Correva l’anno 1959

Nasce il Lions Club La Maddalena Caprera.

23 gennaio

Il Consiglio dei ministri prevede nel bilancio preventivo 1959-60 il primo accantonamento finanziario per il Piano di Rinascita.

28 gennaio

Il sindaco Stefano Cuneo, illustrò al Consiglio Comunale una successione di iniziative che la sua amministrazione aveva messo in cantiere nel settore delle opere di pubblica utilità (approvvigionamento idrico, diga ponte La Maddalena- Santo Stefano, edilizia scolastica, viabilità, cultura ecc.) e ringraziò il concittadino consigliere regionale Sebastiano Asara per la collaborazione fattiva ed efficace che stava fornendo al proprio Comune di residenza. Aggiunse: “L’amministrazione per mia voce non può rinunciare al diritto ed al dovere di stigmatizzare l’atteggiamento estremamente polemico e fazioso di qualche consigliere che non ha esitato a servirsi dell’ ospitalità della stampa per scagliarsi con livore e con menzogne che non sono degne oltretutto della carica ricoperta. (…). Per terminare voglio ancora precisare a nome degli amici della Giunta e mio, che con la stessa serenità con la quale abbiamo assunto l’arduo compito di portare in porto una situazione difficile, siamo disposti a cedere le cariche agli uomini della Provvidenza”. Si riferiva presumibilmente ad Aldo Chirico che non perdeva occasione per attaccare l’amministrazione in carica dalle colonne del giornale romano Il Tempo. Il consigliere Francesco Susini nel suo intervento rinfacciò a Chirico, che sul suo giornale aveva definito ‘dannosa’ la politica dei prestiti richiesti dal Comune ai vari enti statali e regionali, l’attività del medico che da podestà fascista, il 31 marzo 1938, aveva contratto un mutuo di 840 mila lire per la sistemazione dell’azienda elettrica e della viabilità, per il quale non era previsto il concorso dello Stato (si negoziò direttamente con il Banco di Napoli che praticò un tasso d’interesse del 6%) e che andò a gravare sulle casse comunali con l’aggiunta di interessi pari a 589 mila lire. Serra, invece, ricordò a Chirico, che biasimava il sindaco e gli assessori che si recavano nei vari ministeri o in Regione, l’inutilità delle spese – pari a 6 mila lire – per il viaggio a Tripoli dello stesso podestà che doveva consegnare un labaro offerto dal Comune al Villaggio Garibaldi e un’urna di terra di Caprera al governatore della Libia Italo Balbo. Chirico si adirò molto per questi rimproveri e propose al Consiglio la formazione di un giurì d’onore che avesse controllato la sua opera di amministratore che risaliva a venti anni prima. Disse rivolto a Susini e a Serra: “Il mutuo contratto era la risultanza di pratiche avanzate da precedenti sindaci e le relative somme furono impiegate per opere – come l’ impianto della luce elettrica – di grande importanza civica. Le somme che mi competevano per le indennità di viaggio, ecc. venivano versate all’esattoria per mia volontà per l’assistenza ai poveri. Voi sapete tutto questo, la vostra è malafede, io ho le mani pulite”.

2 febbraio

Muore a Caprera, a 92 anni, Clelia Garibaldi, ultima figlia del Generale.

10 marzo

Nasce il Lions Club La Maddalena-Caprera.

16 marzo

Il Consiglio Comunale discute di Piano di Rinascita. Nella discussione si era distinto il comunista Pietro Balzano che aveva rammentato le iniziative del proprio partito, e gli impegni assunti dalle istituzioni extra-comunali, con le commissioni insediatisi per produrre progetti “ad hoc” per La Maddalena.
Sulle metodologia da seguire, per dare forma e sostanza a questo risveglio socioeconomico dell’Isola, le opinioni erano divergenti, in seno all’assemblea cittadina. Le sinistre proposero il loro documento da votare, che era firmato da Mario Luongo (P.C.I.) e da Salvatore Vincentelli (P.S.I.) e che ‘puntava’ sulla mobilitazione di tutte le categorie sociali. Una seconda mozione fu presentata da Donato Pedroni (D.C. – ‘Gruppo dei Dieci ’), e l’indirizzo era ben diverso da quello indicato dalle minoranze, perché solo il sindaco e il Consiglio Comunale “pura espressione del popolo“ dovevano essere investiti della responsabilità di ‘discutere’ con la Regione. Le due proposte furono messe ai voti. Quella dei partiti di sinistra fu respinta con i 18 voti contrari e i 9 favorevoli (i consiglieri P.C.I. – P.S.I. presenti più 2 voti raccolti fra il ‘centro ‘ e le destre ) dei 27 consiglieri che avevano partecipato alla votazione.
Quella di Pedroni, invece, fu approvata con i 18 voti favorevoli, espressi dalle due ‘fazioni’ democristiane e dai membri della ‘Lista Tricolore’, ormai divisa in due tronconi, visto che Chirico – che stavolta era assente – la Cauli, Grondona e Mordini – anch’ egli era ‘assente giustificato’- stavano da una parte, Onorato e Sforazzini dall’altra. Si astennero i socialisti e i comunisti (7 consiglieri presenti in aula).

