Silloge isolana

Forse la più ambiziosa, tra le molte finalità culturali che il Co.Ri.S.Ma si prefigge di realizzare nell’ambito della ricerca di materiali riguardanti l’arcipelago, è la Silloge isolana. Intendiamo porre l’attenzione su i molti scritti sulle isole poco conosciuti o conosciuti solo in ambiti specifici, da renderli, per tanto sconosciuti ai più.
Con la raccolta e la pubblicazione di più di duecento, per ora, testi tra inediti ed editi, ma di difficile reperibilità sul mercato librario corrente e in biblioteche di non comune accessione, vorremo formare una antologia isolana che risulterebbe un valido repertorio di descrizioni, cronologicamente sistemate, per un’analisi storica utile a ricercatori come agli studiosi che hanno a cuore le tracce documentali del territorio nella sua complessa interezza.
Per descrizioni del territorio intendiamo quella somma di dati che possiamo rintracciare sia in una antica corografia, sia in un portolano medioevale come pure in una relazione tecnica settecentesca o in una contemporanea guida turistica commerciale e giornalistica o in diari di viaggio o nei lemmi di dizionari enciclopedici. Naturalmente tra i dati salienti di una descrizione, la toponomastica la fa da padrona ed e’ rintracciabile anche su materiale iconografico come carte geografiche e mappe nautiche.
Si deduce, quindi, che documenti descrittivi di un dato territorio possono essere sia testi scritti che immagini cartografiche e la loro naturale sinergia rappresenta per noi la visione più scientificamente corretta per un approccio col territorio che vorremo poter offrire da validi documentalisti.
La Silloge isolana propone un viaggio descrittivo, carico d’atmosfera con la sola genuina forza della narrazione letteraria d’epoca o della imperfezione grafica data dai mezzi espressivi ormai scientificamente superati o desueti. Proponiamo una semplice lettura di documenti non l’immediatezza di un video che si avvale di scenografie artefatte o virtuali, ne la rielaborazione conclusa e fine a se stessa di un dotto saggio.
Il ricercatore documentalista propone un repertorio di documenti che come studioso elabora e organizza portando avanti la ricerca. La prima “chicca” che offriamo ai lettori e’ una trascrizione di una descrizione dell’arcipelago maddalenino manoscritta inedita, senza data e anonima, posseduta dalla biblioteca universitaria di Cagliari, conosciuta agli studiosi come Descrizione delle coste sarde, manoscritto 125 intestato ad un non meglio conosciuto Arcangelo Oderigo della prima metà del diciottesimo secolo. Come si può ben osservare dal testo riportato per esteso nel tratto che riguarda le isole dell’arcipelago la descrizione è un compendio estremamente interessante, che nella tipica forma letteraria settecentesca della relazione rivela una messe incredibile di notizie.
Non è un portolano propriamente detto, perché offre descrizione di fatti non esclusivamente riguardanti la navigazione, non è solo una corografia con una cospicua toponomastica di riferimento ma sembra piuttosto una relazione tecnica sullo stato delle torri esistenti e sul progetto e ubicazione di nuove nel litorale sardo. Oltre e più di una mera relazione tecnica è una sorta di rapporto socio economico sui traffici abusivi e sul contrabbando tra Corsica e Sardegna.
Rappresenta sicuramente una minuziosa descrizione del litorale sardo nel primo settecento ma è ancora troppo sconosciuta e dovrebbe essere più studiata.
Pochissima è la bibliografia inerente a questo manoscritto.
Il Murineddu (1) lo citò esclusivamente per la parte che riguardava i traffici illeciti tra la Gallura e la Corsica. Recentemente solo l’Asole (2) in un suo articolo tratta del manoscritto 125 facendo una giusta analisi del documento. Del presupposto autore Arcangelo Oderigo finora ben poco si sa come ci informa nel suo breve saggio l’Asole.
Le ricerche d’archivio fanno supporre che l’autore possa essere stato un tecnico che lavorò sotto la direzione dell’ingegnere piemontese Antonio Felice De Vincenti (3), nell’opera di controllo del sistema difensivo della Sardegna sabauda.
Il reperimento del manoscritto è frutto di uno scambio effettuato con la libreria Nisti di Pisa negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale.
Non se ne conosce l’anno della stesura che si può però dedurre da una data (1719) data ad un naufragio di una nave francese in prossimità delle coste galluresi (4).
La ricchezza dei dati che esulano dalla necessità descrittiva di un portolano ne fanno una relazione complessa e non può essere il risultato di ricerche condotte da un singolo individuo.
Per l’Asole l’attribuzione del manoscritto è da dare all’ingegnere De Vincenti che stilò dopo il 1721 una relazione dettagliata delle riparazioni che si credevano indispensabili alle torri esistenti e si progettava di quante ne sarebbero state necessarie e in quali punti strategici occorreva situarle(5).
Probabilmente la Descrizione 125 maturò dopo questa Relazione abbracciando la totalità degli aspetti della costa sarda.
Va il merito alla compianta professoressa Asole di aver messo in relazione questo manoscritto con altri dello stesso argomento e aver posto l’accento sul “plagio” fatto dal censore Giuseppe Cossu nella sua opera edita a Genova nel 1799 che ricalca la stesura del anonimo manoscritto 125 (6).
Del contrabbando che si esercitava da sponda a sponda tra le due isole maggiori e con tappe funzionali proprio nelle nostre isolette si possono avere delle precise e prolisse indicazioni delle basi di traffici illeciti con un nutrito elenco di nomi di pastori compiacenti e di padroni marittimi disposti a tale commercio clandestino (7).
Interessante è la deduzione logica che il popolamento delle isole dell’arcipelago possa essere nato da gruppi di pastori corsi che sarebbero stati costretti a risiedervi per accudire al bestiame estratto di contrabbando dalla Sardegna.
Dice l’Asole: ” le merci prelevate in Sardegna non in ogni caso prendevano la via per la Corsica. Questo avveniva raramente nei riguardi del bestiame allo stato vivo, forse perché troppo difficile da nascondere. I commercianti di Bonifacio, o meglio i padroni ad essi legati preferivano radunare gli animali in isole disabitate, che in tal modo divenivano altrettante riserve a cui ricorrere ogni qual volta si presentava l’occasione di vendite sufficientemente vantaggiose. Allo scopo venivano scelte isole dotate sia di buoni manti erbosi sia di sorgenti a getto perenne” (8).
Il toponimo Cavalli pare indicasse sia l’isola di Cavallo, vicino alla Corsica, sia l’isola di Spargi dove si radunavano i cavalli sardi estratti dalla Sardegna, ne da notizia il censore Cossu nella sua idrografia della Sardegna dove dice: “Tra le punte delle Vacche, e quella del capo Sardo vedonsi l’isola de’ Spargiotti, ed ivi vicina quella de’Sparghi o Cavalli una volta chiamata dai Sardi, e Corsi a motivo, che ivi si depositavano con altro bestiame, e che facevasi dalla Gallura passare in Bonifacio” (9).

