Presentazione di Angelo Tarantini uno dei Mille

Se, nel linguaggio giuridico, la parola “inventore” significa “scopritore di un bene ignoto o smarrito”, allora Gian Luca Moro e Antonello Tedde sono gli inventori di Angelo Tarantini, ignoto bene di La Maddalena, l’arcipelago di Garibaldi che ha dato alla storia uno solo dei Mille.
Tarantini è uno che avrebbe potuto dire, come Bandi nell’introduzione al suo libro “I Mille da Genova a Capua”: «Vuoi tu dunque, amico caro, ch’io ti racconti quel che videro i miei occhi ed udirono i miei orecchi nell’avventurosa corsa che facemmo da Genova a Marsala né primi giorni di maggio del 1860, quando saltò in testa a Garibaldi il ticchio di fare quel che parve da principio una gran pazzia, e fu giudicata di poi opera egregia e principalissima tra le sue più belle?» Egli c’era!
Andrea Pacini, che è anche lui “uno dei Mille” e ha lasciato un diario poi pubblicato dal discendente Bruno Olinto Pacini, sotto il titolo “Grazie, Mille”, racconta così la sua esperienza: «Come giungono i volontari, il mio compito è di cercare di avere quanto più notizie possibili, nome, cognome, paternità, età, luogo di nascita, mestiere, etc. Il lavoro può sembrare facile, e forse lo sarà per un impiegato del distretto militare, ma non per me che non ho né ufficio, né una scrivania, ma posso essere soddisfatto per avere avuto in dotazione una penna, un quaderno ed una sedia sgangherata per il mio difficile compito di registrare gente che non vuole essere registrata, perché ha disertato dal reggio esercito o perché è scappata di casa, come quasi tutti gli studentelli, che qua sono veramente numerosi».
Ed ecco che il Pacini narra dei vari gruppi regionali che si iscrivono sulle sue liste. Dice dei sardi suoi compaesani, anche se sul momento abita a Livorno.
« Dalla Sardegna ci sono tre rappresentanti, uno della provincia di Sassari si chiama Tarantini Angelo, nato all’isola della Maddalena ma residente a Thiesi, dove possiede una bottega; è una persona simpaticissima, parla abbastanza bene l’italiano, solo che al posto delle virgole, usa la parola “cazzu” (un tocco di modernità, nota chi scrive). Così mi è capitato di sentirgli dire questa frase: “ Viva Garibaldi c…, viva il re c…, e la regina pure c…”. Gli altri due sono cagliaritani e si chiamano Efisio Gramignano, ingegnoso meccanico capace di aggiustare qualsiasi cosa, il giornalista, Vincenzo Brusco Onnis ».
Tutto il racconto del Pacini è succulento. Taciturno il Gramignano, allegro il Tarantini, gran parlatore ed uomo di cultura l’Onnis, che non vuole imbarcare quando scopre che ci sono tanti monarchici nella repubblicana epopea. Pacini tenta di dimostrare che non mancherà la fedeltà di ognuno a Garibaldi. Onnis ribadisce che ci saranno centinaia di traditori e che faranno carriera. Ed il Tarantini, sempre secondo il Pacini: “ C.…, se ci sono tutti questi traditori in giro c.…, meglio non partire per niente c….”. E tutti a ridere ed a raccontare barzellette della Sardegna.
Non è proprio, quel diario, il racconto di fatti epici, ma una bella testimonianza della sana atmosfera che regna all’imbarco dei Mille, della promiscuità sociale che porta il Pacini, incredulo, ad iscrivere, in fila, anonimi Tarantini e celeberrimi Zambianchi, Bertani, ecc.
Al momento dell’imbarco, Pacini, diventato capo dell’ufficio statistica, conta circa 1000 repubblicani sui circa 1100 registrati. Con la Colonna Zambianchi scende a terra anche lui, e scrive poco prima di Tarantini. « I due sardi Tarantini e Gramignano sono venuti a salutarmi ed a rassicurarmi che resteranno con Garibaldi anche se ormai hanno la certezza che il loro amico e conterraneo Brusco Onnis se ne andrà ».
