Correva l’anno 1830

Correva l'anno 1830Si pubblica a Parigi la famosa “Storia di Napoleone”, scritta dal Norvius ed illustrata dal Denis Auguste Marie Raffet. Una delle stampe rappresenta la “sciagurata spedizione” di Santo Stefano e raffigura in primo piano una scimmietta. La scena, nel complesso, è piuttosto inverosimile, ma l’insolita bestiola non sarebbe frutto della fantasia dell’autore: pare infatti accertato che una colonia di scimmie allo stato selvatico sia stata presente a santo Stefano fino ai primissimi del 900. Riteniamo di dover definire la stampa “importante e singolare” per un complesso di motivi e di considerazioni che qui vogliamo esporre. Anzitutto occorre chiedersi di quali notizie disponesse Raffet circa questo fatto d’armi: notizie che dovevano essere certamente generiche e frammentarie, non sufficienti ad immaginare la scena con un minimo di elementi di realismo e di veridicità. Non dobbiamo dimenticare che negli anni di Luigi XVIII gli eventi della rivoluzione e dell’Impero erano stati pressoché demonizzati e quindi assai scarsa pubblicistica doveva essere stata a loro dedicata. Solo con l’avvento di Luigi Filippo il mito napoleonico esplose in tutta la sua enfasi, culminata con la trionfale traslazione dei suoi resti agli Invalidi nel 1840. Nel 1827 era uscita la prima edizione della fortunata “Storia di Napoleone” del Norvins, illustrata appunto dal Raffet e da altri incisori. Ma in questa storia la tentata invasione delle isole intermedie viene sbrigativamente liquidata in mezza riga: “la spedizione non ottenne successo”. Nella edizione del 1859 il mancato successo venne attribuito ai venti contrari. Solo nel 1837 ci pare che cominci ad emergere la realtà dei fatti di Sardegna e ciò non per merito di uno storico, ma dal racconto di un viaggiatore, M. Valery, che diede un ampio resoconto scritto di un suo viaggio in Corsica, Elba e Sardegna. Parlando della Maddalena, in cui a quanto pare si trattenne abbastanza a lungo, il Valery riferisce che Napoleone faceva parte della “sciagurata” spedizione diretta nel 1793 contro l’isola. Dilungandosi in particolari sull’episodio, ci narra anche della bomba che fu “appuntata vuota da Napoleone, che voleva solamente atterrire gli abitanti……….. essa cadde placidissimamente su una tomba in mezzo alla Chiesa”. La Maddalena, continua il Valery, possedeva fino a pochi anni prima due doni “dissimili” di due grandi condottieri: il Crocefisso ed i candelabri di Nelson e la bomba di Napoleone (che era stata venduta pochi anni prima). Soffermiamoci ancora un attimo sul suo racconto, perché egli termina la parte interessante La Maddalena inquadrando la sfolgorante carriera militare di Napoleone tra le due sconfitte: la “piccola ed oscura” sconfitta della Maddalena e “l’immensa sventura” di Waterloo. Dobbiamo essergli grati per l’accostamento. Ritornando ora alla nostra stampa, anteriore di sette anni a questo racconto, il Raffet ci presenta un Napoleone idealizzato al centro della scena, la spada sguainata, incurante del fuoco nemico: completando la raffigurazione con le consuete scene guerresche: ufficiali, soldati che rispondono al fuoco nemico, vessilli, tamburini, feriti, barche ed una nave sul mare. Manca solo quello che si aspetterebbe di vedere: il cannone con cui Napoleone si distinse nella pur infausta giornata. Un particolare della scena contrasta poi decisamente