6 aprile

L’amministrazione Cuneo ottiene l’istituzione a La Maddalena di una sezione staccata (la centrale era a Porto Torres) dell’Istituto Tecnico Nautico. Nel Consiglio Comunale infatti, fu approvata all’unanimità una deliberazione, proposta dall’assessore alla Pubblica Istruzione, Giovan Battista Fabio, che recitava: “(…) . Riconosciuta la convenienza e l’utilità derivanti dall’istituzione della nuova scuola che consentirà, non solo agli studenti, ma anche a quelli dell’intera Gallura la più larga scelta per il loro orientamento professionale; considerato che l’amministrazione deve impegnarsi in modo esplicito e formale a contribuire alle spese di istituzione e, in modo continuativo, a quelle di mantenimento della sezione collaterale di cui trattasi; accertato che tali spese, in definitiva, sono ridotte al massimo, in considerazione che il Comune dispone di un sufficiente numero di aule in seguito alla costruzione del nuovo edificio scolastico di Due Strade, e di un adeguato numero di banchi e cattedre che possono garantire l’arredamento minimo indispensabile; ritenuto dover accogliere la proposta (…) in ordine alla sistemazione dell’istituenda sezione nei locali dell’Istituto Magistrale, previo trasferimento di quest’ ultimo nei nuovi locali di Due Strade; delibera di approvare la proposta per l’istituzione, da parte dell’Amministrazione Provinciale della sezione collaterale dell’Istituto Nautico; di impegnare il Comune a contribuire alle spese di istituzione e, in modo continuativo, a quelle di mantenimento della Sezione predetta; di impegnare altresì il Comune a fornire almeno 5 aule scolastiche completamente arredate, con 35 posti banco ciascuna, nonché i locali per la Vice Presidenza, la Segreteria e la Sala Professori, oltre le aule speciali, con il minimo dell’attrezzatura necessaria. La relativa spesa che è prevista nella misura massima di L. 500.000 è stata stanziata in apposito articolo del bilancio 1959 (…) dove è stata stanziata la somma di L. 500.000 interamentedisponibile”.

11 aprile

Gettato il nuovo ponte tra La Maddalena e Caprera. La complessa operazione eseguita da Genio Marina, è stata portata a termine in tre giorni. Il vecchio ponte metallico in traliccio, sul passo della Moneta, che univa le isole Maddalena e Caprera, costruito nel 1890 dalle officine Savigliano di Genova, è stato sostituito da un nuovo ponte metallico del tipo Bailey, a cura della Marina Militare. I lavori preliminari (costruzione di pile di appoggio in calcestruzzo e di mura di spalla) sono stati eseguiti a cura del Genio Marina, mentre il varo del ponte è stato effettuato da 35 soldati de battaglione Genio Pionieri della divisione Granatieri di Sardegna di stanza a Roma. Mentre il vecchio ponte era a struttura arcata, quello oggi varato è orizzontale. Il montaggio avvenuto praticamente in te giorni, nonostante le avverse condizioni del tempo e la particolare difficoltà del montaggio. E’ forse questa la prima operazione nella storia del Genio militare del varo di un ponte sul mare per il collegamento di due isole. Il nuovo ponte è lungo 45 metri, largo 3,20 ha una luce libera del pelo dell’acqua di m. 4,50 e una portata di 30 tonn. Il Genio Marina, a mezzo di un’impresa, sta ora provvedendo alla sistemazione delle rampe di accesso al ponte dopo di che – e ciò avverrà molto probabilmente tra una quindicina di giorni – sarà riaperto il traffico stradale tra le due isole.

