Quando la posta arrivava in orario

Articolo dello scrittore Antonio Ciotta

Il servizio postale in Sardegna fu istituito per la prima volta da Carlo Emanuele III nel 1739 dopo che l’isola era rimasta per lunghi secoli senza alcuna possibilità di contatti epistolari terrestri e marittimi se non quelli dell’occasionale latore o del messaggero appositamente inviato. Nell’Isola, difatti, dopo la cessazione del “cursus publicus”, attivato negli anni della dominazione romana, non era più esistito un servizio postale a carattere pubblico né durante la dominazione bizantina, né durante il periodo giudicale e neppure durante gli anni delle successive dominazioni compreso il lungo periodo di predominio aragonese. Si ha solo vaga notizia di un progetto del luogotenente spagnolo don Girolamo Pimentel, che nel 1623 voleva attuare dallo scalo di Longonsardo un servizio postale marittimo tra la Sardegna e Livorno, e di “…un tal Palatino” che avrebbe assolto al trasporto della posta via mare durante il brevissimo periodo in cui la Sardegna, prima dell’avvento dei Savoia, fu amministrata dagli austriaci.

Il nuovo servizio, a similitudine di quelli già esistenti nelle altre nazioni europee, fu improntato fin dal suo nascere a rigide norme e precisi regolamenti che, pur nella loro semplicità, garantivano il pronto e regolare recapito delle missive dapprima nei maggiori centri sulla direttiva Cagliari-Sassari e via via, capillarmente, in tutti i comuni dell’isola che si erano dotati di un proprio corriere.

Il trasporto della posta, assolto inizialmente con corrieri a cavallo e poi con la diligenza, faceva arrivare le lettere al “banco di posta” dei comuni sede di ufficio postale ove confluivano, nel giorno fissato, appositi corrieri comunali che provvedevano al ritiro e all’inoltro della corrispondenza delle singole comunità. Sulla Cagliari-Sassari, anche dopo l’istituzione della diligenza, entrata in servizio nel 1837, continuò per lungo tempo ad operare, come riferisce il Della Marmora, un servizio di “trasporto espresso” curato dalla famosa “compagnia dei trentuno”, stabilita a Porto Torres, composta appunto da trentuno individui, uno per ogni giorno del mese, i quali, senza vincoli d’orario, all’arrivo di una nave che recava dispacci per Cagliari o per paesi lungo quella direttrice, dovevano, nel giorno loro assegnato, porsi immediatamente al galoppo sotto la gelida pioggia invernale o sotto i dardi infuocati del solleone di agosto, e raggiungere la loro destinazione nel più breve tempo possibile, pur avendo l’obbligo, senza rallentare, di ricevere lungo la strada ulteriori messaggi che venivano loro consegnati “al volo”.
Cosa degna di nota – commentava il Della Marmora – è la velocità con cui questi uomini compiono il viaggio: spesso percorrono in due giorni la distanza di centocinquantatré leghe che separano Porto Torres da Cagliari. E non cambiano mai cavallo per strada, sebbene l’animale sia di solito caricato con 84 chilogrammi, senza contare l’uomo, che si fa portare per tre quarti della giornata e scende solo sulle montagne”.

Ed il servizio era così puntuale e perfetto che la minima discrepanza era oggetto di serie inchieste con conseguenti sanzioni per coloro che non avevano osservato i regolamenti. A La Maddalena, come ci è dato di apprendere dalle corrispondenze dell’epoca, la posta da e per Cagliari, giungeva per la via di Sassari, Castelsardo e Tempio.
Il direttore di Tempio – avvertiva il regolamento postale del 3 febbraio 1767, varato quando ancora La Maddalena non era stata occupata e rimasto poi immutato per oltre tre quarti di secolo – farà partire ogni sabato a mezzogiorno un corriere per portare le lettere della Gallura e Terranova in Castell’Aragonese, e rimetterle alla domenica a sera a quel direttore, quale ne le farà in seguito passare col pedone suddetto alle città e luoghi del regno, ove sono indirizzate, e spedirà nello stesso tempo il corriere colle risposte, onde restituendosi al lunedì a sera in Tempio, si possano quindi distribuire ai particolari, a’ quali erano dirette”.

Ma data la lunga distanza da percorrere e la poco agevole transitabilità delle strade di allora, specie durante la stagione invernale, era inevitabile che si verificassero dei ritardi. Quasi sempre, tuttavia, i disservizi risultavano ampiamente giustificati come ci prova una lettera del conte Giuseppe Tornielli di Vergano, viceré di Sardegna dal 1825 al 1828, in risposta ad una lamentela del Bailo di La Maddalena che il 16 dicembre 1826 aveva protestato per dei disguidi e per il fatto che il corriere era giunto nell’isola con un giorno di ritardo rispetto a quello stabilito dalla tabella di marcia.

Il 23 dicembre successivo, appena sette giorni dopo e quindi a stretto giro di posta, il viceré, compiuta una rapida inchiesta, così rispondeva: “Colle disposizioni che con questo Corriere faccio pervenire a codesto Comandante, sono persuaso che cesseranno gli inconvenienti che Ella viene di rappresentarmi col foglio delli 16 corrente mese circa il ritardo che sperimenta nella distribuzione delle lettere che le vengono dirette. Intorno poi all’essere giunto costì il Corriere il giorno immediato a quello stabilito dal Regolamento di Posta, dovrà ella attribuirlo alla corrente stagione la quale, attese le piogge che sopravvengono, impedisce il regolare transito del corriere per le strade fangose che attraversa dovendosi spesso trattenere per lo sbordamento dei fiumi. Tanto mi occorre in replica al succitato foglio e prego Dio che la conservi per molti anni”. 

Le cose, tuttavia, non andarono sempre così. I collegamenti con La Maddalena furono tenuti con solerzia e impegno fino a quando l’isola, con la presenza della Marina e della corte viceregia di Cagliari, fu osservatorio privilegiato dal quale giungevano nella capitale sarda tutte le notizie dal continente. Dopo l’unificazione legislativa della Sardegna con gli stati piemontesi di Terraferma e con l’abolizione delle cariche del vicerè e del governatore di Sassari, avvenuta con decreto del 2 agosto 1848, La Maddalena perse importanza e la puntualità del servizio decadde, tanto che nel 1857, la Von Schwartz, in visita a Garibaldi, commentava: “…il trasporto delle lettere e dei viaggiatori è così male organizzato e in uno stato totalmente primitivo che quando il corriere arriva al Parau raramente trova dei mezzi di comunicazione per raggiungere La Maddalena. Allora si accende un gran fuoco che serve da segnale agli abitanti dell’isola; questi, appena il tempo lo permette, inviano un battello per prendere i passeggeri e la corrispondenza”.

Chissà! forse ai tempi dei viceré molte cose andavano meglio. Oggi il servizio postale non più gratuito, ma particolarmente oneroso, non brilla per puntualità e se si protesta non c’è certo un viceré che risponde.

Antonio Ciotta