Isole di di particolare rilevanza ambientale

L’Arcipelago di La Maddalena, è composto da oltre 60 isole e isolotti di natura silicea, per lo più granitica.

Queste isole rappresentano un complesso strettamente interdipendente di mare e terra, che costituisce uno dei paesaggi considerati tra i più suggestivi del mondo per morfologie, riscontrabili nelle aree tropicali, come nel caso delle Isole Vergini, caratterizzato da una vegetazione di tipo Mediterraneo, con habitat naturali terrestri e marini considerati oggetto di tutela dall’Unione Europea. Per ciò che riguarda le specie vegetali e gli habitat indicati all’interno del DPR 357/97 presenti nell’ attuale scheda del pSIC dell’ Arcipelago di La Maddalena, si vuole precisare che la flora è costituita da circa 700 entità, tra cui numerose endemiche e rare, in particolare Silene velutina, Colchicum corsicum, Dracunculus muscivorus, un grosso contingente di specie endemiche del genere Limonium, e di interesse prioritario quali Cynomorium coccineum, Armeria pungens. Particolarmente importante è Silene velutina specie prioritaria, a distribuzione Sardo-Corsa attualmente presente sulle Isole Barrettini di dentro e all’Abbatoggia e anche nel lato ovest dell’Isola di Caprera, così da comprendere il 90% di tutta la popolazione presente in Italia. Tra le altre entità di particolare rilievo si ricorda Limonium strictissimum specie prioritaria, endemica puntiforme, è presente nell’Isola di Caprera a Punta Rossa, nelle basse scogliere direttamente sul mare e difficilmente raggiungibili.

I più importanti habitat naturali e seminaturali Arcipelago di La Maddalena sono i seguenti: Praterie di Posidonia oceanica, Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee con Limonium sp. pl. Endemiche, Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi), Dune mobili del cordone litorale con presenza di Ammophila litoralis, Dune fisse del litorale del Crucianellion maritimae, Dune costiere con Juniperus sp.pl., Matoral arborescente di Juniperus phoenicea. Grazie ai provvedimenti relativi all’attuazione delle norme di salvaguardia, lo stato di conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali di interesse scientifico è in linea generale da ritenersi eccellente, mentre solo per le “Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee con Limonium sp. pl. endemiche” risulta buono. Attualmente i sistemi dunali di maggiore interesse presenti nell’Arcipelago si ritrovano nelle isole satellite come Caprera, Spargi, Razzoli, Santa Maria e Budelli. Nell’isola di La Maddalena i sistemi dunali, seppur alterati, riguardano Bassa Trinita, Monte d’Arena e Spalmatore.

L’ambiente marino dell’Arcipelago di La Maddalena appare estremamente vario con biocenosi diverse legate sia all’ampio sviluppo delle linee di costa sia alle diverse morfologie dei fondali. Nonostante le spiagge non siano numerose, i fondi molli rappresentano la tipologia di fondale maggiormente presente. Il sopralitorale della costa sabbiosa è principalmente caratterizzato dalla presenza di comunità animali la cui distribuzione, oltre all’umidità presente, è legata alla granulometria del substrato sabbioso determinando in ambienti con sabbie a granuli relativamente grossi la presenza di crostacei peracaridi, come gli anfipodi e gli isopodi, e diverse specie di ditteri, mentre, in litorali con sabbie a granuli di dimensioni ridotte, la presenza di detritivori e predatori, come ad esempio crostacei e insetti appartenenti alle categorie dei coleotteri, dei chilopodi, dei miriapodi e dei ditteri. Il piano del mesolitorale di fondi molli non ha dei confini facilmente distinguibili e in esso è presente una ricca fauna interstiziale costituita da organismi appartenenti a diversi phyla. Nel piano infralitorale i fondi sabbiosi sono ricoperti per buona parte da Posidonia oceanica che forma uno degli habitat più rappresentativi per la sua ampia distribuzione lungo le coste, per la sua indispensabile produzione primaria, per la flora e la fauna ad essa associate e per il suo ruolo nell’equilibrio geomorfologico del litorale. La sua complessa e differenziata struttura si traduce in una elevata variabilità biologica delle comunità vegetali ed animali che la popolano e che in essa trovano rifugio ed ampia disponibilità di cibo. Nella prateria sono rappresentati quasi tutti i gruppi zoologici (400 specie vegetali e circa 1.000 specie animali). Da forme molto semplici come spugne e celenterati a forme più complesse come crostacei, molluschi echinidi sino a vertebrati come i pesci.

