I Villasanta

Nel castello di Sanluri, in mezzo a collezioni di armi, reperti archeologici e storici, mobili e cimeli della famiglia Villasanta, capita ai visitatori maddaleni di sobbalzare per la sorpresa vedendo, presso una finestra e assolutamente fuori posto, una veduta di La Maddalena accompagnata da una lunga spiegazione sulle imprese dei Millelire: si tratta di un dipinto realizzato da William Sanderson Craig, curioso inglese, arrivato in Sardegna intorno al 1820, come rappresentante della ditta Macintosh, impegnato nella raccolta di un lichene ad uso tintorio, rimasto molti anni a La Maddalena e divenuto, poi, console generale d’Inghilterra a Cagliari. Come sia finito questo quadro a Sanluri non si sa. Ma si sa, invece, che Craig era amico di alcuni membri della famiglia Millelire ai quali potrebbe aver regalato il suo dipinto. Ma quale rapporto esisteva fra i Millelire e i Villasanta di Sanluri? Bisogna ripercorre la genealogia lungo i rami femminili: troviamo che Maria Caterina Azara (figlia di Pietro e di Maddalena Millelire), sposata con Giulio Martinetti, era la suocera di Giuseppe Villasanta (1851‐1936), console d’Italia in Corsica. Martinetti era funzionario della dogana a Cagliari dove vivevano alcuni membri della famiglia Riva Villasanta; suo padre era viceconsole italiano a Bonifacio: le occasioni per instaurare rapporti non mancavano.
Questo ramo della famiglia diede un pesante tributo alla patria nella Grande Guerra: un nipote di Maria Azara Millelire, Giovanni, maggiore di fanteria, morì in combattimento nel 1916; dei suoi due figli maschi, entrambi bersaglieri, Annibale fu ferito e il diciottenne Alberto fu ucciso qualche giorno prima dell’armistizio del 4 novembre. Un ritaglio di giornale di quell’anno, appartenente alla collezione Cabella e conservato nel Museo Navale di la Spezia, ricorda che il giovane, neirultimo anno di guerra, era ospite del Collegio Militare di Milano e di qui “fuggiva e correva volontario dove lìombra del padre lo chiamava. Comandante un gruppo di arditi di un reggimento di bersaglieri, consacrò il nome glorioso dei Riva in una serie di meravigliosi ardimenti, finché la morte non gli invermigliò la fronte ricciuta di fanciullo. Il Re ha decretato alla sua memoria la medaglia d’oro con motivazione che termina: “Pochi istanti prima della cessazione delle ostilità, infrante in un supremo attacco le disperate difese avversarie, cadde gloriosamente sul campo, esempio magnanimo di sacrifìcio per la grandezza della Patria. Piave‐ Livenza Tagliamento. 27 ottobre‐4 novembre 1918”. La preziosa medaglia sarà consegnata alla madre che riceverà la reliquia a Cagliari”.
Le espressioni del giornale possono apparirci retoriche ed esagerate, ma la vicenda del “giovinetto cagliaritano” commosse davvero gli animi tanto che di lui scrisse Gabriele d’Annunzio: “Ecco un giovane Italiano, ecco un adolescente, Alberto Riva della casata di Villa Santa, un italiano di Sardegna. Suo padre era caduto nella battaglia il 7 giugno 1916. Quattro dei suoi consanguinei erano caduti nella battaglia. Al suo fianco un suo fratello era stato ferito. E non gli bastava. Stirpe più che ferrea, silenziosa sublimità sarda, eroismo dalle labbra serrate, sacrifizio senza parola. L’isola non s’è risaldata al continente? C’è tuttavia il Tirreno tra noi e quel masso dʹamore? Al passaggio del Piave, al passaggio della Livenza, questo fanciullo aveva operato prodigi, conducendo il reparto dʹassalto delVottavo reggimento bersaglieri. Il 4 novembre allora precisa dellʹarmistizio, cadde anch’Egli alla testa dei suoi arditi, colpito nellʹatto del balzo, per spingere la vittoria più lontano, per più accostarsi a quelli che ci aspettavano, a quelli che ancora ci aspettano. Aveva di ciott’anni“. A Cagliari una scuola elementare è intestata a suo nome.

Giovanna Sotgiu- Co.Ri.S.Ma