3 maggio

Gli esponenti locali del P.C.I. e del P.S.I., cercavano di portare all’attenzione della gente i problemi della città. Un convegno organizzato dai partiti di sinistra, al cinema Verdi, a cui avevano partecipato autorevoli relatori come Mario Berlinguer, Luigi Polano e Girolamo Sotgiu.
Il consigliere comunale comunista Mariolino Luongo svolse una relazione “sulla lotta sostenuta dai lavoratori maddalenini per la rinascita della città, rivendicando la pratica attuazione di opere fondamentali per lo sviluppo economico”.
Durante quell’incontro era stato deciso di costituire una commissione permanente a cui era affidato il compito di sollecitare l’attuazione del Piano di Rinascita e di chiedere alla Regione e al Governo la riorganizzazione dell’Arsenale militare, nell’ambito delle aziende I.R.I..
La commissione avrebbe dovuto farsi promotrice, inoltre, della richiesta di stanziare fondi straordinari per la costruzione di un bacino navale (di carenaggio) e di nuovi alberghi per l’incremento del turismo, per il potenziamento dell’industria del granito, per il completamento della strada panoramica, per la concessione di prestiti ai pescatori da impiegare per il rinnovamento delle attrezzature di lavoro.

12 maggio

Primo colpo di piccone per costruire la nuova strada panoramica.

21 maggio

Iniziano a Roma i lavori del comitato misto Stato-Regione per la predisposizione degli strumenti legislativi di attuazione del Piano di Rinascita.

3 luglio

Eletto giudice costituzionale il concittadino Giuseppe Branca.  Branca, che era stato docente di diritto romano, storia del diritto romano e diritto civile nelle Università di Messina, Trieste, Bologna e Roma, era nato a La Maddalena nel 1904. Suo padre era quel Martino Branca, preside dell’Avviamento, nonché brillante giornalista e scrittore, e personalità di rilievo alla Maddalena almeno fino alle prime elezioni amministrative del dopoguerra, indette nel 1946, quando si presentò nelle lista della ‘Ricostruzione Maddalenina’, d’ispirazione laica e massonica. Giuseppe Branca fu anche presidente della Consulta dal 1969 al 1971 e senatore della Sinistra Indipendente, eletto nelle liste del P.C.I., dal 1972 al 1982. Da un articolo a firma Aldo Chirico, pubblicato sul “Corriere Maddalenino” apprendiamo della elezione a Giudice Costituzionale del maddalenino Giuseppe Branca; “Nato nella nostra isola nel 1907 e vi ha compiuto i suoi primi studi; “Vivo compiacimento ha destato in città la notizia della nomina del nostro valente concittadino Giuseppe Branca a giudice costituzionale. Egli nacque infatti a La Maddalena il 21 marzo 1907. Discepolo all’Università di Roma del grande storico e giurista Pietro Bonfante, ha conseguito la laurea in giurisprudenza nel 1930. Seguendo l’indirizzo di Pietro De Francisci, ottenne, giovanissimo, la libera docenza e nel 1934 ebbe l’incarico di insegnare diritto romano all’Università. Superato brillantemente il concorso di diritto romano, fu nominato straordinario all’Università di Messina nel 1937 e nel 1940 passò ordinario all’Università di Trieste. Appena un anno dopo fu chiamato alla cattedra all’Università di Bologna e nel contempo, fino al 1947, fu rettore della libera Università di Urbino. Membro effettivo dell’Accademia delle scienze, nel 1952, sempre a Bologna ha assunto la cattedra di diritto privato. Nel 1955 è stato chiamato ad insegnare storia del diritto romano presso l’Università di Roma. In questa Università ha insegnato altresì diritto privato. E’ iscritto al PSI nel quale dal 1947 al 1949 ha ricoperto la carica di membro del Comitato centrale della federazione di Pesaro. Giuseppe Branca è autore di numerose e pregevoli opere giuridiche tra le quali notissimo è il “Commentario di diritto civile”, il “Volume degli studi di diritto processuale diretti da Pietro Calamandrei”, il “Manuale di diritto privato” ed uno “Studio sulla democrazia politica nella storia del diritto pubblico”. Profondi sono i suoi articoli in materia di diritto costituzionale. L’attività scientifica del nostro concittadino si caratterizza per il suo grande interesse verso le istituzioni politiche del passato che vengono da lui costantemente confrontate con le strutture costituzionali del tempo presente, per trarne motivo di costruzione dogmatica e di esperienza pratica.”

Un piccolo aneddoto ci racconta, che Giuseppe “Peppino” Branca, da studente universitario fu iscritto ai GUF, alla sua nomina a giudice costituzionale il settimanale “Il Borghese” sollevò il problema per cercare lo scandalo. I suoi amici e coetanei di La Maddalena, su iniziativa di Giocondo Giagnoni fecero una lettera smentendo i “trascorsi” giovanili e ( sic! ) garantendo sulla sua,da sempre, fede antifascista.