All’interno dei gruppi zoologici sono da segnalare la presenza di specie di elevato interesse naturalistico come Pinna nobilis, Hippocampus hippocampus, Hippocampus guttulatus, o specie ad elevato interesse biogeografico come Lightiella magdalenina. Oltre alla fauna associata alle praterie di fanerogame, l’infralitorale sabbioso ospita organismi associati ai vari tipi di sedimento mobile; la biocenosi delle sabbie fini è costituita da diverse specie di telline e cannolicchi e dai ricci irregolari. Le sabbie fini ben calibrate sono caratterizzate dalla presenza di fauna infossante rappresentata da anellidi policheti, molluschi bivalvi, piccoli crostacei peracaridi e decapodi. La fauna presente nel circalitorale sabbioso è costituita da policheti, crostacei, echinodermi, cnidari (gorgoniacei e pennatulacei), briozoi e molluschi. Per quanto riguarda i fondi rocciosi sono coperti da un paesaggio vivente di organismi maggiormente visibili. A differenza di quanto avviene a terra, gli elementi del paesaggio non sono solo vegetali: sulle rocce sommerse vivono anche animali sessili. Le possibilità di sostentamento delle biocenosi dei fondi duri dipendono sia dalla disponibilità di luce (importante per i fotosintetici), sia dall’apporto di nutrimento dovuto al movimento dell’acqua. La rilevanza relativa di questi due fattori determina la distribuzione spaziale degli organismi lungo i diversi piani. Grazie alla disponibilità di luce, le alghe dominano i fondali rocciosi superficiali. La loro efficienza fisiologica è tale da sopraffare qualunque altra forma di vita nella lotta per l’occupazione del substrato.

Con l’aumentare della profondità l’intensità luminosa si attenua, le alghe perdono efficienza e sono sostituite dalla fauna sessile: si determina quindi una zonazione vertica e orizzontale dei popolamenti. Partendo dalla superficie si possono riconoscere diversi “piani”, suddivisioni verticali dell’ambiente marino, con condizioni omogenee o gradualmente sfumanti fino ad una soglia critica che ne costituisce il limite. In corrispondenza dei limiti di piano si assiste a profondi cambiamenti floro-faunistici. I limiti di piano sono definiti in termini biologici, e non solo batimetrici. Poriferi, cnidari, briozoi e tunicati sono gli animali sessili che, con le alghe, contribuiscono a formare il paesaggio delle scogliere sommerse. Sono spesso coloniali, e la riproduzione asessuale li fa crescere rapidamente rendendoli competitivi per l’occupazione del substrato. Ad essi si affiancano i serpulidi, i crostacei cirripedi e alcuni molluschi sessili come i vermetidi, i mitili, le ostriche e gli spondili. Il “piano sopralitorale” è la fascia emersa raggiunta dagli spruzzi un ambiente di transizione in cui vivono solo pochi organismi specializzati, con affinità sia terrestri sia marine. Nella parte superiore del sopralitorale, al limite con l’ambiente terrestre sono assenti le forme vegetali a causa dell’influenza marina dell’aerosol salmastro originato dagli spruzzi delle onde, sufficiente a inibire le piante terrestri e troppo debole per permettere l’instaurarsi di una vegetazione marina. È presente, però, una fascia di microorganismi di colore nerastro, noti come alghe azzurre o cianoficee o cianobatteri.

Un tipico animale sopralitorale è Fucelia maritima, un dittero simile alle mosche, da cui si distingue perché, a riposo, le ali si ripiegano una sull’altra, anziché rimanere divaricate. Il crostaceo isopode Ligia italica, che si muove sulle rocce completamente all’asciutto, è più affine ai rappresentanti terrestri di questo ordine che non a quelli marini. Il primo animale marino del sopralitorale è Littorina neritoides, un piccolo gasteropode con conchiglia bruno-nerastra che si accalca presso fenditure ed asperità della roccia, dove si conserva l’umidità. Le pozze di scogliera sono un peculiare ambiente del piano sopralitorale: raccolte d’acqua salsa non connesse col mare e riempite da mareggiate e piogge. Le variazioni di salinità e temperatura sono estreme e, in estate, le pozze possono prosciugarsi completamente. Il popolamento è rarefatto e specializzato: la fauna comprende forme ad affinità terrestre, come alcuni coleotteri idrenidi del genere Ochthebius, e ad affinità marina come copepodi arpacticoidi del genere Tigriopus.

