Precedenti della “Questione”

Al momento del passaggio della Sardegna alla casa Savoia, nessuna delle parti firmatarie del trattato di Londra ebbe l’avvedutezza di specificare quali fossero le «dipendenze» e le «pertinenze» accennate nella formula generica « … Regnum et insulam Sardiniam una cum suis adnexis, connexis ac dependentibus et eo pertinentibus…» riportata nell’atto di cessione che sottoscrissero a Cagliari l’8 agosto 1720 i plenipotenziari del Re Cattolico Filippo V e del nuovo sovrano dell’isola, Vittorio Amedeo II (11).
Non si poteva, allora, affatto prevedere che il possesso di poche isolette incolte e disabitate poste tra la Sardegna e la Corsica avrebbe dato origine a una lunga e complicata controversia. Era notorio che l’arcipelago fosse deserto, giacché gli abitanti della vicina Gallura, alieni, come tutti i Sardi, dall’affrontare i pericoli del mare, giudicavano poco conveniente sfruttare quelle terre, avendo a disposizione grande copia di pascoli nell’interno dell’ìsola (12).
Tanto trascurabile ne era considerato il dominio, che i primi Viceré non si diedero in alcun modo cura di rivendicarne la proprietà o di compiervi atti di giurisdizione.
È vero che le isole, negli Editti che si bandivano ogni volta che nell’Europa si manifestavano focolai di pestilenza, risultano menzionate fra i luoghi non soggetti a contagio e proibiti all’accesso delle navi straniere (13); tuttavia riesce difficile supporre che la menzione in quei documenti ufficiali movesse dal consapevole intento di rinnovare di volta in volta un’affermazione di dominio. Quanto scarsamente probanti fossero gli accenni contenuti in quegli atti amministrativi è dimostrato dal fatto che all’Editto del Viceré di Sardegna marchese di Cortanze dell’11 maggio 1728, prescrivente provvidenze per ovviare al pericolo della diffusione della peste di Zante, nelle isole Ionie, e dei paesi ottomani, i Còrsi potevano opporre una «Grida ordinata pubblicarsi dal Magnifico Felice Pinelli, Governatore del Regno di Corsica, nelle isole di Madalena, Santo Steffano, Cabrera etc., sul morbo proveniente dalle isole Ionie», dat. Bastia, 19 giugno 1728 (14).
C’era in germe, evidentemente, un conflitto giurisdizionale tra Genova e Torino, derivante dalla persuasione, egualmente radicata nell’animo degli amministratori della Sardegna e della Corsica, che le isole dell’arcipelago rientrassero nella loro rispettiva sfera di competenza.
Solo più tardi i governanti sardi rivolsero la loro attenzione alle isole, quando, nel 1728, per informazioni avute dai Conserva- tori di Sanità delle Marine di Tempio, il Viceré marchese di Cortanze venne a sapere che alcuni pastori di Bonifacio si erano abusivamente introdotti nell’arcipelago per farvi pascolare il bestiame. Per tèma che, col passar del tempo, il possesso di quelle terre diventasse un diritto consuetudinario, il Viceré propose al governo di Torino di indurre con le buone o con le cattive i pastori còrsi a riconoscere la sovranità di S. M. Sarda e a pagare un tenue canone di affitto per lo sfruttamento dei pascoli (15).
Il Re si mostrò alieno dall’usare la violenza, e, pur tenendo nel dovuto conto le proposte suggeritegli, consigliò un atteggiamento di prudenza, per non suscitare risentimenti da parte della Repubblica di Genova; nel frattempo invitò il Viceré a fare diligenti ricerche negli archivi per rintracciare antichi titoli di sovranità su quelle isole(16). Le ricerche diedero scarsi frutti, perchè i documenti raccolti tra i vecchi fondi della Reale Udienza lasciati a Cagliari dagli Spagnoli e tra gli atti della nuova amministrazione non erano tali da fornire prove convincenti.
Neppure l’intimazione di pagare il tributo, fatta eseguire nel 1730, fu proficua: chè i pastori còrsi, a raccolto finito, preferirono ritornare temporaneamente a Bonifacio anziché sottostare all’ingiunzione o fare almeno una promessa appagante (17). Fino a quel tempo la loro permanenza nelle isole non era stata continuativa: vi dimoravano solo nella buona stagione, vivendo all’aperto o in misere capanne, ma non cessavano di tenere frequenti rapporti con i loro padroni di Bonifacio, per conto dei quali badavano alla custodia del bestiame. Quando, però, videro che, dopo l’intimazione del 1730, nessuno più li disturbava, incominciarono a condurvi una vita stabile, costruendo abitazioni più solide, portandovi le loro famiglie, praticandovi una rudimentale agricoltura. Le sole occasioni di rientrare a Bonifacio erano date dalla necessità di farvi le annuali provviste e di battezzarvi i bambini (18).
