Personale e naviglio

Col Regio Viglietto del 7 aprile 1806 Vittorio Emanuele I istituì un reparto speciale di Fanteria di Marina, denominato “Compagnia di Grazia pel servizio di Marina”, che incorporò tutti gli uomini disponibili soggetti alla “Leva forzata”, cioè le persone “di cattiva condotta, i ladri e gli incorreggibili” alle quali fino allora era toccato l’imbarco sulle navi da guerra. La compagnia ebbe una forza compresa fra un minimo di 80 ed un massimo di 100 militari semplici, un tamburo, due caporali e un sergente. Gli ufficiali destinatile erano di Marina, e venivano sbarcati secondo le necessità.

Poi, il 15 novembre, Vittorio Emanuele ordinò lo scioglimento del preesistente Battaglione della Milizia di Cagliari e il passaggio dei suoi migliori elementi nell’appositamente costituita Compagnia Leggera di Marina, (6) altra unità di fanteria di Marina, destinata tanto all’impiego terrestre che all’imbarco. Sottoposta a un Capitano di Vascello come “direttore superiore”, aveva un organico di due capitani, tre tenenti, tre sottotenenti, un sergente furiere, due ser-genti effettivi, due sergenti d’onore, sei caporali effettivi, quattro d’onore, un vivandiere, due pifferi, due tamburi e 106 fucilieri. In parziale deroga alle leggi vigenti nel Regno, un terzo dei militari poteva essere composto da Sardi, anziché da personale reclutato negli Stati di terraferma. La ferma era di sei anni, ridotti a due per chi avesse già servito nel Battaglione di Milizia di Cagliari, con successivi reingaggi di tre anni. L’altezza minima richiesta era di 36 oncie, per facilitare il reclutamento degli uomini, i quali dovevano essere d’età compresa fra i 17 e i 45 anni. Si stabiliva poi che “essendo la Compagnia destinata a servire sopra li legni godrà in quel tempo di tutti li vantaggi accordati alla Compagnia (di grazia) di Marina”, (7) che avrebbe avuto distaccamenti all’isola di San Pietro, al Lazzaretto e a Cagliari e un’anzianità immediatamente successiva ai Cacciatori Esteri, poi ridenominati Cacciatori di Savoia. La Compagnia Leggera venne infine incaricata di fornire un quarto distaccamento e una colonna volante e, visto che gli effettivi non erano sufficienti, nella primavera del 1807 li aumentò a 215, gravando sull’erario per 41 677 lire e 8 Soldi, mentre ne costava 18 764 la Compagnia di Grazia, forte di soli 100 uomini. Intanto, nel maggio del 1806, Des Geneys aveva ricevuto dal Re l’ordine di riarmare le navi e riprendere le operazioni contro i pirati. Secondo le disposizioni ricevute, venduto l’ormai vecchio sciabecco San Vittorio per 1800 Scudi sardi, per sei mesi si dovevano impiegare la galera, le due mezze galere e un lancione; nel resto dell’anno la terza mezza galera, l’altro lancione e le due gondole, in modo da tenere sempre una piccola squadra per mare. Neanche un mese dopo i Tunisini tentarono un’incursione contro Orosei con una fregata, quattro sciabecchi e altri quattro legni più piccoli. Respinti dalla milizia locale, che ne uccise 80 perdendo un solo morto, riuscirono però a impadronirsi dopo qualche giorno di alcuni piccoli mercantili e, nel corso di una scorreria verso Ogliastra, poterono catturare anche uno dei lancioni della Marina Regia. Lo reimpiegarono subito, ma lo tennero per poco, perché la Marina lo recuperò in luglio, prendendolo con tutti e 27 i Tunisini che lo equipaggiavano.