5 luglio

Il sindaco Cuneo riuscì a promuovere e a presiedere, la prima riunione del
Consorzio dei Comuni della Gallura, che si tenne a La Maddalena: vi avevano aderito i rappresentati delle comunità di Olbia, di Tempio, di Palau (che era appena diventato comune autonomo affrancandosi proprio da Tempio), Luras, Arzachena, Santa Teresa di Gallura, Luogosanto, Calangianus e Aggius.

9 luglio

Nasce la NA.V.AR.MA (Navigazione Arcipelago Maddalenino); nasce nel 1959 dall’idea di Achille Onorato. Costituita a Cagliari in data 9 luglio 1959 dall’armatore Achille Onorato con capitale iniziale di lire 1.200.000, in seguito aumentato a 150.000.000 lire in data 20 dicembre 1969. Nell’agosto 1959 l’armatore procedette all’acquisto a Frederikstad della motonave traghetto danese “Aeroskobing”, di 235 t.s.l, costruita nel 1955 e ribattezzata “Maria Maddalena” entrando in linea nella prima quindicina di ottobre fra La Maddalena, Palau, Santa Teresa di Gallura e Bonifacio. Chiaramente, non da subito la compagnia inizia ad apportare concorrenza all’unica compagnia di navigazione di un certo rilievo che in quegli anni svolgeva servizio, la statale Tirrenia. Anzi il servizio per La Maddalena dura ben 7 anni fino a quando la Tirrenia stessa, immette sulla linea nuove navi. Nel 1971, in seguito alla cointeressenza dell’armatore Agostino Lauro, la sede della compagnia fu trasferita da Cagliari a Napoli, e per fronteggiare il traffico per l’Elba e la Corsica (specie nel periodo estivo) venne noleggiata la “Agostino Lauro”, che nella stagione si affiancò al “Maria Maddalena” per Portoferraio, permettendo così all’”Elba Prima” un maggior numero di viaggi per la Corsica. Nel 1972 viene tentato un servizio di aliscafi in concorrenza a quelli della SNAV, mettendo in linea un gruppo di quattro aliscafi di costruzione sovietica acquistati da Onorato e poi trasferiti alla Società Alilauro Aliscafi del Tirreno S.p.a con sede a Napoli. Gli aliscafi destinati ai collegamenti con l’Elba e con Bastia, date le maggiori dimensioni e una capienza di 116 passeggeri, furono originariamente quattro denominati: “Alicorsica”, “Alibastia”, “Alielba” e “Aligiglio”. Il primo, tuttavia, dopo un breve periodo di servizio a Napoli, venne trasferito alla Aliscafi Sud con il nome di “Freccia di Vulcano”, servendo le linee della Sicilia. L’Alilauro con i colori della Navarma, fino a quando Agostino Lauro preferì gestire in proprio il servizio, subentrò così alla Aliscafi Snav che ritirò le proprie navi dalla acque toscane, rimanendo ancora presente anche dopo la costituzione della To.re.Mar noleggiandogli “Aligiglio” e “Alibastia” sino all’entrata in servizio del “Fabricia”. L’ “Aligiglio” rientrò a Napoli nel 1976, seguito l’anno dopo da “Alibastia”. Nel 1974 vennero suddivisi i servizi per l’Elba: a Lauro gli aliscafi e a Onorato i traghetti. Quest’ultimo acquistò il traghetto greco “Antonios K”, non ultimato e ribattezzato “Portoferraio”; rimorchiato in Italia, la costruzione fu ultimata presso i Cantieri Ferbo di Napoli e la nave entrò in linea tra Livorno, Portoferraio e Piombino nel maggio 1974. A settembre fu seguito dalla nuova motonave “Bastia”, ordinata nel 1973 ai Cantieri Benetti di Viareggio, impiegata sulla linea diretta Livorno-Bastia e sulla Piombino-Portoferraio-Bastia, consentendo all’”Elba Prima” di affiancarsi alla “Maria Maddalena” rimodernata nel servizio plurigiornaliero per l’Elba. Il “Maria Maddalena” pur essendo stato ammodernato, fu venduto nel 1978 a Silverio Mazzella di Ponza e in sua sostituzione venne noleggiato da Benito Buono la motonave traghetto “Città di Piombino”, acquistata in via definitiva nel 1981. Con l’acquisto a settembre 1981 del traghetto “Giraglia”, costruito presso i Cantieri Liguri di Pietra Ligure, la Navarma fu in grado di ripresentarsi sulle linee dell’Arcipelago Maddalenino dove aveva iniziato l’attività.

