E fu sindaco Elindo Balata

A convocare il Consiglio Comunale di La Maddalena, democraticamente eletto e a suffragio universale, il 7 aprile 1946, fu Domenico Tanca. La prima riunione si ebbe il 16 aprile 1946. Il Consiglio era composto da 30 persone: 24 erano state elette nella Democrazia Cristiana, che aveva vinto le elezioni, e quattro in quella Social-Comunista (“Lista del Popolo”).

I consiglieri di maggioranza erano: Vincenzo Carrega, Angelo Facchini, Armando Neri, Luigi Papandrea, Pasquale Porchedda, Giuseppino Merella, Felicita Guccini, Lorenzo Grondona, Mario Rossi, Giuseppe Lobrano, Luigi Guccini, Ercole Molinari, Bartolomeo Cannarsa, Salvatore Deiana, Andrea Del Monaco, Pietro Isoni, Michele Secci, Pietro Leoni, Giuseppe Ogno, Primo Giagnoni, Giovanni Battisa Vico, Edilio Culiolo, Vincenzo Farina. Di questi, una decina erano vicini al parroco don Capula.   I sei consiglieri di minoranza appartenevano alla “Lista del Popolo”, ed erano: Anselmo Cuneo, Salvatore Vincentelli, Giuseppe Rassu, Manlio Sorba, Giacomo Pittaluga e Giacomo Arras. Nonostante la buona organizzazione, il PCI era riuscito ad eleggere solo un consigliere (Rassu) a fronte dei cinque socialisti. La terza lista, quella della “Ricostruzione Maddalenina” non espresse alcun consigliere. La legge elettorale era di stampo anglosassone e quindi bipolare, per cui “tertium non datur”.

Suo malgrado non poté sedere in Consiglio neanche il sindaco Tanca, il quale aveva ricoperto l’incarico di primo cittadino, sebbene nominato dal C.N.L., a partire dal 28 ottobre 1943. Domenico Tanca sedette tuttavia ancora una volta in Consiglio Comunale, per l’insediamento dello stesso.   Aperta la seduta (assistito dal segretario comunale Egidio Casazza), lesse il resoconto del suo mandato amministrativo, così come previsto dalla legge, dopodiché dichiarò “costituito il Consiglio Comunale della Città di La Maddalena” ed invitò il consigliere che aveva “riportato il maggiore numero di voti, signor Elindo Balata, ad assumere la presidenza”. Il verbale della seduta riporta ancora che immediatamente dopo si passò alle votazioni. Elindo Balata venne eletto sindaco con 21 voti (su 30). Un voto l’aveva conseguito il consigliere Luigi Papandrea. L’opposizione tutta (Lista del Popolo) aveva abbandonato l’aula. I consiglieri di maggioranza Edilio Culiolo e Giuseppe Farina non erano intervenuti alla seduta, e lo stesso Balata non si era votato.

