Isola di Eroi

Maddalena nasce ufficialmente, come comunità civile, il 14 ottobre 1767, a seguito dell’occupazione militare effettuata dalle truppe del Re di Sardegna Carlo Emanuele III, guidata a terra dal maggiore La Rocchetta ed appoggiata dal mare dagli ufficiali Allione di Brondel e de Nobili, corso di Nonza. Se la corte sabauda avesse indugiato ancora un anno, ben difficilmente avrebbe potuto attuare il piano militare di occupazione dell’arcipelago maddalenino. Infatti il 15 maggio 1768 la Corsica fu venduta, per due milioni di lire da Genova alla Francia, nazione di ben altro peso diplomatico e militare rispetto all’ormai agonizzante Repubblica Genovese.
Per gente che veniva da una regione, (o nazione ?) la Corsica, passata sotto innumerevoli dominazioni straniere (in ordine di tempo: cartaginese, romana, greca, vandala, bizantina, spagnola, pisana e genovese) e squassata dal 1600 in poi da infinite e sanguinose faide politiche interne, attizzate da signorotti locali (Capurali), a favore di questa o quella fazione (pisana, genovese o francese), la soluzione sarda dovette sembrare la migliore per sfuggire una volta per tutte ad una vita politicamente confusa e che prevedeva, nel migliore dei casi, l’occupazione da parte di uno stato straniero.
I nostri antichi concittadini ebbero una quarantina d’anni di contatti (1730 – 1767) con l’amministrazione e i rappresentanti del Regno di Sardegna prima dell’occupazione: dalle schioppettate a qualche esattore, alle giustificazioni prodotte al Signor della Chiusa, ufficiale esploratore delle isole dell’arcipelago, ai buoni rapporti con il Signor de Nobili e Allione di Brondel, ufficiali di Marina inviati ad ispezionare i luoghi ed a verificare l’indole delle persone. Benché manchino documenti che dimostrino in modo inoppugnabile questa tesi, si può dedurre che l’occupazione militare fu concordata con i locali; siamo giunti a questa conclusione dopo l’attenta lettura delle relazioni riportate integralmente dal Garelli e dopo la constatazione dell’immediata e quasi totale adesione dei pastori corsi al nuovo modello di vita.
l Maddalenini, infatti, pur senza abbandonare completamente le vecchie occupazioni (pastorizia ed agricoltura), si trasformarono, in breve tempo, in marinai di carriera e concorsero in massa a formare la Marina da guerra di Casa Savoia, insieme agli abitanti di Oneglia e Villafranca di Nizza. L’attività principale della Marina Militare Sarda, nella seconda meta del Settecento, consisteva nella difesa delle coste del Regno dagli attacchi dei pirati barbareschi (delle Reggenze africane di Tripoli, Tunisi ed Algeri appartenenti all’Impero Turco) e nella repressione del fiorente contrabbando praticato fra la Sardegna e la Corsica.
I primi fatti d’arme della comunità maddalenina e della nuova base militare navale riguardarono proprio scontri a mare tra Sardi e Turchi. Scontri che furono frequentissimi e condotti dai maddalenini con la massima determinazione.
Numerose medaglie al valor militare saranno guadagnate dai “nostri” in simili azioni; non va dimenticato infatti, che per coloro che vivevano nell’arcipelago, i Barbareschi costituivano l’unico pericolo ad una modesta ma tranquilla esistenza, e, malgrado la prudenza della loro vita, prima del I767, tre Maddalenini erano stati catturati a S. Stefano (1765) e condotti schiavi a Tunisi. Erano Simon Giovanni Ornano e Giovanni Marco (padre e figlio) e Pasquale Millelire.
Progresso e regresso dello sviluppo sociale della comunità civile maddalenina furono strettamente legate alle vicende della Marina Militare Sarda e, più in generale, alle questioni dinastiche dei piemontesi Re di Sardegna.
La comunità locale, per questo legame indissolubile con la marina da guerra visse sulla propria pelle e con la diretta partecipazione dei suoi membri, tutte le vicende belliche della piccola nazione sarda, dando un contributo eccezionale allo sviluppo della Marina Militare e, con essa, a tutti i grandi fatti d’arme in cui fosse coinvolto il piccolo Stato dalla Rivoluzione Francese alla proclamazione dell’unita d’Italia e alla liberazione di Roma capitale.
L’epopea garibaldina fu per la nostra comunità una pagina di straordinaria bellezza per la semplicità del rapporto tra i maddalenini e il Generale. Giuseppe Garibaldi conobbe gli isolani quando, ancor giovane marinaio col nome di guerra di Cleombroto, militava nella Regia Marina, sulla nave Euridice. Per tutta la vita, nei momenti fondamentali della sua esistenza, si troverà al proprio fianco almeno un maddalenino o l’intera comunità.