13 agosto

Mobilitato il Comando Marina per l’avventura di tre ragazzi. Erano partiti su una barca a motore diretti a Santa Maria e mancavano notizie, li hanno ritrovato nell’isolotto di Corcelli, assistiti da un gruppo di subacquei. Quattro imbarcazioni impegnate nelle ricerche. I tre, il ventiduenne Titti Ugazzi e i fratelli Ogno, ripetitivamente Simone di 12 e Antonio di 17 anni, avevano deciso di raggiungere con la barca a motore l’isola di Santa Maria. (isola di cui gli Ogno erano in parte proprietari in quanto figli della Maria Viggiani Ogno) Dopo aver imbarcato nel porto di Cala Gavetta i viveri per il viaggio, nonostante il tempo non fosse buono e le condizioni del mare suggerissero una maggiore prudenza, essi si erano posti in navigazione. Appena superata l’isola di Spargi, però, il motore della barca si è fermato per un guasto, costringendo i giovani a proseguire con una piccola vela. Intanto era calata l’oscurità e i tre hanno cercato i raggiungere uno degli isolotti dell’arcipelago, riuscendo dopo non poche difficoltà a raggiungere l’isolotto di Corcelli. Frattanto i familiari non vedendoli ritornare, hanno dato l’allarme al comando di Marina di La Maddalena che tempestivamente ha diramato ordine per la ricerca della piccola imbarcazione. Via radio è stato ordine al dragamine Larice in navigazione per La Spezia di dirottare verso la zona dove si presumeva potessero trovarsi. Il comando inoltre ordinò l’immediata uscita del rimorchiatore Panaria e di un motoscafo della Guardia di Finanza e del dragamine Ciliegio. Verso le 18:00 il rimorchiatore Panaria ha comunicato via radio al Comando di aver ritrovato la barca e i tre ragazzi in ottima salute. Erano stati assistiti da alcuni subacquei milanesi che hanno poi provveduto a riconsegnarli ai familiari.

19 agosto

Prende avvio la seconda fase della campagna di recupero del relitto della “nave romana di Spargi”. Si era armata una nuova nave, attrezzata specificatamente per le ricerche di archeologia sottomarina, il Daino, che in seguito sarebbe stata protagonista di importanti rinvenimenti nei mari d’Italia, fra cui i primi scavi di Baia. Questa volta, , oltre alla Regione Autonoma della Sardegna, intervenne, anche finanziariamente, la Soprintendenza alle Antichità di Sassari. Immergendosi, i sommozzatori si accorsero che l’aspetto del relitto di Spargi era profondamente mutato rispetto all’anno precedente: pescatori di frodo con il tritolo, correnti marine e movimento della sabbia, avevano agito sulla posizione dei reperti; i paletti di riferimento erano stati divelti o dispersi. Si procedette ad una ulteriore rivelazione mediante riquadri di nuova ideazione e si fecero importanti scoperte sulla struttura lignea e metallica della nave. Fu anche rinvenuto un cranio umano, unico testimone che si conosca di un naufragio di duemila anni fa. Nel giro di un paio d’anni, uno sciame di clandestini, attratti dalla fama della scoperta e dalla poca profondità del relitto, si precipitò su di esso e, come avvoltoi su una carogna, lo depredò completamente. Nel 1963 la corvetta Daino tornò sul luogo e, ad una rapida immersione, i sommozzatori trovarono tabula rasa e soltanto pochi frammenti di anfore distrutte. Nel 1966 il numero 11 della rivista “Mondo Sommerso” uscì con un articolo esplosivo di Gianni Roghi nel quale il  giornalista pubblicava le fotografie di numerosi reperti trafugati dal relitto di Spargi, inviategli per posta con lettera anonima dai clandestini: si trattava di coppe, patere, colonne e tripodi di bronzo, pietre dure, una statuetta in bronzo, ceramiche. Il giornalista scrive tra l’altro tutto il suo sconforto: “Chi scrive, dopo aver visto coi propri occhi lo scandalo della vendita delle anfore a La Maddalena, inviò una lettera al soprintendente alle Antichità di Sassari. Non gli fu nemmeno risposto”. E si domanda anche che fine abbia fatto tutto il materiale recuperato dalla sua spedizione e consegnato alle autorità di La Maddalena con la promessa di queste ultime di costruire un antiquarium per custodirle.

