Tentativi di liberazione del Duce

Tentativi di liberazione del Duce

Ecco quanto scrive a proposito il Maresciallo dei Carabinieri, Osvaldo Antichi, sui tentativi di liberazione del prigioniero da parte del Capitano tedesco Skornzenj: “Si sa con certezza oggi che il piano esisteva ed era stato preparato da due signori della Milizia Artiglieria Marittima: Ferrari e Belloni, il cui reparto era dislocato a Sasso Rosso. Secondo detto piano una pattuglia di elementi fidati tutti appartenenti alla Milmart, partita da Sasso Rosso avrebbe dovuto sorprendere di spalle lo schieramento di guardia, recandosi attraverso una ripida scaletta esterna alla camera di Mussolini. Questi liberato, sarebbe stato trasportato a mezzo di un motoscafo al largo, dove avrebbe dovuto essere in attesa un idrovolante tedesco. Personalmente, non credo alla possibilità di realizzazione di detto piano; in quanto il servizio di vigilanza composto da un centinaio di uomini era efficientissimo; anche per precisa ubicazione dei vari reparti di guardia”.

Il Capitano Skorzenj 

Non appena il capitano Skorzenj venne a sapere che Mussolini era a La Maddalena decide di partire subito per la Sardegna.

Il 18 Agosto 1943 Skorzeny era arrivato in volo a Olbia da Pratica di Mare sia per trovare conferma di ciò sia per definire le successive mosse del piano volto a liberare l’ex dittatore. Dopo un sopralluogo via mare attorno alla ben difesa isola della Maddalena Skorzeny decide di recarsi in Corsica col He-111 presso i comandi germanici che avrebbero dovuto fornire da Bonifacio le necessarie forze navali e terrestri di appoggio all’operazione. In più il volo si sarebbe rivelato utile per fotografare dall’alto l’isola-rifugio trovandosi questa proprio lungo la rotta. Il bimotore decolla dall’aeroporto di Venafiorita in direzione nord ma poco dopo aver superato Olbia, raggiunta quota 4000 m, in seguito all’arresto di un motore, precipita riuscendo ad eseguire un ammaraggio di fortuna. Seppur frastornato – Skorzeny unico lieve ferito – l’intero equipaggio sopravvive all’impatto, uscendo dall’aereo che presto affonda e a nuoto approda su uno scoglio distante circa 500 metri dove poche ore dopo sarà soccorso da una nave italiana.

