Visita pastorale di Stanislao Paradiso, 16 giugno 1809

Lo stesso anno della polemica per la fonte fu caratterizzato dalla solenne visita pastorale alla quale lo stesso Vescovo annetteva una particolare importanza; infatti, pur avendo già deciso di recarsi in tutte le parrocchie della diocesi nel mese di settembre, anticipò a giugno la visita della Gallura settentrionale, quella zona difficilmente raggiungibile e controllabile perché la più lontana dalla sede vescovile di Castelsardo dove il Vescovo abitualmente risiedeva: San Pasquale e Arzachena, dove la recente istituzione delle chiese campestri, nate per combattere la vita disordinata e senza Dio dei pastori della Bassa Gallura, soffriva della assenza di sacerdoti che malvolentieri risiedevano nelle loro nuove sedi a svolgere il loro ministero, adducendone l’impossibilità alla malaria ovvero all’intemperie; La Maddalena dove il Vescovo voleva toccare con mano una situazione problematica data dalla frequentazione di tanti stranieri, fra i quali gli scismatici inglesi; Santa Teresa dove da appena un anno era nata ufficialmente la nuova popolazione sotto la direzione di Magnon e occorreva “erigere quella chiesa in parrocchia per secondare gli eccitamenti del Regio Governo“.

Sapendo che i maddalenini da molti anni non avevano visto “la faccia” del loro pastore, dichiarava di non aver potuto trattenere le ardenti brame del cuore per andare a riconciliarli con Dio portando loro la cresima.

Dopo la visita a Santa Maria di Arzachena, “…la mattina del giorno 15 montò a cavallo verso le cinque ore con tutto il seguito verso il porto di Alzaghena dove essendo arrivato a sette ore della stessa mattina, prese imbarco per la popolazione dell’isola di Maddalena in cui arrivò verso le ore 10, e dopo essersi riposato per una mezz’ora nella sua casa d’alloggio che fu preparata e fu quella del signor Comandante Agostino Millelire, fece la sua solenne apertura della visita andando processionalmente vestito di abiti pontificali e sotto il baldacchino fino alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena” dove fece “una breve omelia”. La sera amministrò la cresima e il giorno 16, dopo aver celebrato la mattina la messa, fece la comunione generale; dopo pranzo chiuse la sua visita con l’esame della dottrina ai bambini e la partenza per porto Pozzo. Il segretario del Vescovo, canonico Rafael Marras Galliani, ordinò, in seguito alla visita pastorale: “primo, di mettersi la croce in mezzo del cimitero con due gradini ben alti per essere competentemente sollevata; 2° ordinò di farsi una cortina nuova per il sacrario come pure prescrisse di farsi nella muraglia laterale del presbiterio alla parte del vangelo un nuovo sacrario per i sagri olei, quale dovrà essere ben chiuso con chiave e foderato al di dentro di almesino di color violaceo; 3° ordinò di pulire bene i vasetti di detti olei e di chiudere la vasca del fonte battesimale con coperchio di tavola facendo la comunicazione dei due piccoli recipienti per uso dell’acqua dei battezzati; 4° comandò di mettersi al di dentro dei confessionali la tabella dei casi riservati ed al di fuori immagini divote della Vergine e del Crocifìsso“.

Si tratta di annotazioni di scarso rilievo che denotano un andamento buono dal lato spirituale sul quale non vi erano osservazioni da fare. Per la diocesi in genere Paradiso notava certe abitudini riprovevoli durante le feste che privilegiavano divertimenti, canti e balli nelle stesse piazze di chiesa rispetto alle celebrazioni ecclesiastiche e ne denunciava l’abuso: La Maddalena non faceva eccezione e la maggiore enfasi dedicata ai divertimenti piuttosto che alle funzioni religiose, sia in occasione della festa della Trinità sia per quella di Santa Maria Maddalena, venivano periodicamente denunciate fino ai giorni nostri. Perciò il Vescovo proibiva i commerci durante le feste negli orari delle messe e del catechismo e perché tutti ne fossero avvertiti, chiedeva ai parroci di indicare l’inizio e la fine delle funzioni con il suono ben udibile del campanone; nel caso che “combriccole degli oziosi vagabondi e questuanti che non curando d’intervenire alla spiegazione del Vangelo e della dottrina cristiana, servono agli altri di scandalo, comandiamo ai parochi che constandoli di queste combriccole, o circoli all’ora della messa conventuale e catechismo, ricorrano in questa città al signor governatore, nel villaggio di Tempio al sig Comandante, e negli altri villaggi ai rispettivi ministri di giustizia per far ritirare e disciogliere simili riunioni combricole e circoli“.

