Correva l’anno 1917

27 febbraio

Durante la notte la nave da guerra francese “Cassini” un posamine della marina francese, è stato affondato da un sottomarino tedesco. Nella battaglia cruenta conclusa con l’unità transalpina colata a picco, morirono 105 marinai e il comandante, il Capitano di fregata Charles Lacaze.

10 marzo

Viene affondato il sommergibile “Alberto Guglielmotti” partito da La Spezia e diretto a La Maddalena. Ad affondarlo per errore la nave inglese “Cyclamen”, il cui comandante passa alla storia della Royal Navy per aver scritto nel suo rapporto: “Speronato ed affondato un sommergibile nemico. I superstiti sembrano parlare italiano”! Aveva soccorso i superstiti ma non credeva ancora alle loro parole, al loro dirsi italiani, perciò alleati. Più ottuso di lui!
Il sommergibile “Alberto Guglielmotti”, appartenente alla classe “Antonio Pacinotti” era stato consegnato alla Regia Marina il 19 dicembre 1916.
Progettati da Cesare Laurenti, questi sommergibili rappresentarono il primo esperimento italiano nel campo subacqueo delle unità subacquee di medio dislocamento, dette anche di media crociera, che avrebbero dovuto essere in grado di operare senza limitazioni in tutto il Mediterraneo centrale. La Regia Marina ne ordinò solamente due esemplari perché, avendo deciso di devolvere la maggior parte delle risorse disponibili ad una componente subacquea destinata ad operare in Adriatico, voleva sperimentare al vero questo tipo di unità prima di avventurarsi ad ordinare una classe numerosa.
Negli anni Trenta del secolo scorso, la Regia Marina varò un altro sommergibile intitolato a padre Alberto Guglielmotti, anch’esso con una vita sfortunata.

21 marzo

Nasce a La Maddalena, Fabbri Pierfranco, da Pasquale e Speranza Di Franco. Militò nella Brigata Stella Rossa Lupo, che combatté nella zona di Marzabotto (Bo) e venne ferito. Riconosciuto partigiano dal 1 giugno 44 fino alla Liberazione.

6 maggio

Viene inaugurata la “Conigliera di Stagnali” a Caprera, nata per la necessità della compagnia di Bersaglieri che erano distaccati a Stagnali, e la carne di coniglio o di altri animali era necessaria per l’alimentazione dei soldati e del personale che viveva presso la caserma.

16 maggio

Muore il Sergente maggiore Vincenzo Patteri. Era nato il 5 dicembre del 1891 a Dorgali (NU), ma divenne presto cittadino maddalenino. Venne chiamato alle armi allo scoppio della prima guerra mondiale e fu destinato nel 234° reggimento fanteria della brigata Lario. Per circa due anni combatté tra le fila di questo reggimento, fino al 16 maggio del 1917, quando la morte lo colse in un combattimento a Cervignano, aveva 26 anni.

18 giugno

Il sottotenente Fusconi compie in 105 minuti il primo volo in idrovolante da Terranova a Cagliari.

