Renzo Larco

Renzo LarcoNasce a La Maddalena il 28 settembre 1858, Renzo Larco, dopo aver compiuto gli studi medi nella sua città natale, completò la sua preparazione in Continente, laureandosi poi giovanissimo in giurisprudenza presso l’Università di Siena. Intrapresa prestissimo la carriera giornalistica, fin dal 1911 fu iscritto al Sindacato Nazionale dei giornalisti professionisti. Iniziò giusto nel 1911 esordendo come redattore del quotidiano “La Vita” di Roma e nello stesso anno partecipò al concorso Nazionale di critica d’arte indetto dalla segreteria della mostra internazionale di arte moderna per la celebrazione del cinquantenario dell’unità d’Italia, vincendolo unitamente a Emilio Cecchi e ad critico belga. Nello stesso anno partecipò alla campagna di Libia, nella quale si distinse, meritando una medaglia di bronzo al valore e là ebbe modo di conoscere Luigi Barzini che ne apprezzò le sue qualità professionali e lo invitò a collaborare per il grande e quotato quotidiano milanese. La firma di Renzo Larco, giusto dalle colonne del “Corriere della Sera” divenne presto famosa e nota, non solo in Italia ma anche all’Estero. I servizi di Renzo Larco, che insieme a Barzini divenne uno degli inviati speciali più seguiti e letti, occuparono le colonne del quotidiano milanese per circa tredici anni, dal 1912 al 1925.

In questo lungo e brillante periodo della sua attività giornalistica, Renzo Larco, ebbe modo di seguire ben quattro conflitti. Nella veste di inviato speciale partecipò infatti alla prima guerra libica, alla prima guerra balcanica al seguito dell’esercito turco, alla seconda guerra balcanica al seguito dell’esercito greco, alla prima guerra mondiale, seguendo particolarmente gli avvenimenti sul fronte russo. L’esperienza acquisita nei suoi due anni di permanenza in Russia, lo convinsero a pubblicare per l’editore Laterza, in una collana facente parte della biblioteca di cultura moderna, un volume “La Russia e la sua rivoluzione”. Negli anni di permanenza presso la redazione del Corriere della Sera, ebbe tra l’altro, modo di conoscere Luigi Einaudi, che allora collaborava con la redazione della pagina economica del quotidiano milanese. Dal 1926 al 1928 fu inviato speciale del “Giornale d’Italia” in Sardegna. Fu poi collaboratore del “Giornale d’America” di New York, dell’Illustrazione Francese, delle riviste “Le vie ‘Italia” ed “Emporium”. Fu direttore della “Rivista” di Bergamo ed infine, per 14 anni collaborò per La Nuova Sardegna.

Nel 1952, dopo il suo ritorno nella città natale, avvenuto nell’immediato dopoguerra, partecipò attivamente alla vita maddalenina, prima con i suoi scritti, e poi, entrando a far parte dell’amministrazione comunale, risultando eletto con ampi suffragi in una lista civica e ricoprendo la carca di Sindaco. Fu proprio, anzi, in questa circostanza che Renzo Larco ebbe modo di incontrarsi (tra la sorpresa e lo stupore di quanti assistettero alla banchina dell’Ammiragliato all’amichevole e confidenziale incontro) con Luigi Einaudi, allora in veste di Presidente della Repubblica, in occasione di una visita ufficiale dell’eminente economista a Caprera.

In un articolo pubblicato sul quotidiano ‘La Nuova Sardegna’ Renzo Larco definiva la sua ambizione a ricoprire la carica di sindaco, quando aveva raggiunto i sessant’anni, come quella di “certi uomini che si rifiutano di accusare l’usura del tempo trascorso e che si abbandonato ciechi all’allettamento del demone che vuol persuaderli dell’intatta vigoria della giovinezza, si è aggiunto persino un altro filtro di seduzione, quello dell’esperienza”. E ancora “… io non mi conosco se non come vecchio giornalista che visse sempre lontano dall’isola… . Non ho attitudine alcuna al lavoro connesso a questa nuova carica… che si colora si di iridescenti splendori, ma tali che non hanno più consistenza di quelli di una piccola bolla di sapone…”

Alla sua morte, il 4 novembre1964, la salma di Renzo Larco, decano dei giornalisti italiani dell’ultimo cinquantennio, accompagnata da un folto stuolo di maddalenini di ogni ceto e condizione e da tutte le autorità civili, militari e politiche dell’Isola. Il corteo funebre, senza particolare pompa, secondo il desiderio più volte espresso dall’estinto, ha attraversato le vie del centro fra il profondo cordoglio dell’intera popolazione. Seguivano il feretro la moglie signora Alma, la sorella, il cognato, il sindaco dott. Tramoni e la Giunta Comunale con il labaro del Comune, il capitano di vascello Mario Bruti Liberati, l’on Sebastiano Azara, l’assessore provinciale Pasqualino Serra, oltre a un folto stuolo di cittadini e di estimatori.

Numerose sono state le manifestazioni e le attestazioni di cordoglio che sono pervenute nella giornata di oggi ai familiari dell’estinto. Oltre, infatti, alle visite che si sono susseguite da ieri nell’abitazione della famiglia Larco, particolarmente significativi sono stati i telegrammi indirizzati alla vedova dalle direzioni dei giornali che conobbero in veste di inviato, redattore e collaboratore, dal Presidente della Federazione della Stampa Mario Missiroli, dal Presidente della Giunta esecutiva della stessa Federazione, Adriano Falvo e dal Presidente della Stampa Sarda Aldo Cesaraccio.

La partecipazione di una larga parte della popolazione maddalenina al cordoglio che ha colpito tutta la famiglia e le numerose attestazioni pervenute dai rappresentanti più qualificati del giornalismo nazionale, stanno a dimostrare la stima che Renzo Larco, con le sue doti precipue aveva suscitato non solo presso i concittadini, ma anche in quegli ambienti che conobbero più da vicino e altamente apprezzarono, la sua preparazione, la sua cultura, l’integrità del suo carattere e la sua intelligenza.

I quotidiani scrissero: “Con la dipartita di Renzo Larco, La Maddalena e la Sardegna perdono uno dei figli migliori e una delle più alte intelligenze di questo tempo.”