Teresa Garibaldi

Teresa Garibaldi

E’ il primo sabato di primavera quel 22 marzo del 1845, quando a Montevideo nasce Teresa, terza dei figli di Giuseppe Garibaldi e di Ana Maria Ribeiro. Il fratello più grande, Menotti, ha già cinque anni; poi c’è la sorellina Rosa, purtroppo destinata a morire prematuramente nel dicembre di quello stesso anno. L’altro fratello, Ricciotti, verrà al mondo nel ’47.

La figlia di Garibaldi e Anita era tra i meno conosciuti dei Garibaldi. Tutta la storia della sua vita è stata segnata dalla discrezione e dal sacrificio che le fu imposto, in una famiglia dominata da un mito di segno maschile che, almeno nello stretto cerchio dei parenti anche acquisiti, andava protetto.

Teresa, o Tita da bambina, e Teresita più tardi, nasce il 22 marzo 1845 a Montevideo, terza dopo Menotti (1840) e Rosa (1843) e prima di Ricciotti (1847) assieme al quale sarà battezzata prima della partenza per l’Italia. Il padre manifesta nei suoi riguardi una profonda tenerezza, ma vede in lei, come nei figli, come vedrà nel genero Canzio, un ideale da realizzare, che non lascia spazio a scelte di vita alternative.
E in una celebre lettera da Boston, riportata nell’Epistolario sulla soglia del ritorno, disegna per lei un avvenire terrificante di dedizione a lui, da vecchio, e al fratello Ricciotti infermo. Nel 1853, forse tra i primi saggi della sua scrittura – Teresa ha otto anni – la bimba scrive al padre, che così risponde: “ebbene io non pretendo più ad altra, che quella di vivere vicino a te e bearmi dell’affetto tuo. Consacrare il resto de’ miei giorni al tuo destino, ed appoggiarmi quando non più capace di reggermi alle pietose ed amorevoli tue cure…”.
Poi Garibaldi parla alla figlia dell’incidente che ha reso infermo il piccolo Ricciotti, tenta di consolarla, e così conclude: “La tua missione in questa vita più penosa diventa! Non un vecchio padre solo ti toccherà di sorreggere, ma di più lo stroppio fratello”.
La giovane ha un’adolescenza soffocata, confinata a Caprera con la famiglia Susini e con Giuseppe e Vincenza Deidery che l’hanno accolta in casa loro a Nizza negli anni dell’assenza del padre (1849-1854) e l’hanno seguita a Caprera quando il padre, dopo il ritorno dal secondo esilio, l’ha voluta con sé. La si vede per la prima volta in pubblico, ne testimonia un quadro di Erulo Eruli presente nel Museo del Risorgimento di Milano, quando accompagna il padre e il fratello maggiore alle Mandriole, presso Ravenna, per prelevare i resti mortali di sua madre, affidati poi ai Signori Deidery che li portano a Nizza. Siamo nel 1859, lei ha 14 anni.
Si è fatta insofferente alla sua condizione di reclusa sicché Garibaldi pensa presto di farla sposare. Il carattere è particolare, la bellezza anche, la ragazza è interessante. I migliori testimoni della vita a Caprera, Maria Speranza von Schwartz e Carlo Augusto Vecchi lasciano di lei ritratti significativi.
Il famoso episodio del ballo con il padre, che nel racconto di Vecchi verte a elogiare l’affetto del genitore ma in verità narra di una ragazza che vuole andare a passeggio con i suoi coetanei più che ballare col padre. Sicché Garibaldi autorizza Teresita a raggiungerlo a Napoli al termine della Spedizione dei Mille. Lì conosce Stefano Canzio, dei Carabinieri genovesi, ed altri giovani ufficiali. Tornando a Caprera, il Generale porta Stefano con sé nell’isola, con un altro giovane ufficiale dei Mille, Francesco Bidischini, figlio di un caro amico dai tempi della giovinezza a Istanbul. Fra Teresita e Stefano nasce l’amore.
Sembra che Canzio, seppur convinto dell’interesse in lui destato da parte di Teresita, non osasse chiedere la mano della figlia del Generale. Garibaldi, accortosi dei loro sentimenti, interrogò Canzio sulle sue intenzioni, che immediatamente il giovane dichiarò. La famiglia del giovane genovese (Stefano è del 1837) è parte dell’epopea risorgimentale: sono artisti e poeti, Stefano è cugino di Michele Novaro, che ha musicato l’inno di Mameli. Per il loro matrimonio arriva alla sposa una splendida collana di pietre preziose, dono di Vittorio Emanuele II, che la giovane forse non indosserà mai per la vita modesta che Caprera imponeva e che continuerà a Genova, per la condizione economica della nuova famiglia e a causa delle continue maternità, che saranno 16 in 24 anni.
Il matrimonio di Teresita si celebra a Caprera, tra gli amici intimi. Testimone della sposa è il generale Avezzana.
A Garibaldi va la scelta dei nomi dei nipoti, nomi che sono il riflesso dell’epopea: Mameli, Anzani, Lincoln… e per il quarto figlio, una bambina, Annita, che nasce in casa. Una vicenda particolare unisce i fratelli Foscolo e Cairoli, perché alla morte di Foscolo, nel 1906, la sua vedova, Elsa, figlia del garibaldino Achille Fazzari, sposerà il cognato Cairoli. Un altro garibaldino celebre entrerà nella famiglia, Celso Ceretti, la cui figlia sposa Giuseppe Garibaldi Canzio. Altri nomi dei figli di Teresita scelti dal Generale vengono dalla storia antica: Decio, Leo… L’albero genealogico, creato per il museo di Riofreddo e sviluppato fino alla sesta generazione, è stato affisso nella mostra di Caprera, suscitando molta curiosità. Negli anni successivi al matrimonio nascono e si ritrovano a Caprera sia i numerosi figli di Teresa sia i giovani figli del Generale e di Francesca Armosino, Clelia, Rosa e Manlio.
