I Millelire tornano a Bonifacio

I Millelire tornano a Bonifacio

Alcuni rami della famiglia ritornarono, saltuariamente o in via definitiva a Bonifacio. Ma, essendo la loro discendenza femminile, non portarono con loro il cognome che, nella cittadina corsa, si spense.
Si tratta di alcune figlie di Agostino:
Maria Angela, nata nel 1806, che sposò Antoine Hucherot, funzionario del ministero dei lavori pubblici (Ponts et chaussées), trasferendosi definitivamente in Corsica, madre di Charles e Auguste.
lgnazia, sposata con il viceconsole inglese Giovanni Brandi, bonifacino rifugiatosi a La Maddalena dopo il fallimento del regno anglo‐corso del periodo 1794‐1796. Tanto per mantenere la tradizione di famiglia la differenza di età al momento del matrimonio era davvero notevole: lei aveva 22 anni, lui, vedovo, ne aveva 58.
Brandi, appartenente ad una famiglia borghese molto influente (come altre famiglie bonifacine, pur non vantando titoli di nobiltà, anche i Brandi avevano uno stemma raffigurante un braccio nudo che impugna una spada su un fondo nel quale campeggiano tre), nei mesi precedenti la rivoluzione francese aveva avuto una attenzione del tutto particolare verso l’arcipelago maddalenino: infatti, in una Assemblea del Terzo Stato del 2 aprile 1789, per risolvere i problemi di approvvigionamento della sua città, aveva rispolverato le vecchie rivendicazioni bonifacine sulle nostre isole, suggerendo di procedere alla loro occupazione. Fortunatamente in quel momento la Francia rivoluzionaria aveva altri progetti e altre priorità, ma l’idea, caldeggiata in seguito da un altro bonifacino, Antonio Costantini, fu attuata nel 1793. In seguito, esule a La Maddalena, Brandi rimase in disparte fino alFarrivo della flotta di Nelson quando, nella sua carica di viceconsole, si prodigò in tutti i modi per difendere gli interessi della corona e del commercio inglesi.
Alla sua generosità si devono alcuni doni fatti alla chiesa parrocchiale, fra i quali un quadro eseguito dal frate Antonio Cano rappresentante San Filippo Neri. I Millelire dimostravano una grande venerazione per questo santo la cui effigie compare in altre tavole ancora oggi in possesso della famiglia: poiché Agostino Millelire aveva avuto come importante comando, nella sua carriera, quello della galeotta San Filippo, si potrebbe pensare ad una sua venerazione particolare rimasta anche presso i suoi figli.
Alla morte di Brandi, avvenuta nel 1820, lgnazia aspettava il suo terzo figlio che nacque tre mesi dopo: era una bambina che fu chiamata Giovanna per ricordare il padre morto, lgnazia decise di rimanere a Bonifacio in compagnia del cognato, ¡’abate Ange‐Marie che, pur avendo sofferto la persecuzione dei fautori di Napoleone, aveva mantenuto e curato il patrimonio del fratello durante il suo soggiorno maddalenino; patrimonio cospicuo che consentì alla vedova un buon tenore di vita. A rientrare a La Maddalena fu una figlia di lgnazia, Maria Angela Brandi, chiamata Mariuccia, che sposò, nel 1848, il cugino Francesco Millelire figlio di Antonio.
Maria Vincenza, che aveva sposato nel 1823 Antonio Chiozzi residente a Bonifacio: qui i due sarebbero morti di colera nel 1854. Ebbero sette figli (Angelo, Agostino, Giovanna, Francesco, Anna Maria, Rosina, Santa), nessuno dei quali nacque e morì nella stessa città: Bonifacio e La Maddalena furono i due centri aggreganti per i Chiozzi, ma Roma, Genova, Grenoble, Parigi erano altrettante sedi più o meno stabili.
Agostino Chiozzi, pur mantenendo la residenza nella cittadina corsa, si trasferì a Grenoble per lavoro, in quanto era capotreno sulla linea Parigi‐Lione‐ Mediterraneo. (1885).
Angelo era ufficiale nell’esercito francese.
Giovanna, residente a Bonifacio, sposò Denis Tertian, console sardo a Bonifacio, proprietario di gran parte delle isole dellʹArcipelago di Lavezzi.
Anna Maria: quando, il 15 maggio 1898, il Comune di La Maddalena aggiornò la lista dei proprietari di terreni ai fini dellʹimposta (Elenco dei maggiori 20 contribuenti per imposta terreni) Anna Maria Chiozzi risultava la più grande proprietaria in assoluto con un patrimonio terriero pari solo a quello dei quattro eredi di Giovanni Azara (di Pietro e Millelire Maddalena).
Rosina, nata a Bonifacio nel 1840 e morta a Roma nel 1921, si sposò con Francesco Susini (di Pietro e Maria Zonza). Una loro figlia, Maria Susini, sposò Alberto Ferrari, colonnello dei carabinieri. E questi coniugi ci riportano a La Maddalena in quanto proprietari dei fertili terreni di Vigna Grande che con la loro famiglia divenne una discreta azienda agricola con aree a pascolo, aree coltivate a grano, vigne ed orti. Nel 1893 già esistevano i fabbricati tuttora presenti, cioè la casa di abitazione (quella che oggi qualcuno chiama la casa dei fantasmi), i due rustici, i tre pozzi, i muri di confine a secco.
L’utilizzo di questi terreni agricoli è durato fino al dopoguerra con gli ultimi sapienti e competenti agricoltori della famiglia di Antonio Cossu.
Santa, nata nel 1827 a Bonifacio, sposò il cugino Agostino Azara (figlio di Pietro e Maddalena Milellire). Questi fu militare di carriera, raggiunse il grado di tenente colonnello, “combattendo valorosamente nelle guerre del patrio riscatto”; nel 1859, nella battaglia di San Martino, fu ferito al viso da un colpo di arma da fuoco, ma, per l’intelligenza e il sangue freddo dimostrato, si guadagnò lʹonorificenza della Croce di Savoia. Passò, quindi, quasi tutta la vita lontano da La Maddalena, visse qualche tempo a Bonifacio dove aveva comprato casa, ma fu sepolto nel nostro cimitero nella tomba della famiglia Chiozzi‐Susini‐Ferrari.
Questa tomba è una delle più antiche e caratteristiche del nostro cimitero, forse troppo ricca di fregi, ma coerente con il gusto eclettico del tempo in cui fu costruita. Aveva la volta decorata con puttini alati e rondini scure contro un cielo azzurro cupo: oggi purtroppo, persa la memoria storica e la conseguente necessità di tutelare un piccolo segno del nostro passato, tutto è
stato banalmente coperto con pittura gialla.

Giovanna Sotgiu – Co.Ri.S.Ma