Il 1807 vide la promulgazione del Regolamento per il reclutamento annuale della Real Marina, (8) col quale si formavano compagnie denominate “Contingenti locali di Marinari, e Pescatori di mare, e stagno”, o più brevemente “Contingenti”, comandate da un ufficiale o un sottufficiale di Marina e con un sottufficiale, col grado di timoniere, ogni 20 uomini. Era in pratica una riserva di marinai di complemento. Nelle intenzioni dovevano essere tutti volontari, ma in realtà si potevano estrarre dai ruoli – comprendenti tutta la gente di mare residente nella zona del contingente – i mancanti al completamento del contingente stesso. Ognuno doveva servire per un totale di otto anni, carico non gravoso se si considera che ogni campagna navale contava un anno, ma durava in realtà sei mesi scarsi, che alla fine dell’anno di servizio non si poteva essere richiamati prima che fosse passato un altro anno, che – tranne casi eccezionali – non poteva essere mai comandata più di metà del contingente e che, infine, chi aveva all’attivo otto anni, od otto campagne, poteva farsi cancellare dai ruoli, mantenendo però i privilegi concessi dall’appartenenza al contingente. Questi, a loro volta, erano numerosi e piuttosto rilevanti, almeno per l’epoca. I volontari venivano esentati dalla prestazione di servizi personali o dal versamento del corrispettivo in denaro e da parecchi gravami fiscali connessi al loro mestiere; potevano vestire un’uniforme, usufruire di cure mediche gratuite e godere della paga anche durante il periodo di malattia, sia a casa sia in ospedale. Avevano infine diritto alla pensione, pari a mezza paga se avevano servito quindici anni e alla paga piena se avevano servito per venti, e alla precedenza nei concorsi per i posti di Primo e Secondo Pilota e Primo o Secondo Nocchiero della Marina ogni volta che fossero stati vacanti. Nel 1808 Napoleone vietò alle navi sarde il commercio coi territori a lui soggetti. Vittorio Emanuele reagì chiudendo i suoi porti a quelle francesi, o ad esse collegate, e cominciò lo stato di guerra. Non vi furono mai scontri fra le due parti; ma il Re si rese conto di dover provvedere a una nuova riorganizzazione delle sue forze, sia per scoraggiare i Francesi dal tentare uno sbarco in Sardegna, sia per convincere gli Inglesi che non aveva bisogno di una loro guarnigione nell’isola e che all’occorrenza sarebbe stato in grado di difendersi da solo. Le truppe di terra furono allora articolate su tre divisioni, e sulla carta giunsero ad allineare circa 16 000 uomini tra fanti, cavalieri ed artiglieri, con una spesa di 1 004 575 lire per l’intero bilancio dell’Esercito, al quale la Compagnia Leggera di Marina concorreva con 37 881.

Sistemato l’Esercito, nel 1809 la riforma toccò la Marina, le cui due compagnie, di Grazia e Leggera, all’epoca di 220 uomini, vennero fatte confluire, insieme a due altre di nuova costituzione, nel neocostituito Battaglione della Real Marina, su tre compagnie di fanteria (9) e una di cannonieri. La forza prevista del Battaglione era di 564 uomini, cioè 12 ufficiali inferiori, 12 sottufficiali, 24 caporali, 3 vivandieri, 8 tamburi, 3 pifferi, 402 fanti e 100 cannonieri. In realtà gli effettivi giunsero a malapena a 400, ufficiali inclusi, compresa una banda musicale, detta anche “Banda albanese”, composta di 13 elementi (due clarinetti, due corni da caccia, due ottavini, un fagotto, una grancassa e cinque triangoli), il tutto però era in accordo con la situazione delle forze armate, se si pensa che alla fine del 1809 i militari di terra effettivamente presenti erano 3538 uomini, ufficiali inclusi, contro i circa 16 000 previsti. Fu data l’autorizzazione ad arruolare forzatamente i delinquenti, ma ne furono accettati solo 110, dei quali 30 furono destinati al Battaglione della Real Marina.

Comunque il bilancio del Regno non era sufficiente nemmeno a mante-nere queste ridotte forze, cosicché, a partire dai primi del 1810, gli organici si ridussero progressivamente. Risultò in controtendenza il solo Battaglione della Marina, poiché il Regio Viglietto del 6 aprile di quel medesimo anno sanciva la costituzione di un’ulteriore compagnia fucilieri, elevando così a 716 gli effettivi. In ottobre si provvide anche alle nomine di tre ufficiali, tra i quali un Commissario e un Sottocommissario. In più, proprio nel giugno di quell’anno, Vittorio Emanuele I concluse un trattato con Ferdinando VII di Spagna, in base al qua-le i soldati piemontesi disertori dalle file francesi in Spagna potevano essere arruolati nell’Armata Sarda. “Frutto di questa missione furono 277 reclute che tosto accrebbero la forza del battaglione della Real Marina.” (10) Come apparisse la Marina, lo sappiamo perché, nel 1811, il Duca di Modena, Francesco IV d’Austria-Este, cognato di Vittorio Emanuele I, visitò la Sardegna e commentò nel suo diario:

