Nelson e la sua flotta

Dall’inverno del 1802 al gennaio del 1805, la presenza nelle acque di La Maddalena della squadra navale di Horatio Nelson ed i frequenti sbarchi di marinai e ufficiali britannici – spesso impegnati in esercitazioni militari, o in fruttuose partite di caccia – non poteva non dar luogo ad incidenti, talora gravi, nei quali furono coinvolti abitanti di La Maddalena e pastori galluresi sulla sponda opposta di Palau. Va posto in rilievo che nei momenti di maggior presenza, quando si trovavano ancorate in rada 16, 18 navi, la forza inglese era calcolabile in circa tre o quattromila uomini a fronte di un modesto centro abitato che somministrava allora appena 1640 abitanti. La sola Victory con i suoi 120 cannoni, aveva un equipaggio di 750 uomini; quasi la metà della popolazione isolana.

Quando il contrammiraglio Marchese, nel 1902, ebbe la fortuna di avere in visione parte della corrispondenza di Agostino Millelire pervenuta al nipote Andrea del Santo, Ammiraglio e Senatore del Regno, pubblicò alcune delle dieci lettere scritte in italiano dal reverendo Alexander J. Scott, cappellano della Victory, e segretario di Nelson, che riguardavano in massima parte chiassi commessi dai militari inglesi, soprusi compiuti dai corsari, e derubamenti subiti da marinai e ufficiali nella vicina Gallura. Queste lettere, pur fornendoci notizie sugli incidenti provocati dalla presenza inglese, non offrono particolari dettagliati sui fatti occorsi in quei giorni e solo oggi, grazie alle ricerche condotte da Salvatore Sanna presso l’archivio di stato di Cagliari, possiamo ricostruire alcuni di quegli episodi.

E’ noto in tutti i porti del mondo che gli inglesi, in genere, mal sopportano l’alcol; lo stesso Napoleone, essendo personalmente astemio, quando a Sant’Elena ripercorreva la sua turbinata vita, non riusciva a capacitarsi del gran consumo di alcolici che facevano le classi elevate di oltremanica e la costante ubriachezza degli ufficiali inglesi. Nelson, ben conoscendo questo difetto dei suoi uomini vigilava rigidamente a bordo, ma poco poteva fare quando costoro scendevano a terra. Tuttavia, al suo arrivo a La Maddalena, sin dal primo colloquio avuto col Comandante Millelire, aveva invitato il ‘governatore’ ad emanare un bando che vietasse la vendita degli alcolici durante le soste della sua squadra.

Il 4 novembre 1803, difatti, Agostino aveva comunicato a Cagliari: “Ieri mattina, per richiesta da parte dell’anzilodato ammiraglio Nelson, ho dovuto ordinare a questi abitanti sotto pena di rigoroso castigo di non vendere fuori dalla popolazione, e molto meno nel litorale della Gallura, vini, rosolio,acquavite ed altre cose simili“.

Ma procurarsi degli alcolici non doveva essere cosa difficile. Spesso marinai inglesi venivano letteralmente spogliati dai pastori galluresi e non mancarono le azioni di ritorsione da parte dei commilitoni di costoro.

Gli incidenti erano cominciati ancor prima dell’arrivo di Nelson. A metà ottobre del 1803, un marinaio facente parte di due fregate giunte il 13 e ripartite il 21 ottobre, era stato rapinato; il Millelire, intervenuto a sistemare la cosa, aveva messo tutto a tacere, ma la corte cagliaritana era stata informata dal solito anonimo e il 22 ottobre il segretario di stato presso il vicerè così lo redarguiva: “…mi è stato assicurato il derubamento d’un marinaio inglese ubriaco tratto con astuzia da alcuni di codesti abitanti nelle spiagge del Parau; e che una scialuppa inglese giunta sul posto di questo fatto in procinto di far fuoco sugli isolani gli abbia astretti a salvarsi con la fuga. Se tutto ciò è vero io non saprei scusare il di lei, e delle responsabilità che avrebbe delle conseguenze che ne possono derivare a pregiudizio non meno della salute pubblica che della pubblica sicurezza. Desidero pertanto senza eccitare alcun sospetto su tali incidenti, che mi lusingo saranno costà saputi, me ne dia un esatto ragguaglio, informandomi anche della parte che abbiano potuto avervi alcuni particolari che vi concorsero, e specialmente a coloro ai quali possa ascriversi la colpa. Soprattutto eccito la di lei vigilanza a darsi maggior cura di prevenire ogni incidente che possa recar pregiudizio allo stato, e di rendermi conto in tempo di tutto ciò che occorre“.

