Piazza Garibaldi

È uno dei simboli più evidenti della trasformazione del paese e del suo progressivo ammodernamento. Al suo posto, fino alla fine del XIX secolo, c’era solo una spiaggia incastonata fra due punte rocciose, chiamata La Rena o L’Arena, che serviva per l’alaggio di barche di dimensioni non troppo grandi quali gondole e tartane: era quindi attrezzata con due vecchi cannoni infissi nel suolo, quattro piccole prese in granito, un anello per gli argani e paranchi per tirare a terra. Vi si trovava anche un pozzo pubblico che mal si conciliava con la presenza dello sbocco di un canale di scolo che raccoglieva, a ponente, lo scarico di acque piovane e delle fognature di gran parte del paese. Lo scalo era separato dalle abitazioni, che oggi identifichiamo come case Gargiulo e Giagnoni, da una semplice cordonata di granito di pochi decimetri che creava uno spazio transitabile da pedoni e carri. Questo spazio, allargato progressivamente a spese della costa, fu abbellito da alberi che le diedero il nome, Piazza degli Olmi, e divenne, insieme al Molo, la zona più frequentata da marittimi, commercianti e anche dai pescatori che potevano vendervi il pescato pagando la dovuta tassa di stazionamento. Alla fine del XIX secolo tale vocazione commerciale fu accreditata dalla costruzione del mercato e, da questo momento, malgrado le altre denominazioni ufficiali e non, fu chiamata, e continua a chiamarsi ancora oggi preferibilmente, piazza del Mercato. La costruzione del palazzo comunale ne ha fatto il centro della vita politica del paese che registrò appassionate contrapposizioni nei memorabili comizi di un tempo, e che si evidenzia, ancora oggi, in prossimità delle elezioni. Durante l’amministrazione guidata da Josto Tramoni le lastre di granito che la pavimentavano furono sostituite con mattonelle rosse: facile l’accostamento, poco riverente in verità, con la spianata del Cremlino a Mosca e il conseguente nomignolo di piazza Rossa. L’ultimo intervento dei primi anni Novanta ripristinava il granito, ma con un decoro rappresentato da una rosa dei venti (dinanzi al portone del comune) con una lunga coda che ingloba la grande panchina: le due palme che la fiancheggiano dovrebbero ricordare i perduti Olmi.