NOTE:

(1) A. Murineddu “Gallura aspetti storici geografici ed economici” Cagliari, Fossataro,1962

(2) A. Asole “Le operazioni di contrabbando nella Gallura del secolo XVIII” in Quaderni Bolotanesi n°16,1990

(3) A. Cavallari Murat “Architetti piemontesi in Sardegna” in Atti del X Congresso di Storia dell’architettura(Torino,1957) Roma ,Centro studi per la Storia dell’Architettura,1961.
M. Cabras “Le opere del De Vincenti e dei primi ingegneri militari piemontesi in Sardegna nel periodo 1720-1745” in Atti del XIII Congresso di Storia dell’Architettura. Cagliari (1963) Roma, Centro studi per la Storia dell’Architettura 1966.

(4) 15 Ottobre 1719

(5) “Relazione delle riparazioni che si credono indispensabili da farsi atorno diverse torri, con la spesa e calcolo di quanto puonno importare e progetto di diverse altre che sarebbero necessarie edificarsi per maggiore conservazione di questo Regno di Sardegna”
Vedi anche:
L. Piloni “Carte geografiche della Sardegna” Cagliari Fossataro 1974 e sua ristampa anastatica Cagliari, Edizioni della Torre,1997
I Zedda Maccio’ “Imago Sardiniae, cartografia storica di un isola mediterranea” la Forma
pag. 69-73 scheda n° 22 Cagliari, Consiglio Regionale della Sardegna 1999.

(6) G. Cossu “Descrizione geografica della Sardegna” Genova Olzati 1799; riedizione a cura di: I. Zedda Maccio’, Nuoro Illisso, 2000

(7) Murineddu op. cit. pag.166-167

(8) Asole op. cit. pag. 374

(9) Cossu op. cit. pag.145

Articolo scritto da Antonio Frau e pubblicato dal Co.Ri.S.Ma nel primo Almanacco Maddalenino realizzato dalla casa editrice Paolo Sorba di La Maddalena

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