Capula e la Massoneria

La presenza massonica, che tanto aveva tormentato il povero don Vico, poteva dirsi molto ridotta grazie all’azione contraria del fascismo. Ma don Capula continuava ad attribuirle un grande potere che, a suo parere, si sarebbe perpetuato grazie ai rapporti mantenuti dai maddalenini con la famiglia Garibaldi. Ricordava, a proposito di Francesca Armosino, che era morta dieci anni prima del suo arrivo a La Maddalena: “Il paese era invaso dallo spirito garibaldino; Garibaldi era considerato un Dio; la sua tomba era ed è ancora meta di pellegrinaggi; i bambini si battezzavano sulla tomba dell’eroe dei due mondi; quindi in paese un numero stragrande di unioni illegittime e di battesimi non validi …Si trattava d’impedire a donna Francesca Garibaldi i suoi battesimi sulla tomba del generale. E allora si incominciò il catechismo accelerato nella chiesetta del cantiere navale e si aprì in quella frazione un asilo e si combattè quanto più fu possibile l’ampia abitudine tanto accetta invece ai maddalenini. In ultimo furono presi i bambini battezzati sulla tomba di Garibaldi e portati nella chiesa parrocchiale a porte chiuse battezzati col rito cattolico fungendo da padrino e madrina il reverendo parroco e la superiora dell’istituto delle figlie della carità. Da allora in poi la Garibaldi la finì con le sue assurde cerimonie, ma per reazione volle fondare un asilo infantile per fare concorrenza a quello delle figlie della carità. Questo asilo esiste tuttora ma non dà troppo fastidio“.
Malgrado la lotta del regime contro la massoneria, la Maddalena mantenne un buon nucleo di massoni, anche se ridotti alla quasi clandestinità o, comunque, al silenzio. Ma sulla loro vitalità e sul loro spirito anticlericale don Capula non aveva dubbi: perciò non si meravigliò di trovare nella casa parrocchiale, al momento del restauro, “sepolti nel muro gli emblemi della massoneria”. Limitandosi alla semplice constatazione del ritrovamento non disse come o chi poteva averli messi.

Giovanna Sotgiu – Co.Ri.S.Ma