Gli anni successivi alla visita pastorale furono caratterizzati, a La Maddalena, da avvenimenti drammatici quali l’omicidio di due guardiani di vigne nell’agosto del 1811 e quello del dodicenne Antonio Pietri nel 1813 ad opera di alcuni condannati ai lavori forzati e di soldati del Corpo Franco, con la minacciata sollevazione popolare del 25 agosto e la reazione violenta dei maddalenini che rischiò di coinvolgere anche Desgeneys e Millelire; poi, nel 1814, la partenza del barone e il declino successivo della comunità: in tutti questi anni non troviamo documenti che attestino un coinvolgimento diretto del parroco, ma lo troviamo sempre impegnato nel suo ministero pastorale.

Era prudente e riservato anche nelle manifestazioni di generosità nei confronti dei poveri, che aiutava con elemosine, e dei deboli che cercava di difendere anche contro i potenti. Nel 1813 aveva prestato 50 scudi sardi a Giovanni Serra la Bella che si era impegnato, attraverso un censo, a pagare la pensione prevista dalla legge del 6%. Non si pensi che l’uso dei censi fosse un modo per sfruttare i debitori perché a La Maddalena, e non solo, in assenza di banche, i prestiti venivano erogati da privati possidenti che mettevano a disposizione il loro denaro, garantiti dall’ipoteca di un bene. In caso di mancata riscossione del credito, però, alcuni consentivano dilazioni, altri approfittavano delle situazioni. Il 16 marzo 1824 Biancareddu era sul punto di abbandonare La Maddalena, richiamato a Tempio; fino a quel momento aveva impegnato, con discrezione, in elemosine i soldi ricevuti da Serra e ora lasciava nell’archivio per il suo successore le indicazioni relative: il censo doveva rimanere “a favore delle anime che morirono nel combattimento dei sciabecchi turchi, accaduto nel 3 gennaio 1794 affinché il parroco di questa chiesa titolare di Santa Maria Maddalena dal prodotto ne faci un anniversario ogni anno, con la limosina di reali quindici ed il resto che sono altri reali 15 deve lo stesso parroco distribuirle ai più poveri di questo paese, secondo il costume così praticato dall’infrascritto che ne fa la cessione del presente atto censuario“.

Non sappiamo fino a quando si rispettò questa sua volontà: certo lo fece il suo successore Antonio Addis.
Intendendo il suo ministero pastorale anche come difesa dei deboli, Biancareddu intervenne nella vicenda del povero invalido di marina Giovanni Millelire Aitano che, per una infondata accusa di furto, doveva pagare 30 scudi al bailo. Somma che Millelire non poteva pagare e Biancareddu, certificando il suo stato di povertà, precisò che viveva con “un reale al giorno senza avere altri mezzi e le due figlie vivono stentatamente dal diario travaglio che si usa in questo paese”, che padre e figlie avevano “ottimi costumi” per cui non aveva “dubbio alcuno sulla [sua] coscienza” nel difenderne le ragioni.

Con la stessa solerzia organizzava le questue notturne per aiutare i poveri, i forzati e gli esiliati che dovevano vivere del loro lavoro o, a volte, in completa miseria quando erano ammalati e nessuno poteva aiutarli visto che i familiari risiedevano nel Capo di Cagliari o nel continente. Uno di questi fu Ignazio Pili, esiliato a La Maddalena dopo aver scontato il carcere per delitto di stato, caduto mentre svolgeva il suo lavoro di muratore e impossibilitato, per le ferite e le fratture riportate, a svolgere qualunque attività. Non meraviglia, quindi, che nel 1821, quando arrivarono dal continente i prigionieri esteri puniti per la partecipazione ai moti rivoluzionari di Genova, Torino e Alessandria, egli prestasse loro la sua attenzione come cappellano senza avere nessun compenso.

