Correva l’anno 1722

22 aprile

Il giudice della Reale Udienza Francesco Melonda, incaricato di condurre un’inchiesta sull’amministrazione capitolare dei frutti di un beneficio vacante, viene scomunicato per aver violato i diritti ecclesiastici di immunità locale e personale. La controversia, che si concluderà soltanto nel 1724, è emblematica delle tensioni in atto tra i poteri ecclesiastici e quelli secolari.

Correva l'anno 17222 novembre

Tre marinai capraiesi Gio Francesco Sussone di Girolamo, Francesco Maria Costa di Gio Batta e Lorenzo Olivieri di Francesco vengono catturati da una piccola squadra barbaresca di Tunisi nelle acque dell’isola di Santa Maria. I tre capraiesi si sono recati nell’arcipelago con la loro gondola per la pesca delle aragoste, particolarmente proficua nei mesi freddi. I tre capraiesi si sono spinti lontani dalla loro isola in quanto per consuetudine i corsari barbareschi nel periodo invernale non si allontanano dalle loro basi e non frequentano il tempestoso Tirreno. Mentre sono intenti alla pesca, con loro grande sorpresa, scorgono la squadra barbaresca, formata da una galeotta e una feluca, che si dirige verso di loro. I corsari hanno appena catturato un bastimento di Bonifacio ma non sono soddisfatti e contano di catturare i pescatori capraiesi per aumentare il loro bottino di schiavi. I capraiesi si danno alla fuga e vogano disperatamente verso l’isola di Santa Maria dove sperano di trovare rifugio. Riescono a far spiaggiare la loro gondola ma i corsari sono alle loro spalle, li catturano e incendiano la loro imbarcazione. La notizia della loro cattura e di quella del bastimento di Bonifacio si propaga rapidamente per tutta la Corsica. Il Commissario di Calvi ne informa il Padrone capraiese Giuseppe Cuneo di Andrea che si trova nelle acque di Calvi per la pesca delle aragoste ed è sceso a terra per fare rifornimento di viveri. Il quattordici novembre il Cuneo rientra a Capraia e riferisce al Commissario e Capitano dell’isola, Gio Nicolò de Franchi, la disgrazia capitata ai tre capraiesi. I tre capraiesi vengono portati a Tunisi per essere venduti nel locale mercato di schiavi. Questo mercato è uno dei più grandi della Barberia. Gli schiavi prima vengono ripartiti, secondo le regole previste per la spartizione del bottino, tra il pascia, il dey, il proprietario dell’imbarcazione, il rais e l’equipaggio. Poi vengono sia utilizzati direttamente dai loro proprietari sulle imbarcazioni o nei campi, sia messi in vendita sul mercato, sia ne viene trattato il riscatto mediante i mercanti locali o gli ordini religiosi addetti a questo scopo. A Tunisi i redenzionisti genovesi, svolgono un importante ruolo nel riscatto degli schiavi liguri usando il governatore genovese di Tabarca (piccola isola di fronte alle coste della Tunisia era proprietà della famiglia Lomellini di Genova , che la utilizzavano come base per la pesca del corallo. Divenne un importate centro per il Riscatto degli schiavi) come intermediario. I redenzionisti si rivolgono quindi al Magistrato per il riscatto degli schiavi a Genova per chiedere un aiuto finanziario per riscattare gli schiavi. (L’ordine dei Trinitari o Redenzionisti venne fondato dal francese Giovanni de Matha (1154-1213), con una propria Regola, e approvato da papa Innocenzo III nel 1198 con la bolla Operante divine dispositionis. Giovanni di Matha intendeva fondare un nuovo e originale progetto di vita religiosa, con aspetti profondamente evangelici unendo il culto della Trinità all’opera di liberazione dalla schiavitù, in particolare il riscatto dei cristiani caduti prigionieri dei mori. Infatti, il nome dell’ordine per intero è Ordine della Santissima Trinità e redenzione degli schiavi. I Trinitari avevano la loro sede a Genova nella piccola chiesa di San Benedetto