Il piano mediolitorale è caratterizzato dall’alternarsi di emersione e sommersione a causa di moto ondoso, maree e variazioni barometriche. I popolamenti sono ad affinità marina, capaci di tollerare emersioni prolungate. Gli organismi del mediolitorale sono diversi da quelli che vivono sempre sommersi e, probabilmente, rappresentano casi estremi di adattamento. Esso si distingue in due su piani il mediolitorale superiore, decisamente al di sopra del livello medio del mare, e mediolitorale inferiore, prevalentemente al di sotto di esso. Nel primo dominano gli ctamali, crostacei cirripedi sessili rappresentati dalle specie Euraphia depressa, che compare verso il limite inferiore del piano del sopralitorale, Chthamalus stellatus e C. montagui, organismi protetti da carapaci calcarei simili a quelli dei molluschi.

Nell’orizzonte più basso del mediolitorale si osservano le incrostazioni dell’alga rossa corallinacea Lithophyllum byssoides che ospitano una ricchissima ma minuta fauna, tra cui sono caratteristici il bivalve Lasaea rubra ed il polichete Spirorbis infundibulum che vive in un tubo calcareo irregolarmente spiralato. Nel mediolitorale inferiore vivono essenzialmente animali vagili, come i molluschi gasteropodi del genere Patella. Ciascuna specie di Patella preferisce un determinato orizzonte, Patella rustica vive più “in alto”, spingendosi anche nel sopralitorale, Patella ulyssiponensis dalla conchiglia appiattita bianco verdastra, vive in ambito più strettamente mediolitorale e Patella ferruginea, con conchiglia a coste evidenti e bordo dentellato. La patella comune, Patella caerulea, infine, predilige la frangia infralitorale, ha conchiglia da circolare a irregolarmente pentagonale, grigio bruna, sovente ricoperta da un feltro di alghe. Le specie del genere Diodora sono simili a patelle, ma hanno un foro all’apice della conchiglia. Altri gasteropodi, oltre a patelle e diodore, frequentano il mediolitorale: tra questi, gli appartenenti ai generi Osilinus e Gibbula. Sempre tra i molluschi, alcuni chitoni prediligono quest’ambiente. La loro conchiglia è costituita da piastre articolate tra loro, da cui il nome della classe: poliplacofori. Frequentatori del mediolitorale sono anche due granchi, Pachygrapsus marmoratus ed Eriphia verrucosa. Tra gli invertebrati sessili del limite inferiore del mediolitorale è da ricordare Actinia equina e la congenerica A. cari, che sulla scogliera può trovarsi un po’ più in alto. Paracoryne huvei è un idroide con colonie incrostanti, resistenti all’ondazione.

Le pozze di marea sono piccole raccolte d’acqua tra gli scogli mediolitorali, ma, a differenza dalle pozze del sopralitorale, sono permanenti. Possono subire variazioni di temperatura e salinità durante la bassa marea, in conseguenza della pioggia o, al contrario, a forte insolazione. Pur vivendo nel mediolitorale, gli organismi che le abitano non sono soggetti all’alternanza di emersione ed immersione hanno affinità con quelle dell’infralitorale, ma tollerano forti variazioni ambientali. Vi si trovano diversi piccoli molluschi come ad esempio Columbella rustica, piccoli crostacei del genere Palaemon e piccoli pesci, soprattutto blennidi. Subito sotto al mediolitorale si sviluppa il piano infralitorale, con popolamenti esclusivamente marini. Il limite inferiore è convenzionalmente fissato al limite profondo di proliferazione delle alghe fotofile. Si tratta di un ambiente condizionato dalla penetrazione della luce. In acque limpide può giungere ad una quarantina di metri, in acque più torbide può situarsi anche a meno di 20 m di profondità.

