Cronologia delle Bocche di Bonifacio. Correva l'anno 1610

Correva l’anno 1610

Giovanni Antonio Sanna del villaggio di Calangianus, sindaco dell’incontrada della Gallura, in una relazione al sovrano tracciava un fosco quadro della situazione della regione e delle «seys villas» una delle quali litoranea «donde muy amenudo estan peleando con los moros por no tener en toda la costa de aquella marina que es muy larga, si no solo dos torres lexos de los dichos lugares, los quales son abiertos sin ninguna otra defensa mas de los mismos vecinos della». Spesso giungevano le truppe miliziane «a defender y guardar los dichos lugares de Gallura y Terranova» e durante la loro permanenza i villici «dan de corner a ellos y a sus cavallos, hasta que el enemigo se retira». Tuttavia, poiché la regione era «ti erra montanosa» nella quale si coltivava poco grano, capitava talvolta che la popolazione fosse costretta a cibarsi di «carne a solas sin pan por no tenerlo a causa del gran gasto que sustentan la mayor parte del verano por la vexacion de los moros». La città di Sassari inviava ogni anno un alguazil per l’approvvigionamento delle «vacas y carneros» per la carnisseria urbana, depauperando notevolmente il patrimonio bovino della regione e provocando al tempo stesso «mucha hambre y necessidad». Il sindaco chiedeva che gli abitanti della Gallura e di Terranova non fossero «molestados con estos cargos» e con queste imposizioni. Nella seconda metà del XVII secolo la pressione navale barbaresca sulle coste della Gallura e della Baronia si allentò. Ma la presenza di galeotte, fuste e sciabecchi corsari restò endemica sino ai primi dell’Ottocento. I mori continuarono a frequentare i litorali spopolati e “desertificati” della Sardegna orientale. Potevano fare acqua e legna indisturbati. Spesso, in caso di maltempo, si rifugiavano nelle isole di Tavolara e di Molara o in quelle dell’arcipelago della Maddalena.