “burocratica“.
Resta ora da affrontare il mistero della medaglia d’oro assegnata a Cesare Zonza, che come abbiamo premesso, “sembrerebbe” a questo punto risolto è che invece è destinato a infittirsi. Dal documento riportato in premessa, difatti, apprendiamo che a Cesare Zonza, facente le veci di Tenente di Porto nel 1820, la medaglia d’oro (non sappiamo per quali fatti, ma quasi certamente per un episodio contro i barbareschi) fu conferita il 6 dicembre 1809 e non v’è dubbio che si tratti dello stesso Cesare protagonista dei fatti del 1793 in quanto nell’elenco compare la medaglia d’argento conseguita in quell’occasione, ma no v’è traccia di una precedente medaglia d’oro.
Sarebbero dunque due gli Zonza insigniti della decorazione e due le medaglie d’oro che la Marina potrebbe onorare e la comunità maddalenina annoverare fra i suoi eroici figli. D’altro canto, in entrambi i documenti visitati dal Sanna, il destinatario della medaglia compare col solo cognome di Zonza senza che vi sia alcuna certezza sul nome che, comunque, ben potrebbe anch’esso essere quello di Cesare che, in altri documenti vediamo essere al comando della Galeotta La Sultana nel maggio del 1794 e che pochi giorni dopo la battaglia del 3 gennaio, mentre era ancora in quarantena, vediamo di nuovo all’opera nella vigilanza contro i barbareschi nei pressi di Porto Vecchio, dove rimase vittima di una rapina.
Tuttavia in molti atti da noi esaminati in un arco di tempo che va dal 1820 al 1850, ricorre spesso il nome di un Cesare Zonza, padrone mercantile, senz’altro omonimo del titolare della medaglia, che viene menzionato (ed egli stesso si sottoscrive), senza alcun titolo, mentre al “Nostro Cesare”, come abbiamo visto, oltre alla medaglia d’oro ed a quella d’argento, era stata conferita nel 1816 la Patente di Cavaliere, titolo tenuto in altissima considerazione, che “patron Zonza”, se fosse stato lo stesso Cesare dei fatti del 1793, non avrebbe mancato di ostentare. A confermare poi la presenza a La Maddalena di due Cesare Zonza è la lettera del 19 dicembre 1793 con la quale il Comandante Riccio, nell’inviare al viceré l’elenco dei maddalenini che avevano subito danni in occasione della tentata invasione gallo-corsa, enumera appunto due Cesare Zonza: il primo lamenta la perdita di un maiale e diciassette pecore e il secondo un danno alla casa.
Rileviamo infine che, mentre il Cesare dei fatti del 1793 è indicato nei primi documenti con il grado di “timoniere” il Cesare dei fatti del 1794 ha il grado di comìto, cioè di nocchiere.

A. Ciotta – Co.Ri.S.Ma