Le edicole dimenticate

Non sono molte le edicole sacre distribuite per il centro abitato dell’isola: una decina, che mi ricordi io.
Alcune sono ormai perdute per sempre, come quella di via Azuni, accanto al bar Sanna, che è stata definitivamente murata.
Distrutta invece quella di via Raffaello Sanzio (compresa tra due case, prive di numerazione, prima del numero civico 15), che era forse la più antica di tutte.
Custodiva una raffigurazione della Madonna incisa su lastra di ardesia, adornata da un rosario, da cui la strada aveva preso nome: “via del rosario”, appunto.
Il suo grave stato di degrado aveva indotto gli abitanti delle case vicine a rivolgersi a “suor Angé”, dell’Istituto San Vincenzo de’ Paoli, che tutti i giorni passava di lì accompagnando a scuola le ragazze dell’Istituto, perché si occupasse lei stessa del restauro.
La lastra fu dunque staccata per potervi intervenire ma il restauro non fu possibile, o almeno “suor Angé” non si sentì all’altezza del compito: ad un primo intervento aveva scoperto infatti che l’opera era datata alla fine del 1700, ed era stata anche firmata dal suo autore. Non le sembrava affatto un’opera banale, dunque rinunciò, e la lastra fu quindi ricollocata nella sua sede.
Qui un tale, evidentemente non in perfette condizioni mentali, pensò bene di provvedere ad un suo personale restauro, dandole una bella mano di vernice verde, cosa che, a suo dire, gli aveva richiesto di fare la Madonna stessa.
Più tardi Gian Maria Volonté, che aveva preso casa lì vicino, si era incuriosito a quell’edicola e alle sue vicissitudini, e si offrì di portarla con sé a Roma, dove l’avrebbe affidata a un qualificato laboratorio di restauro.
Non ce ne fu il tempo, purtroppo, perché intanto la lastra di ardesia era stata asportata, sparita definitivamente.
Di quella di piazza Caprera, (in prossimità del numero civico 6), non resta che la targa di marmo

III MISTERO GLORIOSO 1951

e nient’altro.
Di quella, infine, posta sulla scalinata che da via Garibaldi porta all’Artigliera, (in prossimità del numero civico 85), resta solo la nicchia vuota.
Alcune invece sono ben tenute e curate.
Due di esse custodiscono una statuetta di Madonnina in gesso: quella di via Colonnello Galliano, numero civico 7, e quella di via Domenico Millelire, vicino a Casa Squarciò, che reca la targa in marmo

ANNO MARIANO 1954

LA PRIMA BASE MISSIONARIA

RICORDANDO LA PEREGRINATIO”

E LA SUA CONSACRAZIONE ALLA MADONNA

In un’altra ancora, a via Guerrazzi, angolo via Domenico Millelire, è una statuetta di gesso raffigurante Gesù Cristo che mostra il Sacro Cuore, mentre quella di via santo Stefano, che dallo Scalo Vecchio porta a piazza barone De Geneys (piazza Barò), sulla facciata dell’abitazione sita al numero civico 2, in precario stato di conservazione, racchiude una piccola statua della Madonna.
Infine, all’angolo tra via XX settembre (ex edicola Masala) e via Mazzini, si trova un’altra edicola con una piccola statua della Maddalena.
Ma il gruppo più interessante, quasi un unicum omogeneo per fattura ed epoca, è costituito da 6 raffigurazioni in formelle di gesso.
Racchiuse entro cornici di forma quadrata, ma a basi semicircolari, sono tutte policrome, ad eccezione di quella di via Balbo, che appare di colore alluminio, forse a causa di un avventato “restauro”.
L’edicola di via Domenico Millelire, (tra i numeri civici 46 e 48), racchiude una Natività, con la Madonna, Gesù Bambino e san Giuseppe; quella di via Cairoli, (angolo via Carducci, numero civico 67), custodisce una scena raffigurante la caduta di Cristo lungo la Via Crucis; quella di via Balbo, (angolo via Maggior Leggero, in prossimità del numero civico 45), la sola monocroma, come si è detto, comprende la scena che rappresenta la flagellazione di Cristo; nell’altra, di via Marco Polo, (compresa tra il numero civico 27, ultimo della via, e il numero 3 di via Alessandro Volta), in ottimo stato di conservazione, se si esclude la trascurabile fenditura del vetro di chiusura, è la scena della Resurrezione di Cristo; l’edicola di via Ammiraglio Magnaghi (tra i numeri civici 7 e 9), contiene una formella rappresentante l’incontro tra la Madonna e sua cugina Elisabetta; l’ultima infine, (posta all’angolo tra via Regina Margherita e la scalinata di via Manfredo Fanti), riproduce la scena dell’Annunciazione.
Questa scarna elencazione delle edicole sacre che contrassegnano l’abitato di Maddalena, non è certo esaustiva né completa, ma solo frutto dei miei ricordi.
Si tratta, in realtà, di una prima forma di censimento, (censimento delle edicole sacre, peraltro, attualmente in corso in ambito nazionale) di queste attestazioni di devozione popolare, che ciascuno, per la propria parte, potrebbe arricchire con la sua, personale, testimonianza.
Un tempestivo e adeguato intervento di restauro conservativo, da parte dell’intera comunità isolana, dovrebbe dunque arrestare la perdita di una memoria collettiva, che non può ritenersi certo un effimero elemento di “arredo urbano”, ma un patrimonio comune, che travalica ogni ambito confessionale e politico.

Un particolare ringraziamento va al mio caro amico Nino Salmeri, per l’aiuto affettuoso e costante.

Andrea Mulas