La porzione più superficiale dell’infralitorale, detta frangia infralitorale, risente di occasionali emersioni e presenta caratteri di transizione. La frangia può estendersi in profondità per un paio di metri al massimo, è occasionalmente emersa e, pertanto, da un lato si presta alla colonizzazione di organismi ad affinità mediolitorale, dall’altro determina l’esclusione di alcune specie infralitorali. Per definire il confine tra mediolitorale ed infralitorale non si utilizzano criteri batimetrici ma criteri biologici. Lo “zero biologico” è il livello più alto dove compaiono rappresentanti di generi algali infralitorali, come Cystoseira. Le cistoseire sono definite specie costruttrici di habitat, in grado di influenzare le caratteristiche del substrato attraverso la modificazione dell’intensità di luce, idrodinamismo ed essicazione. Ne consegue che sotto le loro fronde vive un popolamento molto ricco e vario composto da alghe appartenenti ai generi Corallina, Amphiroa, Valonia, Peyssonnelia e animali come Corynactis viridis, Diplosoma listerianum, diversi idroidi e briozoi. In caso di riduzione della frangia a Cystoseira, molto sensibile all’impatto antropico, questo popolamento tende a scomparire, lasciando il posto a popolamenti dominati da alghe filamentose. Tra gli animali presenti nella frangia troviamo Mytilus galloprovincialis, che però è legato all’infralitorale. In condizioni favorevoli, può formare ampie fasce di individui molto ravvicinati tra loro, cui è associata una faunula particolare. Balanus perforatus può formare dense popolazioni nella frangia infralitorale o, comunque, nei primissimi metri di profondità insieme ad Halocordyle disticha che può proliferare a bassa profondità, con grandi colonie pennate dai vistosi polipi bianchi. Sono poche le specie di pesci che vivono in questa zona, dove il rischio di restare fuori d’acqua è sempre presente. Si possono trovare alcuni blennidi, clinidi e tripterigidi. Le specie mediterranee di Cystoseira sono numerosissime e spesso presentano una ripartizione ristretta, tanto che la definizione delle fasce di vegetazione sommersa si basa su di esse.

Tra le alghe, gli animali sono numerosi, ma poco cospicui: si tratta per lo più di forme epifite, come molti idroidi e briozoi, o cavitarie, che vivono nelle anfrattuosità basali della vegetazione algale. L’idroide ad affinità tropicale Eudendrium racemosum ha colonie che sembrano alghe per forma e colore, se non fosse per i polipi aranciati alla sommità delle ramificazioni. Oltre che specie epifite o cavitarie, gli animali dei popolamenti algali comprendono anche specie vagili come il misidaceo Leptomysis mediterranea, che forma sciami tra le fronde di Dictyopteris membranacea ed altre alghe. Gli animali vagili che frequentano i popolamenti algali possono comprendere specie di grossa taglia, come i molluschi gasteropodi, sia prosobranchi sia opistobranchi, e cefalopodi. Tra le stelle marine vi sono Coscinasterias tenuispina e Marthasterias glacialis. Tra i pesci dei popolamenti algali troviamo Labrus viridis, Symphodus tinca, Coris julis e Thalassoma pavo. Molto comuni sono anche serranidi, Serranus scriba e S. cabrilla, e sparidi come Diplodus sargus, D. vulgaris, D. puntazzo e Oblada melanura. Alcuni animali sessili contendono il substrato alle alghe. Si tratta per lo più di spugne e cnidari con microrganismi fotoautotrofi simbionti.