A tanta sollecitudine nell’aiutare i deboli ne corrispondeva altrettanta nel condannare le situazioni peccaminose seguendo le indicazioni sempre pressanti del vescovo Paradiso. Questi vigilava sulla moralità della diocesi a cominciare da quella dei preti. Nel 1814 aveva mandato in temporaneo esilio a La Maddalena, presso Biancareddu, un prete di Tempio, Michele Gabriel, esiliato perché, malgrado il divieto di frequentare la casa di Giacomo Balistrieri per incontrare la moglie, non si era attenuto al divieto. Nelle visite pastorali il Vescovo richiedeva ai parroci un elenco dei pubblici peccatori e dei concubini, che a La Maddalena non mancavano. Biancareddu era particolarmente attento ai comportamenti del suo gregge e vedeva con preoccupazione la disinvoltura di certi atteggiamenti contrari alla morale cattolica abbastanza diffusi all’isola. Non credo che gli altri paesi della Gallura fossero esenti da tali situazioni che però, forse, erano gestite con discrezione; a La Maddalena, invece, esse erano conosciute da tutti, alla luce del sole e questo creava scandalo; il Parroco aveva provato ad intervenire direttamente ma senza risultati e allora, seguendo le indicazioni di Paradiso, aveva compilato un elenco nel quale segnalava i concubini, le prostitute, le situazioni pericolose senza alcun timore di provocare imbarazzi istituzionali nel momento in cui denunciava degli stranieri non sottoposti alle leggi sarde: le norme della Chiesa non prevedevano eccezioni. Così comparivano nell’elenco Ambrogio Casabianca “viceconsole francese in questa isola, con moglie a Tempio e vive qui con Santa Ornano dalla quale ha due figli”; Antonio Piretti, venuto dalla Corsica un paio d’anni prima con una donna, mentre sua moglie continuava ad abitare ad Olmeto; arricchivano la lista alcuni maddalenini concubini e le prostitute dichiarate e no.

La segnalazione non ebbe, sul momento, alcuna conseguenza, però quando, nel 1820, si manifestò in tutta la sua gravità la situazione di Giuseppe Bertoleoni che teneva nella sua casa, accanto alla moglie, anche la cognata che gli aveva dato due figli dei quali uno non battezzato, il vicario capitolare Azara chiese il braccio secolare e il comandante Andreis provvide immediatamente all’arresto di Bertoleoni. Ma quando egli inviò al governo di Cagliari la lista degli arrestati e di quelli che avrebbe dovuto arrestare, fra i quali il viceconsole francese e alcuni corsi, la Segreteria di Stato bloccò i provvedimenti con una inaspettata prudenza, scrivendo ad Andreis: “non trovo del caso di provvedere con i mezzi governativi che bisognerebbe estendere ad una moltitudine di persone, potendo intanto chiamare separatamente i medesimi, avvertirli, ammonirli e anche minacciarli per tentare così di far cessare gli scandali”. A Biancareddu non rimase che continuare ad annotare, nei registri di battesimo, le nascite ex adulterio o ex fornicatione, indicando i nomi di entrambi i genitori quando questi erano noti.
Durante il suo mandato la chiesa prendeva forma, ma sotto una guida laica rappresentata da Desgeneys e dai suoi uomini che dirigevano il progetto, e dalla comunità che, fiera degli sforzi compiuti con le offerte, rivendicò sempre la proprietà del bene.

I problemi per Biancareddu vennero con la realizzazione della casa parrocchiale con le spiacevoli conseguenze che abbiamo visto: anche in questo caso il suo atteggiamento fu improntato a prudenza. Ma, se era riuscito ad evitare l’acuirsi di malumori rinunciando alla sua personale comodità e mettendo a disposizione denaro suo per rimediare alla insufficienza della casa, altrettanto non poté fare per la questione di Azara Bucheri che avvelenò i rapporti fra lui e il Consiglio Comunitativo nel 1819.

Giovanna Sotgiu – Co.Ri.S.Ma