Alla scoperta dei fondali

Alla scoperta dei fondali

L’Arcipelago di La Maddalena si trova in una zona di clima mediterraneo con inverni temperati. Le frequenti tempeste di vento che interessano le Bocche di Bonifacio, creano un mescolamento delle acque superficiali con quelle profonde, così che la temperatura delle acque è relativamente
più bassa rispetto a quella delle aree d’analoga posizione geografica.
La profondità delle Bocche di Bonifacio non supera gli ottanta metri e le zone d’interesse biologico si trovano mediamente su fondali che variano dai venti ai quaranta metri.
Una caratteristica dei fondali, è la presenza di secche che si ergono fino a pochi metri dalla superficie. Nelle parti più profonde sono frequenti habitat coralligeniricchi di specie poco amanti della luce. Gli spettacolari ventagli delle gorgonie rosse appaiono in queste zone già intorno ai venti metri.
Nel mare dell’Arcipelago si possono osservare svariate specie d’elevato interesse naturalistico tra cui la cernia bruna, la corvina, il favollo e la nacchera. Le praterie di Posidonia oceanica circondano le isole come un anello, custodendo al loro interno moltissime altre forme di vita. La
posidoniaè una pianta fanerogama sommersa ed ha una grande importanza per l’equilibrio delle coste e dell’ambiente marino: per questo il Parco ha messo in atto varie forme di tutela nelle principali zone di ancoraggio delle imbarcazioni.
Tutta l’area marina costituisce un habitat di riproduzione del tursiope ed è frequentata dalla balenottera comune. Se durante la navigazione lungo costa famiglie di delfini saltassero festose davanti alla prua dell’imbarcazione, non sarebbe un miraggio: siamo nel santuario dei mammiferi marini, istituito con un accordo internazionale tra Italia, Francia e Principato di Monaco, siglato a Roma il 25 novembre 1999. E’ anche il primo parco dei mammiferi marini di tutto l’emisfero boreale. La presenza di molte specie di cetacei, spesso con popolazioni quantitativamente importanti, trova spiegazione nelle favorevoli condizioni oceanografiche.
D’inverno, il Golfo di Genova e quello del Leone, a causa dei frequenti venti settentrionali, sono interessati da un intenso raffreddamento delle acque superficiali che diventano più dense. Ciò provoca la risalita di masse d’acqua più profonde ricche di nutrienti che facilitano lo sviluppo del placton, il primo anello di tutte le catene alimentari, che richiama nella zona molti cetacei.