al Porto che fu loro affidata da Zenobia del Carretto moglie di Giovanni Andrea Doria.) Il Magistrato per il riscatto degli schiavi è stato istituito dalla Repubblica di Genova il 29 ottobre 1597 per venire incontro alle sollecitazioni delle popolazioni del suo territorio, particolarmente esposte alle razzie a terra e in mare dei corsari barbareschi. Lo scopo precipuo del Magistrato, come afferma l’articolo III dell’atto istitutivo: «Sarà particolar cura et ufficio di esso (Magistrato) haver pensiero di in vigilare, e procurare per tutti quelli mezzi che li parranno espedienti di far riscatare giornalmente quel maggior numero de schiavi che si potrà del nostro Dominio comprese l’Isole di Corsica, et di Capraia, et de loro beni in tutto, o, in parte se ne haveranno». Per quanto riguarda i fondi necessari ai riscatti, tre articoli dell’atto costitutivo specificano che essi possono provenire dai fondi depositati presso le opere pie, dagli introiti derivanti dalle indulgenze per Genova e il Dominio, dalla distribuzione di bussole, o cassette, nella città e nelle chiese, dai testamenti. Il 7 giugno 1724 il Magistrato apre il Libro questuario di Gio Francesco Sussone con la seguente premessa: «Gio Francesco Sussone di Geronimo di Capraia d’anni ventotto si trova schiavo appresso d’Infedeli in Tunesi, e per essere molto povero non si può riscattare senza l’agiuto de pij benefattori. Perciò il Magistrato Illustrissimo del Riscatto de’ schiavi lo raccomanda alle Signorie Vostre ad effetto siano contente firmarsi a’ piè del presente di quanto gli suggerirà la propria carità, per poter in appresso (cumulata somma sufficiente) spedir l’ordine per la sua liberazione, che da Dio Nostro Signore ne saranno largamente premiati». Solo nove benefattori sottoscrivono per un importo totale di Lire 25 con l’impegno a pagare a riscatto avvenuto. Ma come il Magistrato osserva il 31 luglio: «Suddette firme unitamente con altre assignationi non bastano per la Liberatione del sudetto Gio Francesco Sussone. Perciò il Magistrato Illustrissimo per il Riscatto degli Schiavi sopra istanza fattali li ha concesso il presente secondo libro questuario, esortando i pij benefattori a firmarsi di quello li suggerirà la propria carità, per potere in appresso (cumulata la somma sufficiente) rinovar l’ordine per la sua liberatione». Altri tre benefattori si aggiungono ai precedenti con una promessa di versare in totale Lire 14. Non sappiamo se in seguito sia stata raccolta una somma sufficiente per pagare il riscatto del Sussone. Sappiamo però che verrà liberato nel 1729 poiché il Magistrato in una postilla al secondo Libro questuario, datata 18 agosto 1729, afferma: «Oggi il Prefato Illustrissimo Magistrato ha deliberato il mandato al Redentore di detto Gio Francesco Sussone stato riscattato sino del mese di Giugno come dagli atti di detto 17 agosto comparso in Cancelleria». Altri tre benefattori si aggiungono ai precedenti con una promessa di versare in totale Lire 14. Non sappiamo se in seguito sia stata raccolta una somma sufficiente per pagare il riscatto del Sussone. Sappiamo però che verrà liberato nel 1729 poiché il Magistrato in una postilla al secondo Libro questuario, datata 18 agosto 1729, afferma: «Oggi il Prefato Illustrissimo Magistrato ha deliberato il mandato al Redentore di detto Gio Francesco Sussone stato riscattato sino del mese di Giugno come dagli atti di detto 17 agosto comparso in Cancelleria». Non sappiamo se e quando sia avvenuto il riscatto degli altri due capraiesi. Gio Francesco Sussone rientrato a Capraia tra il 1736 e il 1738 è Padrone di una gondola e fa frequenti viaggi tra porto Cardo (Bastia) e il continente – Genova, Livorno, Riviera di Ponente – trasportando merci varie (grano, orzo, olio ecc.) per terzi e per conto proprio.