Testimonianza di Tullio Cantini (10 settembre 2006)

Domanda: I licenziamenti del Natale 1956 ebbero una coda nell’anno successivo….

Tullio Cantini: “Sì. Il 22 Giugno 1957. E’ una data che resterà sempre impressa nella mia mente per due ragioni, l’una legata a un evento lieto, perché di lì a qualche giorno sarebbe nato mio figlio, l’altra a un evento triste: il mio esonero dall’Arsenale…”.

D.: Fu licenziato da solo?

Cantini: “No. Insieme a Domenico Cuneo, dell’officina autoreparto. Io appartenevo all’officina dei carpentieri in legno”.

D.: Ma voi non eravate iscritti al PCI… .

Cantini: “Noi militavamo nel Partito Socialista. Cuneo aveva fatto un’esperienza fra i comunisti (era stato consigliere comunale nel 1952. N.d.a.) poi era passato al PSI. Io mi ero iscritto giovanissimo, nel 1945, e appartenevo alla storica sezione Matteotti, in cui si era formato politicamente Mario Birardi, futuro senatore del PCI e sindaco de La Maddalena”.

D.: Quindi non furono colpiti solo i comunisti, ma gli aderenti e i simpatizzanti di tutti i partiti di sinistra, senza distinzione?

Cantini: “Sembra proprio di sì. Subimmo l’umiliazione patita dai nostri colleghi sei mesi o cinque anni prima. Mi convocarono presso la direzione dello stabilimento militare. Ad attendermi trovai il maresciallo di carabinieri Quesada, che apparteneva al SIOS Marina e il direttore dell’Arsenale Porzio. Quest’ultimo si mostrò gentile, mi offrì una sigaretta per indorare la pillola che stava per somministrarmi. Otto giorni dopo il mio rapporto di lavoro alle dipendenze del Ministero della Difesa sarebbe dovuto cessare: avevano deciso di rinnovarmi il contratto, che aveva durata semestrale. Una sorte che era toccata ad altri colleghi prima di me e di Cuneo”.

D.: Dopo il licenziamento, qualcuno prese a cuore il vostro caso?

Cantini: “Quando uscii dall’ufficio del direttore, mi accadde di incontrare Tonino Conti, sindacalista CISL e membro della Commissione interna. ‘Domani parto per Roma e vado al Ministero a perorare la vostra causa’: mi promise. E lo fece. Quando riuscì ad ottenere il risultato inseguito, pensò di venirmelo a comunicare. Conti, appena sbarcato dal postalino, di rientro dalla capitale, si precipitò a casa mia per darmi la notizia della mia riassunzione in Arsenale. Bravo Tonino!”.

D.: I compagni socialisti si mobilitarono?

Cantini: “Salvatore Vincentelli, che era stato sindaco nel ’52, interessò subito il deputato Mario Berlinguer, il quale si adoperò presso il ministro della Difesa Paolo Emilio Taviani per farci riassumere”.

D.: E riusciste a ritornare a lavorare sotto lo Stato?

Cantini: “Il 13 agosto ’57 Taviani inviò una lettera a Berlinguer, in risposta alla sua del 28 giugno, con cui sollecitava l’interessamento a nostro favore. Il ministro fece sapere che la posizione dei due operai in questione, cioè la nostra, era stata esaminata con benevolenza e che io sarei stato riassunto”.

D.: Soltanto lei?

Cantini: “Soltanto io. Purtroppo! Per Cuneo si diceva che non era stato possibile revocare la decisione precedentemente presa. E che la sua posizione sarebbe stata riesaminata alla prima occasione favorevole”.

D.: Berlinguer girò la notizia a Vincentelli… .

Cantini: “Il 2 settembre gli scrisse una lettera con la quale comunicava quello che aveva fatto sapere il ministro”.

Domanda: Domenico Cuneo non ritornò più a lavorare in Arsenale?

Cantini: “No. Io rimasi fuori solo 42 giorni, lui rientrò solo per eseguire i lavori degli appalti che l’impresa di cui era titolare si aggiudicava per conto della Marina Militare. Per amore di verità, devo dire che io fui aiutato anche da un cugino democristiano che, a Genova, era segretario della sezione in cui aveva compiuto i primi passi in politica il ministro Taviani. Fui raccomandato anche da un prete americano, di origini italiani, che, negli anni Cinquanta, operava in Vaticano ed aveva celebrato il matrimonio di mia sorella con un connazionale. Lo conoscevo bene perché aveva celebrato le nozze della sorella di mia moglie, sposatasi con un suo connazionale Si trovò a La Maddalena al momento giusto, nel giorno del mio esonero e mi venne a trovare. Il parroco don Salvatore Capula lo accompagnò sino alla porta di casa mia, ma non entrò”.

D.: Nei giorni che seguirono il licenziamento come avevate pensato di sbarcare il lunario?

Cantini: “Domenico Cuneo ottenne grazie all’interessamento del cugino assessore, Stefano, democristiano, l’appalto per i lavori di manutenzione dell’acquedotto. Iniziò in questo modo un’attività in proprio. Mi prese subito con sé, affidandomi le opere per la conservazione in efficienza degli infissi in legno di tutta struttura. Io progettai insieme a Pietro Balzano e a Tonino Cappadona, che erano stati allontanati dal cantiere navale militare prima di me, di installare uno scalo di alaggio a Palau. Avevo costruito in Arsenale, con gli inglesi, lo scalo a binario. Perciò non ero uno sprovveduto. Avevo individuato il terreno sul quale sarebbe dovuta sorgere l’opera, ma alla fine non realizzai nulla. I miei familiari mi convinsero ad accettare la riassunzione e il pane sicuro dell’Arsenale. Nel 1982 aderii al PCI”.

T. Abate e F. Nardini