Giunto a La Maddalena, accompagnato dal Capitano di fregata Hvais e da un tenente del suo reparto che parlava correttamente l’italiano, si imbarca su un Dragamine tedesco ed effettua un giro di ispezione nel porto e lungo la costa; scattando diverse fotografie tra cui alcune di Villa Webber. Il suo Tenente si traveste da marinaio tedesco e si aggira tra i bar e le osterie di Bassa Marina, bevendo e tentando di attaccare discorso con i pochi presenti. Come per caso il discorso lo fece cadere su Mussolini affermando che l’ex Duce era morto. I presenti alla conversazione asseriscono il contrario, tanto che uno si dichiara disposto a scommettere. Il Tenente Marinaio, viene condotto nelle vicinanze della Villa e può vedere Mussolini passeggiare sul terrazzino del fabbricato. Reputo interessante, sempre sotto il profilo storico, riportare quanto Kubelik, riprendendo dal libro stesso di Skorzenj, pubblica a riguardo sulla “Nuova Sardegna” del 25-2 1951. Il giorno seguente l’Ufficiale di Skorzenj torna sul luogo, e riesce a conoscere il numero dei componenti della guarnigione, l’orario dei turni di guardia, le postazioni delle mitragliatrici,ecc. Occorre ora studiare un preciso piano che consenta di rapire Mussolini. La Maddalena è una piazzaforte in cui è impossibile muoversi. Skorzenj decide di volare sulla cittadina e di fotografarla dall’alto, per rendersi conto con esattezza di quello che sarà il teatro sua azione. Saranno necessarie forze considerevoli. Skorzenj chiederà l’aiuto dei reparti di Waffen SS che si trovano in Corsica. Il volo su La Maddalena ha poca fortuna. Dapprima un attacco di due caccia inglesi, poi un guasto, che manda l’apparecchi in acqua. Skorzenj, il pilota, i due uomini dell’equipaggio si salvano per miracolo. Vengono raccolti da un incrociatore ausiliario italiano. Nell’incidente Skorzenj si è rotto tre costole. Inconvenienti del mestiere. Non è motivo sufficiente per interrompere i preparativi. L’incrociatore sbarca Skorzenj e i suoi a Terranova (Olbia). Di qui il nostro va a Palau e poi in Corsica. A Bastia si abbocca con il Comandante delle SS. Il 20 agosto e di nuovo a Roma e getta i primi particolari del piano. Ma ecco un’ordine dal Quartier Generale del Fùhrer: “Il Quartier Generale ha ricevuto dai servizi segreti dell’esercito un rapporto secondo il quale Mussolini si trova in un isolotto vicino all’isola D’Elba. Il Capitano Skorzenj prepara immediatamente un attacco contro l’isolotto, con truppe aerotrasportate, e ci indicherà il giorno in cui sarà pronto ad agire, avendo cura di accelerare il più possibile i preparativi. Il Quartier Generale del Fùhrer fisserà allora il momento dell’azione”.
Skorzenj è sbalordito. Il Generale Student si reca al Quartier Generale di Hitler. Espone i risultati delle sue ricerche. Hitler ritira l’ordine di attacco contro l’isolotto. Il piano per rapire Mussolini è già tracciato nei suoi capi fondamentali. Le SS della Corsica appoggeranno i cinquanta uomini di Skorzeni. Si attaccherà all’alba. Servirà allo scopo una flottiglia di dragamine e di vedette rapide. Le batterie contraeree tedesche delle opposte coste della Corsica e della Sardegna copriranno, in caso di bisogno la ritirata.
Hitler è esplicito. Approva il piano, ma raccomanda al suo uomo di agire con energia e decisione. Se al momento dell’impresa gli Italiani saranno ancora alleati del Reich e Skorzenj dovesse fallire,Hitler potrebbe trovarsi nella necessità di sconfessarlo dinnanzi all’opinione pubblica mondiale. Tornato a Roma si prepara all’attacco. Alla vigilia del giorno X una flottiglia di vedette rapide giungerà in vista a La Maddalena. I dragamine intanto imbarcheranno il Corsica le SS e si ancoreranno davanti alla diga di Palau. Nelle prime ore del giorno X le flottiglie si metteranno in moto. Dai dragamine sbarcheranno le SS. Con il grosso delle truppe Skorzenj si dirigerà verso la Villa Webber. Se possibile si cercherà di non sparare neppure un colpo, durante il percorso. Saranno tagliate le comunicazioni telefoniche. Le SS si impadroniranno delle batterie che dominano l’uscita del porto. Skorzenj agirà per neutralizzare i cinquanta uomini della guarnigione. Liberato Mussolini si imbarcherà con lui su una vedetta rapida. Tutto dovrebbe andare bene. Skorzenj si preoccupa solo per duecento cadetti italiani che sono accampati sotto la Villa Webber e che potrebbero intervenire contro i suoi uomini. Lungo la riva, poco più in la della villa, sono ammarati due idrovolanti italiani ed un idrovolante ambulanza. Due sezioni d’assalto dovranno rendere inutilizzabili questi apparecchi. Un reparto proteggerà l’azione dall’eventuale intervento dei cadetti. Alla vigilia del giorno X le vedette salpano da Anzio e raggiungono La Maddalena. truppe della Corsica stanno per imbarcarsi. Skorzenj decide però di compiere un ultimo sopralluogo. Si reca nei pressi della Villa Webber con un compagno. Entrambi sono vestiti da marinai tedeschi e portano una grande cesta piena di biancheria sporca. Nessuno così bada a loro. Per caso si imbattono poi in un carabiniere italiano. Il solito inganno. Si sa che una chiacchiera tira l’altra. questo finto marinaio tedesco (il compagno di Skorzenj che parla bene italiano) sembra assai informato delle cose dell’isola. Ma il carabiniere è guardingo, quasi sospettasse. Poi a poco a poco il discorso va sul tema di cui tutti parlano a La Maddalena: l’illustre prigioniero della Villa Webber. Il tedesco asserisce che è morto. Il Carabiniere è un meridionale impulsivo. Replica che non è così, perché proprio lui ha scortato il duce, la mattina fino alla riva, fino all’imbarco sull’idrovolante della Croce Rossa. Sembra certo di quel che dice. Ogni progetto è così sconvolto. E’ evidente che il servizio segreto italiano deve aver subdorato qualche cosa e si è affrettato ad adottare tempestive contro misure. Apparentemente a La Maddalena tutto è rimasto com’era prima, per non destare sospetti. I Carabinieri della guarnigione occupano ancora la Villa Webber, ad esempio. Ma ora Skorzenj si spiega lo strano atteggiamento di alcuni di quei militi, che stavano tranquillamente sdraiati nei pressi del corpo di guardia. E’ l’idrovolante della Croce Rossa è scomparso. Non resta che impartire i necessari contro ordini. Si fa appena in tempo a fermare le truppe della Corsica che stanno per prendere posto sul Dragamine. Skorzenj e i suoi uomini si trovano ora al punto di partenza. Tutto da rifare. Il Capitano torna a Roma e ricomincia il suo paziente lavoro. il tempo preme. Ma questa volta sa che non potrà sbagliare.

