Il monumento all’eroico Maggior Leggero inaugurato a La Maddalena

La città natale dell’eroe garibaldino, a 100 anni dall’Unità d’ Italia, si ricorda del suo ardito concittadino. Al Maggior Leggero, finalmente, viene eretta una statua nel ricordo delle sue eroiche gesta in tutti i mari e a fianco del Generale Giuseppe Garibaldi.

Ha avuto luogo ieri a Caprera un pellegrinaggio nazionale organizzato dall’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini. Il pellegrinaggio si è svolto sotto l’egida di “Italia ’61″.
La motonave Arborea sulla quale erano imbarcate le settecento camicie rosse è stata rilevata all’altezza del faro di Capo Ferro dalla torpediniera Libra e scortata fino al porto di La Maddalena. Nel porto hanno dato assistenza alla bella nave della Tirrenia due rimorchiatori di alto mare della Marina Militare, il Panaria e l’Albenga. Sulla banchina del porto numerosa gente malgrado il sole cocente. Un picchetto di marinai in armi prestava sul molo il servizio d’onore.
Subito dopo l’attracco della nave alla banchina sono salite a bordo le autorità locali tra le quali l’on. Francesco Cossiga che rappresentava la Camera, il dottor Cossu Rocca vice prefetto di Sassari in rappresentanza del prefetto, il Comandante la base navale Capitano di Vascello Francesco Ferrari, il vice Sindaco di La Maddalena rag. Giuseppe Sforazzini.
A bordo erano numerose autorità e tra queste l’on. Giulio Zannini in rappresentanza del Senato, l’on. Achille Marazza vice presidente di “Italia ’61″, l’on. Randolfo Pacciardi oratore ufficiale della cerimonia, l’on. Aldo Spallicci, l’on. Giorgio Bardanzellu membro di “Italia ’61″, l’assessore del Comune di Roma Umberto De Leoni in rappresentanza del Sindaco.
Dopo lo sbarco delle autorità e delle camicie rosse è sbarcato, salutato dagli squilli di tromba, il medagliere dell’Associazione veterani e reduci garibaldini tempestato di ben 52 medaglie d’oro.
Autorità e pellegrini hanno quindi proseguito per Caprera con automezzi militari e privati e con natanti messi gentilmente a disposizione dalla Marina Militare.
A Caprera si è quindi formato un breve corteo che si è portato alla tomba del Generale Garibaldi. Nella quiete dell’isola tra il verde dei pini e la varietà di fiori dei giardini di Casa Garibaldi, sono state deposte numerose corone sulla tomba dell’Eroe, mentre un picchetto di marinai sparava salve di fucileria.
Tra queste corone quella inviata dal Senato, dalla Camera dei Deputati, dal Prefetto di Sassari, dal Comune di Roma, dalla città di La Maddalena, dall’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini, dalla valle dell’Arno, dalla massoneria di Piazza del Gesù, dal Grande Oriente d’Italia. Dopo il devoto e commosso omaggio alla tomba dell’Eroe sul cui sarcofago spiccavano due magnifici mazzi di gerani rossi, le autorità si recavano sotto lo storico pino piantato da Garibaldi il giorno in cui nacque donna Clelia e da un podio colà preparato hanno parlato brevemente l’on. Aldo Spallicci e l’assessore del Comune di Roma De Leoni.
