22 gennaio 1793, la rissa di Napoleone

(…) Il 22 gennaio 1793, un giovane tenente colonnello, di nome Napoleone Bonaparte, arrivato a Bonifacio a bordo della corvetta “La Fauvette”, passeggiava in città con uno dei suoi amici, il capitano Ortoli.
Entrambi avevano imboccato rue Saint Dominique che portava dalla caserma al centro della Città alta. Guardarono, di sfuggita, all’interno degli stabilimenti per bere. I soldati provenzali, almeno quelli che avevano dei soldi, bevevano, urlavano, urlavano, cantavano e sputavano …
Questi soldati erano infelici perché non erano stati pagati per due mesi mentre gli ufficiali ricevevano regolarmente la retribuzione. Incapaci di sopportare questa ingiustizia, passarono il tempo a mostrare la loro rabbia. Quel giorno, molti di loro erano in Place du Fundagu, il crocevia di Saint Dominique, Doria e Castelleto e cantavano inni rivoluzionari: Ah, andrà bene, andrà bene, andrà bene.
Aristocratici alla Lanterna …
Alcuni avevano persino smantellato l’espositore di un negozio di ortaggi. La situazione, già sull’orlo dell’esplosione, stava per peggiorare. I marinai della corvetta “La Fauvette” e di altre navi ancorate nel porto, che salivano dalla “Marina”, avevano incontrato volontari corsi tra cui Fortunatu. Furono le prime le parole, poi gli insulti e le spinte per finire fatalmente in una rissa generale.
In quel momento apparvero Bonaparte e Ortoli. Provarono, usando la loro autorità come ufficiali, a ristabilire la calma, distribuendo qua e là i colpi con la loro sciabola. Invano, era come se volessimo separare un branco di cani rabbiosi. Le cose degenerarono al punto che il sindaco della città, André-Vincent Portafax, ha dovuto intervenire, insieme ad altri bonifacini, alcuni dei quali hanno esclamato:
– Ed è con tali uomini che vogliamo prendere La Maddalena!
All’improvviso un gruppo di marinai inseguì in particolare Napoleone insultandolo:
– Cane aristocratico! Alla lanterna! Alla lanterna!
Sempre più minacciosi, gli ammutinati si avvicinarono al giovane ufficiale che, con la spada in mano accanto al Capitano Ortoli, li sfidava. Ma uno dei marinai, sorprese Bonaparte, riuscì ad afferrarlo da dietro, avvolgendogli il collo col braccio. Fu allora che il sergente Brignoli, del battaglione dei volontari corsi, vedendo il suo superiore in pericolo di morte, tirò fuori il suo stilo. Senza esitazione, colpì due volte la schiena dell’aggressore prima di gettargli la terribile lama in gola. Il marinaio crollò sul posto. Gemette, trattenne il collo da cui sfuggì a fiumi di sangue. Tentò invano di alzarsi, poi rimase immobile. Era morto.
I due ufficiali iniziarono gradualmente un ritiro in Rue Doria(…).
“Vieni presto, colonnello, seguimi” disse Fortunatu.
Bonaparte e Ortoli seguirono il giovane soldato che li condusse nella piccola Piazza Manichella, una sorta di terrazza sul mare, dove il sindaco della città, André Vincent Portafax, li invitò a tornare a casa prendendo le scale esterne che era un accesso secondario all’appartamento la cui entrata principale era Piazza Doria. Questo intervento del magistrato non fu una coincidenza. Era stato lui a segnalare a Fortunatu di guidare i due ufficiali a casa sua.
Una volta al sicuro in casa, il piccolo gruppo si rilassò, mentre grida e grida provenivano ancora dall’esterno.
Bonaparte e Ortoli hanno ringraziato il loro ospite che li ha invitati a sedersi e, dopo le presentazioni, hanno offerto loro di bere un bicchiere del famoso vino Sant’Amanza e di mangiare “üghi sicati”.
Il sindaco si è quindi rivolto ai due ufficiali:
– Ho detto al tuo superiore, il generale Colonna-Cesari, comandante in capo della spedizione sarda, che sarebbe urgente garantire la paga di questi soldati, perché il loro atteggiamento deriva principalmente da promesse non mantenute. Sai che quasi tutti questi giovani si impegnano ad essere ospitati, nutriti e pagati, loro figli della feccia? Sai che le persone più anziane sono persone senza fede o legge, alcune di nazionalità incerta, sebbene tutte incluse nel termine “Provenzali”? Oltre a vitto e alloggio, speravano anche, arruolandosi, di poter concedersi l’impunità con la rapina, con la speranza di saccheggiare e uccidere senza paura. Le informazioni che mi sono arrivate da Bastia e L’Ajaccio sul suo comportamento ignobile ha qualcosa di elettrizzante. Tuttavia, la responsabilità di questi gravi incidenti spetta, in gran parte, a coloro che hanno preparato male questa spedizione. Ho appreso del disordine che regna nell’amministrazione delle forniture navali e in quella delle forniture di guerra. Non erano stati preparati soldi per il prestito dei soldati, né scarpe né attrezzatura da campeggio. È intollerabile! né effetti di campo. È intollerabile! né effetti di campo. È intollerabile!
Dopo un momento di silenzio, il magistrato di Bonifacio andò alla finestra, da cui tirò leggermente una tenda. Fuori, in Piazza Doria e ancora più in basso, verso la Fundagu, la situazione era migliorata, la calma era tornata dopo l’intervento energico delle truppe della Linea. (…)

Parzialmene tratto da “Il bambino trovato” di François Canonici

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