Ma chi era il nuovo sindaco, il primo del Dopoguerra? Figlio dell’allora noto maestro Enrico (insegnante e sportivo), Elindo Balata era nato a La Maddalena nel 1916. A Cagliari aveva conseguito il diploma di perito tecnico industriale e, sempre a Cagliari, aveva notevolmente migliorato la qualità dei calci che fin da bambino, e con passione, sapevo tirare al pallone, tanto da essersi conquistato un posto da centravanti nel Cagliari, che negli anni 1934/35 giocava in serie B. Successivamente si trasferì a Livorno, dove, oltre a giocare aveva soprattutto trovato un interessante posto di lavoro. Richiamato alle armi, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, fu tenente di artiglieria in Africa settentrionale, dove fu fatto prigioniero e dove scontò una lunga prigionia di due anni, dal 1943 al 1945- Rientrato finalmente a La Maddalena, stanco e duramente provato, Balata pochi mesi dopo rifondò con Manlio Vasino l’Ilva, nella quale fu allenatore e calciatore. Ilva che nello stesso 1945 portò alla testa del campionato sardo. Digiuno di politica, Elindo Balata fu coinvolto dal medico Renzo Manca a candidarsi, come indipendente, nelle liste della Democrazia Cristiana. Cattolico, non faceva parte tuttavia del gruppo dei “circolini”, come allora si chiamavano i giovani e i meno giovani che ruotavano attorno al parroco Salvatore Capula. Le numerose preferenze, riversate sull’aitante “Elindo dagli occhi azzurri”, ebbero sicuramente il loro peso sulla sua successiva elezione a sindaco da parte del Consiglio Comunale. Un sindaco giovane, che tuttavia aspettava il reintegro nel posto di lavoro a Livorno. Della sua giunta facevano parte Luigi Papandrea (vice sindaco), militare in pensione, Vincenzo Carrega (ex mareciallo di Marina), Angelo Facchini (artigiano edile), Armando Neri (insegnante), Pasquale Porchedda (capo operaio in Arsenale), Giuseppino Merella (ex maresciallo dei Carabinieri). A corto di esperienza politica e amministrativa, Balata potè contare sulla collaborazione e disponibilità della Marina (ammiraglio Solari) e della Prefettura (dalla quale allora molto dipendevano i Comuni), ove prestava servizio, in qualità di ragioniere capo, suo fratello Cleante. “Ci mettemmo subito al lavoro” ricorda Balata. “Intanto c’era da fare la ricostruzione e poi bisognava garantire l’ordinaria amministrazione”. Le due cose non erano da poco, considerato quanto le casse comunali fossero disastrate. “Avevamo tuttavia la consapevolezza – prosegue – che i grandi problemi di Maddalena si potessero risolvere soltanto a Roma, ed in funzione del trattato di pace e degli sviluppi della politica internazionale”. Questa lucida analisi valeva allora come era valsa prima, come è valsa dopo e come vale ancora oggi. Quale fosse la situazione a La Maddalena, in quel primo anno dalla fine della guerra, lo ricorda Elindo Balata: “Una sera il camion che avrebbe dovuto portare la farina, arrivò vuoto. Alle dieci di notte bussarono alla porta di casa e mi avvertirono che l’indomani mattina i forni non avrebbero potuto panificare. Non solo: Vittorio Cavani, un militante comunista, venne a casa e mi informò che c’era molta tensione tra la popolazione. Si temevano disordini, e mi invitò a fare qualcosa. In piena notte mi recai di corsa in Comune e telefonai all’Ammiraglio. Gli esposi la situazione e i rischi che si correvano. L’Ammiraglio diede ordine che ci fosse consegnata la farina bianca e l’indomani si ebbe il pane. Che era anche più buono, in quanto fatto con la farina bianca, anziché con quella nera, che allora si trovava in commercio”. Elindo Balata si recò anche a Roma, nel tentativo di scongiurare lo smantellamento dell’Arsenale: “Tramite l’onorevole Chieffi, democristiano di Sassari, riuscii ad ottenere un incontro con il Presdente del Consiglio Alcide De Gasperi e con il Ministro della Guerra. C’era in piedi allora la proposta di trasferimento alla Maddalena del calzaturificio militare di Pola. De Gasperi ci informò che non era possibile ma mi promise l’interessamento per il trasferimento di alcune scuole militari. E fu di parola”. Negli anni successivi, infatti, da Venezia venne trasferita la scuola meccanici per sottufficiali e da Portoferraio quella nocchieri. Elindo Balata, nell’anno in cui fu sindaco, aveva solo trenta anni e continuava contemporaneamente ad allenarsi per giocare con l’Ilva. Pienamente impegnato sul fronte politico-amministrativo e calcistico, era da tempo in attesa della lettera di reimpiego nel posto di lavoro che aveva dovuto lasciare a Livorno, nel momento in cui fu richiamato alle armi. Sposato e con figli, non poteva pensare di campare, in tempi difficili quali quelli che si vivevano, né con la politica, né con il calcio.   Si dimise dalla carica di sindaco il 18 gennaio 1947, dopo soli nove mesi dall’elezione. Nel corso del mese e mezzo di discussioni e trattative che furono necessarie per l’individuazione del nuovo sindaco, fu facente funzioni il vice sindaco Luigi Papandrea. Alla fine primo cittadino fu eletto Giuseppino Merella.

 Claudio Ronchi

Parzialmente tratto da “E fu sindaco Elindo Balata” in Almanacco Maddalenino V – Paolo Sorba Editore