Nuove informative furono richieste nel 1736 dal Viceré marchese di Rivarolo, che in quel tempo perseguiva l’intento di sradicare il banditismo’ dalla Sardegna settentrionale e di impedire il contrabbando che si esercitava a man salva tra la Gallura e la Corsica. Fu incaricato di un’attenta ricognizione dell’arcipelago il commendator Della Chiusa, comandante delle due galere che avevano la missione di perlustrare ogni anno le coste sarde: la sua relazione dimostra quanto vaghe e imprecise fossero allora le notizie su quelle isolette (19).
Essendo risultato che il numero degli abitanti di Bonifacio trasferitisi alla Maddalena era notevolmente aumentato, fu deliberato di costringerli a pagare l’usato « deghino » o decima sui prodotti della pastorizia e dell’agricoltura, pena lo sfratto in caso di inadempienza. Anche quella volta l’intimazione non ebbe alcun effetto: il governo sardo continuò a mostrarsi tanto più remissivo, in quanto le complicazioni politiche e militari delle guerre di successione spagnuola e austriaca, con i riflessi immediati nel difficile settore della vicina Corsica, lo inducevano a tenere un atteggiamento guardingo verso Genova per evitare una intromissione di questa nell’arcipelago (20).
Inutilmente i cameralisti sardi e piemontesi cercarono di dimostrare, nelle loro numerosissime «Memorie», la legittimità dei diritti della monarchia sabauda, ricorrendo a sottili argomentazioni giuridiche, consultando i vecchi archivi, invocando la testimonianza di storici e di geografi (21): i Bonifacini, col passar degli anni, si rafforzarono nella persuasione di essere i legittimi possessori di quelle terre, e, per controbattere possibili opposizioni, rivolsero anch’essi le loro cure alla ricerca di prove e di testimonianze che attestassero il buon diritto di Genova sulle isole. Essi, così, si misero in grado di produrre, all’occorrenza, titoli egualmente probanti come quelli raccolti dai Sardi relativamente all’esercizio della giurisdizione civile, criminale ed ecclesiastica (22). Non ebbero, però, l’accortezza di sollecitare direttamente l’intervento della Repubblica a loro favore : perciò le recriminazioni e le doglianze rimasero circoscritte all’ambito locale.
Genova, allora impegnata all’estremo a mantenere le sue posizioni nel resto della Corsica (23), non era in condizione di curarsi di una « questione » giudicata del tutto trascurabile. L’andamento della rivolta còrsa era nettamente favorevole a Pasquale Paoli, sostenuto sottomano da Carlo Emanuele III: donde la necessità, per la vecchia Repubblica, di richiedere l’aiuto francese. Sono tanto note le vicende che nel giro di qualche decennio portarono la Francia a diventare padrona dell’ìsola, che non occorre discorrerne qui particolarmente (24). Il capolavoro di finissima diplomazia abilmente tramato dallo Choiseul stava per dare i suoi frutti concreti, e la corte di Torino era pienamente consapevole che, considerata la piega degli avvenimenti in Corsica, l’ìsola sarebbe passata entro breve tempo sotto la nuova dominazione. Corse, perciò, ai ripari, e, per consiglio del ministro Bogino, ruppe gli indugi facendo preparare i piani della occupazione armata dell’arcipelago, per mettere poi i Genovesi o i loro probabili successori di fronte al fatto compiuto: l’atto di forza avrebbe cancellato con un sol colpo di spugna le antiche pretese dei Bonifacini e, insieme, anche quelle recenti, accampate sul diritto di prima occupazione e di lungo esercizio del possesso (25).
Nel giro di qualche anno gli esperti approntarono accuratamente i particolari della spedizione, determinarono il numero e la qualità degli uomini necessari per compierla e la quantità dei mezzi occorrenti in armi, munizioni ed effetti da campo; i comandanti della flottiglia che incrociava nelle acque della Sardegna settentrionale per la repressione del contrabbando predisposero gli opportuni movimenti in vista dell’imminente operazione: gli uffici dell’intendenza Generale prepararono un piano di spesa e fecero il calcolo delle rendite che, dopo l’occupazione, sarebbero derivate a vantaggio della R. Cassa dall’insediamento di una nuova popolazione e dallo sfruttamento delle risorse naturali delle isole: i competenti in materia di colonizzazione furono richiesti del loro parere sulla convenienza e l’opportunità di invitare a popolare l’arcipelago tutti quei Bonifacini e Greco-Còrsi che avessero interesse a stabilirvi il domicilio (26).
preparativi procedettero per qualche tempo a rilento, ma ricevettero poi nuovo impulso dal nuovo Viceré conte des Hayes, subentrato nel 1767 al balio della Trinità.
