Correva l’anno 1752

I patrioti còrsi rifiutarono le riforme proposte dal governatore francese e incaricarono Ghjuvan Petru Gaffori di dar vita a un governo alternativo. L’anno seguente Gaffori fu assassinato e la reggenza del governo provvisorio fu affidata a Clemente Paoli, il quale invitò Pasquale Paoli a ritornare in patria. Pasquale aveva passato la gioventù a Napoli ed era entrato nell’Esercito delle Due Sicilie insieme al padre Giacinto, ed aveva sviluppato la propria educazione umanista sotto gli insegnamenti del filosofo Antonio Genovesi. Tornato in Corsica nel 1755, in aprile Paoli si presenta all’assemblea nazionale còrsa come deputato di Morosaglia e, in luglio, fu eletto generale in capo della Nazione Corsa alla nuova assemblea tenuta al Convento di Sant’Antonio di Casabianca. Uno dei primi obiettivi che si posero i capi degli insorti fu la formulazione della Costituzione della Corsica del 1755, che venne elaborata nei mesi successivi all’insediamento del governo per essere approvata dall’assemblea costituente e promulgata in novembre. La nuova costituzione si basava sulla struttura istituzionale concessa e scarsamente rispettata dai genovesi, perfezionandola e migliorandola. Pur dovendo adeguarsi alla situazione d’emergenza, di isolamento geografico, di guerra e di assenza di un vero riconoscimento internazionale del nuovo Stato che essa istituiva e regolava, contribuì a rendere Paoli molto popolare negli ambienti illuminati di tutta Europa e tra i coloni insediati sulle coste atlantiche dell’America del Nord, insorti che pochi anni dopo avrebbero dato vita agli Stati Uniti d’America e alla loro Costituzione promulgata nel 1787. La Costituzione còrsa attirò l’attenzione di tutta Europa per la sua eccezionale carica innovativa e in seguito Paoli chiese la collaborazione di Jean-Jacques Rousseau per perfezionarla. Il filosofo ginevrino avrebbe quindi scritto nel 1764 il suo Progetto di costituzione per la Corsica. Sempre nei primi mesi di vita della Repubblica, il nuovo governo dovette affrontare una lunga lotta contro i dissidenti guidati da Emanuele Matra, appoggiati dai francesi e contrari all’elezione di Paoli, riuscendo a sottometterli in novembre. Matra fu esiliato ma gli aderenti al suo movimento continuarono per diversi anni ad opporsi con le armi alla Corsica di Paoli.

17 gennaio

Fra i regi dispacceri esistenti nell’Archivio di Stato, una lettera di Carlo Emanuele III diretta al Viceré in Cagliari, con la data del 17 gennaio 1752. In essa parlasi del gruppo d’isole di San Stefano, La Maddalena, la Cabrera e Sparagi, adiacenti alla Sardegna, e abitate da famiglie di pastori corsi, ivi stabilite da lungo tempo. Il re scrive, che i sovrani suoi predecessori avevano ordinato di far ricerca di documenti per giustificare la proprietà di quelle isole, che secondo la comune opinione e la loro situazione sono considerate per membri di codesto Regno. Il re aggiunge nella lettera: “Non dev’essere gran tempo che li Corsi siansi in esse isole intrusi colla pretesa indipendenza dalla nostra Sovranità, posciacchè devono ritrovarsi costì due titoli, cioè: una risoluzione del Tribunale del Patrimonio del 27 agosto 1709, ed una lettera reale del 10 novembre 1711 del re di Spagna, che concedette la goldità dei redditi di dette isole per anni dieci ad un certo Antonio Carboni suo console in Corsica, per servizi resi alla Corona; epperciò lasciamo al vostro prudente giudizio di pensare ai mezzi che si potrebbero praticare per ristabilirvi la nostra sovranità…

20 marzo

In una riunione tenuta a Cagliari presso il viceré, nelle due sale della Reale Udienza, l’intendente generale e l’avvocato fiscale patrimoniale approvano un importante ‘‘Progetto’’ che invoca il concorso degli ecclesiastici «per la pubblica utilità, conservazione ed aumento dell’agricoltura» nell’isola.