24 agosto

Diviene giornaliera la linea Genova-Porto Torres.

28 agosto

Muore a Caprera il noto campione subacqueo francese Jules Corman. Morto a causa di una sincope da apnea prolungata, insieme al campione portoghese Jose Ramalhate, durante la disputa della Coppa del Mediterraneo patrocinata dalla CMAS, la Confédération mondiale des activités subaquatiques (Confederazione mondiale delle attività subacquee); la confederazione internazionale che raggruppa alcune federazioni nazionali di attività subacquee. E’ stato il primo campione francese al mondo di questa specialità, durante la seconda edizione del campionato svoltosi nel 1958 a Sesimbra (Portogallo) . Jules Corman è stato anche campione di Francia il 12 luglio 1959 a Bone (Capo Rosa, Algeria) durante la 5 ° edizione della manifestazione. Il Diving Club civile La Seyne porta il suo nome. (Negli anni successivi all’apertura nel Club Méditerranée di Caprera, a causa dei forti venti, venne soppressa l’attività di sci nautico. Fu così che il villaggio, già famoso per aver introdotto fin dal 1957 l’equitazione, divenne un’importante sede per l’attività velica e per le immersioni sottomarine. La pratica del cosiddetto “bivouac” divenne una tra le più ricorrenti consuetudini che vennero istituite all’interno del Club; un’invenzione assolutamente originale che prevedeva lunghe gite in barca comprese di ricchi spuntini con grigliate a base di pesce catturato dai subacquei più più capaci. Questa consuetudine offrirà l’opportunità a molti ospiti del Club di imparare a immergersi e divenire esperti di pesca subacquea)

5 ottobre

Si dimette il sindaco Stefano Cuneo, per lacerazioni all’interno del suo partito, la DC, ovvero  la guerra scatenata dal ‘Gruppo dei Dieci’ da ricercare nell’atteggiamento di fermezza tenuto dal sindaco nel rifiutarsi di apporre la sua firma, e di avallare quindi, le registrazioni della contabilità pregressa dei cantieri di lavoro comunali. I conti riguardavano anche l’edificio in costruzione dell’Opera Pia, voluto da don Capula, il quale l’avrebbe giurata a Cuneo, perché l’irremovibilità del sindaco avrebbe decretato la fine, per sempre, del grandioso progetto del parroco. I lavori dell’Opera Pia, infatti, furono sospesi e non continuarono mai più. Nella riunione le dimissioni furono rese pubbliche con la lettura della comunicazione: “Il sottoscritto Stefano Cuneo rassegna le dimissioni dalla carica di sindaco, a seguito dei noti atti culminati nella ingiusta richiesta di revoca a suo carico e nella richiesta del voto di sfiducia alla Giunta, richiesta che presuppone la decadenza della maggioranza necessaria per una sana amministrazione”. Tutti i gruppi consiliari, anche quelli di minoranza volevano evitare lo scioglimento dell’assemblea civica e scongiurare l’arrivo di un commissario prefettizio. I comunisti si dichiaravano pronti a dare fiducia alle stesse persone che si presentavano dimissionarie, a riproporli nelle stesse cariche, se attraverso il loro programma avessero assicurato l’impegno preciso di risolvere alcuni fondamentali problemi. I socialisti, proponevano una sorta di ‘comitato di salute pubblica’, ovvero una Giunta in cui fossero rappresentati tutti i raggruppamenti presenti in Consiglio, ufficiali e ufficiosi, e Vincentelli, il sindaco della ‘primavera isolana’ (1952) ne aveva contato ben sette: D.C., A.C.L.I., Comunisti, Socialisti, Tricolori, Monarchici e Missini. Sforazzini, ‘tricolore ’, ma di fede monarchica, si dichiarò d’accordo con Vincentelli. Tuttavia non se ne fece nulla. Le dimissioni del sindaco furono accettate con 16 voti favorevoli su 19 votanti (si astennero la signora Cauli, Grondona e Mordini). Erano assenti Campus, Conti, Deligia, Carta, Mura, Pedroni, Sangaino e Zoccheddu dei ‘Dieci’; Serra dei D.C. ‘Laici’; Chirico dei ‘tricolori’ e Usai del P.S.I.. I ‘big’ della parrocchia non avevano partecipato al ‘sacrificio’ di Cuneo, dopo avere brigato per farlo arrendere. Dopo quelle del sindaco Cuneo, furono fatte approvare le dimissioni degli assessori effettivi Canolintas, Fabio, Pasqualino Serra – che si era dimesso prima del voto di revoca in Consiglio – e Vasino.