19 giugno

Tre giovani fratelli maddalenini, Carlo, Umberto e Giuseppe Bergonzelli, figli di un piemontese trasferitosi a La Maddalena e sposatosi con la bella e giovane locale Isolina Mazzella. Carlo è il maggiore dei tre, nel 1915 ha 24 anni ed esercita la professione di scalpellino. Subito dopo la dichiarazione di guerra viene chiamato alle armi ed è inquadrato nella Brigata “Reggio” che, insieme alla “Sassari” è composta in maggior parte da soldati sardi. Carlo la guerra la combatte davvero; per ben due anni affronterà gli scontri a fuoco con il nemico, i corpo a corpo e le sofferenze della vita di trincea. La sua Brigata combatte duramente nel Cadore e sul Monte Sief che riesce prima a conquistare e poi a resistere ai violenti contrattacchi, a costo di pesanti sacrifici. Nel maggio del 1917 Carlo lascia la “Reggio” per entrare a far parte dei Reparti Mitraglieri Fiat, reparti che combattono sempre in primissima linea. Umberto nel 1915 ha invece 19 anni, è il minore dei tre ed è militare di leva nella Brigata “Cremona”. Nell’estate del 1916 questa unità è impegnata in sanguinosi combattimenti di trincea, fatti di attacchi e contrattacchi, in un’alternanza che solo l’immenso calderone della prima guerra mondiale ha potuto concepire. In quei giorni, durante un combattimento notturno, di Umberto si perdono le tracce e non si hanno più notizie. È iniziato da poco il mese di luglio di una pesante e calda estate, a La Maddalena ci si avvicina alla festa patronale di S. M. Maddalena ma il clima generale è condizionato dall’ansia di decine di famiglie per le sorti di figli e mariti sparsi lungo tutto il fronte della guerra. La notizia che arriva alla madre Isolina, è laconica e cruda come sanno essere le notizie sconvolgenti: Umberto è disperso; “disperso” una sola parola e tutto piomba nel buio più fitto, nella disperazione. Dopo i primi giorni di speranza, passano le settimane e poi i mesi, senza che niente muti la situazione, Umberto sembra essere svanito nel nulla. Tra l’altro arrivano notizie di furiosi combattimenti e perdite gravissime anche dai fronti nei quali sono impegnati gli altri due fratelli, Carlo e Giuseppe. Trascorrono così ben undici mesi quando, il 19 giungo del 1917, il quotidiano “Il Giornale d’Italia” pubblica una notizia, con tanto di foto, che riguarda la scoperta, da parte della Santa Sede, della sorte di un giovane soldato dato per disperso molti mesi prima, si tratta proprio del maddalenino Umberto Bergonzelli! Dopo mesi di angoscia, dice lo scritto, i famigliari hanno finalmente potuto apprendere, grazie alla Santa Sede, che il giovane soldato è morto nella notte del 6 luglio 1916, presso Monfalcone, ucciso dalle pallottole austriache. È la fine! “Il Bergonzelli”, scriveva il giornale, “era partito per il fronte con tutto l’entusiasmo dei suoi venti anni per dare il suo braccio per la grandezza della Patria, ma il caso ha voluto che vi trovasse la morte che sarà pianta amaramente dai parenti e dagli amici che lo amavano tanto”. È stato sotterrato nel Camposanto militare di Goriansko (Kinstenhaband).

25 giugno

Sassari. Sentenza finale al grande processo (12 000 pagine di atti istruttori) per la disamistade di Orgosolo: tutti assolti.

10 luglio

Finisce il terribile ‘‘anno sull’Altipiano’’ della ‘‘Sassari’’.

