Prefazione di “Maddalena e Caprera” – Ricordi di Pietro di San Saturnino

Tristi ricordi legati ad Alghero, dove solitamente faceva le sue bagnature, portano Pietro de Quesada di San Saturnino, a scegliere un’altra meta per le sue immersioni: La Maddalena. Da quel momento inizia per lui e per la figlia una nuova avventura e l’isola, da semplice luogo di villeggiatura, diventa terreno fertile di riflessioni, esperienze ed amicizie. L’opera assume la veste di un resoconto, il primo e più frequente approccio e genere letterario, che i viaggiatori dell’Ottocento usavano per raccontare i loro viaggi. Si avvicinavano alla Sardegna con l’atteggiamento degli esploratori di una terra sconosciuta, misteriosa, poco salubre, difficile e forse con scarse risorse economiche. Ma Pietro di San Saturnino va in qualche modo, oltre la semplice comunicazione per informare e colpisce per il rispetto, l’amore e la delicatezza con cui incomincia a conoscere La Maddalena e i suoi abitanti; in puma di piedi, con l’entusiasmo del vero, autentico viaggiatore che sa cogliere ed assorbire il meglio dai luoghi in cui va, ammira ed osserva persone ed usanze, istituzioni ed economia: l’Amministrazione attuale è presieduta degnamente dal Sig. Salvatore Cogliolo, solo il prete vive in ristrettezze economiche e la Parrocchia non è ricca; sono numerose le vigne e i fondi rustici battuti da venti impetuosissimi; la gita alla Cava Francese diventa un interessante documento storico e di costume, come l’ampia digressione dedicata al Signor Webber Britanno del quale riporta molti pensieri rivestendoli delle considerazioni di Madame de Stàel e che Don Pietro mostra di apprezzare tanto da riferire a lui ciò che affermarsi di Scipione l’africano: non minus solus quam cum solus est. Diventando tutt’uno con gli abitanti, si mescola a loro nella festa patronale, mostrando di apprezzare ogni cosa anche la più piccola: il vino, quello dell’Ogliastra è ottimo, il pesce, le strade e le case. Anche il clima è ottimale tanto che procura ai Maddalenesi una grande longevità che probabilmente è in gran parte frutto della pubblica moralità, la quale in Maddalena deve esser grandissima. Spesso Don Pietro abbandona la sua veste di narratore, per assumere quella di pioniere entusiasta e ricco di idee che ama innovare, che sa intuire e vedere nella sua mente l’attuazione di un progetto: un acquedotto, una macchina a vapore per macinare il grano, uno stabilimento balneare e un asilo infantile. Trova anche spazio un’ampia dissertazione politica, sulla costruzione di un lazzaretto a Santo Stefano, con una vera e propria cronaca dell’evoluzione dei fatti e documenti alla mano. Uomo di grande esperienza, il nostro é anche antropologo, scrittore, architetto ed ottimo compagno di viaggio; le citazioni dotte del Prati e di storici e viaggiatori che lo hanno preceduto, da Alberto Della Marmora a Giuseppe Manno, fanno da corredo, all’interno di un breve ritratto in cui la storia della Maddalena dalle origini all’arrivo di Nelson e Napoleone e del re Carlo Alberto nel 1831, é ampiamente illustrata. Anche l’accenno agli isolani che si distinsero in importanti atti eroici trova spazio, a Nicolò Susini, al Britanno Capitano Roberts e al Gusmaroli il cui epitaffio é di Garibaldi, rende omaggio in un cimitero che potrebbe meglio essere custodito. Seguono le visite alle case dei Millelire, degli Azara e degli Addis, alcune tra le famiglie più conosciute dell’Isola. L’incontro con Garibaldi diventa una vera e propria intervista e il Di San Satumino si immerge in un’atmosfera di eroi della grecità. L’intelligenza arguta, la curiosità, rendono tale il viaggiatore, tutte doti che il nostro aveva oltre all’intraprendenza che mostra sino alle ultime battute con le quali concludiamo: resta che si dia mano all’opera .. .che si voglia – che fortemente si voglia . ..

Alessandra Deleuchi