Tatiano Maiore

Tatiano Maiore

Nel 1973 inizia l’attività di fotogiornalista fra Roma e Milano con frequenti viaggi in paesi stranieri. 

Pubblica sui seguenti Periodici e Quotidiani: Il Mondo – L’Espresso – Panorama – L’Europeo – Time – L’Astrolabio – Rinascita – Tempo Illustrato – ABC -Veja – Istoè – Fin de Siglo – Vie Nuove – Pace e Guerra – Pagina – Noi Donne – Rassegna Sindacale -Città Futura – Avvenimenti – Ichnusa – La Nuova Ecologia – Umanità Nova – Conquiste del Lavoro – Il Lavoro Italiano – Cane Caldo – Il Male – Frigidaire – Umanità – Regione Informazione – IL messaggero Sardo – La Provincia di Sassari – etc.

Nel 1986 collabora, per la RAI, al programma “Mixer”. Nel 1994 pubblica, per l’Editrice “Altergrafica”, “Stazzi di Gallura nel tempo” un libro fotografico su ciò che resta di una realtà socio economica del Nord Sardegna.

Nel 1994, per conto della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Sassari, illustra la “lectio brevis” di Norberto Bobbio (Laurea Honoris Causa). Nel 1994, con Paola Dessì, cura la Sezione Immagini per il “Museo della Tonnara” ideato dal prof. Salvatore Rubino e realizzato nel comune di Stintino.

Nel 1995 illustra “Storia del Banco di Sardegna” a cura del prof. Gianni Toniolo dell’Università Cà Foscari” di Venezia.

Nel 1996, per conto del Dipartimento di Storia dell’Università di Sassari, tiene alcune lezioni su “Fotografia e comunicazione di massa”, durante un corso di giornalismo per giovani laureati.

Nel 1998, per conto di “Giulio Einaudi Editore”, collabora all’illustrazione del volume della “Storia d’Italia” dedicato alla Sardegna, redatto dal prof. Luigi Berlinguer e dal prof. Antonello Mattone. Nel 1999 pubblica “Metamorfosi-La Maddalena 1973-1986” con l’editrice Taphros.

Nel 2002 collabora alla realizzazione del libro Time in Jazz – Il giro del festival in 80 fotografie – l’editrice Taphros. Alcune sue foto sono effetto d’intervento grafico da parte dell’artista Leon Ferrari, e sono state esposte nella sezione “Braille” a La Recoleta-Buenos Aires

Quali – dice – vale sempre la pena spendere, perché sono un investimento. Per tutto il resto, non ho mai pensato di accumulare, di risparmiare. Non penso mai al mio futuro, amo il gerundio, quello che sta avvenendo.” E per il viaggio, Tatiano, per il gusto di un confronto con altre realtà, ha investito molto. Un anno in Gran Bretagna, nei primi del ’70. Poi in Argentina, durante la dittatura di Alfonsine e in Corsica a ritrarre la rivolta di Aleria, sempre con il suo apparecchio fotografico appresso, “per dare volto reale alla voglia di riscatto dell’uomo”. Si, la macchina per le fotografie. La prima gliela regalò suo padre. Il capo cantoniere. Per lui, i figli, dovevano crescere intellettualmente. Aveva dieci anni, Tatiano, a quei tempi, quando iniziò a frequentare la fotografia. E tra le mani, la mitica Comet Bencini. Ma che cosa ha significato averne una? “Posso rispondere come ho risposto ad una bambino che me lo chiedeva, dopo una mostra che allestii a Nola. Se avessi avuto una pistola tra le mani, forse, il mio destino, sarebbe stato diverso.” Una allusione alla realtà di quei luoghi. “Quella risposta, a detta delle maestre, ebbe un grande successo.” E invece…, Tatiano tra le mani ha avuto una macchina fotografica. E maneggiando le pellicole, gli obiettivi. E frequentando le camere oscure, ma soprattutto stando pelle a pelle con il mondo, è nata, dentro di lui, la voglia di indipendenza in tutti i sensi. Anche di liberarsi dalla schiavitù del denaro “Se potessi, farei ancora uso della tecnica del baratto. Qualche tempo fa, in cambio di due delle mie fotografie, ho avuto un tavolo in legno realizzato a mano. Poi, con questa persona, negli anni, abbiamo continuato ad avere un rapporto di scambio. Ora, si può dire che possiede una mostra dei miei scatti per intero.” Indipendenza, libertà, dunque. Dal denaro, e dal lavoro. Anche se questo atteggiamento “non mi ha mai impedito di difendere gli interessi dei lavoratori. Credo nel sindacato e nell’azione sindacale. Ma non credo nel lavoro dipendente.” Perché Tatiano non ha mai sopportato di dipendere da altri e non “per protagonismo – dice – ma per essere libero di esprimermi.” Come è stato sin da bambino. Anche per questo motivo, perché il matrimonio come contratto non ha senso, non si è mai sposato. “Nella Chiesa, l’unione matrimoniale è un contratto sui sentimenti.” Al quale, Tatiano non crede. E il tradimento che cosa è? “È delazione. È quando la fiducia cade per interessi diversi. Giuliano Ferrara per esempio. Una sorta di delusione “perché si capisce che per lui esiste solo il bisogno di mettersi in evidenza.” Ma che cosa c’è stato prima della fotografia? “Il teatro e la frequentazione delle Avanguardie romane e delle cooperative come Teatro Zero.” Poi, dopo aver conosciuto un gruppo di fotografi, incomincia la sua attività di giornalista e i suoi reportages vanno a finire sulle più Importanti riviste nazionali e non. Dall’Espresso, a Panorama, all’Europeo, a Paese Sera. Fino alla terza pagina del Messaggero, a Repubblica, al Veja, e a Fin de Siglo, tutti hanno visto tra le loro pagine scatti memorabili. Anche di guerra, anche di scontri. “Ma sono un pacifista, non tout court. Non porgo certo l’altra guancia, ma l’omicidio non è contemplato nei miei pensieri. Però c’è anche chi viene pagato per uccidere qualcuno che non conosce e il tutto avviene sotto la maschera di un meccanismo perverso che fa credere che la patria è in pericolo.” Che cosa è il patriottismo dunque? “Kubrick, in Orizzonte nuovo dice che il patriottismo è l’ultimo rifugio della canaglia. E per Bernard Show il mondo non sarà mai bello finché non si estirperà il patriottismo”. Quindi amor di patria che causa la guerra. E gli americani a La Maddalena? “Sono degli occupanti che hanno trovato un popolo servo e servile. Un po’ per collaborazionismo e un po’ per fame hanno prestato il loro lavoro a quella che è la più grande macchina da guerra del mondo”. E la democrazia? Per Maiore non esiste. È solo una utopia. “Fino a poco tempo fa, gli analfabeti votavano Democrazia Cristiana e fascismo. Il popolo non ha mai governato, né è mai stato permesso agli intellettuali di stare vicino alla gente che, altrimenti, non potrebbe essere tenuta sotto controllo. È anche per questo che la scuola non funziona, perché non lo si vuole permettere”.