Cominciando dalla Marina Sarda regia da guerra, che altre volte quando i Re di Sardegna avevano anche il Piemonte era in uno stato rispettabile, consistendo in Fregate, Sciabecchi, Galere etc.; perduto il Piemonte fu ridotta a una galera contenente 300 persone fra forzati, marinari, e soldati, e due mezze galere, tre Sciabecchi, una galiotta, una tartana, e un paio di lancioni armati. Nel 1811 la galera era già inservibile e in disarmo alla isola Maddalena, le due mezze galere, la gagliotta, i lancioni e uno sciabecco erano armati l’estate, e l’inverno s’armavano gli altri due Sciabecchi invece delle mezze galere e della galiotta che si disarmavano.

Per la Marina v’era un Battaglione forte d’infanteria detto Real Marina, che serviva in mare sulle navi armate e anche faceva servizio di terra, ma era tutto dipendente dalla direzione della marina, aveva per Colonnello il Comandante en second della marina, comandante una mezza galera … Il Capo primo della Marina sta all’isola della Maddalena, è il generale Dejnè (Des Geneys), Demaj (De May) è il secondo, il terzo nella Marina … è il Colonnello Constantin (il Cavalier Costantini) il battaglione d’Infanteria della marina, di cui si è parlato sopra, composto di pochi Sardi, e la più parte forestieri Piemontesi, Italiani diversi, alcuni tedeschi, e francesi, molti dei quali arrollati fra i Prigionieri francesi in Ispagna. Questo Corpo aveva poco spirito di Corpo; uffiziali poco brillanti, era anche meno distinto che il Reg. Sardegna, (11) ma però aveva buoni soldati, ma un misculio di nazioni. Aveva una gran banda di musica.

Tutto il battaglione ha 6 compagnie di circa 80 uomini l’uno, in tutto da 500 uomini. (12) Dopo aver visto i porti, a proposito dell’armamento in dotazione al naviglio, una galera, tre mezze galere, una galeotta, un lancione e quattro sciabecchi, il Duca scrisse:

Poi il Re ha pochi cannoni di marina: sulla galera 5 grossi, 3 su ogni mezza galera, uno grosso sulla galeotta, e sul lancione, poi 8 su ogni sciabecco; in tutto 40 cannoni grossi, e 10 o 12 piccoli di marina. (13)

Lo scarso armamento comunque non diminuiva l’impegno della gente di mare. L’anno prima lo sciabecco Il Carloforte, comandato dal capitano Albini, aveva catturato un corsaro francese, molto più grosso e armato. Poi, il 28 luglio del 1811, una squadra tunisina di tre legni fu intercettata da una sabauda, composta dalle mezze galere Aquila e Falco e dal lancione Sant’Efisio tra Capo Teulada e Capo Malfatano. I Sardi, grazie al brillantissimo comportamento dell’allora famoso capitano Vittorio Porcile, agganciarono rapidamente il nemico, l’abbordarono e, dopo quattro ore di combattimento, catturarono due legni avversari, armati con 17 cannoni, e i 200 sopravvissuti dei pirati che li equipaggiavano. Intanto i problemi di bilancio aumentavano, costringendo l’amministrazione regia a continue modifiche delle forze armate, il cui mantenimento assorbiva almeno i tre quarti delle entrate. La riduzione colpì anche il naviglio. Sempre da Francesco IV apprendiamo che nel 1812 per mancanza di denaro delle regie casse restarono tutte le navi in disarmo, fuori d’uno sciabecco, la Tartana, la Galliotta, e il Lancione; e alla fine dell’anno … si progettò di vendere la galera, e le mezze galere, e ridurre a pochissimo la marina, che era troppo costosa. (14) Infatti la vittoriosa resistenza che fu opposta ai tentativi di scorreria operati da una squadriglia tunisina di nove legni, che imperversò senza risultati, perdendo parecchi uomini e catturando solo nove sardi, su entrambe le coste dell’isola dalla fine di luglio, fu opera delle sole truppe regolari e di milizia. Proprio in quel medesimo anno era stato compilato un bilancio di previsione, che partiva dal presupposto di una contrazione delle entrate dovuta a uno scarso raccolto. Da questo sappiamo che la Marina da guerra, navi incluse, assorbiva sempre le solite 100 000 lire annue, cioè la metà del solo Reggimento Cavalleggeri di Sardegna, che ne costava 202 500.