Incaricato di condurre a termine la spedizione fu il maggiore del reggimento di Sprecher, La Rocchetta, col quale avrebbero dovuto collaborare gli ufficiali di marina Allione di Brondel e Nobili di Nonza, comandanti rispettivamente del regio pinco e del regio felucone che operavano costantemente nelle acque del golfo dell’Asinara e dello stretto di Bonifacio. Le due fregate San Carlo e San Vittorio, recentemente acquistate a Londra dal Re di Sardegna e forti di complessivi 96 cannoni, avrebbero seguito e sostenuto da lontano le operazioni di sbarco e di presa di possesso.
Il Bogino presentò abilmente la spedizione all’opinione pubblica e al giudizio delle corti straniere sotto le apparenze di un’azione repressiva (27 ), resasi necessaria per sradicare una volta per tutte da quelle acque l’inveterata pratica del contrabbando, che proprio nell’isola della Maddalena aveva il centro di più intensa attività. A tale proposito alcuni mesi prima era stato emanato un Editto prescrivente severissime sanzioni a carico dei contrabbandieri bonifacini sorpresi in flagrante dalle vedette guardacoste (28); la mancata osservanza delle disposizioni in esso contenute sarebbe valsa a legittimare agli occhi delle potenze straniere interessate l’invio nell’arcipelago di un grosso distaccamento armato e la successiva installazione di opere militari.
La spedizione fu compiuta in brevissimo tempo verso la metà di ottobre del 1767, senza alcuna resistenza da parte degli isolani. A dir vero, le numerose relazioni sullo sbarco delle truppe non sono tutte concordi nel riportare i particolari: ci fu chi disse che una deputazione di pastori còrsi, subito dopo l’approdo dei soldati sardi, si presentò al maggiore La Rocchetta per fare atto di sottomissione (29), e chi, invece, confermò una larvata resistenza dei lìonifacini sotto forma di protesta, a nome della Repubblica di Genova, per il sopruso (30). Certo è che tra gli isolani alcuni avevano interesse a rompere ogni rapporto di dipendenza con Bonifacio per poter diventare, sotto la protezione delle armi sarde, proprietari di fatto del bestiame loro affidato a titolo di custodia e delle terre necessarie per i pascoli e le coltivazioni; altri desideravano rimanere vincolati alla loro città natale perchè temevano che, prestando obbedienza al nuovo sovrano, i loro familiari rimasti a Bonifacio patissero rappresaglie e i loro beni fossero sottoposti a confisca; altri, infine, per lucro ritenevano vantaggioso il perpetuarsi di una situazione confusa e contraddittoria, nella quale potessero trovare sempre nuova esca il contrabbando e i traffici clandestini (31).
È, in tutti i casi, significativa la risposta che diede una delegazione di abitanti della Maddalena al comandante della spedizione quando questi comunicò loro che da quel momento avrebbero dovuto mostrarsi fedeli alla nuova bandiera: «Viva chi vince» (32), essi risposero, e la frase sonava come sconfessione della sovranità della Repubblica di Genova, dimostratasi incapace di tutelare i loro interessi. In effetti gli abitanti della borgata che andava sorgendo alla Maddalena, composta in prevalenza di vecchi e giovani Bonifacini, con l’aggiunta di alcuni nuclei di Greco-Còrsi e di Galluresi, si professarono fedeli sudditi di S. M. Sarda e in numerose occasioni diedero poi evidenti prove della loro lealtà ( ).
Nei venticinque anni che seguirono alla presa di possesso della Maddalena da parte delle truppe sarde, la nuova colonia prosperò più di quanto all’inizio non si avesse avuto motivo di sperare: definite le pratiche dell’assistenza religiosa con l’erezione e la consacrazione della chiesa parrocchiale, adottati provvedimenti particolari per ovviare ai disagi della nascente popolazione, costruite in muratura numerose case di abitazione civile e disposti strategicamente nell’isola principale e nelle altre vicine fortini, casematte, torri, postazioni e trinceramenti, la popolazione nel volgere di qualche decennio vide più che quadruplicato il numero delle sue unità (34).