Nel caso delle spugne sono cianobatteri detti zoocianelle: gli esempi più famosi sono Petrosia ficiformis e Chondrilla nucula, cui le zoocianelle conferiscono un colore tra il bruno ed il violaceo. I simbionti degli cnidari sono invece zooxantelle. Possiedono zooxantelle Anemonia viridis, Cladocora caespitosa e Balanophyllia europaea. Nelle zone sciafile si trova Parazoanthus axinellae o Clathrina clathrus, Spirastrella cunctatrix, Reteporella e spugne come Spongia, Ircinia e Forbas tenacior. Numerosi sono anche gli idroidi, come Eudendrium armatum, negli anfratti trovano rifugio numerosi pesci, dai saraghi alle cernie, e crostacei decapodi come Scyllarides latus e Scyllarus arctus. Le poche grotte marine, presenti nell’arcipelago, sono popolate da organismi riscontrabili negli anfratti e sono all’estremo opposto delle rocce a dolce degrado, le biocenosi cavernicole sono molto caratteristiche e presentano una zonazione orizzontale ricorrente. In pochi metri, una grotta riproduce effetti sulla penetrazione della luce che, sui fondali esterni, si diluiscono su decine e anche centinaia di metri. Venuto a mancare l’apporto della luce, è il movimento dell’acqua a portare energia dentro le grotte, sotto forma di plancton e sostanza organica particellata o disciolta. I filtratori sessili dominano le pareti delle grotte con colonie di Eudendrium armatum. Nelle parti più interne delle grotte si trovano altri antozoi, come Caryophyllia smithi e Leptopsammia pruvoti, o briozoi e spugne come Myriapora truncata e Petrosia ficiformis. Per quanto riguarda la fauna vagile, nelle grotte si trovano caratteristici gamberi come Plesionika narval e Stenopus spinosus e granchi come Dromia personata e Herbstia condyliata, ma sono i pesci a costituire la componente faunistica più appariscente e vulnerabile.

Alcune grotte ospitano grossi esemplari di Sciaena umbra, Phycis blennoides o dei Conger conger, piccoli pesci caratteristici delle grotte sono Apogon imberbis, Thorogobius ephippiatus e Oligopus ater. I primi popolamenti circalitorali di fondo duro sono quelli del precoralligeno. Il precoralligeno si distingue dal coralligeno per l’assenza di una significativa bioconcrezione e di alcune specie importanti. Lo strato elevato del precoralligeno è caratterizzato da animali, come Alcyonium acaule, Axinella verrucosa, Parazoanthus axinellae, Eunicella singularis, grandi idroidi del genere Eudendrium: E. glomeratum ed E. ramosum. Tra la numerosa fauna vagile che frequenta i popolamenti precoralligeni, si possono menzionare Palinurus elephas, Sphaerechinus granularis, Muraena melena e Chromis chromis). Il coralligeno è la tipica biocenosi di fondo duro del piano circalitorale. La sua caratteristica principale è la realizzazione di una biocostruzione ad opera di alghe corallinacee calcaree. Una delle principali corallinacee costruttrici è Mesophyllum lichenoides, che può già rinvenirsi a profondità infralitorali insieme ai generi Pseudolytophyllum e Neogoniolithon. Gli animali partecipano alla bioconcrezione sia come costruttori, per esempio briozoi, serpulidi, madreporari, sia come disgregatori con poriferi clionidi, bivalvi e sipunculidi perforanti, ma soprattutto dominano in maniera marcata la fisionomia dello strato elevato del coralligeno. Le grandi “foreste” di gorgonie ne sono uno degli aspetti più tipici. Tra i gorgoniacei ricordiamo Eunicella cavolinii, E. singularis con Paramuricea clavata che è la più caratteristica, con colonie rosso rubino che, in certe località, possono volgere al giallo. I rami ospitano molti epibionti, tra cui briozoi, idroidi, Parerythropodium coralloides e Pteria hirundo, Alicia mirabilis e Sertella beaniana.

Nello strato basale del coralligeno, sotto le gorgonie, si trovano numerosi altri animali, tra cui spugne come Spongia agaricina o Cacospongia scalaris e molte ascidie. L’ascidia più tipica del coralligeno è Halocynthia papillosa, insieme a Microcosmus sabatieri. Altre ascidie comuni nel coralligeno, i didemnidi, sono coloniali e assomigliano a spugne. Sono comuni anche alcuni madreporari coloniali, come Phyllangia mouchezi e Polycyathus muellerae. Importanti, in quanto partecipano alla bioconcrezione coralligena, sono diverse specie di briozoi, fra cui Smittina cervicornis. Anche Serpula vermicularis che contribuisce alla bioconcrezione nel coralligeno.