Avendo poi raggiunto la Spedizione a Palermo, Pacini ha occasione, nel suo diario, di tessere l’elogio di Gramignano, diventato macchinista del “Piemonte”. Incontra di nuovo Tarantini che era passato, ci narrano Gian Luca Moro e Antonello Tedde, ad altri compiti e lo congeda dal suo diario con questo simpatico commento: « Il sassarese Angelo Tarantini l’ho trovato molto migliorato nella pronuncia dell’italiano, ora anziché avere al posto della virgola la parola “c…” si è italianizzata e dice cazzo ». Che dire? Parole di testo.
Alla fine della campagna, Garibaldi riceve Pacini e Gramignano, si fa spiegare le circostanze nelle quali Gramignano è intervenuto per salvare la vita di Bixio, compromesso in una brutta storia. Tesse l’elogio delle virtù della Sardegna e dei sardi, che ben conosce e dice delle speranze che in loro ripone per l’avvenire.
Forse ricorda in cuor suo, in quel momento, un altro maddalenino, Giacomo Fiorentino. Quest’ultimo è morto nel 1837, in una delle più dolorose vicende della Rivoluzione farroupilha. Garibaldi nelle Memorie lo definisce « uno dei migliori compagni italiani ». Anche lui vide, in questa circostanza, la morte molto da vicino.
Pacini conferma quello che scrivono gli autori di questo libro: molti non diventarono eroi nella Spedizione dei Mille, lo furono tutti assieme, perché se non fossero stati tutti assieme, la Spedizione non ci sarebbe stata. Sono stati amalgamati, trasformati e esaltati dal loro comandante, Garibaldi, al quale questa sparuta armata doveva sembrare un prodigio d’ordine paragonata alla Legione uruguayana o all’esercito dei farrapos.
La vicenda umana di Tarantini, narrata con tutti i dettagli da Gian Luca Moro e Antonello Tedde, descrive un anti-eroe, uno che si è imbarcato, chissà, perché ha incontrato un amico che imbarcava, perché era giovane e si è infervorato, e poi, da vero sardo, non ha mollato, ha fatto quello che gli è capitato di saper fare, è finito nel Servizio Sanitario. Non vi ha lasciato la vita, sicché è tornato a casa sua conservando il glorioso ricordo, la pensione, e la Medaglia, e si è riallacciato il filo della sua vita civile. Il contrario del reduce che ha visto la luce di una vita diversa, e non sa più riprendersi. In fondo un esempio: un vero e puro volontario.
Non è il solo nel suo caso, ma era importante che La Maddalena e Thiesi si interessassero al loro concittadino dei Mille. Non a caso hanno preso l’iniziativa due giovani impegnati per la collettività, Moro nel Museo di Caprera, Tedde in Consiglio Comunale a La Maddalena. È tutt’un fiorire, in questi anni, di questi lavori che possono richiamarsi solo ad un altro tipo di volontariato, quello della cultura.
Gli scavi nelle genealogie, come quelli condotti recentemente da Domenico Ricciotti per il suo antenato Nicola, a Frosinone, come fa Alberto Giacopello per il suo ascendente Ambrogio, a Lerici, dimostrano la ricchezza d’inesplorati archivi locali e l’impegno intelligente di coloro che operano in antiche associazioni come l’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini, spesso in collaborazione con le istituzioni di territori che vogliono mantenere viva la loro identità.
Infatti, dietro alla storia di uno solo, Angelo Tarantini, i suoi inventori ci fanno rivivere la storia di una collettività sempre al centro di qualche vicenda, La Maddalena, con i suoi marittimi, l’emigrazione e l’immigrazione di popolazione, le sue solide famiglie, le loro vite difficili di uomini e donne di dovere. Quasi sorprendeva che non avesse tra i suoi, ben visibile, uno dei Mille. Sarà il nome di Angelo Tarantini, ormai, ad essere simbolo di tutti quei sentimenti, tutte quelle passioni, che nell’isola, La Maddalena e la Sardegna tutta, hanno animato il Risorgimento italiano.

Annita Garibaldi Jallet