È da presumere, però, che quand’anche le rivendicazioni della Francia, di cui ci accingiamo a discorrere in particolare, avessero sortito un risultato più favorevole alla comunità di Bonifacio, ben scarsa propensione avrebbero avuto gli abitanti della Maddalena a ricongiungersi alla Corsica, dove uno stato di estrema e permanente miseria e gli inevitabili contrasti interni, conseguenti alla lotta secolare con Genova, non potevano dare valide garanzie per la loro sicurezza e tranquillità.

NB: In questo capitolo si riassumono brevemente le notizie contenute nei cit. lavori del GARELLI, del CIASCA è del MICHEL relative alla spedizione del 1767. Per una più ampia informazione sui fatti riguardanti la colonizzazione della Maddalena tra il 1720 e il 1767 rimando al mio saggio Contributo alla storia della Maddalena pubblicato sul n. 19 di «Ichnusa», Sassari, Gallizzi, 1957, pp. 34-62.

NOTE:

(11) Il testo dell’atto è riportato dal MANNO, op. cit., t. IV, pp. 89-91, nota. Il GARELLI, op. cit., p. 9, fissa erroneamente nel 1721 la cessione della Sardegna ai Savoia. L’errore è ripetuto dal MICHEL, op. cit., p. 28. Il CIASCA, Corsi colonizzatori etc, cit., p. 314, attribuisce la dizione « Regnum et insulam Sardìniae etc. » al trattato della Quadruplice Alleanza del 2 agosto 1718 anziché all’atto di cessione dell’8 agosto 1720.
(12) A.S.C„ Segreteria di Stato, voi. 1290: «Ragionamento sovra le isole della Maddalena, Caprera e Sparti aggiacenti alla Sardegna (1736)», pubblicato integralmente in appendice nel mio Contributo alla storia della Maddalena, cit., pp. 52-56.
(13) Cfr. nella raccolta degli Editti e Pregoni del Regno di Sardegna curata dal Sanna-Lecca, Cagliari, 1775, i seguenti atti: Editto del barone di Saint Remy del 28 gennaio 1721 (epidemia della Provenza); Editto del marchese di Cortanze dell’11 maggio 1728 (peste di Zante e dei paesi ottomani); Editto del marchese di Cortanze del 20 ottobre 1731 (pestilenza della Bosnia); Editto del marchese di Castagnole del 6 dicembre 1731 (pestilenza della Bosnia); Editto del marchese di Rivarolo del 13 luglio 1736; Editto del conte d’Apremont del 26 febbraio 1740 (epidemia della Corsica); Risoluzione del Magistrato di Sanità del 19 luglio 1743 (peste di Messina).
(14) In A. S. G., Archivio Segreto, Fondo Corsica, I, 2115, n. 19.
(15) I dati relativi alla fitta corrispondenza intercorsa negli anni 1728-30 sono contenuti nel Promemoria concernente la pertinenza delle Isole intermedie, senza data, in A. S. C., Segret. di Stato, voi. 1290, riportato in Appendice II, n. 24.
(16)Le indagini, necessariamente rivolte ai tempi della dominazione spagnola, dovevano appurare quali titoli i sovrani di Spagna avevano trasmesso a Vittorio Amedeo II al momento della cessione della Sardegna. Si vedrà più avanti quali passi furono fatti presso le autorità spagnole per ottenere tali titoli in originale o in copia autentica.
(17) Cfr. Michel, op. cit., p. 31.
(18) Cfr. gli atti battesimali trascritti nel doc. 71 dell’Appendice I (A. N. P. Serie Q. 1.291, nn. 6-7) e la dichiarazione dell’arciprete della Chiesa parrocchiale di Bonifacio, Martino Meglia, del 28 giugno 1768, in A. N. P., Serie Q. 295, n. 4 (riportata in Appendice I, al n. 110). V. anche Garelli, op. cit., p. 12.
(19) La relazione del commendator Della Chiusa, dat. 5 luglio 1736 (in A.S.T., Sardegna, Materie politiche, cat. I, mazzo 3°, n. 66), è integralmente riportata dal GARELLI, op. cit., pp. 13-14, che cosi la commenta: «Sembra quasi la relazione di un viaggio di scoperta in qualche isola lontana.
(20) Il Ciasca, op. cit., pp. 318-319, vorrebbe vedere nel conflitto di competenza per il possesso della Maddalena un aspetto del duello diplomatico tra Genova e la Casa Savoia. In realtà Genova si disinteressò ufficialmente della «questione», mentre il governo sardo, da parte sua, aveva tutto l’interesse a non attirare l’attenzione dello stato rivale su quelle isolette.