Teresa, devota al padre e al marito, segue attentamente ma da lontano le loro attività. Accetta, per esempio, di essere affiliata alla loggia massonica “Carità e Anita” il 20 luglio 1867. Il diploma porta la firma autografa di Garibaldi e la data: Vinci, 20 agosto 1867. Garibaldi stesso assicura le numerose associazioni dedicate all’emancipazione della donna della vicinanza morale della figlia. Ma non tollera che Canzio sviluppi ambizioni politiche personali, intromettendosi nei suoi rapporti con Mazzini e con il Governo italiano. Tuttavia interviene quando serve: Canzio, attraverso il quale Mazzini tenta un avvicinamento dopo il 1867, è arrestato a Genova per complotto antimonarchico, assieme a Stallo, Mosto ed altri mazziniani, e anche come membro dell’Alleanza Repubblicana Universale. Vicino a Canzio, negli intenti, è sempre il giovane Ricciotti, che nel 1869 tenta un sollevamento a Madia, in Calabria, ed al quale Mazzini guarda con interesse, seppur il giovane non abbia l’importanza del cognato. Teresa tempesta il padre di missive perché intervenga per la liberazione del marito.
Nella casa di Via Asserotti 31, Garibaldi soggiornerà a lungo, nel 1875, a perorare la causa del genero e di altri imprigionati per manifestazioni repubblicane, e a esigere la loro liberazione, provocando con la sua sola presenza agitazioni popolari che consigliano una pronta liberazione degli imputati.
Canzio si ritrova nello Stato Maggiore di Garibaldi nell’Armata dei Vosgi, nel 1870, per l’ultima volta a fianco del Generale. Teresita da alla luce in quei giorni il figlio Decio. Stefano s’impegna poi nelle Saline di Cagliari, consentendo lunghi soggiorni a Caprera a Teresita.
Possiede le qualità di un grande amministratore di cose e d’uomini, come dimostra durante il breve mandato parlamentare, quando tenta di proporre di nuovo il progetto di bonifica della Sardegna di Garibaldi, e negli ultimi anni della sua vita, dopo la morte di Teresita, alla testa del Consorzio del Porto di Genova. Teresita è presente, ma sempre in disparte. Di pomeriggio Stefano l’accompagna per una passeggiata nel centro città, e non manca di testimoniarle affetto e rispetto. Lei in verità avrebbe voluto tutt’altro: partecipare alle guerre del marito, ma con lui, come fece sua madre. Non le sarà consentito.
Nel 1899, in occasione della visita dei Sovrani a La Maddalena e Caprera Teresa implora dal Re la grazia per gli insorti del 1° maggio 1898, tra i quali vi sono alcuni suoi figli. Sono anche anni di grave crisi economica.
Due di loro, Anzani e Brown, emigrano e rimangono per sempre in America del Sud, mentre Mameli torna presto.
Da quegli eventi data il ritiro definitivo a Caprera di Teresita, la cui bellezza e salute sono ormai distrutte.
Solidale a sua volta, la segue il marito. La vita di famiglia si concentra nell’isola, lì si celebrano i primi matrimoni di casa Canzio, nascono i primi nipoti. Il nome di Teresa va alla figlia di Foscolo, e il meno scontato, Garibalda, alla figlia di Giuseppe Garibaldi Canzio, penultimo figlio di Teresa. Numerosissima la discendenza dei Canzio in Italia. Il ramo più conosciuto è quello di Decio Canzio, che ha dato a Milano uomini di cultura e imprenditori dell’editoria.
Teresita Garibaldi muore a soli cinquantotto anni, il 5 gennaio del 1903, a Caprera dove è sepolta, unica dei figli di Giuseppe e Anita, nel cimitero di famiglia.
Nel 1907, anno centenario della nascita di Garibaldi, Rosi Tommasi Morais pubblica “l’Isola Sacra”, con prefazione del Generale Canzio. Canzio scrive che Teresa soffrì nel vedere lo stato d’abbandono nel quale verteva Caprera – la tomba in particolare – qualche anno dopo la morte di Garibaldi. E l’autore ricorda: “Fu Teresita, la figlia prediletta del Generale, che, soffrendo di quell’abbandono, volle evitarlo, ed affidò la cura di abbellire quel luogo sacro al figlio Foscolo, il quale lo recinse di una palizzata, l’ornò di tutta la poesia dei fiori che il Generale amava tanto”. Sarà il figlio Cairoli a curare il buon svolgimento delle celebrazioni per il primo centenario della nascita di Garibaldi a La Maddalena, nel 1907. Partecipa al Comitato per l’erezione della colonna che ricorda l’Eroe, organizza la visita a Caprera.

Garibaldi, la terza moglie Francesca Armosino, i figli avuti dalla prima moglie Anita, Menotti, Ricciotti, Teresita, i figli avuti da Francesca Armosino, Manlio e Clelia, il genero Stefano Canzio, sposo di Teresita.