Ma l’episodio che ebbe a destare maggiore apprensione si verificò nel maggio 1804 quando due ufficiali inglesi, scesi a terra per cercare alcuni marinai che ritardavano a tornare a bordo, recatisi in uno stazzo, li trovarono in preda ai fumi dell’alcol mentre tentavano di violentare la moglie del pastore Bachisio Fresi; questi, alle grida della donna, era accorso con altri vicini giunti armati a dargli manforte e nella sparatoria che ne seguì un ufficiale fu ucciso e l’altro ferito. Da La Maddalena fu subito spedito sull’altra sponda un drappello di soldati, ma alle ricerche dei colpevoli, datisi alla macchia negli impenetrabili boschi dell’entroterra, risultarono infruttuose. Il governatore di Sassari, avuta immediata relazione sui fatti, prima ancora che il Millelire ne informasse la corte viceregia, il 22 maggio si premurava a darne notizia a Cagliari:

Dal comandante di La Maddalena verrà V.S. più minutamente informata dello spiacevole fatto accorso nel Parau tra i pastori di quelli vicini ovili e li due uffiziali inglesi, de quali si è rimasto uno gravemente ferito. Dai rapporti che io ho avuto finora, mi risulta che avendo voluto violare la moglie del pastore Bachisio Fresi, e li marinari che erano al loro seguito prendere dagli altri ovili, formaggio, fucili ed altri effetti, i pastori abbiano fatto fuoco sugli inglesi, avendo ucciso un uffiziale e l’altro ferito,siccome che sia stato ancora ferito alla testa il suddetto Fresi“.

Sull’evento e sull’esito dell’azione, il 5 luglio 1804, da Cagliari, Carlo Felice riferiva al Re di Roma: “Alli 16 dello scorso maggio trovavasi la squadra dell’Ammiraglio Nelson nelle acque di La Maddalena, due uffiziali discesi a terra in una spiaggia della Gallura, detta il Parau, per cercare dei marinari precedentemente discesi, attaccarono una rissa con alcuni pastori nella quale furono ambi gravemente feriti, e temo che alcuno siane rimasto estinto. L’Ammiraglio ne ha dato riscontro al Comandante della Maddalena, che ha spedito immediatamente un distaccamento di regia truppa per arrestare i colpevoli ma inutilmente, essendo impenetrabili le montagne che abitano, nulla meno l’Ammiraglio si mostrò pago di tali movimenti. Ebbi però riscontro che la rissa fu cagionata dalle insolenze praticate dagli inglesi alla moglie d’uno dei delinquenti, i quali accorsero alle sue grida. Non potendo intanto rivolgere le mie cure che prevenire in appresso siffatti disordini, i quali sono sempre eccitati dalla gente di mare che dopo lunga navigazione tocca la terra , ho ordinato al comandante di Gallura che, al riscontro del ritorno ad alcuna di quelle spiagge della flotta suddetta, spedisca sul posto un distaccamento di dragoni incaricato di vegliare sul contegno di quelli abitanti“.

Circa l’opportunità dell’invio di un presidio militare sulle coste di Palau il 29 maggio il governatore di Sassari aveva scritto alla corte cagliaritana: “Prevenuto com’è da codesta segreteria di stato il comandante provvisionale della Gallura di spedire alle spiagge, ove occorrerà di poter nuovamente approdare la squadra inglese, un distaccamento di dragoni per non occorrere agli gravissimi inconvenienti che ne potrebbero derivare nel calare in terra i marinai e commettere dei disordini, com’è recentemente accaduto nel Parau (Palau), non tralascerà, purché ne sia avvisato in tempo di prescrivere quelle misure che stimeranno più convenienti anche per far contenere nei loro limiti i pastori di quelle vicinanze e per impedire agli abitanti di La Maddalena a condurvi dei vini che vendono ai marinai suddetti“.

