Donne contrabbandiere

I rischiosi viaggi notturni degli uomini di casa le coinvolgevano nella preoccupazione e nell’attesa, nella soddisfazione della riuscita o nella pena del del fallimento e, in tal caso, dalla fuga e dal processo; a volte però, la responsabilità era diretta, anche se, nel nutrito elenco dei protagonisti delle cause criminali per commercio illegale, nel quale figurano numerosi i maddalenini alla pari dei galluresi delle campagne di Aggius, di donne non vi è traccia: ciò può essere dovuto al fatto che non furono mai comminate nei loro confronti condanne penali ma solo pecuniarie.

Nel 1815 il raccolto del grano era stato abbondante: ai magazzini della Maddalena e il prezzo dello stesso era ragionevole anche per i più poveri. che vedevano, almeno per quell’anno, allontanarsi lo spettro della fame. La Corsica approfittava di tale abbondanza rifornendosi alla Maddalena dove molti avevano interesse a prendere parte a tale tipo di affari. Mariangela Varsi detta Mambulla, si era implicata in un traffico di questo tipo che, per il numero e la qualità delle persone coinvolte, divenne un caso clamoroso.

Del marito morto gli era rimasta una barca che dava a nolo che dava a nolo quando poteva per guadagnarci qualcosa: il 5 di giugno le era stata prospettata dal nipote Antonio Varsi detto il Dente la possibilità di affittarla per un paio di giorni per il prezzo di 27 reali, il corrispondente di tre cupe di grano. Quasi certamente la donna sapeva a cosa sarebbe servita la sua barca soprattutto perché (come appare dalla sua successiva testimonianza) era al corrente della meta del viaggio e del tempo di utilizzo, una sera e una notte. I viaggi notturni per la Corsica avevano una sola spiegazione, ma lei sostenne di non conoscerla e di non essersi immischiata in domande inutili.

Il richiedente del nolo era un certo Nicolao Carega, corso: Antonio Varsi e Giovanni Battista Ricardone, corso anche lui, costituivano il risicato equipaggio della gondola che poteva portare cento cupe di grano o cento cantara di peso.

All’imbrunire quando ormai tutti gli abitanti si erano ritirati nelle loro case, un’attività frenetica e silenziosa si svolgeva fra i diversi magazzini e una cala dove attendevano due barche al comando di Antonio Varsi e e di Michele Zicavo detto Pistoli: nella notte esse si allontanarono silenziosamente dirette sulla costa corsa di Piantarella, lontano dalle rotte abituali per Bonifacio e al riparo da occhi indiscreti. Mentre accostavano all’Isola Piana per sbarcare il carico, un maddalenino tale Pietro Desciron, in navigazione verso la Sardegna, scorse le due imbarcazioni che viaggiavano in conserva, tentò di avvicinarsi per scambiare notizie , ma quelle “apugiarono sotto vento” e si allontanarono.

Nei giorni successivi all’isola il grano, fino a pochi giorni prima così abbondante, incominciava a scarseggiare: una cupa pagata 11 Reali a maggio, era salita improvvisamente a 15 reali nei primi giorni di giugno e ciò provocava malumori, chiacchiere e la conseguente indagine giudiziaria.

Il maggiore accusatore era Girolamo Favale, un padrone marittimo danneggiato dal traffico illecito, che sostenne di aver visto tracce di grano sul fondo della barca di Mariangela Varsi: nei giorni immediatamente successivi lo stesso Favale scorgendo a Mare Antonio Varsi, lo accusò apertamente e lui rispose riconoscendo di aver partecipato a un viaggio in Corsica, ma non di avere responsabilità sul carico in quanto assoldato come semplice marinaio per 3 Scudi. Ormai i nomi dei contrabbandieri e della padrona della barca erano sulla bocca di tutti e la gente inviperita accusava anche i padroni dei magazzini che avevano rifornito il grano. Così essi entrarono indagati sulla faccenda: il velo che si sollevava scopriva connivenze di personaggi intoccabili quali Giovanni Battista Millelire, Giuseppe Tosto, Battista Polverini, Domenico Culiolo, Bernardo Ferretti, Girolamo Semeria, Francesco Susini. Tutti costoro poterono con qualche difficoltà nascondere le tracce in quanto sostennero di avere effettivamente grano nei magazzini ma di averlo venduto alle famiglie locali, in piccole quantità delle quali era difficile seguire le tracce. Le certezze invece riguardavano il committente, certo Antonio Grosso e i membri degli equipaggi, Giovanni Battista Ricardone, Sebastiano Santucci, Antonio Varsi, Michele Zicavo Pistoli, Nicolò Carega, per i quali fu emesso ordine di cattura.

L’unico che rimase nelle maglie della giustizia fu Ricardone, che dopo 4 mesi di prigione a Sant’Andrea, invocava la libertà offrendo 50 scudi per ripagare “Il pregiudizio che avrebbe potuto consentire col detto contrabbando oltre le spese degli atti”: di più non poteva data la situazione economica e la numerosa famiglia. fu liberato solo il 5 novembre, ridotto in cattive condizioni di salute e prostrato moralmente.

Per gli altri, tutti contumaci, fu stabilito il sequestro dei beni applicabile, però, solo a quelli residenti alla Maddalena. Varsi non possedeva nulla. Zicavo possedeva solamente una grossa stanza praticamente vuota, due case ma senza valori da sequestrare tranne l’unico letto. Mariangela se la cavò perché non c’erano prove certe della sua connivenza. Anche i padroni dei magazzini ne uscirono bene per l’impossibilità di provare quali quantità di grano ognuno di loro avesse venduto.