16 ottobre

Dopo varie, inconcludenti, riunioni, nel pomeriggio il massimo consesso civico, elesse sindaco il professor Giovanni Battista Fabio, con la consueta
maggioranza di sedici voti: votarono a favore i sei del ‘Gruppo dei Laici DC’, due dei tre ‘tricolori’ presenti in aula (Aldo Chirico, Pinetto Grondona e Giacomo Mordini erano assenti), i quattro socialisti e i quattro comunisti. Undici le schede bianche. Ancora una volta i dissidenti democristiani si erano schierati all’opposizione, negando il loro appoggio al candidato del loro partito. Solidali tutti gli altri gruppi. La seduta, quindi confermando le notizie trapelate all’ultima ora, si è conclusa con qualche cosa di concreto: è stato eletto il nuovo sindaco, nella persona dell’ex assessore democristiano Giovanni Battista Fabio. Nel presentare la candidatura a sindaco di Fabio, il predecessore Stefano Cuneo aveva parlato del suo ex assessore alla Pubblica Istruzione, descrivendolo come uomo equilibrato e sereno, capace di riportare in Consiglio “quel clima di distensione e di pace” che tutti desideravano e che la città attendeva. Il programma amministrativo di Fabio verteva sul Regolamento Organico (la revisione della pianta organica dei dipendenti comunali e l’impostazione di quella dei dipendenti dell’Azienda Idroelettrica), sulla revisione dei ruoli delle tasse e sulla perequazione tributaria, sul Piano regolatore del porto, con particolare riferimento all’invaso per le navi traghetto e al prolungamento della banchina commerciale, sul Piano di Rinascita, con la costituzione di un comitato locale per studiare i problemi urgenti da porre in evidenza alla Regione sarda, sull’ammodernamento dell’Azienda Idroelettrica, sul Piano di edilizia scolastica e sull’incremento dei lavori pubblici con particolare riferimento alla diga-ponte e alla strada panoramica. Fabio lesse le sue dichiarazioni: “Signori consiglieri, l’esito della votazione mi chiama a ricoprire una carica che comporta gravi responsabilità e doti non comuni in questo particolare momento. Accetto la carica come un alto dovere civico, non senza trepidazione. Animato da questi propositi, desidero essere il sindaco per tutti gli amministrati ed intendo trattare in piena equità tutti i signori consiglieri. Vorrei improntare la mia amministrazione ad una norma di giustizia, di onestà e di generale distensione. Gradirei la collaborazione di tutti, obliando i dissensi del passato e le personali recriminazioni. Uniche mete comuni, nel tempo che questa amministrazione potrà durare, siano l’avvenire della nostra città, il benessere delle nostre famiglie, il domani dei nostri figli. Con queste premesse e queste condizioni io sarò lieto di sacrificarmi con voi per ricuperare il tempo perduto e per realizzare il programma che è stato proposto”.
Le dichiarazioni del sindaco furono accolte da un “lungo applauso”.

29 ottobre

Furono eletti gli assessori: Pietro Vasino, Stefano Cuneo (D.C.), Giuseppe Sforazzini, monarchico della Lista ‘Tricolore’ e Giuseppe Onorato, missino di fede, ma eletto anch’egli nella stessa lista. Onorato e Sforazzini furono premiati con l’assessorato per avere accordato la loro preferenza al sindaco indicato dai ‘laici’. La signora Cauli, aveva lasciato la scheda in bianco, perché in disaccordo con gli amici di gruppo. Gli incarichi furono così divisi: Cuneo alla Finanze, Vasino ai Lavori Pubblici, Sforazzini alla Pubblica Istruzione e Onorato all’Igiene Pubblica.

18 novembre

Il ministro Pastore consegna al presidente Segni il programma del Piano di Rinascita.