con la verità storica: Napoleone viene fasciato per una ferita alla coscia sinistra da un soldato inginocchiato accanto a lui. Questa ferita Napoleone la ricevette veramente, ma alcuni mesi dopo, all’assedio di Tolone, per un colpo di baionetta. Ciò conferma che Raffet, quando disegnò questa stampa, disponeva solo di notizie generiche e frammentarie. Una figura in basso a sinistra attira la curiosità dell’osservatore: un uomo in cilindro e con fascia a tracolla arriva su una barca suonando la tromba. Chi avrà voluto rappresentare Raffet in questo personaggio? Qualcuno, forse trascinato da troppo entusiasmo campanilistico, ha creduto di riconoscere in esso il nocchiere Domenico Millelire che, come si sa, giunse sull’isola di Santo Stefano con una barca armata con un cannone (ma, probabilmente senza tromba). Anche noi vorremmo poter adottare questa tesi, ma dobbiamo restare con i piedi per terra. Raffet non poteva conoscere l’episodio del Millelire, dato che aveva così scarse notizie sull’intero fatto bellico; quand’anche l’avesse conosciuto avrebbe certamente ritratto il Millelire non in abito civile ma con una divisa o qualche attribuzione militaresca. L’uomo in cilindro potrebbe dunque essere un commissario della Convenzione, così rappresentato in altre stampe, ma si può avanzare una diversa ipotesi. La presenza di una seconda barca su cui è un uomo con un braccio al collo e sulla quale sta per essere caricato un ferito potrebbe far pensare al medico della spedizione, venuto a soccorrere i feriti. Lo stesso gesto dell’ufficiale al fianco di Napoleone, che lo prende per un braccio e gli indica il nuovo arrivato potrebbe far pensare alla premura dell’ufficiale affinché Napoleone si faccia curare la ferita alla gamba, sommariamente fasciata dal soldato. Ma allora la tromba, come si collocherebbe in questo contesto? Pare che nel 700 i medici di campagna francesi girassero per i paesi suonando una tromba per avvertire i parenti degli ammalati del loro arrivo. Avveniva così anche sul campo di battaglia? Abbiamo definito la stampa importante e singolare: singolare in effetti lo è per quanto di realtà e di immaginazione l’artista ha potuto inserire nella rappresentazione di un evento che, ancora nel 1837, cioè sette anni dopo, il Valery citava come “oscuro”, nel senso di poco noto; ma ancor più la stampa è importante perché risulta essere l’unica rappresentazione grafica di un fatto taciuto o minimizzato da tutti gli storici successivi. Spetta al Raffet il merito di avere, lui solo, saputo cogliere nei fatti di La Maddalena la prima manifestazione del talento militare di Napoleone, anche se poi il risultato della impresa fu “une deroute complète” per usare le parole di Masson. La stampa non ebbe tuttavia molto successo e non venne utilizzata nelle numerose storie illustrate di Napoleone che si susseguirono per tutto l’800 ed oltre. La troviamo finalmente ripresa in un volume di Armand Dayot: Napoleone nelle opere de’ pittori, degli scultori, degl’incisori, tradotta e pubblicata nel 1896 dal Corriere della Sera come dono agli abbonati. Ancora nel 1961 Octave Aubry la pubblica nel suo volume “Napolèon” senza però fare cenno nel testo della spedizione alla Maddalena. Da parte italiana, troviamo la stampa pubblicata nel 1952 da Mondadori nel volume “Napoleone Bonaparte”, raccolta di scritti di autori vari a cura di Jean Bourguignon.

