Simpliziu

Non so se sia vera la vicenda triste di Simplicio, ma io così la conosco. Quando tornavamo a Maddalena, lui era il primo facchino che cercavamo (pensa tu che onore, ma per lui era lavoro era! e anzi si proponeva lui) quando sbarcavamo da Palau. Simplicio aveva un carretto con l’asino, si sedeva di lato alla stanga di destra (fronte asino, diciamo così, và!) e partivamo verso piazza barò con tutto il carico. Poi, a un certo momento, spariti: asino e carretto. Ecco, la storia dice che lui, imbriaco, non l’aveva legato a un palo che c’era davanti all’Exelsior, come faceva sempre, e l’asino era caduto a mare con tutto il carretto, affogando, naturalmente. Allora prendeva in prestito il carretto dell’Excelsior, tra i zicchirri di quelli della cucina: il carretto era quello della legna e delle merci dell’albergo e lui li tranquillizzava dicendo che glielo avrebbe riportato subito. Poi, non so perché, manco più quello, niente. E allora Simplicio s’è fatto “asino” lui stesso, di se stesso, povero Simplicio! E a voglia a dirgli che non ce la poteva fare a portare tutti i bagagli, macché! si toglieva la cinta di cuoio, se la metteva sul collo e a ciascuna estremità legava un bagaglio, poi ne prendeva uno con la destra e uno con la sinistra, e, come dio vuole, s’avviava. E se i bagagli erano più di quattro, lasciava i primi che aveva trasportato e tornava indietro a prendere gli altri restanti, e via di nuovo. Povero Simplicio! e per questo, su sua richiesta eh!, “guadagnava” circa 150 lire, e pure meno alle volte, a seconda del numero dei colli. Ma ce l’aveva a morte con noi maddalenini, lui che era dell’interno della Sardegna, forse verso Nuoro, ora non ricordo, perché ci rimproverava il fatto che non ci sentivamo sardi, e, diceva, che addirittura avevamo “chiesto di staccarci dalla Sardegna”. Mi verrebbe da dire a quelli che adesso ci sono, e sono giovani: no, non è da rimpiangere quel tempo, ma fate che noi che allora c’eravamo, e che abbiamo l’unico rimpianto della solidarietà, e dell'”insularità” di allora, tornando, non abbiamo a sentirci “stranieri” a casa nostra, in quella che è. è stata, sarà sempre, la nostra isola, grazie, e scusate un vecchio maddalenino “qui va prendre de l’age”, merci.

Andrea Mulas