Ha preso quindi la parola l’oratore ufficiale on. Randolfo Pacciardi. L’on. Pacciardi ha iniziato il discorso leggendo un inno di Garibaldi all’isola di Caprera. Pacciardi ha, tra l’altro, affermato: “Vedere negli uomini la sacra scintilla del divino vuol dire avere il culto dell’uomo libero e lottare contro la schiavitù. E perciò libere associazioni nella grande famiglia nazionale, con poteri immobili sovrapposti alla libera volontà popolare e quindi di repubblica, libere Nazioni della Federazione Europea, continenti affratellati, senza distinzioni di razza e di colore nella unità della famiglia umana. Il realizzatore iscriverà sulla bandiera di Marsala il motto Italia e Vittorio Emanuele ma è chiaro che Vittorio Emanuele è un mero strumento per il raggiungimento dell’unità. Prima dell’incontro di Teano dopo la battaglia del Volturno da Monte Sant’Angelo, Garibaldi lancia un proclama alle nazioni per il disarmo, l’arbitrato internazionale, la soluzione dei problemi per la miseria. La sua non è una grande avventura. Ma egli levò la spada per guerre d’oppressione e di conquiste. Combatté sempre dalla parte dei deboli e degli oppressi.
Due geni militari dette il secolo diciannovesimo: Napoleone e Garibaldi. Ma giustamente osservava il Bovio che S. Elena è una tomba, Caprera è un’ara”.
Parlando della marcia di Garibaldi nel Trentino verso i naturali confini della Patria, l’on. Pacciardi trova assurda l’agitazione di poche migliaia di uomini inevitabilmente inclusi entro le frontiere geografiche come avviene in tutte le nazioni di confine, quando l’Italia osserva l’impegno di onore sulle tutele dei loro diritti e delle loro responsabilità.
Riferendosi alle idee di Garibaldi, l’on. Pacciardi ha affermato che è un vero crimine impedire l’unità della Germania persino dentro i confini punitivi dell’ultima guerra ed è crimine maggiore la permanente minaccia su Berlino.
L’on. Pacciardi così ha concluso: “Veniamo qui intorno all’ara garibaldina coscienti delle nostre responsabilità e dei nostri doveri e alla tomba di Garibaldi, che seppe tutto sacrificare per i supremi interessi della Patria, ci sia perdonato di dire alla classe politica che abbia coscienza della gravità dell’ora e abbia il senso dei propri doveri. I contrasti sono non soltanto leciti ma necessari in un popolo libero ma bisogna saper distinguere l’essenziale, gli amici dai nemici, i tempi nei quali i dissensi non nuocciono ma forse giovano alla salute della Patria dai tempi nei quali la nazione domanda una tregua delle lotte politiche e una grande unità. Noi siamo certi, amici garibaldini, che l’Eroe lancerebbe oggi questo messaggio agli italiani, sta a noi, nei limiti delle nostre forze con profonda umiltà e serietà ascoltarlo e seguirlo ponendo la coscienza nazionale senza iattanze ma con fermezza al disopra di malintesi interessi di parte come egli fece sempre e come noi faremo con disinteresse, con modestia, ma con fede incrollabile nell’avvenire d’Italia”.
Dopo il discorso autorità e garibaldini sono rientrati a La Maddalena, i primi a colazione al Circolo di Marina e gli altri per un rancio offerto dalla Marina nei locali delle Scuole del Corpo Equipaggi Marittimi Militari. Nel pomeriggio, in Piazza Umberto I, presenti autorità e popolo, è stato scoperto un monumento a ricordo dell’eroico e leggendario maggiore dei garibaldini Leggero, fedelissimo di Garibaldi, al secolo Giovanni Battista Culiolo di La Maddalena, che seguì ovunque Garibaldi e che si coperse di gloria con la presa di Roma. Seguì Garibaldi anche nella valli di Comacchio assistendo alla morte dell’eroica Anita. La statua, opera insigne dello scultore Ugo Mariangeli è stata donata dall’Associazione Reduci e Veterani Garibaldini al Comune di La Maddalena. Ha commemorato il fulgido eroe maddalenino l’on. Aldo Spallicci.
In serata le camicie rosse e le autorità si sono reimbarcate sulla motonave Arborea e, salutati da un’immensa folla che si era assiepata lungo il molo, hanno fatto ritorno a Civitavecchia.

Cronache di un Arcipelago – Pietro Favale – La Maddalena – Ottobre 1989