13 dicembre

E’ arrivatu u draghettu”; Trionfale viaggio inaugurale della nave traghetto “Maria Maddalena”. Erano presenti tra gli altri, i ministri Armando Angelini (Trasporti) e Angelo Raffaele Iervolino (Marina Mercantile), e il presidente della Regione Efisio Corrias. Si trattava dell’entrata in linea, su La Maddalena – Palau, del primo traghetto vero e proprio, in grado di trasportare non soltanto i passeggeri a piedi, ma pure le poche automobili che circolavano in città e quelle che arrivavano all’isola, magari con il loro
carico di turisti.
Il vecchio postalino Limbara, che garantiva solo due corse da e per Palau in tutta la giornata, non era mandato in pensione, pardon in disarmo, ma era decisamente ridimensionato. Le barche della cooperativa Freccia Marina, gloria del servizio dei trasporti nell’arcipelago, con l’avvento dei traghetti si apprestavano ad essere adibite a ruoli secondari: le gite degli ospiti del Villaggio Magico, il carico di materiali e di merci, e altro di minore conto.
In verità, gli stessi armatori che avevano dato vita alla Freccia Marina – un gruppo di ‘padroncini’ isolani il cui merito era stato quello di garantire quotidianamente il collegamento con l’isola madre per tanti anni senza alcuna sovvenzione pubblica – avuto sentore che l’armatore napoletano Achille Onorato intendeva concorrere per la linea marittima, cercarono in un primo tempo di allearsi con lui. Quindi una volta constatata l’impossibilità di farlo, di porsi, con i mezzi finanziari che avevano a disposizione, in concorrenza con lui. Fu costituita la cooperativa Ilva sulle ceneri della stessa Freccia Marina. I soci assicurarono di essere in grado entro breve tempo di immettere sulla tratta La Maddalena – Palau mezzi idonei, moderni, che avevano le caratteristiche indispensabili per “assolvere dignitosamente” l’importante servizio.
I responsabili dell’Ilva si recarono in Danimarca per acquistare un traghetto. Dicevano di non temere la preannunciata concorrenza di eventuali altri armatori, perché la cooperativa era “forte dei meriti e dei diritti acquisiti da anni di duro e scoraggiante lavoro, orgogliosa di essere sorta e potenziata dai soli capitali di maddalenini e fiduciosa nell’ intervento disinteressato della Regione”. Il servizio sarebbe continuato con i traghetti e i marittimi non avrebbero perso il posto di lavoro perché i politici regionali (assessori all’ industria, al turismo e al lavoro) si erano impegnati a tenere conto delle benemerenze dell’Ilva. I fatti, però, dimostrarono che tra il dire e il fare, in questo caso specifico, c’era davvero di mezzo il mare. La spuntò Onorato, con l’appoggio di alcune personalità locali. Il Credito Industriale sardo gli concesse un finanziamento di 140 milioni di lire pari al 60% del capitale occorrente per l’acquisto di una nave. Il cronista della Nuova Sardegna Mario D’Oriano, definì l’inaugurazione del servizio dei traghetti per l’isola madre “l’avvenimento più importante della vita maddalenina nel dopoguerra”, un piccolo aneddoto, narra, che il ministro Jervolino (padre della ex sindachessa di Napoli Rosa Russo) nel discorso ufficiale disse “finalmente il treno potrà arrivare fino a La Maddalena”. Aveva visto i binari sulla coperta del traghetto….

21 dicembre

Anche presentò le dimissioni, demolendo i record negativi dei suoi predecessori, se si escludevano i quindici giorni di Renzo Larco nel 1952.
Era stato sindaco per soli due mesi, il professor Fabio! Anzi meno, visto che aveva goduto della fiducia consiliare sino al 17 dicembre, quando si era visto presentare la mozione di sfiducia.
A decidere le sorti dell’amministrazione Fabio non fu una questione politica, però, ma una formale: il consigliere Aldo Chirico (Lista ‘Tricolore’) ritenne che il mancato invito del sindaco ai consiglieri in occasione delle cerimonie per l’inaugurazione del servizio di traghetti fra La Maddalena e Palau, avvenuto qualche giorno prima, valesse la sfiducia nei suoi confronti.
I ‘tricolori’ abbandonarono l’aula quando il sindaco si rifiutò di discutere la mozione di Chirico, e i dissidenti D.C. chiesero un momento per riflettere. Una volta tornati in aula questi ultimi ritennero di “non potersi pronunciare immediatamente in merito alla mozione presentata dal gruppo tricolore”.
Chiarirono però che il non aver permesso al Consiglio di dibattere la mozione fosse stato un palese atto di sfiducia e di mancanza di senso democratico, per cui anch’essi abbandonarono l’aula.
Fabio lesse perfettamente il messaggio e inviò al Consiglio una comunicazione in cui si affermava che “per ragioni di carattere personale, avvalorate dai fatti accaduti nella seduta del 17-12-1959” rassegnava le proprie dimissioni. Le stesse furono rese ufficiali il 21 dicembre.
La situazione all’interno del Consiglio, in ultima analisi, era così alterata che bastava un mancato invito a a una cerimonia per abbattere un’amministrazione.