Tra gli invertebrati vagili del coralligeno, si possono ricordare le tre stelle rosse del Mediterraneo: Echinaster sepositus, Hacelia attenuata e Ophidiaster ophidianus, Cospicui sono anche Echinus melo e Centrostephanus longispinus Numerosi sono i pesci presenti su fondali a coralligeno, Anthias anthias ne è pressoché esclusiva, frequente è Scorpena scrofa, Scyliorhinus stellaris e Epinephelus marginatus. L’ampia superficie marina costituisce l’elemento vitale nel progetto di tutela dei mammiferi e tartarughe marine , meglio conosciuto come “Santuario Pelagos”, la cui istituzione è avvenuta con l’intesa siglata a Roma il 25 novembre 1999 tra Italia, Francia e Principato di Monaco. Delle nove specie presenti nel mediterraneo il Tursiope (Tursiops truncatus) è, tra le specie di cetacei, quella regolarmente presente nell’arcipelago il cui sviluppo costiero, rappresentato da bassi fondali e profonde insenature di origine fluviale rappresenta un ambiente ideale per questo animale. I tursiopi sono degli animali gregari, i cui gruppi hanno dimensioni variabili strettamente legate alla geomorfologia dell’area e alla disponibilità di risorse ittiche presenti.

La media delle dimensioni dei gruppi nell’arcipelago è pari a 5 esemplari con una deviazione standard di 4,2. Delle tre specie di tartarughe marine presenti nel mediterraneo la Caretta caretta è l’unica testuggine certa nell’arcipelago, presente esclusivamente durante il periodo estivo. Oltre alla componente marina che rappresenta una enorme risorsa sia ambientale che economica l’arcipelago ospita una fauna terrestre rappresentata da specie di diversa morfologia e di diverse caratteristiche ecologiche alcune adattate a vivere nelle condizioni più diverse altre legate ad ambienti ristretti, a volte presenti con estensione di pochi metri. La presenza di un’ avifauna nidificante e di passo con specie di elevato interesse comunitario quali il Marangone dal ciuffo, La Berta maggiore e il Gabbiano corso hanno elevato quest’area a ZPS. Il sistema delle piccole isole tra la Sardegna e la Corsica rappresenta, inoltre, una tappa importante per la sosta degli uccelli migratori transahariani nel passo preriproduttivo La tendenza attuale è quella di diminuire ulteriormente la pressione antropica sugli ecosistemi maggiormente suscettibili di degrado, particolarmente le dune costiere e i fondali marini e le piccole isole individuate come siti di nidificazione.

I regolamenti per l’attuazione delle misure di salvaguardia hanno lo scopo di tutelare le specie vegetali e animali di importanza comunitaria, e più in generale mantenere il patrimonio complessivo della biodiversità delle piccole isole attraverso il coinvolgimento di istituzioni e organizzazioni non governative che si occupano della tutela dell’ambiente. La realizzazione della carta geologica terrestre e marina, il censimento e il monitoraggio della flora e della fauna, la realizzazione della carta delle biocenosi marine e il monitoraggio delle stesse, il regolamento di disciplina delle attività nautiche (traffico, noleggio, locazione, diving, diporto privato) il controllo delle attività di pesca e di transito dei mezzi nautici da diporto, sono le linee guida per la gestione del bene. Le Norme di Salvaguardia Ambientale e la regolamentazione delle attività nautiche nell’area marina del Parco hanno rappresentato un elemento fortemente innovativo per un territorio particolare come l’Arcipelago di La Maddalena, che, per oltre un trentennio, soprattutto nei mesi estivi, ha subito uno sfruttamento indiscriminato e senza regole.

La tutela integrale della Spiaggia Rosa, il divieto di raccolta di specie vegetali, di cattura e/o uccisione di specie animali, a cui si aggiungono azioni come l’imposizione di limiti di velocità nelle acque del Parco, la delimitazione a solo scopo della balneazione di importanti specchi acquei, sono accompagnate ad altre misure che introducono un importante concetto per fruire dell’ambiente è necessario risarcire l’azione negativa esercitata sopra di questo. Pertanto è stato introdotto il pagamento di un corrispettivo d’ingresso per l’accesso nella fascia dei 300 metri dell’area marina del Parco, determinando una svolta rivoluzionaria nella storia di queste isole frequentate da migliaia di dipartisti e nella fruizione delle aree naturali protette.