15 luglio

A La Maddalena, dove c’erano un certo numero di stipendi statali e parastatali, negli anni della Grande Guerra c’era anche chi “non si accontentava e rubava; qualcuno truffava, qualcuno barava, qualcuno si arrangiava e arrotondava illecitamente”. Questo almeno stando a quanto contenuto nelle pagine della cosiddetta “Inchiesta Ferri” della quale ha parlato il giornalista e scrittore maddalenino Giancarlo Tusceri nel corso di una conferenza sulla Prima Guerra Mondiale, organizzata l’11 giugno 2015 nella Biblioteca Comunale, con sottofondo musicale e letture di Alina Maiore. Stando sempre all’inchiesta, ha proseguito Tusceri, a La Maddalena c’era gente che “male male non se la passava” e a stare peggio erano sempre i più poveri, quelli senza santi in Paradiso, quelli che erano diseredati sia in tempo di guerra che in tempo di pace. E, naturalmente le famiglie di quegli isolani che in guerra la pelle ce la lasciarono davvero, in cambio di una lapide alla memoria sulla facciata del municipio degli scandali. Ma che cos’era successo? Era successo, ha raccontato Tusceri, che in quegli anni “qualcuno” aveva iniziato a inviare, a destra e a manca, dettagliate lettere anonime, che raccontavano di presunti illeciti commessi da pubblici amministratori e pubblici funzionari del Comune. Fu così che nel 1915, un ragioniere capo della Ragioneria Centrale dello Stato, certo Raffaele Ferri, “piombò senza preavviso nel municipio di La Maddalena, si accomodò nell’ufficio del sindaco e cominciò ad effettuare alcune verifiche. Procedeva a colpo sicuro, segno che era stato bene informato. L’inquirente sedeva alla macchina da scrivere e iniziava a battere con la stessa intensità con cui si susseguivano gli spari in trincea. Scriveva a raffica continua, alternando sfibranti interrogatori con verifiche documentali”. Da lungo tempo – scrisse Ferri nella relazione – si fanno gravi accuse agli amministratori di La Maddalena per tolleranze, favoritismi occulti e palesi, per scorrettezze, e, peggio ancora nell’esercizio delle loro funzioni, col conseguente danno all’Amministrazione e coll’utile dei cittadini amici e dei parenti”. Dei 20 consiglieri comunali eletti, scriveva Ferri, intervengono attualmente non più di 8, compreso il sindaco. Degli altri 12, uno era deceduto, 2 erano dimissionari, uno era stato richiamato sotto le armi, due si erano trasferiti altrove e sei si astenevano dall’intervenire “in segno di protesta e di opposizione”. L’inchiesta Ferri tuttavia, rimase a livello amministrativo, senza alcun seguito, né civile né penale e in nessuna sede gli “accusati” furono chiamati a rispondere e a difendersi. Nessuno infatti si mosse “per le opportune verifiche” anche perché le autorità, ha commentato Giancarlo Tusceri, temevano, nel caso, “di minare psicologicamente, colpendo una Base Militare, chi era al Fronte”. “La voce, anche tacitando i giornali, si sarebbe propagata comunque, minando ulteriormente lo spirito già depresso dei combattenti”. Successe invece che, in piena guerra, da Roma si procedette in tutto il Regno a sciogliere tutti i Consigli Comunali e fu così anche il Consiglio Comunale di La Maddalena venne sciolto e nell’Arcipelago venne inviato il commissario prefettizio, Pietro Lissia. A monte di questa inhiesta, venne sciolto il Consiglio. Dalla Relazione di S.E. il ministro segretario di Stato per gli affari dell’interno, a S.A.R. Tomaso di Savoia, Luogotenente Generale di S.M. Il Re, in udienza del 15 luglio 1917, sul decreto che scioglie il Consiglio comunale di La Maddalena (Sassari)”. – Una recente inchiesta accertò gravi irregolarità ed abusi nel funzionamento dell’amministrazione del comune di La Maddalena. Nella Giunta municipale era invalso il sistema di sostituirsi al Consiglio anche quando mancavano gli estremi richiesti dalla legge. Nessun efficace controllo esercitando l’Amministrazione sul personale dipendente, alcuni impiegati avevano potuto appropriarsi somme considerevoli appartenenti al Comune, ed avevano anche disposto lavori e spese prima che fossero stati deliberati ed approvati. Vistosi compensi venivano accordati al personale del Comune senza che alle concessioni corrispondessero effettive prestazioni straordinarie, ed il bilancio veniva d’altronde gravato annualmente di rilevanti spese di trasferte – non sempre giustificate – a favore degli amministratori. Spese straordinarie erano state impiegate senza il consenso del Consiglio dalla Giunta, e sovente questa stessa era chiamata a ratificare impegni, quando questi erano stati già effettuati per ordine di qualche suo componente o di un impiegato. Il patrimonio e gli interessi municipali risultarono trascurati; l’Amministrazione aveva rinunciato senza corrispettivo ai diritti del Comune sopra un terrene contestato, mentre aveva autorizzato l’acquisto, per un prezzo considerevole, di alcuni appezzamenti di demanio stradale che, essendo stati usurpati, avrebbero potuto farsi sgombrare in via amministrativa e senza spesa; così era stata omessa l’iscrizione della ipoteca convenzionale sopra l’impianto della illuminazione elettrica concessa in appalto ad una ditta che, per la inadempienza ai patti stabiliti per contratto, dovette nel 1916 essere dichiarata decaduta. Di una rilevante partita di grano acquistata nell’interesse della popolazione, parte era stata venduta a pochi privati, il resto ceduto sotto il prezzo di costo, agli impiegati del Comune. In modo irregolare procedevano i servizi finanziari e contabili; il tesoriere era sprovvisto dei registri prescritti e teneva confuse le somme di spettanza del Comune con quelle proprie; la riscossione del dazio e dei diritti accessori di macellazione, di posteggio, ecc. sul provento dei quali si incardina tutta la finanza municipale, veniva effettuata senza controllo e garanzia di sorta, si da rendere possibili numerose frodi. Trascurati i servizi di beneficenza e assistenza scolastica; deficiente quello della pubblica illuminazione anche dopo che alla ditta concessionaria era subentrato il Comune; trasandati i servizi di assistenza sanitaria ai poveri, di vigilanza igienica e di polizia urbana, senza che l’Amministrazione intervenisse energicamente a fare cessare gli abusi ed a porre riparo agli inconvenienti che tutta la cittadinanza lamentava. L’Amministrazione, cui le risultanze dell’inchiesta furono contestate, non riuscì a giustificarsi esaurientemente; in seguito a tali contestazioni i sette consiglieri componenti la minoranza hanno d’altronde rassegnato le dimissioni e poco dopo lo stesso sindaco ha dovuto fare altrettanto, essendo stato rinviato a giudizio per appropriazione indebita qualificata a danno del Comune. Nella prospettata condizione di cose, essendo venuta meno nella cittadinanza qualsiasi fiducia nella Amministrazione, appare indispensabile, come fa ritenuto anche il Consiglio di Stato in adunanza del 25 giugno, lo scioglimento del Consiglio comunale; e a ciò provvede appunto lo schema di decreto che mi onoro di sottoporre alla firma di Vostra Altezza Reale Tomaso di Savoia Duca di Genova – Abbiamo decretato e decretiamo:
Art. 1. Il consiglio comunale di La Maddalena, in provincia di Sassari, è sciolto.
Art 2. Il signor Lissia dott. Pietro è nominato commissario straordinario per l’amministrazione provvisoria di detto Comune, fino all’insediamento del nuovo Consiglio comunale ai termini di legge.
Il ministro predetto è incaricato della esecuzione del presente decreto.
Dato a Roma, addì 15 luglio 1917
Tomaso di Savoia