26 maggio

Su rapporto di una commissione formata dal 1° segretario di guerra (conte Bogino), dai comandanti delle regie galere (generale d’armata de Patterson) e della Santa Barbara (cavalier de Blonay), dal commissario di guerra Maccabei e dal tenente Maccarini, si decise, per ragioni di economia ma anche per mancanza di marinai, di rinunciare all’acquisto di 1 vascello e 2 fregate (che importavano una spesa di un milione di scudi sardi) e mantenere in servizio 3 galere con 240 rematori (40 forzati e 200 schiavi), con una spesa di soli 185.000 scudi (di cui 150.000 per acquisto di 2 nuove unità a Genova). La squadra delle galere (Capitana, Patrona, Santa Barbara e Sant’Anna) fu tuttavia abolita (“riformata”) dieci anni dopo, nel 1762, per creare la squadra dei velieri, integrata da 2 speronare costruite a Villafranca nel 1762-63 (Diligente e Uccello del Mare). I bassi fondali non consentivano però alle fregate (costate 500.000 lire più 50.000 di mantenimento annuo) di contrastare i contrabbandieri che, dalle cale della Corsica, commerciavano illegalmente con le coste della Gallura. Nel 1767, con l’occupazione della Maddalena e l’acquisto a Genova del felucone San Gavino (con 69 uomini di equipaggio) fu pertanto stabilita nelle Isole intermedie una piccola forza navale (il cosiddetto Armamento leggero), gestita dall’ufficio del soldo della marina e a carico del tesoro reale. Comandante del San Gavino e della squadriglia fu, dal 1767 al 1782, il corso Francesco Maria De Nobili. In una preoccupata relazione del 10 luglio 1776, il commissario in capo dei porti e arsenali francesi, Regnier du Tuillet, attribuiva a De Nobili la cattura di un centinaio di barche di Bonifacio, aggiungendo peraltro che i soldati e marinai sardi avevano avuto gravi perdite negli scontri a fuoco coi contrabbandieri corsi, aiutati dai pastori sardi. Nel 1783, denunciato da un capitano genovese fermato nel porto di Palmas e bastonato, De Nobili fu rimosso dal comando e processato a Torino. Lo ritroveremo però dieci anni dopo maggiore alla difesa della Maddalena. Il naviglio fu potenziato nel 1772 con la galeotta S. Maria Maddalena, predata alla flottiglia tunisina di 28 vele comandata dal rinnegato sardo Francesco Ciuffo (il quale tuttavia si fece catturare, insieme al figlio e a 25 tunisini, sulla spiaggia di Teulada il 27 aprile 1774, ottenendo l’amnistia e un premio di 150 scudi per la riconversione al cattolicesimo). Nel 1774 furono acquistati in Inghilterra lo schooner Favorita e il cutter Speditivo [rivelatisi però inadatti e rivenduti nel 1778] e nel 1782-83 a Napoli le mezzegalere Santa Barbara e Beata Margherita. La prima fu comandata da De Nobili, poi da Gaetano Demay (1785) e dal nizzardo cavaliere de Chevillard (1786); l’altra dal vassallo Lumelli di Cortemiglia, poi dal savoiardo cavalier d’Arcollières (già comandante del Favorita), che nel 1785-86 comandò una crociera idrografica per la redazione di una carta delle coste sarde (poi disegnata dal piloto della Santa Barbara Francesco Giaume, sulla base degli studi di Giuseppe Cossu). Nel 1788 il comando della squadra passò al conte Carlo Vittorio Porcile di Carloforte, già 2° ufficiale della Santa Barbara.
Le mezzegalere (tre alberi con vela latina, 36 remi e 150 uomini) costarono 63.325 lire piemontesi, più 12.485 per l’artiglieria, ma per mantenerle la regia cassa ne spese in sette anni (1783-89) 923.704. Furono poi acquistate a Venezia 3 gondole corsali (Favorita, Mignona, Sardina) per la difesa delle “Isole intermedie” e a Marsiglia (nel 1786) 3 mercantili adattati a corvette guardacoste (Costantina, Carolina e Augusta): la Carolina, che doveva fungere da fregata, costò 120.000 lire, ma non fu possibile servirsene neppure come trasporto. Si aggiunsero poi altre unità corsare predate nel 1787 (gondola Furetto), 1789 (saettìa Sorpresa) e 1791 (galeotta Serpente).
Nel gennaio 1793 furono armate nel porto di Cagliari le barche della Sanità e del Patrimonio e altre private, tra cui 4 liuti corsari comandati da Francesco Gramignano (Gesù Maria Giuseppe), Francesco Marturano (Vergine di Bonaria), Salvatore Sciacca e Paolo Virzì. I primi due predarono 7 legnetti nemici dal 23 gennaio al 20 febbraio. Alla difesa della Maddalena (22-26 febbraio 1793) contro la spedizione franco-corsa di Colonna Cesari e Bonaparte presero parte le mezzegalere Santa Barbara (Porcile) e Beata Margherita (Constantin), le galeotte Serpente, Sultana e Sibilla, la gondola Aquila e 2 lance. L’8 maggio 1794, durante il fallito attacco del vascello Thémistocle a Oneglia, il cavaliere de Chevillard diresse le batterie costiere. Un mese dopo era al comando della Beata Margherita (2° ufficiale Giacobi), in crociera con la Santa Barbara (Porcile e Barbaro), le galeotte Serpente e Sultana (tenenti Bistolfi e Zonza) e la gondola Sardina. Il 2 e 3 giugno la flottiglia dette la caccia a 2 sciabecchi corsari, raggiunti all’altezza dell’Isola Cerbicali. Uno (di 12 cannoni e 96 uomini) fu incendiato e saltò in aria. L’altro (18 cannoni, 6 spingarde e 70 uomini), comandato dal rais Mohamed Zii, fu preso all’arrembaggio, con 28 morti contro 7 e 75 feriti sardi. Cesare Zonza fu decorato di medaglia d’oro, anche in riconoscimento del valore dimostrato l’anno prima alla Maddalena. Ebbero quella d’argento i fratelli Millelire (nocchiero e piloto), il piloto Rossetti, i nocchieri Ornano e Sparro e tre marinai (La Fedeltà, La Pace e Fogli) che si erano gettati sullo sciabecco in fiamme per strapparne la bandiera. Promosso maggiore ma espulso dalla Sardegna a seguito del vespro antipiemontese del 28 aprile, Chevillard tornò nel continente al comando delle milizie nizzarde. Nel 1795 furono di base a Cagliari alcuni corsari onegliesi, tra cui il Sant’Antonio di Lorenzo Comes, che durante una crociera fece arrestare in Toscana 18 marinai spagnoli che, scontenti della divisione del bottino, progettavano di ucciderlo.