13 aprile

Un editto del re Carlo Felice dà i provvedimenti per la manutenzione della nuova strada centrale da Cagliari a Sassari, e per i lavori delle altre provinciali di maggior importanza.
Mercè la operosità dell’ingegner Giovanni Antonio Carbonazzi, affezionatosi all’Isola, si poterono presto portare a termine quei lavori sotto la sua intelligente direzione. Allargavasi a tale uopo il bilancio: si dichiaravano pubbliche le vie che si costruivano sotto gli auspici del sovrano: e disegni di nuove strade si facevano ogni tanto. “Era una specie di risveglio dal sonno lungamente durato; una specie di riparazione dalla secolare ingiustizia”.

5 maggio

Il Supremo Consiglio di Sardegna risponde ai «vari dubbi» sollevati dalla Reale Udienza e dall’avvocato fiscale generale sull’interpretazione di alcuni articoli del Codice feliciano, ribadendo con forza il valore di fonte primaria attribuito alle Leggi civili e criminali contro ogni interferenza di normative particolari e statuti locali.

12 giugno

In risposta ad una istanza di grazia o di liberazione condizionata avanzata nel maggio precedente dagli avvocati Antonio Massa Murroni e Luigi Cadeddu, ormai da anni detenuti a La Maddalena, il sovrano piemontese Vittorio Emanuele I comunicava al viceré di Sardegna don Giuseppe Maria Roberti di Castelvero, che “…per gravi motivi, non si è stimato di accondiscendere alla prima delle dimande, ma avendo Noi però preso a considerazione che i summentovati detenuti hanno già scontata una gran parte della pena loro inflitta, e che il delitto loro imputato, sebbene di natura gravissimo, non è poi stato consumato, abbiamo inchinato il Nostro animo alla clemenza, accordando loro la grazia della supplicata commutazione della pena. Pertanto col parere del Regio Consiglio abbiamo commutato, e commutiamo la pena del carcere, che rimane da scontare alli detenuti Luigi Cadeddu, ed Antonio Massa Murroni, in quella della relegazione nell’Isola stessa della Maddalena per un tempo uguale a quello, che rimane loro a scontare in carcere, durante il qual tempo resteranno sotto la sorveglianza del Comandante dell’Isola coll’obbligo di presentarsi al medesimo ogni giorno”. Gran da fare e nuove incombenze dunque per il comandante dell’isola maggiore Salvatore Ciusa sotto la cui sorveglianza vennero sempre posti tutti quei personaggi il cui destino, per le loro implicazioni in vicende politiche, era quasi sempre quello della prigionia o della relegazione in un’isola. La Maddalena, pertanto, fino a quando non assunse quelle preminenti funzioni di base militare che di per sé rendevano inopportuna la presenza di detenuti politici, dovette assolvere, come quasi tutte le isole italiane, al ruolo di prigione o di obbligato soggiorno di personaggi scomodi. Salvatore Ciusa, che per lunghi anni sarà comandante militare della Piazza di La Maddalena, unitamente al Bailo Andrea Sanna che eserciterà la sua attività di giusdicente per un periodo pari a quello del Ciusa, avranno anche l’incarico di vigilare dal 1821 al 1834 sul capopopolo cagliaritano Vincenzo Sulis e sui tanti altri detenuti ed esiliati per delitti politici. Vedi anche: Due giacobini alla Maddalena

16 giugno

Viene concessa la grazia a Luigi Cadeddu; Detenuto nell’isola della Maddalena, nell’agosto del 1827 chiede di poter fare i bagni di mare, per ragioni di salute e la domanda è accolta. Inoltra una supplica con l’avvocato Massa Murroni, che ha esito negativo, affinché sia commutato in esilio il tempo che ancora deve scontare in carcere. Il re in data 16 giugno 1830 concede la grazia: dovranno però restare nelI’isola e presentarsi al comandante della Maddalena ogni giorno. Luigi – Patriota. Figlio di Salvatore, laureato in Legge, si stabilì nel quartiere della Marina con la moglie e i figli; nel 1812 prese parte alla cosiddetta congiura di Palabanda. Scoperto il moto, fu arrestato e condannato a vent’anni di carcere. Trascorse gli anni della pena a la Maddalena, e solo nel 1830 ottenne la grazia dal re, ma gli fu vietato di lasciare l’isola, dove passò il resto dei suoi giorni.

3 ottobre

Nasce a La Maddalena, Giuseppe Bargone, fu Andrea, ed ivi morì l’11 ottobre 1901: a testimonianza della vicinanza all’Eroe dei Due Mondi, la lapide della sua tomba, situata al cimitero di La Maddalena, non molto discosta da quella di Angelo Tarantini, reca scritto: “onorato dell’amicizia di Garibaldi fu esempio raro di preclari virtù“. La famiglia Bargone ebbe una certa importanza nella storia maddalenina; il padre Andrea fu sindaco nel 1831, mentre il fratello Giovanni Leonardo rivestì la carica di primo cittadino dal 1878 al 1883; fu quest’ultimo a celebrare le nozze fra Garibaldi e Francesca Armosino, nozze svoltesi a Caprera il 26 gennaio 1880.