Partenza per la Sardegna

A bordo dunque saremo tre amatori, la cabina è abbastanza grande per offrirci in caso di bisogno un confortevole rifugio; l’equipaggio comprende una patrone, due uomini, più un anziano marinaio dei miei amici che mi ha chiesto di aggiungersi a noi in qualità di volontario; in totale sette persone.
Il 28 giugno 1892, alle ore 9 e mezzo della sera, lasciamo Ajaccio; il barometro è a 770 m/m, la brezza da terra soffia molto leggera e avanziamo piano piano.
Alla 1 e mezza, la brezza cade completamente; tutti e tre, compreso il patrone, andiamo a dormire: i due marinai montano la guardia.
Sempre senza vento, un po’ di onda lunga; i miei amici, che non riescono a dormire, preferiscono alzarsi e fumare tranquillamente la loro pipa sul ponte aspettando lo spuntar del giorno. Non appena l’alba si leva, essi svegliano il patrone, che è eccellente pescatore, e se ne vanno a terra con lui per tentare di prendere la zuppa di pesce.
29 giugno. – Alle sei del mattino, i miei amici ritornano a bordo; al prodotto della loro pesca noi aggiungiamo una magnifica mustela che ci regalano dei pescatori d’Ajaccio che si sono accostati all’Euxène per augurarci buon viaggio; facciamo tutti insieme un brindisi al successo della nostra escursione.
Infine alle 6 e 1/4, arriva un po’ di vento dal nord, noi doppiamo Capo di Muro: il barometro è stazionario a 770 m/m, il termometro segna 24° centigradi; in vista un vapore e una tartana si dirigono verso N-O.
Alle 9 e 1/4, si leva la brezza dal largo; alla 1 e 1/2 noi doppiamo lo scoglio di Lanoticcia e cominciamo ad intravvedere la punta di Capo di Fieno che ci nasconde Bonifacio; fa caldo, il termometro indica 28°. Abbiamo percorso 22 miglia da Capo di Muro, estremità sud del golfo d’Ajaccio.
Alle 2, il vento viene pienamente da dietro e rinfresca, issiamo un fiocco come spinnaker; malgrado questa bella brezza da Ovest, il termometro sale a 30°. Conoscendo splendidamente quei paraggi, tiriamo dritto per Capo di Fieno rasentando i Monaci, di sinistra memoria, passando sul piccolo scoglio d’Olmeto; alle 3 e 10, usciamo da quei pericolosi paraggi doppiando la torre di Olmeto con una velocità di 7/8 miglia.
Verso le 4, ci troviamo al traverso di Bonifacio sempre con una bella brezza da poppa; così, alle 4 e 10, all’improvviso prendiamo la decisione di cambiare il nostro itinerario, e, invece di ormeggiare a Bonifacio, ci dirigiamo dritti su Longo Sardo, dove arriviamo alle 6 e 5 minuti della sera.