Le riduzioni delle entrate dovevano portare a una diminuzione delle truppe o del naviglio. Purtroppo si optò per la seconda soluzione, e la si comunicò a Des Geneys colla lettera del 13 febbraio 1813, motivandola “ad oggetto di conseguire il fine tanto importante di mettere in bilancio le spese dello Stato con le sue entrate senza ulteriori aggravi de’ Nostri amatissimi sudditi”. In più Vittorio Emanuele I era rimasto sfavorevolmente impressionato dal coinvolgimento di alcuni sottufficiali e soldati del Battaglione di Marina, quasi tutti ex disertori dall’esercito francese, arruolati in Spagna, alla congiura tentata a Cagliari nella notte dal 30 al 31 ottobre 1812. Per questi motivi il Regio Viglietto del 19 novembre di quello stesso anno “avendo stimato di apportare alcune variazioni alla formazione delle Nostre Truppe d’ordinanza” sciolse il Battaglione e ne inquadrò gli uomini nella Centuria di Marina, di due sole compagnie, per un totale di 3 ufficiali e 162 uomini, 38 dei quali erano cannonieri, passando gli esuberanti al Reggimento di fanteria Sardegna. La Centuria fu poi inserita nella fanteria leggera. (15) Infine i legni furono ridotti al minimo e solo con funzioni anticontrabbando. Non c’è da stupirsi che con forze tanto esigue nel 1813 si riuscisse a malapena a sostenere a terra l’assalto portato contemporaneamente da navigli di tutt’e tre le Reggenze Barbaresche e ad uscirne senza troppi danni.

NOTE:

(6) Archivio di Stato di Cagliari (d’ora in poi A.S.C.), Fondo “Regie Provvisioni”, vol. 29. “… Con queste considerazioni sul migliore nostro e pubblico servizio, non che a risparmio di spesa, ci siamo determinati, sopprimendo il Battaglione di Milizie arruolate di questa città di ridurlo ad una sola compagnia denominata Compagnia Leggera di Marina”, Cagliari lì 18 dicembre 1806.

(7) A.S.C., Fondo “Regie Provvisioni”, vol. 29, cit.

(8) Regolamento per il reclutamento annuale della Real Marina, Cagliari, Stamperia Reale, 5 gennaio 1807.

(9) Prima compagnia: De May; Seconda: Gerbon; Terza: Marsala, fino al 31 luglio 1811, quando passò a Daprotis e fu costituita la Quarta compagnia affidata a Palombella. Tutte erano su 3 ufficiali e 106 uomini, meno quella d’artiglieria, che ne aveva 3 e 69. Al 30 maggio 1812 Marsala aveva la Prima, Daprotis la Seconda, Palombella la Terza. La Quarta risulta vacante fino al 30 settembre, quando venne assunta da Brome. Cfr. A.S.C., Fondo “Regie Provvisioni”, cit.

(10) Pietro MARTINI, Storia di Sardegna dall’anno 1799 al 1816, Cagliari, Tip. di A. Timon, 1852.

(11) L’unico reggimento della vecchia armata sfuggito allo scioglimento del 1798: era stato istituito nel 1744; confluì nelle Guardie, poi Granatieri, dando loro l’appellativo “di Sardegna”, che ancora portano.

(12) Francesco d’Austria-Este, Duca di Modena, Descrizione della Sardegna, a cura di G. Bardanzellu, Roma, 1934, p. 58.

(13) Francesco d’Austria-Este, loc. cit.

(14) Idem, p. 59.

(15) Forza: 1 Capitano, 1 Tenente, 1 Sottotenente, 3 Trabanti e Furieri, 1 Sergente Maggiore, 1 Sergente Artigliere, 2 Sergenti Ordinari, 2 Caporali d’Artiglieria, 4 Caporali Ordinari, 2 Tamburi, 1 Vivandiere, 1 Frater, 7 Cannonieri di 1ª Classe, 12 di 2ª e 48 Solda-ti Ordinari.