Il dono di Hitler 

Sempre in data 19 agosto Mussolini scrive sul Diario: “Stamane è tornato da Roma l’Ammiraglio Brivonesi che ha interrotto il mio isolamento, poiché mi ha portato una lettera di mia moglie in data 13 agosto”. Ma sappiamo anche che l’Amm. Brivonesi recò al prigioniero, in occasione del suo 61° compleanno, il dono di Hitler: Le opere di Nietzsche in 24 volumi con dedica dello stesso Hitler.
La cronaca della stessa giornata registra anche il fermo di due militi della Milmart che, introdottosi nel recinto della Villa, si informavano con troppa curiosità, del numero degli uomini di guardia.
I giorni successivi Mussolini li trascorre con minore tristezza: molte ore dedicate a “notazioni di carattere filosofico-letterario politico”; lettura delle opere di Nietzsche, partite a carte col Maresciallo, colloqui quasi quotidiani con l’Ispettore Polito e l’Amm. Brivonesi. Le condizioni di salute sono stazionarie, con le solite crisi dolorifiche, caratteristiche degli ammalati di ulcera. Sempre dal suo Diario “Il bastone e la carota” trascriviamo: “Le giornate caldissime trascorrono monotone senza alcuna notizia dal mondo esterno. Solo verso il 20 agosto fu concesso al prigioniero (Mussolini scriveva in terza persona N.D.A.) di ricevere dall’ufficio del Comando il bollettino di guerra. la relegazione era quasi assoluta ma no sembrava ancora sufficiente al Generale Basso….” Il 24 agosto Mussolini scriveva: “Il 24 agosto sono compiuti otto anni da quando si recarono in Africa (allude ai figli N.D.A) Il maresciallo Badoglio li lodò e li promosse. Erano gli anni 35-36, gli “anni del sole”, della storia d’Italia e del Regime. Vale la pena di averli vissuti, anche se oggi siamo circondati da polvere e da macerie ed anche se oggi tutte le autorità di Roma non sono in grado di darmi notizie di mio figlio e di mio nipote”. Un altra sorpresa dopo il dono di Hitler, fu una sera dopo le 20, l’apparizione improvvisa di un apparecchio tedesco, proveniente dalla Corsica, il quale volò bassissimo sulla casa,forse a cinquanta metri tanto che Mussolini poté vedere il volto del pilota e fargli un cenno di saluto. Il 25 agosto Mussolini scrive: “Oggi è un mese che sono prigioniero, 18 giorni che mi ritrovo a La Maddalena. Il mio spirito è distaccato da tutto e sereno”.

Il ringraziamento di Benito Mussolini

Per doverosa fedeltà alla storia debbo soggiungere che dal “primo biglietto” i miei rapporti con Mussolini furono quotidiani, tramite ben inteso la Pedoli. Erano quasi sempre richieste sulle vicende politiche ed eventi bellici che completavano quelle inviate per iscritto nella mia prima relazione. Pertanto i ripetuti accenni del prigioniero nel suo diario alla mancanza di notizie, penso debbano attribuirsi ad una ragion voluta, nel senso di allontanare ogni dubbio sull’isolamento, nel caso di lettura del Diario stesso da parte dei responsabili dei servizi di guardia. Non va dimenticato che si era in piena guerra e che sul regime mussoliniano, frantumato, si faceva a gara a gettare del fango. Un qualsiasi aiuto a Mussolini in tali condizioni poteva significare la fucilazione od una condanna gravissima. E tutto questo non poteva sfuggire a Mussolini, che dopo i primi “biglietti” si serviva per maggiore sicurezza delle richieste verbali. Parimenti profonda preoccupazione era nel mio animo, ben conscio dei pericoli cui andavo incontro, tanto che gia dopo pochi minuti dal ricevimento dei “biglietti” mi preoccupavo di nasconderli i posto ben sicuro. E… ringrazio il Signore che mi è andata bene! Mussolini ha voluto ricordare la mia “umanità” chiudendo l’ultimo paragrafo (43) del suo diario con queste parole: Alla vigilia di lasciare La Maddalena per ignota destinazione, il mio pensiero va con riconoscenza a tre modeste persone che hanno reso meno pesante la mia prigionia: il Dott. Chirico, la brava Maria e la buona Marianna”. La sera del 26 il Ten Faiola che aveva sostituito il Col. Meoli annunziò al prigioniero: “Domattina si parte” e l’indomani, 27 agosto alle ore 6 ebbe termine la prigionia di Mussolini a La Maddalena. Fu un’idrovolante bianco della Croce Rossa, che aveva stazionato in tutto questo periodo nella rada prospiciente Villa Webber, che condusse il prigioniero sul lago di Bracciano a Villa di Valle dove Mussolini proseguì per il Gran Sasso.