Francesco Lobrano

Francesco Lobrano

Francesco Lobrano nasce il 24 agosto 1921 a la Maddalena, figlio di Antonio e di Clelia Olivieri. Le informazioni contenute nel suo foglio matricolare, ci indicano che era alto mt. 1,66 e che aveva occhi e capelli castani. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale si arruola volontariamente per una ferma di 5 anni nel Deposito CREM di La Maddalena (attuale Scuola Sottufficiali) come allievo Radiotelegrafista. Terminato il corso che lo abilita a Comune di 1^ classe R.T. viene imbarcato sul regio Sommergibile Medusa, a bordo del quale partecipa a diverse missioni di guerra in Mediterraneo. Svolge le sue funzioni di R.T. ed in caso di combattimento è destinato all’armamento del cannone. Alla fine del 1941 sbarca dal Medusa per imbarcare sul Regio Sommergibile Torelli, appena in tempo per evitare una tragedia; infatti, pochi giorni dopo, il 30 gennaio 1942, mentre il suo vecchio battello sta rientrando alla base di Pola, è colpito da un siluro lanciato da un sommergibile inglese che “stranamente” lo attendeva, in agguato. Dopo l’esplosione, l’affondamento è immediato ed un dramma si consuma, l’incubo peggiore per un sommergibilista: parte dell’equipaggio è ancora vivo ed imprigionato al suo interno, al buio e con poca aria a disposizione. I marinai prigionieri sul fondo del mare cercano disperatamente aiuto battendo contro le lamiere con i martelli, dalla superficie si riesce addirittura a stabilire un contatto telefonico con il relitto: “siamo vivi … è buio … aiutateci! …Ma fate presto…”. I soccorsi si svolgono piuttosto lentamente a causa del maltempo, si effettuano diversi tentativi di “aggangio”, ma tutto è inutile; passano 3 lunghi giorni e pare che i pontoni siano riusciti ad imbragare il battello, ma le condizioni meteo peggiorano bruscamente e così violentemente che il pontone, per evitare disastri maggiori, è costretto a sganciare il sommergibile. Quando torna il sereno i palombari si immergono e provano a battere con il martello sullo scafo… dall’interno è il silenzio. Purtroppo si dovrà registrare la perdita di 58 uomini su 60 che erano presenti, solo 2 si sono salvati, casualmente, solo perché proiettati in mare al momento dell’esplosione… Intanto, il giorno successivo a questo dramma, il 1 febbraio 1942, Francesco Lobrano, sul Torelli, è promosso sottocapo R.T. Con questo battello effettuerà molte missioni di guerra dalla base atlantica di Bordeaux (Betasom), ottenendo diversi affondamenti. Il giorno 19 marzo del 1943 il sommergibile è avvistato da due aerei inglesi e immediatamente inizia un duro combattimento che vede il nostro concittadino impegnato al cannone antiareo. Le bombe cadono tutt’intorno, ma il suo pezzo riesce a colpire due degli aerei che cadono in fiamme sul mare, un altro aereo lancia una bomba che lo ferisce gravemente all’addome. Dalla torretta gli urlano di rientrare per poterlo curare, ma egli rifiuta e continua a stare al pezzo, un’altra scheggia lo colpisce alla testa ed il suo volto diventa una maschera di sangue; gli urlano ancora di rientrare e lui continua a rifiutare, sta lì sul pezzo ad armarlo, con le poche forze che gli restano, fino a che, oramai esausto si accascia dissanguato sul ponte. Aveva solo 21 anni! Il suo corpo, avvolto ad un telo sarà fatto scivolare in mare. Il laconico verbale del Comando Superiore delle Forze Subacquee Italiane in Atlantico asetticamente comunica: “L’anno millenovecentoquarantatre il giorno diciannove del mese di marzo a bordo del R.° Sommergibile “Torelli” in Atlantico è deceduto alle ore zero e minuti trenta, di età di anni ventidue, il sottocapo R.T. Lobrano Francesco, matricola 53013, nato a La Maddalena, figlio di Antonio e di Olivieri Clelia. Il nominato sottocapo R.T. Lobrano Francesco, matr. 53013 è morto in seguito a ferite alla testa e all’addome provocate da schegge di bomba da aereo nemico ed è stato sepolto in mare, lat. 00°00’ – long. 24°45’. Alla sua memoria verrà concessa una medaglia di Bronzo al Valore Militare con la seguente motivazione: “Imbarcato su sommergibile e destinato all’armamento del pezzo, durante aspro combattimento contro aerei nemici, due dei quali venivano abbattuti, prestava la sua opera con ardimento e capacità, incurante del pericolo. Colpito mortalmente dall’offesa nemica insisteva per restare al proprio posto di combattimento finché stremato di forze sacrificava la vita nell’adempimento del dovere. Missione 11 febbraio 1943 – 2 aprile 1943 .-

Nel sacrario militare del nostro cimitero c’è una lapide con una bella foto di Francesco Lobrano sorridente.

Qualcuno ha scritto che sulle tombe dei marinai non crescono mai fiori, ed è vero, mi piace però immaginare che, attraverso questo scritto, almeno per pochi minuti la sua memoria ritorni viva, sarà per me come avere deposto un fiore sulla sua tomba in fondo all’Oceano