Il processo ai rivoltosi

Con Regio Biglietto del 30 giugno 1802 Carlo Felice ordinò che i ribelli fossero sottoposti a un processo sommario e a un castigo esemplare.
I marinai del San Carlo riconobbero i 3 rivoltosi, dichiaratisi innocenti, sostenendo che furono il Battino e il Frau ad assalire il bastimento, armati di schioppo, e a scortarli fino alla torre dopo averli fatti prigionieri. Dissero inoltre che fu il Martinetti a portare a Longon Sardo la bandiera tricolore.
Il primo ad essere interrogato fu Luigi Martinetti di Sassari, 24 anni, che a soli 18 anni nel 1796 aveva seguito G.M. Angioy nella battaglia di Oristano, racconta che trovandosi da qualche tempo in Corsica voleva rientrare in Sardegna e casualmente si trovò nella stessa gondola in cui era imbarcato Francesco Sanna Corda che lo informò della spedizione. Disse che si recò a Longon Sardo su ordine del Sanna Corda ed essendo stato ferito, per errore, al viso da un marinaio che sparava da uno dei cannoni, dovette stare fermo per curarsi.
Anche i pastori di Aggius, Giovanni Battino di 22 anni e Francesco Frau di 26 anni, professarono la loro assoluta estraneità ai fatti e che furono intimati dal Sanna Corda a seguirlo nella torre di Longon sardo.
Appena 20 giorni dopo il fatto, il 12 luglio, veniva emessa la sentenza definitiva che condannava i tre ad essere “pubblicamente impiccati per la gola finché le anime non fossero separate dai loro corpi e questi fatti cadaveri, spiccarsi le loro teste dai busti e conficcarsi sul patibolo, con abbrucciarsi il rimanente dei loro cadaveri e spargersi le ceneri al vento”.
Il Cilocco, l’altro capo della spedizione, riuscì a fuggire, su di lui pendeva una taglia di 50 scudi.
Braccato in tutta l’isola dal Comandante Pier Francesco Maria Magnon e la sua truppa fu catturato il 25 luglio, a prenderlo nelle campagne furono i familiari del giustiziato Battino, sia perché lo ritenevano colpevole di aver coinvolto il loro congiunto e sia perché volevano dimostrare fedeltà alla monarchia sabauda.
Grazie a questa dimostrazione di fedeltà alla volontà monarchica di repressione degli atti di autonomia sarda Pier Francesco Maria Magnon venne immediatamente nominato Comandante della Torre di Longon Sardo insieme all’Alcaide Don Giovanni Maria Taras, del quale Magnon chiede nella lettera del 07 febbraio 1803 la destituzione poiché non in grado, secondo lui, di difendere la costa.
Già da subito portò avanti insistentemente il “progetto di una nuova popolazione come ad un mezzo di facilitare la sicurezza di quelle spiagge, aumentando nello stesso tempo la popolazione, l’agricoltura e la felicità di questa Provincia”. Grazie alla sua costanza e insistenza è nata Santa Teresa.
Il Cilocco inquisito per essersi unito al Sanna Corda fu sottoposto ad una serie di torture perché rivelasse i nomi dei complici e i luoghi in cui si erano rifugiati ma non ebbe esito positivo.
Flagellato dal boia fu afforcato, con sentenza dell’11 agosto.
Il 30 agosto 1802, all’età di trentatré anni, pur disfatto per le torture subite, saliva sulla forca. Il suo corpo, rimasto esposto per diversi giorni, fu poi bruciato e le ceneri sparse al vento.
La disperata iniziativa rivoluzionaria di sottrarre la Sardegna al regime di sfruttamento e oppressione della monarchia sabauda, insieme alle speranze degli esuli sardi, si erano consumate nello spazio di dieci giorni.
I motivi del fallimento sono da attribuire alla ormai mutata situazione del Regno di Sardegna e agli ardori ormai spenti in Francia, si chiudeva quindi l’eroica epopea angioina.

Parzialmente tratto da “Le vicende Sanna Corda e l’assalto alla torre di Longonsardo”