16 luglio

Non si sa come mai, da sempre, in questo arcipelago, in estate, si lanciava l’allarme per uno squalo. Andando a ritroso nel tempo, se ne trova traccia persino nel 1898. Ma il 16 luglio, mentre giungono in città le prime avvisaglie di un clima bellico di estrema preoccupazione, l’opinione pubblica locale trova il modo di distrarsi sia dalla sempre più vergognosa crisi idrica, sia dalle ripercussioni della drammatica guerra in corso sul Monte Grappa, correndo dietro al solito squalo, segnalato al Municipio, questa volta, dal Comandante Zavaglia. ““E’ stato avvistato un pesce cane – è scritto nel testo dell’ennesimo telegramma – che aggirasi nelle acque dell’estuario. Prego disporre che i bagnanti non si allontanino dalla spiaggia, tenendosi in acque profonde non più di un metro e mezzo”. Puntuale lo stesso giorno viene affisso in città un manifesto apposito a firma del Sindaco facenti funzioni Domenico Bargone.

25 ottobre

La XIV armata austro-tedesca sfonda il fronte italiano a Caporetto.

15 novembre

Tragedia in mare, in una delle zone più pericolose con la tramontana, Cala Canniccia a Caprera. Tre barche erano quel giorno là: quelle di Leonardo Di Fraia “Scialò”, e di Vincenzo d’Oriano “Ingappamuschi”, riuscirono, con i soli remi, a dirigere pian piano verso Cuticcio dove i pescatori, inzuppati d’acqua, passarono la notte bruciando il legno degli stipetti delle barche per difendersi dal freddo intenso. Quella di Gennaro Grieco, invece, forse perché più lontana delle altre, non riuscì mai ad arrivare poiché il vento impetuoso la capovolse; due dell’equipaggio, Raffaele D’Agostino “Fiarè” e il cugino di questi, trovarono appoggio nell’antenna che li sostenne aiutandoli ad andare a riva. Il giovane Emilio Grieco, allora diciassettenne, riuscì ad afferrare il padre, trascinandolo verso la costa per due volte, lottando con il mare che glielo strappava via, fino a che il vecchio fu definitivamente inghiottito dalle onde. Morirono con lui Beppe Raffaelli, toscano e Primo Spillo di soli 14 anni. Le salme furono ritrovate il giorno seguente a Cala Portese “U Calonu”.