E’ evidente che i maddalenini, in violazione del bando emesso da Agostino Millelire, pur evitando di vendere alcolici agli inglesi nell’isola, ove il controllo dell’inosservanza era fin troppo facile, non mancavano di farne passare in quantità sull’opposta sponda di Palau provocando quelle libagioni nelle quali il governatore di Sassari non esitava ad individuare le cause dei disordini.

Gli incidenti continuarono; Il 4 gennaio 1805, l’avvocato Giovanni Brandi, vice console britannico, denunciava al Millelire che alcuni “campagnuoli sardi a mano armata” avevano portato via 4 barili cerchiati in ferro portati a terra dall’equipaggio della fregata Hidra, e che un marinaio della fregata Phoebe era stato rapinato del fazzoletto che teneva al collo e delle scarpe. L’ultimo incidente di cui si ha notizia avvenne poco prima della definitiva partenza di Nelson. Alla foce del Liscia alcune donne incaricate dagli inglesi di lavare la biancheria degli equipaggi furono rapinate dei panni; in quell’occasione i figli di Albione rischiarono di rimanere senza mutande, ma furono gli stessi inglesi ad individuare ed arrestare i tempiesi Giovanni Giaccheddi e Matteo Battadu, presunti autori della bravata, e a consegnarli alle autorità sarde dopo aver recuperato gli effetti rubati.

Non sappiamo quando i due furono arrestati, ma il 15 gennaio 1805 erano rinchiusi nelle carceri del forte Sant’Andrea. In quella data, infatti, Millelire scriveva: “…ho in prigione due individui tempiesi per richiesta degli inglesi, che asserendosi ora essere innocenti la pregherei di darmi a suo comodo gli opportuni ordini“.

Singolare la decisione del vicerè, che, per rendere giustizia all’ammiraglio decise per i due una punizione ‘all’inglese’. Il 9 febbraio 1805, difatti, quando Nelson era già definitivamente partito e gli isolani erano lungi dal supporre che non avrebbe fatto più ritorno a La Maddalena, il segretario di stato don Raimondo De Quesada scriveva al Millelire: “Siccome si sarebbero già recuperati dagli inglesi gli effetti , e non potrebbesi formare su quest’oggetto un formale processo, e intenzione di Sua Altezza Reale che faccia ella elevare un verbale da codesto Balio Garzia della consegna fatta di detti uomini, e della asserzione dei suddetti inglesi di essere stati colti rubando gli indicati effetti, e che faccia poi dare ad essi la pubblica bastonata affinché il viceconsole britannico, o altri della stessa nazione che ivi si trovi, possa dar conto all’ammiraglio della soddisfazione che gli si è data. Ritenuti poi i medesimi per qualche altro giorno agli arresti li metterà il libertà“.

Ma gli inglesi erano stati molto affrettati nell’individuare i responsabili e il Millelire, svolte ulteriori indagini, riferì a Cagliari che a carico dei due arrestati non erano emerse sufficienti prove di colpevolezza. E la segreteria di stato, con lettera del 2 marzo 1805, ovviamente: “…a suo comodo”, cosi ritornava su i suoi passi: “Nell’ordinare un castigo contro Matteo Battada e suo compagno, Sua altezza Reale sul rapporto che vostra signoria ne ha fatto intendeva punire i ladri della roba di pertinenza dei vascelli inglesi che furono arrestati e consegnati dai medesimi, se però le accertate cognizioni ch’ella ne ha procurato comprovano che i medesimi non potevano esserne rei, dopo che avrà fatto sentire al viceconsole inglese se avesse su di essi qualche prova gliela faccia sapere per provvedervi, ove nulla in verità consti può farli rilasciare“.

I due malcapitati, dopo un mese di dura carcerazione, furono rimessi in libertà ed anche questa volta, sebbene per compiacere gli inglesi si era tentati di fare giustizia a tutti i costi, i veri colpevoli rimasero impuniti.

A. Ciotta – Co.Ri.S.Ma