(21) Le collezioni d’archivio nelle quali sono raccolte tutte queste « Memorie » sono: A. S. C., Segreteria di Stato, vol. 1290, cit., e A.S.T., Sardegna, Materie politiche, Cat. I°, mazzo 3°, cit.
(22) Cfr., più avanti, le « Memorie » di De Santi, Millin di Grandamison, Lebègue de Villiers e Chardon contenenti i titoli di sovranità sulle isole trasmessi da Genova alla Francia.
(23) Cfr. COMBI P., ha cessione della Corsica alla Francia da parte della Repubblica di Genova, in e Arch. St. della Corsica », 1926, nn. 1-2, pp. 22-56.
(24) V. CECCHIN E., Il duca di Choiseul e la conquista della Corsica, in « Arch. St. della Corsica », 1938, pp. 269-271. Cfr. pure VOLPE G., Europa e Mediterraneo nei sec. XVII e XVIII: Come la Corsica divenne francese, Firenze, 1952 (Nuova edizione), pp. 192 segg. Da notare che l’illustre storico pone erroneamente nel 1757 la spedizione sarda del 1767 (ibidem, p. 193); Izzo D., I prodromi della cessione della Corsica, Napoli 1941.
(25) Sugli aspetti della politica estera del Bogino direttamente riguardanti l’isola di Sardegna v. quanto ha scritto il LODDO-CANEPA nel cit. Corso universitario La Sardegna dal 1720 al 1848, pp. 306-313.
(26) I pareri su questo punto erano discordi; ma la Giunta patrimoniale era d’avviso che ai Bonifacini, infidi e dediti al contrabbando, si dovessero preferire i pastori galluresi; cfr. Risultati di Giunta Patrimoniale sul nuovo progetto delle isole frammezzanti la Sardegna e la Corsica, del 24 marzo e 10 aprile 1766, in A. S. C., voi. 1290, cit.
(27) Promemoria, che si crede un Progetto o sia Minuta di Manifesto da pubbli* corsi per parte di S.M. per giustificare il possesso delle isole adiacenti alla Sardegna, con allegate Lettere del Ministro genovese su tal fatto, del 14 novembre 1767, in A.S. T., Sardegna, Materie politiche, cat. I*, mazzo 3”, n. 88.
(28) Editto di Carlo Emanuele III, del 1° febbraio 1767, prescrivente diverse proxwidenze a riparo de’contrabbandi d’ogni genere che si commettono nel Regno, pubblicato nella cit. raccolta « Editti e Pregoni» del Sanna-Lecca, pp. 423-433 e in parte riprodotto in Sole C., Aspetti economici e politici etc., cit., pp. 11-12.
(29) Lettera del maggiore La Rocchetta al Viceré, in data 15 ottobre 1767, relazione del modo con cui il distaccamento da lui comandato aveva preso possesso delle isole intermedie in nome di S.M., con copia della protesta che alcuni giorni prima il Commissario di Bonifacio aveva rimessa agli abitanti di dette isole per farne uso in occasione dello sbarco delle Regie Truppe, in A. S. T., Sardegna, Materie politiche, cat. I°. mazzo 3°, n. 85.
(30) Il testo della protesta è riportato integralmente dal GARELLI, op. cit., pp. 60-62.
(31) Sull’attività clandestina dei marinai di Bonifacio nelle acque dell’arcipelago cfr. SOLE C, Aspetti economici e politici eie, cit., passim e, in particolare, le pp. 10-21.
(32) Cfr. la cit. Relazione del maggiore La Rocchetta del 15 ottobre 1767.
(33) Tali attestazioni di fedeltà risultano da un documento dat. La Maddalena, li 9 febbraio 1784, che si intitola: Risposta degli Isolani al Promemoria del 30 gennaio 1784 mandato da S. E. il Viceré ai sigg. Comandante la R. mezza galera S. Barbara e Bailo Foassa, in seguito alla supplica di detti Isolani, e lettere dei medesimi signori del 9 gennaio detto anno, in A. S. C. , Segreteria di Stato, voi. 1290, n. 7, cit., riportato integralmente a pp. 54-58 del mio Aspetti economici e politici etc.
(34) Per lo sviluppo demografico della Maddalena negli anni che seguirono l’occupazione, v. Ciasca, op. cit., pp. 328 segg.; notizie sugli approntamenti difensivi in Garelli, op. cit., pp. 89 segg

Sovranità e Giuristizione sulle Isole Intermedie (1767-1793) Carlino Sole 1959